- Dalla pagina su Wildbirds & Peacedrums di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

I Wildbirds & Peacedrums, ovvero il duo svedese formato dalla cantante Mariam Wallentin e dal percussionista Andreas Werliin (compagni nella vita), hanno realizzato lieder folk-jazz che erano per lo più a cappella con percussioni su Heartcore (The Leaf, 2007).
A Story From A Chair è emblematico dei loro paesaggi sonori criptici: la voce mezzo addormentata sussurra un inno praticamente senza l’aiuto delle percussioni finché l’inno non sboccia in un canto vibrante e poi lo xilofono inizia a martellare selvaggiamente. Lost Love è una tranquilla ninna nanna folk che utilizza solo bastoncini di legno casuali. Questi "strumenti" non forniscono nemmeno un vero ritmo: forniscono solo rumore di sottofondo alla voce. Le percussioni suonano in modo amatoriale rispetto al sofisticato melisma del cantante, specialmente nei viscerali brani blues delle piantagioni Bird e The Window. Il suo potente vibrato alla Sinead O'Connor in Pony non ha bisogno d'altro che dei toni sparsi di una chitarra. L'organo fa il suo lavoro in We Hold Each Other Song, forse il più "solitario" dei suoi strilli.
Ci sono eccezioni a questo stile ascetico. Un vero ritmo spinge il desolato canto ululato di Nakina. I Can't Tell In His Eyes è una canzone normale con un accompagnamento più o meno professionale, e vanta sfumature melodrammatiche a metà strada tra Grace Slick e Sinead O'Connor. Per gli standard dell'album, Doubt/Hope è hard-rock, grazie a percussioni reali, applausi e grida grintose alla Janis Joplin. L'idea migliore la si trova nella (finalmente) vivace The Ones That Should Save Me Get Me Down che completa il suo fraseggio da diva blues ubriaca con rumore simile a una macchina da scrivere e piatti jazz. L'atmosferica The Battle In Water impiega anche cori maschili.

The Snake (Caprice, 2008) ha dimostrato la potenza di Mariam Wallentin sia nell'austera invocazione/meditazione a cappella Island sia nel martellante blues saltellante There Is No Light. La passione è rimasta la stessa, ma il veicolo è cambiato in canzoni molto più regolari con una batteria regolare, come Places. Le percussioni e gli strumenti, infatti, diventano importanti quanto la voce nel selvaggio Liar Lion, forse il pezzo forte. My Heart, di sette minuti, suona come una versione più lunga delle canzonette a tempo di marcia degli anni '60, e rappresenta una delle loro melodie più semplici. Si avventura anche in architetture drammatiche più complesse, come nei sei minuti di So Soft So Pink e in Great Lines, ma con risultati contrastanti.

Rivers (2010) raccoglie gli EP Retina e Iris, il primo registrato con la violoncellista Hildur Gudnadottir e un coro da camera su vasta scala.


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