- Dalla pagina sui Woods di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

I Woods, provenienti da New York e guidati dal falsetto di Jeremy Earl, hanno debuttato per la prima volta sulla doppia cassetta How To Survive/ In The Woods (2005) e hanno perfezionato una forma di noise-folk lo-fi che sposa il lo-fi pop degli anni '80 con un feeling piÃđ rustico alla Neil Young in At Rear House (2007) e Songs Of Shame (Woodsist, 2009). L'ingenuo canto To Clean, il disinvolto Rain On e il vivace The Number (cantato in un inquietante falsetto e accompagnato soltanto da chitarre e tamburelli ) sono umili contributi al formato della canzone, ma il gruppo ha anche scatenato la jam strumentale di dieci minuti September With Pete, degna dei gruppi acid-rock che enfatizzavano la parte "rock" come Quicksilver. Uno stato d'animo psichedelico piÃđ forte emerge in quello che ne ÃĻ sostanzialmente un corollario, Echo Lake, e nella progressione ritmica di Gypsy Hand, che porta a un'orgia caotica. Il minuto di chiusura ÃĻ appropriatamente un canto corale surreale in stile Hawaii-ano, Where And What Are You. L'album include anche la cover dell'oscuro singolo di Graham Nash Military Madness.

Kevin Morby dei Woods e Cassie Ramone delle Vivian Girls formarono i Babies, che registrarono The Babies (Shrimper, 2011) e Our House On The Hill (Woodsist, 2012), una raccolta di delicati brani pop lo-fi.

I Woods hanno raggiunto lo stesso magico equilibrio dei primi due album su At Echo Lake (Woodsist, 2010), con canzoni affascinanti come Blood Dries Darker, sebbene la musica prenda ritmo solo con la strumentale From The Horn.

Non ÃĻ una coincidenza che i momenti salienti di Sun And Shade (Woodsist, 2011), con la partecipazione anche di Glenn Donaldson, siano due lunghi brani strumentali, Out of the Eye e Sol y Sombra, uno propulsivo e l'altro pastorale, con Pushing Onlys e Be All Be Easy che rappresentano il lato pop della loro arte.

Bend Beyond (Woodsist, 2012) raccoglie dodici brevi brani, con la partecipazione del nuovo batterista Aaron Neveu, tra cui l'orecchiabile Find Them Empty, in stile 13th Floor Elevator, la marziale Neil Young-iana Bend Beyond, il pezzo strumentale dal suono vintage Cascade (a metà strada tra Duane Eddy e Iron Butterfly), la pigra canzoncina folk-rock Cali In A Cup (una delle loro canzoni distintive), la semplice elegia Something Surreal, ecc.
Niente di rivoluzionario, solamente un educato tributo ai maestri della psichedelia.

Dopo l'addio del bassista Kevin Morby, che iniziÃē la propria carriera da solista, Jeremy Earl e i Woods semplificarono ulteriormente il loro sound su With Light and With Love (2014) dove risalta il country-rock rilassato (Shepherd). Tuttavia l'album include With Light and with Love, di nove minuti, che fonde bluegrass, raga psichedelico e sincope funk-jazz.

City Sun Eater in the River of Light (2016), d'altro canto, ha introdotto alcune leggere innovazioni come il reggae (Sun City Creeps), il dub-pop (Non riesco a vedere affatto) e calypso (The Take). Il pezzo forte ÃĻ un'altra delle loro canzoni folk-rock, Politics of Free.

Kevin Morby ha lanciato una prolifica carriera da solista.


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