- Dalla pagina sui War On Drugs di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Alessio, modificato da Stefano Iardella)

I War On Drugs da Philadelphia sono il progetto tra il cantautore Adam Granduciel e Kurt Vile. Il lancio su Wagonwheel Blues (Secretly Canadian, 2008) è un solido ma triviale folk-rock elegiaco ispirato tanto a Bob Dylan quanto a Tom Petty, il tutto sotto l’influenza degli Arcade Fire, con canzoni come Arms Like Boulders, con la notevole eccezione della celestiale A Needle in Your Eye #16 e i dieci minuti di Show Me the Coast.

Il mini-album Future Weather (Secretly Canadian, 2010), registrato senza Vile, s’immerge in quieti e malinconici territori con il rullante rockabilly alla Bruce Springsteen di Baby Missiles (che forse rimane la miglior canzone di Granduciel) e la tintinnante ballata country alla Dylan di Brothers e Comin' Through.

Oltre a riprendere semplicemente le migliori canzoni dei precedenti mini-album, Slave Ambient (Secretly Canadian, 2011) investe maggiormente nell’incrementare l'esperienza audio, spingendo sullo sviluppo di tessiture quasi shoegaze in Blackwater Falls, mentre decora con chitarre dondolanti l’incastro tra piano e armonica del tenero country rock di I Was There. Toni desolati e filosofici riempiono la trasognata Best Night, in stile Byrds, e Come to the City con le sue fragorose tastiere accompagnate da un lamento. Ma è con lo stratosferico rockabilly elettronico di Your Love Is Calling My Name (che suona come un poetico remix folk di Deep Purple e ZZ Top) che il tutto assume un nuovo feroce significato.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Probabilmente influenzato dal successo commerciale del revival synth-pop degli anni 2010, Adam Granduciel scelse la pista da ballo in Lost in the Dream (Secretly Canadian, 2014). L'apertura, Under the Pressure, mira chiaramente alla disco, nonostante il canto semi parlato alla Bob Dylan. Il più atmosferico e accattivante Red Eyes (e forse il più orecchiabile della sua carriera) si rifà a Billy Idol, incrociando il suo ritmo industriale e la sua dizione robotica con il pathos alla Bruce Springsteen. L'album è appesantito da canzoni che mettono alla prova la pazienza: l'infinita litania Suffering; la ballata elettronica pop-soul Disappearing (visioni orribili si una resurrezione degli Yazoo o del centesimo album dei Depeche Mode); la noiosa elegia Lost in the Dream; il pensieroso pezzo di chiusura In Reverse che fa sembrare un filosofo persino Cat Stevens; o An Ocean in Between the Waves, che suona come gli U2 nella loro forma più idiota, alimentata da un ritmo techno robotico e una linea di basso elastica, il tutto avvolto da romantici droni synth. È anche imbarazzante quanto siano derivative canzoni come Eyes to the Wind (un'imitazione impeccabile del folk-rock di Tom Petty) e Burning (che quasi plagia Dancing in the Dark di Springsteen). Questa band sta costruendo una carriera come fotocopia di quelle tre generazioni di poeti (Dylan, Springsteen, Petty). Chiunque pensasse che il roots-rock degli Stati Uniti fosse terribilmente provinciale ne ha avuto una prova rilevante. Il lato positivo è che c'è sicuramente eleganza e competenza nel modo in cui gli effetti pseudo-psichedelici della chitarra che inducono la trance aggiungono uno strato di significato a canzoni semplici, e c'è sicuramente un grande contributo nascosto da parte del pianista Robbie Bennett (L'Al Kooper di Adam Granduciel?), e un uso più intelligente del sintetizzatore. E ci sono sicuramente degli ottimi ritornelli (principalmente Red Eyes).

A Deeper Understanding (Atlantic, 2017) vanta sette canzoni che superano la soglia dei sei minuti, tutte avvolte in eleganti arrangiamenti elettronici e sequenziatori propulsivi. L'allegra canzone di apertura, Up All Night, stabilisce lo standard di melodie persistenti e tamburi tonanti. La trafila esistenziale folk-rock (e straordinaria) Holding On suona come Tom Petty remixata dai New Order. La seconda migliore imitazione di Petty è più complessa: In Chains svetta nel mezzo di fitti pattern oscuri di pianoforte e organo. La romantica e rilassata elegia country di undici minuti Thinking of a Place suona come Bob Dylan accompagnato dagli Eagles con Neil Young come guest star per un ruggente assolo di chitarra. Nothing to Find è un'altra versione elettronica dell'inno rock'n'roll di Bruce Springsteen (E cugina stretta del loro An Ocean in Between the Waves).
Sfortunatamente, le ballate lente e atmosferiche (Strangest Thing, Clean Living, Knocked Down e You Don't Have to Go) non sono all'altezza del pathos delle canzoni più veloci.

I Don't Live Here Anymore (2021) aveva lo stesso numero di canzoni ma la durata complessiva era la metà di quella del suo predecessore. Sfortunatamente l’ispirazione era largamente inferiore. La prima metà spazia dal mediocre (la sdolcinata ballata I Don't Live Here Anymore) al semplicemente orribile (I Don't Wanna Wait). La Electric Light Orchestra e gli ultimi Roxy Music sono i modelli ancestrali delle loro emozionanti ballate pop, e Old Skin evoca persino Bon Jovi. Harmonia's Dream suona come una versione synth-pop di She's so Bad di Tom Petty. L'esuberante Wasted (La Red Eyes "del giorno") potrebbe essere un successo del brit-pop degli anni '90, se non fosse per la chitarra tintinnante. Victim utilizza un simile ritmo motorik elettronico ma non ha un ritornello altrettanto orecchiabile. L'album si chiude con Occasional Rain, una delle sue migliori imitazioni di Bob Dylan, più efficace del resto e con un arrangiamento più semplice. Avrebbe potuto essere un EP di quattro canzoni con le sole Wasted, Harmonia's Dream, Occasional Rain e forse Old Skin.


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