- Dalla pagina sugli Zu di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Gli Zu, una band italiana tutta strumentale formatasi a Roma a metà degli anni '90 (Massimo Pupillo al basso, Jacopo Battaglia alla batteria, Luca Mai al sassofono e, nel primo album, Roy Paci alla tromba), hanno suonato alcuni dei più avventurosi brani post-rock sul finire del millennio, evocando di tanto in tanto la leggendaria free-jazz band Last Exit, con la chitarra di Sharrock sostituita dal basso di Pupillo.
Affinarono la loro estetica attraverso una serie di colonne sonore teatrali ("Vladimir Majakovskj", "Il Funambolo", "Histoire du Rock'n'Roll", "Octavia") e alla fine debuttarono con Bromio (Wide, 1999) in uno stile selvaggio, forte e veloce che si rifaceva ai tempi d'oro del jazzcore (Saccharine Trust, Universale Congress, Ex). Contemporaneamente hanno spruzzato pezzi di funk sul loro mix contorto alla maniera dei Contortions (Detonatore) e si sono lanciati in gigantesche fanfare free-jazz (Xenitis, Asmodeo). Il loro tono spazia dal cervellotico (il singhiozzo di Testa Di Cane al buffo (il vaudeville Zu Circus).
L'interazione è sia geometrica che intricata, come ben mostrato nella frenetica Erotomane. Mentre la maggior parte delle composizioni si attengono a un nucleo unitario con poco o nessun movimento, La Grande Madre Delle Bestie conclude l'album con una transizione dalla festa caotica all'introspezione malinconica. Ognuno di questi brevi pezzi è una mazzata al nucleo del prog-rock. Per gli standard del jazz-rock, questa è musica aspra e dissonante.
La fama degli Zu iniziò a diffondersi dall'altra parte dell'oceano, e portò a due collaborazioni con Eugene Chadbourne: The Zu Side (New Tone, 2000) e Motorhellington (2001), una raccolta di cover ironiche.
Ridotti a un trio, ma con la collaborazione del sassofonista Ken Vandermark, il trombonista Jeb Bishop e il violoncellista Fred Lonberg-Holm, gli Zu hanno pubblicato il loro secondo album, Igneo (Wide, 2002 - Frenetic, 2006).
Fin dall'inizio, The Elusive Character of Victory afferma un concetto di dinamica musicale "elastico" e talvolta volutamente sfocato. La ruggente e dilagante Solar Anus vanta una pausa quasi tenera rovinata da un energico assolo di sassofono. Anche nei momenti più contorti, come in Eli Eli Elu, possono essere sia astratti che intimi: gli strumenti si scontrano e si sovrappongono, scappano in una corsa vertiginosa, ma poi si fermano e svaniscono, emettendo solo minuscoli radiazioni per tutta la seconda metà. Questa è un'eleganza intelligente che sfida le leggi della fisica. Quel raro equilibrio è nuovamente mostrato in Muro Torto, il cui irrazionale concerto timbrico implode in una marmellata di colori psichedelici. I nove minuti di Mar Glaciale Artico sono un altro saggio di eloquenza intricata: una fanfara propulsiva che decade in un flusso di coscienza sconnesso che, a sua volta, suona come il remix post-rock di una jam blues notturna. Con i suoi ritmi irregolari e il contrappunto caotico, Monte Zu, d'altra parte, è emblematico di quanto stridente possa essere la loro musica. Nel complesso, questo album rappresenta un tour de force di musica strumentale brutale e in forma libera.
Dogon è il progetto del bassista Massimo "Zu" Pupillo con il turntablist Filippo "Okapi" Paolini e il bassista Maurizio Martusciello.
Before And After (Amanita, 2002) spazia dal jazz-rock di Canterbury al free-noise, ma Who Is Playing In The Shadow Of Whom? (Wallace, 2003), con Martusciello prevalentemente all'elettronica, suona indulgente e inedito.
