- Dalla pagina sugli Empath di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Gli Empath di Philadelphia, originariamente un trio formato dalla chitarrista Emily Shanahan, dalla cantante Catherine Elicson e dal batterista Garrett Koloski, hanno unito la leggerezza del pop, la frenesia del punk e il rumore assordante nei brani raccolti sulla cassetta Crystal Reality Vol. 1 & 2 (2016). Gut Feeling vanta un ritornello orecchiabile intriso di rumore di chitarra, mentre la martellante Scout's Song emana vibrazioni alla Velvet Underground. Il selvaggio rave-up garage Dark Honey ÃĻ calmo rispetto alla dissonanza infernale di Heaven.

Il synth-man Randall Coon si ÃĻ unito al trio per l'EP di quattro canzoni Liberating Guilt and Fear (2018), un progetto meno cacofonico che contiene il cow-punk di Carpet (che ricorda Tex & The Horseheads), la frenetica jam no-wave di No Attachment, il folle boogie-pop di The Eye e il pasticcio elettroacustico di nove minuti di III (una versione ancor piÃđ astratta di 24 minuti, intitolata III+, sarebbe emersa nel 2020).

Il mini-album di 27 minuti Active Listening: Night on Earth (Get Better, 2019) ÃĻ un lavoro molto piÃđ snello e ordinato. Soft Shape ricorda le band brit-pop guidate da donne degli anni '80, con un pizzico di jam session in piÃđ di batteria e chitarra. Pure Intent ÃĻ un'altra incursione nel cowpunk ubriaco (con l'aggiunta di una coda rumorosa). La miglior dimostrazione della loro energia arriva con il punk-rock comico di Rowing. Ma perdono credibilità con il brano di elettronica ambient IV. Cantata e suonata male, la ballata atonale Roses That Cry suona come una cover di un successo pop realizzata da un gruppo di adolescenti alle prime armi. È caotica e febbrile, ma in definitiva melodica.

Visitor (2022) ha investito in brevi e orecchiabili canzoncine psichedeliche come Born 100 Times ed Elvis Comeback Special, ma non ÃĻ riuscito a replicare il senso di anarchia creativa.


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