- Dalla pagina sui Dream Unending di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

I Dream Unending, il duo formato dal cantante e batterista Justin DeTore, di Boston, che era stato anche la mente dietro a Punishment in Flesh (2018) degli Innumerable Forms, e dal chitarrista Derrick Vella dei Tomb Mold, hanno debuttato con Tide Turns Eternal (20 Buck Spin, 2021), apparentemente un tributo doom-metal al sound dei cosiddetti “Peaceville Three”, ovvero Paradise Lost, My Dying Bride e Anathema.
In Cipher I Weep (otto minuti) è forse la revisione più intrigante di quel sound (growl zombie, intermezzo pastorale, assolo di chitarra lirico, finale isterico); ancor meglio il fatto che sia preceduto dall'ouverture acustica sognante di Entrance (due minuti). Le due fantasie gotiche più lunghe presentano alti e bassi. Dream Unending (undici minuti) raggiunge l'apice con il sonnolento intermezzo strumentale, ma viene trascinato verso il basso dalla sezione spoken-word che lo segue, sebbene redenta da un crescendo cosmico. Tide Turns Eternal (dieci minuti) inietta nel modello doom suoni estranei come blastbeat, canti femminili e riff stoner-rock, con risultati alterni. Il formato lungo non sembra essere il forte dei Dream Unending. D'altra parte la lugubre The Needful supera i maestri in termini di sventura e tristezza: raramente il doom-metal ha dato l'impressione di provenire da tali abissi.


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