Radiale (Atavistic, 2004) è stata una collaborazione con il gruppo jazz-rock di Chicago degli Spaceways Inc. (Ken Vandermark, Hamid Drake, Nate McBride), che sfociano in un jazzcore cerebrale e in un funk-rock psicotico.
The Way of the Animal Powers (2005) fu una
collaborazione con Fred
Lomberg-Holm.
How To Raise An Ox (2005)
fu una collaborazione con
il sassofonista
svedese Mats Gustafsson (del Thing trio).
Ardecore è
una collaborazione con
altri musicisti
focalizzata su cover
di tradizionali
canzoni folk.
Il singolo Observing The Armies In The Battlefield (Public Guilt) fu un'altra esplosione di follia free-jazz.
Identification With The Enemy - A Key To The Underworld (Atavistic, 2007) è una collaborazione col musicista laptop/computer Nobukazu Takemura.
Carboniferous (Ipecac, 2009) degli Zu, con ospiti come Buzz Osbourne dei Melvins
e Mike Patton dei Faith No More, fu un tour de force di invenzione ritmica.Cortar Todo (2015) degli Zu, sembra un lavoro incompleto, una raccolta di sketch che non sono mai stati ampliati in una composizione. La glaciale The Unseen War, per esempio, fascicola insieme field recordings, un riff ampolloso e gag ritmiche ma non suona mai in maniera coesa. La singhiozzante caotica jam jazz-rock Rudra Dances Over Burning Rome è troppo corta per avere senso. A Sky Burial si trasforma da doom-metal esplosivo a free-jazz dissonante e le altre (brevi) composizioni impiegano l'uno o l'altro ingredienti, oppure entrambi, con gradazioni differenti.
Dopo questo
lavoro deludente,
gli Zu scelsero
una forma ambient
del loro post-jazz
sulle due lunghe suite
di Jhator (2017).
Jhator: A Sky Burial è una
colonna sonora del "funerale
celeste" tibetano:
field recordings di uccelli,
una fanfara
di strumenti a
fiato tradizionali, gong
marziali, rimbombi
ultraterreni, droni
spettrali che sembrano
delle urla... ma dopo 15
minuti la musica
si ferma e il
pezzo riprende come un
tema cinematografico
magniloquente alla Vangelis.
The
Dawning Moon Of The Mind prova a
colpire incorporando
strumenti orientali come
il koto giapponese
in un ampolloso ambiente
elettronico e percussivo, ma
dopo undici minuti
diventa vaneggiante
e irregolare, con un
melanconico adagio di
violino che duetta
con sub-bassi dronici
maligni ma mai
raggiungendo del pathos reale.
Entrambe le composizioni
sono piuttosto
semplici e
amatoriali, anche se
entrambe contengono alcune idee intriganti.
Massimo Pupillo degli Zu e Luca Mai si unirono con David Tibet dei Current 93 per Mirror Emperor (2018), accreditato agli Zu93.
Gli Zu rimasero in territorio ambient con le tre composizioni colossali del molto più maturo Terminalia Amazonia (2019). Porta Arborea (17:33) inizia con droni di organo, suoni della giungla e una persona che fischietta. Dopo sette minuti, onde sintetiche celestiali permeano lo spazio. Un rombo sinistro e ripetitivo si fonde con segnali interstellari. Vibrazioni acquatiche evocano la musica cosmica di Tangerine Dream e Klaus Schulze, e conducono il pezzo alla sua tranquilla conclusione. Memoria Antica (18:38) inizia con misteriosi droni e field recordings. Voci che sussurrano e cantano emergono dalla nebbia di droni e pulsazioni, evocando rituali sciamanici, mentre il paesaggio sonoro diventa sempre più impegnato e oscuro, i suoni sempre più minacciosi. Il canto "sciamanico" è ancora più invadente in Dimora Ancestrale (19:50), che sembra ambientato in una caverna preistorica tra i mammuth e i pipistrelli, e in Futuro Remoto (15:57), dove il paesaggio sonoro diventa più melodrammatico e sinistro.
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