- Dalla pagina su Shinichi Atobe di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il produttore giapponese Shinichi Atobe, che aveva già pubblicato l'EP Ship-Scope (2001), ha debuttato nuovamente con Butterfly Effect (DDS, 2014), un album che era in realtà una scusa per i dodici minuti energici di Butterfly Effect.

World (2016) contiene cinque brani intitolati World che non sono affatto nè innovativi nè sensazionali. Mettevano in moto cicli banali e aggiungevno trucchetti qua e là.

Il fulcro di From The Heart It's A Start, A Work Of Art (2017) consisteva in due jam da dieci minuti. Praticamente non succede nulla nell'ambient techno di Regret, quindi è difficile dire qualcosa al proposito. Republic è spinto da uno schema sincopato ma, ancora una volta, potrebbe andare avanti per ore, poiché si ripete fino alla nausea. Sembrano tutte pratiche domestiche che stavano raccogliendo polvere nel seminterrato.

Heat (DDS, 2018) è un'altra prova di resistenza. Probabilmente Heat 4 è l'unico pezzo che crea un'atmosfera interessante. Heat 3 crea un ritmo intricato cricket-like. Il funky di Heat 1 è assolutamente kitsch. L'idea migliore forse arriva da Bonus, ma dura soltanto tre minuti. Questa non è musica per farti ballare ma per farti sbadigliare.


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