- Dalla pagina sui Ghost di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il sestetto svedese Ghost (che NON è la grande band giapponese Ghost) si è lasciato andare a temi satanici ispirati alla gloriosa scuola black metal scandinava in Opus Eponymous (Rise Above, 2010), ma la loro mediocre abilità e la loro inesistente ispirazione non sono state in grado di eguagliarne i risultati.
Le litanie dell'album non rappresentano un grande miglioramento rispetto a 666 degli Aphrodite's Child, vecchio di 40 anni, o ai Blue Oyster Cult.
Questa musica non spaventerebbe un bambino di due anni. Il momento migliore arriva forse con la chiusura strumentale in stile Yes, Genesis.

A questo debutto seguì l'ancor più commerciale Infestissumam (2013), il cui brano memorabile si chiude con Monstrance Clock, e il dolce EP If You Have Ghosts (2013).

Le chitarre tornarono in primo piano su Meliora (2015), pur rimanendo un album di pop-metal convenzionale o, in realtà, d'insipido finto-metal (Cirice).
Poi arrivarono l'EP Popestar (2016) e l'album Prequelle (2018), con i singoli Rats e Dance Macabre, ma anche l'altrettanto orecchiabile Pro Memoria.
Il singolo Seven Inches of Satanic Panic (2019) contiene due canzoni, Kiss the Go-Goat e Mary on a Cross. I Ghost sembravano puntare a diventare la versione metal degli Abba, senza averne un decimo del talento.


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