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(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
La cantante norvegese Aurora Aksnes (Stavanger, 1996) ha debuttato con l'EP Running with the Wolves (2015), che contiene la ballata elettronica Runaway.
All My Demons Greeting Me as a Friend (2016), prodotto dal batterista Magnus Skylstad e da Odd Martin Skalnes (ex cantante dell'Alexandria Quartet), contiene ballate pop elettroniche generiche (in particolare Conqueror) con un pizzico di art-pop di Kate Bush.
Ha mobilitato diversi illustri cantautori e produttori per il mini-album di otto canzoni Infections of a Different Kind (Step I) (2018). L'unica canzone che è veramente sua è l'elegia per pianoforte Infections of a Different Kind. Gli altri brani sono animati da ritmi elettronici e avvolti in arrangiamenti elettronici. Gentle Earthquakes, in stile Enya, è un'idea di Fiona Bevan (co-autrice di Little Things degli One Direction con Ed Sheeran) e dei polistrumentisti Couros Sheibani e Jakwob. Il maestoso inno Churchyard è stato ideato da Electric, ovvero il duo di produttori Edvard Erfjord e Henrik Michelsen.
L'album di undici brani A Different Kind of Human (Step II) (2019) include ancora una volta un'elegia umile e intima, autentica creazione di Aksnes, A Different Kind of Human, e poi brani complessi composti da un cast di cantautori e produttori. La musica è generalmente più energica rispetto al suo predecessore, in particolare la vivace e pulsante The River (scritta da Skalnes e Skylstad) e Animal (di Toby Gad e David Dahlquist e prodotta da Skylstad e Askjell Solstrand). L'apice è raggiunto dall'inno al limite della perfezione Daydreamer (di Peter Wade) e dal brano dalle tinte africane Hunger (un brano di Fiona Bevan prodotto da Skylstad).
Nel 2021 ha pubblicato cinque EP: For Them Metal People, For the Humans Who Take Long Walks in the Forest, Music for the Fellow Witches Out There, Music for the Free Spirits e Stories.
Se gli album precedenti avevano il limite di sembrare un'esperienza monotona, The Gods We Can Touch (2022), in gran parte frutto della collaborazione con Skylstad, era più eclettico, sebbene si estendesse verso direzioni tutt'altro che innovative, per lo più un compendio dell'art-pop degli ultimi 30 anni. Da qui i numeri dance facili, come il funk-jazzy Cure for Me, l'invocazione araba You Keep Me Crawling o la disco-music psichedelica e martellante di A Temporary High. Spiccano il picco melodico di A Dangerous Thing, l'inno di Blood in the Wine e la fragorosa Gating in to the Love (probabilmente la sua migliore interpretazione vocale). Il lato romantico è rappresentato dalla delicata Exhale Inhale. Le influenze folk emergono in Artemis, con la sua fisarmonica, e in Everything Matters, con il suo pianoforte. L'album è dotato di un sound design che rende i testi al tempo stesso magniloquenti e intimi.
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