- Dalla pagina su Saya Gray di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

La cantautrice e polistrumentista giapponese-canadese residente a Toronto, Saya Gray (1995), ha creato uno stile personale che fonde psichedelia, pop, soul, folk, classica e jazz su 19 Masters (2022), che consiste di 19 canzoni, per lo più molto brevi. Gray indulge in strutture non lineari e arrangiamenti sempre mutevoli a tal punto che le canzoni sono impossibili da classificare. Ogni singolo minuto è elaborato in modi poco intuitivi. Ogni canzone è un bersaglio mutevole. C'è già molta creatività in brevi frammenti surreali come Cervical Cedric e 9/19. Elementi classici (chitarra classica, arpa) impreziosiscono Found a Floorboard Under the Soil mentre il ritmo soul-jazz e le armonie vocali di richiamo e risposta danno impulso a If There's No Seat in the Sky. Leeches on My Thesis potrebbe essere il suo tentativo di freak-folk, ma è difficile definire l'eccentrica ninna nanna in punta di piedi di Saving Grace, o il canto inquietante di S.H.T ( Silent Hot Tears / Send Hot Tempura) (l'unica canzone con tracce di musica rap), e si può solo ammirare il livello di sofisticatezza di Empathy 4 Bethany, in stile bossanova.
Le canzoni più semplici, che nelle mani di altri musicisti sarebbero semplicemente nenie pop da camera da letto, diventano laboratori di effetti vocali, in particolare Pap Test dove la sua voce viene sovraincisa con se stessa e altre voci. La chitarra è la seconda voce dell'album, non meno disorientante della voce.

L'EP di sette canzoni Qwerty (2023) era una miscela confusa di pop glitch, hip-hop breakbeat, collage e musica da camera. Sembra un quaderno di schizzi di idee incompiute.


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