- Dalla pagina su Actress di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Actress, il progetto del produttore nero inglese Darren Cunningham, ha offerto un ibrido contorto e decostruito di musica house, dubstep e glitch su Hazyville (Werk Discs, 2008). Cunningham si abbandona alla qualità digitale e sottile dei beat, in particolare nella morbosamente e dolcemente nevrotica Doggin', e nello shuffle finto-melodico I Can't Forgive You. L'immaginazione del produttore viene lasciata libera nell'ipnotico e afasico Again The Addiction e nella sincope brasiliana di Ivy May Gilpin, che sono entrambe una sorta di operazioni virtuosistiche.
Gioca anche con la techno martellante e sinistra di Crushed e Green Gal, ma chiaramente non ÃĻ il suo forte. Purtroppo gran parte della seconda metà dell'album ÃĻ fatta di banali loop lasciati girare per cinque o sei minuti.

Splazsh (Honest Jon's, 2010) ÃĻ un lavoro piÃđ ambizioso con pochi riempitivi. Gli elementi glitch sono molto piÃđ evidenti: iniettano vita nell'interazione altrimenti sterile e monotona di ritmi frenetici e musica elettronica gorgogliante di Hubble. Cunningham, infatti, prende in prestito idee dall'avanguardia per le distrazioni di livello industriale di Wrong Potion, la musique concrete di Supreme Cunnilingus, la distorsione e l'orditura psichedelica di Casanova , ecc. La musica sembra molto piÃđ organica e "viva", e certamente meno facile da classificare: Lost mescola ritmi aspri, una melodia vocale implosa frammentata, una radiazione di fondo simile a quella di un grillo. e ripetizione minimalista. Il produttore ÃĻ ancora un virtuoso della creazione di ritmi, mostrando abilità superbe nel modellare e stratificare i ritmi, ad esempio, in Get Ohn (Fairlight Mix), un'intricata vignetta di poliritmi paludosi e ritmo della giungla africana, o in lo sketch The Kettle Men per il clangore acuto e la recitazione robotica.
Lungi dal sembrare accademico, Cunningham si prende diverse pause dalla postura intelligente e offre intrattenimento leggero da poltrona come Purrple Splazsh, fondamentalmente un remix di Purple Rain di Prince e il funk-jazz liquido guidato dalla chitarra anni '70 di Let's Fly. Tuttavia, il motivo infantile della tastiera sulle linee di basso pulsanti di Maze rivela una meditazione esistenziale sulla futura società robotica: c'ÃĻ un significato (non solo un metodo) nella sua follia.

Abbandonando il dancefloor, R.I.P. (2012) ÃĻ stato il suo lavoro ambient, impressionista e contemplativo, seguendo il principio estetico di Brian Eno, dal sottofondo muzak altamente intellettuale alla musica dance digitale. Invece dei pezzi lunghi, tuttavia, Cunningham, optÃē per brevi vignette impressionistiche, alcune delle quali troppo brevi per generare un'impressione durevole. L'atmosfera rilassante di N.E.W., Ascending e Marble Plexus ÃĻ quella che si suonava nelle "stanze relax". Se cicli come IWAAD, Serpent e Raven sono un po' troppo banali (la debolezza frequente di Cunningham), la minacciosa pulsazione di Shadow From Tartarus aggiunge un benvenuto cinematografico e i suoni psichelici digitali della giungla di Tree Of Knowledge sono disorientanti. Effetti vocali, lamenti simili a trombe e percussioni tribali spingono persino il pezzo forte dell'album, Caves Of Paradise, nel territorio del "quarto mondo" di Jon Hassell. Il pezzo di gran lunga piÃđ intrigante ÃĻ il concerto per rumori discreti di Jardin.

È difficile giustificare l'autoindulgenza di Ghettoville (Beat, 2014): troppi pezzi sono semplicemente loop di idee banali. I sette minuti di Forgiven danno ritmo all'idea piÃđ interessante, a metà strada tra l'incubo industriale e il sonno psichedelico. Questo stile "acid industrial" permea Rims e Towers, cosÃŽ come l'aliena e pulsante Skyline e la nebbiosa miasmatica rimbalzante Frontline, che battono entrambi facilmente gli altri due contendenti per la corrosiva musica funk da dancefloor (Birdcage e Gaze). La sibilante sonata glitch Street Corp, il disorientante carillon melodico decostruito di Our e il sofisticato esperimento ritmico Time dimostrano il potenziale claustrofobico dell'artista, ma qui sono un po’ emarginati.

AZD (2017), una raccolta sparsa che sembra raccogliere musica composta in tempi diversi e per ragioni diverse, contiene alcuni momenti nella vena claustrofobica di Ghettoville (in particolare Dancing in the Smoke) ma ÃĻ soprattutto musica dance leggera. Due brani mostrano il crescente interesse di Cunningham per la musica ambient: Faure in Chrome, una collaborazione con la London Contemporary Orchestra, ricca di archi, e There's an Angel in the Shower, dove pianoforte e synth scolpiscono un'atmosfera languida.

L'intero album Lageos (2018) ÃĻ costituito da composizioni di Cunningham scritte per ensemble da camera ed eseguite dalla London Contemporary Orchestra, dall'ambient glitch Momentum alla scenetta dadaista Voodoo Posse Chronic Illusion.

Cunningham continuava ad allontanarsi dalla pista da ballo con Karma & Desire (2020). Qui, perÃē, il suo obiettivo era un'atmosfera nebulosa, che ricorda quasi un cabaret tedesco degli anni '20, soprattutto nei brani vocali (il sentimento straniato della recitazione femminile in Angels Pharmacy, il ritmo letargico e decadente del lied per pianoforte di otto minuti Many Seas Many Rivers).
L'album si abbandona a delicate filigrane dilatate e brevi sonate per pianoforte, con un picco nella languida, nostalgica musica orchestrale cinematografica di Save. Contiene anche un sofisticato tributo al suo passato techno, i sette minuti della martellante Turin.


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