- Dalla pagina su Iglooghost di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Iglooghost, il progetto del produttore inglese Seamus Malliagh, emerse con gli sketch sperimentali di Treetunnels (Error Broadcast, 2014). Il produttore decostruisce digitalmente la dolce "ballata" Oolong_tea, la calma ambientale di Treetunnels, e qualsiasi cosa fosse in origine Assam_tea Outro (ridotta ad un caos assordante). Molti pezzi adottano una tecnica singhiozzante che si ammira bene attraverso le lenti delle eco esotiche di Earl Grey. Tutto è contratto, torturato, frammentato, dissociato. L'idea è intrigante, il risultato sembra incompleto.
La sua visione maturò attraverso una serie di EP. L'EP Chinese Nu Yr (2015, Brainfeeder) contiene Xiangjiao, col suo ritmo a raffica super-sincopato mixato con un rumore videoludico, e Peach Rift, col suo galoppo febbrile smembrato in maniera clownesca.
L'EP Milk Empire (Activia Benz, 2015) fu una collaborazione con il rapper di internet Mr Yote. Dopo nemmeno due minuti di rap, Iglooghost lascia cadere la voce in un frullatore elettronico e da quel punto in poi per quattro minuti il rap diventa una mera astrazione. La voce manipolata diventa infatti un secondo ritmo, duettando o scontrandosi con la drum-machine; o diventa un effetto sonoro che si sposa o si scontra con gli effetti elettronici. Quando il rap torna alla ribalta, nuota in un mare viscoso di detriti. All'incirca verso il decimo minuto, la base strumentale diventa un collage isterico. La seconda parte (di 13 minuti) inizia in una palude magmatica digitale e procede con una fusione più equilibrata di rap, musica concreta e musica industriale. Il picco di pathos arriva a metà quando la produzione di Iglooghost si fa folle indaffarata ed ultracinetica; ma persino la sessione più calma che arriva dopo questa tempesta è un campo minato, detonato senza tregua sotto i piedi del povero rapper. Prima del decimo minuto un sax intona un'aria romantica, voci bianche invadono il paesaggio sonoro, il nastro di voci trovate accelera e tutto finisce in una parodia.
L'EP Little Grids (2016, Brainfeeder) è un lavoro più leggero e persino cartoonesco. Ogni brano racconta la storia di un personaggio immaginario: Xiangjiao, il verme gelatinoso di Peanut Choker, saltella dappertutto con una melodia esotica nascosta nel mix; Lummo, la vecchia strega di Chinchou / Melon Lantern Girl's Choir, indugia in una danza di ritmi pneumatico; mentre Usohachi, il giovane insetto bandito di Gold Tea, è sedato per i suoi canoni.
Visto dalla prospettiva dei suoi precedenti EP, Neo Wax Bloom (Brainfeeder, 2017) provò a dare una forma a caos ed astrazione. Ne venne fuori una sorta di comica reinterpretazione cubista dei generi tradizionali: la fanfara jazz Super Ink Burst, l'orgia carnevalesca brasiliana di Solar Blade, la polka circense Zen Champ, e così via. Il processo di straniamento si fa più sofisticato in pezzi come Infinite Mint, sussurrata dalla cantante giapponese Cuushe su detriti semiotici di spiagge caraibiche, cori bianchi africani ed ensemble gamelan indonesiani. Come al solito, le danze convulse e frenetiche sono le più rinvigorenti, minuziose combinazioni di drum-machine, synth ed effetti digitali come Bug Thief, Peanut Choker, la più spastica contorsione hip-hop, Teal Yomi/ Olivine (con anche la velocissima disintegrazione del rap di Mr Yote), e White Gum (che mixa anche il rapper AJ Tracey in un’acutissima manipolazione). È un attacco frontale che sconfina nell'hardcore digitale ma che si espande in più direzioni ed è meno brutale.
L'EP Clear Tamei (Gloo, 2018) si concentrò sulla voce. New Vectors abbina beats maniaci e canto operistico, Nama raggiunge nuovi picchi di cinguettio acrobatico mentre distorce quello che sembra il pianto di un bambino. Inizialmente, l’EP compagno Steel Mogu (Gloo, 2018) sembra meno concentrato, sicuramente meno veemente. Persino l'attacco industriale di Mei Mode decade in una coda sognante. Ma il galoppo sismico di Black Light Ultra è un atto trionfo di ritmo multi-dimensionale.
Il mini-album di 28 minuti XYZ (Gloo, 2019) fu una collaborazione con il collega produttore Kai Whiston (appena ventenne) e BABii (un altro creativo beat-maker e cantante). Il ritmo è meno esuberante rispetto alle registrazioni di Iglooghost da solista. Infatti, la maggior parte è dimenticabile. Lux 2 e Barely Twins sembrano remix minori dei suoi primi EP e Teef Chizzel suonano semplicemente banali e noiose. BABii è forse responsabile di formati canzone più tradizionali come Drown U e C Thru. L'inquietante paesaggio sonoro glitchato Lockii non è quello che Iglooghost sa fare meglio.
Lei Line Eon (Gloo, 2021) di Iglooghost premia la raffinatezza rispetto all'emozione, concentrandosi su trame assemblate minuziosamente, ma il virtuosismo tecnico tende a sfociare in composizioni tortuose. Superata l'ouverture neoclassica di Eo (Disknitiate), il dissonante collage cubista Pure Grey Circle sembra un remix glitch dei suoi primi EP.
Sylph Fossil è l'emblema di questo eccentrico ibrido tra musica da camera d'avanguardia, musique concrete (una bicicletta, un orologio), jazztronica e drum'n'bass.
Il problema è che Light Gutter suona come un remix di Sylph Fossil: la stessa idea e anche alcuni degli stessi suoni nel mix, nonostante la frase di violino prominente. La suspense di Big Protector articola meglio il contrasto tra le percussioni in forma libera, il violino e il collage elettronico. Yellow Umbra utilizza lo stesso metodo di frammenti sminuzzati, smembrati e assemblati in modo caotico per avventurarsi in un territorio ambientale inquietante. Queste canzoni sono i veri eredi degli esperimenti noise giocosi e quasi infantili di Pierre Schaeffer degli anni '50.
Zones U Can't See fa esplodere quella che potrebbe essere una canzone orecchiabile e poi nel consegna i frammenti ai bambini, che sono anche protagonisti della canzone successiva, la relativamente semplice Amu (Diskod) (per gli standard di questo album). La sensazione è che questo sia un album di occasioni mancate e di ritocchi eccessivi.
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