- Dalla pagina sui Dodecahedron di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Il gruppo post-metal olandese Dodecahedron (precedentemente noto come Order of the Source Below) è emerso all'improvviso come allievi creativi di Gorguts e Deathspell Omega su Dodecahedron (Season Of Mist, 2012) grazie a composizioni non solo brutali ma anche disorientanti. Allfather abbina la furia demoniaca dei blastbeat all'orgogliosa agonia del cantante ringhiante sotto una pioggia torrenziale di riff di chitarra graffianti, interrotti solo brevemente da pause più lente, ma i fuochi d'artificio autoinfiammati di Chronocrator bruciano in sezioni più lente di singhiozzo caotico e la musica quasi si ferma a metà, per poi riprendere con un tono improvvisamente maestoso. Per sei minuti le chitarre e la batteria di Vanitas volteggiano pazientemente attorno al ringhio deforme come avvoltoi in attesa di colpire, e poi, quando il colpo arriva, il flusso è frammentato, disordinato, instabile, lontano dai fulmini a cascata di quanto ci si aspettasse. E poi Descending Jacob's Ladder è pura atmosfera, con poca o nessuna musica "metal", solo effetti sonori, elettronica, sussurri, riverberi e una terrificante sensazione di spazio cavernoso. Questa è l'introduzione ideale al viaggio all'inferno che segue. La suite di 22 minuti in tre movimenti View From Hverfell si apre con la solenne invocazione di Head Above The Heavens che si conclude in un mare di rumore criptico. La seconda parte, Inside Omnipotent Chaos, resuscita il blast-beat e l'isterico strimpellare della chitarra, ma il massacro dura solo pochi minuti prima di implodere in un altro debole reticolo di suoni liberi e jam quasi jazz. L'ultima sezione, A Traveller Of The Seed Of The Earth, trasforma un motivo ingegnoso e contorto in una frenetica coda strumentale che evoca il fuoco universale attraverso un passaggio di musica cosmica ronzante.
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