- Dalla pagina su Flume di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Flume, il progetto del produttore e dj australiano Harley Edward Streten (1991), ha aperto la strada al genere del "future bass".
Ha operato al confine tra musica house, hip hop e pop nel suo album di debutto Flume (2012) e ha fatto affidamento in modo massiccio sul metodo di tagliare le voci e spostarne il tono. Le canzoni "calme" includono Sintra, che spezza sia la voce sia il ritmo; Sleepless, con l'effetto più surreale di voci sminuzzate (la voce di Jezzabell Doran); e la strumentale Ezra, in cui il synth agisce come una tromba jazz. Space Cadet non riesce a unire neosoul e rap, e la languida ballata Left Alone suona banale ma, all'altra estremità dello spettro, More Than You Thought, con il suo ritmo androide traballante, canti africani e mostruose distorsioni del sintetizzatore, è emblematica delle complesse architetture musicali di Flume. Da qui le canzoni più avventurose: Holdin On (il prototipo del "future bass") sposa il fervore gospel-soul e colpi drammatici di tastiera; On Top contrappone la T-Shirt dei rapper di Los Angeles a un organo distorto e un ritmo denso; Stay Close è un duetto tra una voce maschile e una voce di "scoiattolo" su linee di synth abbattute; e, migliore tra tutte, la sensuale voce femminile (Moon Holiday) intona una melodia pop su un ritmo giamaicano in Insane. Purtroppo verso la fine le canzoni diventano sempre meno interessanti. Gli ultimi quattro o cinque pezzi avrebbero potuto essere tagliati.

Poi arrivarono l'EP di tre canzoni Lockjaw (2013), con Drop the Game, What About Us e This Song Is Not About a Girl, e, soprattutto, arrivò il remix di Flume di You & Me (2013) del duo britannico Disclosure, che divenne il primo successo del future bass e che ha creato lo standard del genere, una forma rilassata di trap e dubstep.

Flume era anche metà del duo What So Not, con il produttore australiano Christopher "Emoh Invece" Emerson, la cui canzone electro-house High You Are, tratta dal loro EP The Quaker (2013), è stata remixata dal produttore newyorkese Sam "Branchez" Kopelman, per diventare un classico del future bass.

Il secondo album di Flume, Skin (Future Classic, 2016), è stato uno sforzo più commerciale che utilizzava le stesse tecniche in modo più coeso ed enfatizzava le melodie. Da qui il suo più grande successo Never Be Like You, un semplice pezzo dance-pop cantato dal contralto canadese Kai (Alessia De Gasperis-Brigante); l'inferiore Say It, che suona come se Kate Bush fosse passata all'hip-hop; e la maestosa litania Tiny Cities cantata da Beck su un vacillante arazzo elettronico. Questa volta Flume raramente provoca l'ascoltatore. Eccezioni degne di nota sono Innocence, di sei minuti, forse l'apice barocco dei suoi arrangiamenti (Aluna Francis è la cantante ma difficilmente si nota), e Numb & Getting Colder, che estrae il dolce canto con intonazione spostata di Kucka (la produttrice australiana Laura-Jane Lowther) da un paesaggio sonoro caotico e abrasivo degno di Flying Lotus. Gli strumenti sono in gran parte inutili, e anche le canzoni rap Lose It (Vic Mensa), Smoke & Retribution (Vince Staples) e You Know (Raekwon) sono le peggiori.
Nonostante il fatto che Skin (2016) avesse un sacco di "fuffa", Flume pubblicò anche l'EP Skin Companion I (2016), registrato dalle stesse sessioni di Skin e contenente ancor più "fuffa".

Il mixtape Hi This Is Flume (2019) soffriva della stessa malattia: la maggior parte della musica era gratuita. Si può recuperare la melodia metallica del sintetizzatore di Jewel, il modo in cui Is it Cold in the Water spezza e decostruisce rudemente una semplice ninna nanna, e il modo in cui Dreamtime mette in moto un vortice di elettronica leggermente distorta accoppiato con un etereo ronzio femminile. Le collaborazioni sono per lo più deludenti, in particolare la banale Voices, con Sophie (che sarebbe poi tragicamente morta due anni dopo, all'età di 34 anni).


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