- Dalla pagina sui Drowse di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Drowse, il progetto di Kyle Bates dell'Oregon, ÃĻ nato dopo che il diciannovenne aveva tentato il suicidio.
I Drowse hanno debuttato con l'EP Songs to Sleep On (2013), che documenta il suo crollo mentale, e la cassetta di sei canzoni Soon Asleep (2015), che documenta la sua guarigione. I brani della cassetta sono manipolati digitalmente per suonare pesantemente arrangiati e intrisi di distorsione. Bates li canta come seamless fosse in trance, assaporando ogni sillaba nonostante il rumore che minaccia di schiacciarli. La tenera e sussurrata ninna nanna Melt emerge da una vertiginosa nebulosa shoegaze e si conclude in uno spaziotempo deformato. Allo stesso modo, la rilassante elegia dream-pop Awake fluttua in un denso vento cosmico. Meaning si trasforma da un lento voodoobilly a una melodia travolgente alla Pink Floyd. (You) ÃĻ il macabro lamento contorto di una mente sconvolta, annientata da un violento carillon. Non ci sono parole in Returning, solo un debole ronzio immerso in una leggera pioggia di riverberi scintillanti di chitarra.

L'EP di tre brani Memory Bed (2016) contiene duetti piÃđ folk con Maya Stoner, come Break, ma anche l'incubo di sette minuti di I, che incastona la loro voce senza parole in un inferno strumentale.

Bates ha anche formato i Floating Room con la stessa Maya Stoner, un progetto che ha pubblicato due raccolte di brani decisamente sommessi: Sunless (2016) e False Baptism (2018).

La sua musica trance-folk dissonante ÃĻ meglio rappresentata dai brani di Cold Air (Flenser, 2018). La sua voce oscilla all'interno della propulsiva fanfara dark-punk di Rain Leak o si perde nelle intricate percussioni metalliche e festose di Death Thought, che ricorda una band punk che suona gamelan indonesiano. L'accompagnamento di Quickening ÃĻ semplicemente un susseguirsi di echi e riverberi. Il picco melodico ÃĻ la funerea e solenne elegia di Two Faces, nonostante il suo distruttivo crescendo. Metà dei nove minuti di Shower ÃĻ insolitamente violenta, grazie al loop di un riff grunge, mentre la seconda parte si apre con una flebile meditazione folk che scompare all'interno di un carillon vorticoso. Il senso di intimità diventa insopportabile nei brani con arrangiamenti piÃđ sottili, come la litania in punta di piedi di Knowing, con forse il suono piÃđ sognante, e di Klonopin, in cui chitarra e organo mettono in scena uno spettacolo di eleganti contrasti.

Light Mirror (Flenser, 2019), registrato in Islanda, semplifica l'impalcatura shoegaze ma la sostituisce con un suono rimbombante che spesso penalizza la musica. Brani come Between Fence Posts sono sepolti nel rombo. CiÃē che emerge ÃĻ il fragile e sussurrato Bipolar 1 e soprattutto la trance distorta di Oslo, con angeliche armonie vocali tra Bates e Stoner. L'armonica e la chitarra chiassosa di Betty evocano Neil Young. Non mancano mutazioni spiacevoli. Tentativi di industrial dance affiorano nella prima metà di Shower Pt. 2 e nella seconda metà di Physical World, ma non raggiungono mai la massa critica. Un netto passo indietro rispetto all'intensità shoegaze dell'album precedente.

Il mini-album di quattro canzoni Second Self (2019) contiene due composizioni da undici minuti, una collaborazione con Otayonii (alias il musicista cinese Mingyu Shi) intitolata Sudo Beast, un canto stregonesco che trafigge una nebulosa rumorosa, densa e distorta, e la brutta giostra di rumore di Second Self (un po' semplicistica).


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