- Dalla pagina su Lee Gamble di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
L'artista sonoro inglese Lee Gamble (di Birmingham) ha debuttato con la musica per computer improvvisata/composta casualmente di Join Extensions (2009), un lavoro piuttosto infantile che si colloca al confine tra il free jazz e la musica elettronica degli esordi (Paratelic Offsets), ma ÃĻ maturato con l'EP Diversions 1994-1996 (2012), un collage di cassette che hanno scientificamente rimosso, o smorzato o rallentato, i ritmi di brani dance e ne hanno altrimenti manipolato i resti, creando un senso di dislocazione e alienazione (in particolare Emu), di disorientamento e assenza di gravità (M25 Echo), di respiro spettrale (Digbeth) e visioni di robot notturni di fabbrica che marciano verso sinistri raduni (DTI, l'apice espressionista); il fattore edonistico ridotto a un concerto di gesti anemici, unito a un sottile caos di ripetizione minimalista (Razor, un esempio particolarmente evirato).
Dutch Tvashar Plumes (Pan, 2012) era complessivamente meno coeso, ma la sua selezione di ritmi di laboratorio produce sculture sonore pulsanti come Plos 97s e soprattutto Tvash Kwawar, la musica cosmica glitch di Skorokhodz, la techno minimale e scattante di Coma Skank, cosÃŽ come meditazioni filosofiche piÃđ astratte e sfumate à la Diversions, come Black Snow e soprattutto la desolata colonna sonora post-umana di Kuang Shaped Prowla.
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