- Dalla pagina sui Mount Moriah di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Horseback, il progetto del chitarrista della Carolina del Nord Jenks Miller, ÃĻ iniziato con la musica psichedelica ambientale ronzante di Impale Golden Horn (Burly time, 2007), in particolare il shoegaze Finale (17:00), che termina in una pioggia quasi spirituale di distorsioni di chitarra, e il languido ed estatico Laughing Celestial Architect (15:16), che ricorda la musica ambient britannica anni '90 basata sulla chitarra (come Seefeel).
Miller ha scavalcato il confine tra diversi generi con i quattro brani di The Invisible Mountain (Utech, 2009): il lento e acido blues nefasto in stile Captain Beefheart Invokation; l'ipnotico, psichedelico jazz-rock Tyrant Symmetry (con un assolo di chitarra cinematografico); lo space-rock a spirale con venature gitane di The Invisible Mountain; e l'estasi spirituale celestiale di Hatecloud Dissolving Into Nothing (16:34).
Miller ha adottato il growl cannibalesco del black metal in Forbidden Planet (Brave Mysteries, 2010) e poi lo ha mixato con strati di densi droni distorti nelle tre parti di High Ashen Breeze, creando una sorta di approssimazione black metal di Metal Machine Music di Lou Reed.
Poi ÃĻ arrivato A Throne Without A King (2011), una collaborazione con le Pyramids (i quattro movimenti di A Throne Without A King) e New Dominions (2011), una collaborazione con i Locrian che include i tredici minuti di Our Epitaph.
La voce ÃĻ una benedizione mista in Half Blood (Relapse, 2012), per esempio nel ringhiante stoner-rock di Ahriman. I punti salienti sono l'"om" in espansione dello strumentale Inheritance (The Changeling) e soprattutto lo strumentale distorto e pulsante Hallucigenia III - The Emerald Tablet, con tracce del "desert rock" dei Calexico, il pezzo che giustifica davvero l'album.
The Gorgon Tongue raccoglie Impale Golden Horn e Forbidden Planet.
Il triplo disco A Plague of Knowing (2013) raccoglie rarità e pezzi rimasti.
I due lunghi brani strumentali di Piedmont Apocrypha (Three Lobed, 2014) sono aggiunte significative al suo canone: la profonda trance psichedelica di Piedmont Apocrypha (10:28) e il denso e maestoso crescendo shoegaze di Chanting Out The Low Shadow (17:00).
Dead Ringers (Relapse, 2016) contiene esperimenti in generi completamente diversi: la fantasia melodica cinematografica Shape Of The One Thing, la jam acid-rock In Another Time In And Out Of Form e il paesaggio sonoro astratto di sedici minuti Descended From The Crown.
Jenks Miller fondÃē i Mount Moriah con il bassista Casey Toll e la cantante in stile Dolly Parton Heather McEntire, frontwoman e mente del gruppo alt-country Bellafea che aveva pubblicato l'EP Family Tree (2004) e l'album Cavalcade (2008).
I Mount Moriah debuttarono con l'EP The Letting Go (2010), seguito dall'album Mount Moriah (2011), un'esperienza piuttosto noiosa di ballate lente, malinconiche e assonnate, sebbene la migliore sia anche quella piÃđ lenta e lamentosa, Old Gowns.
I Mount Moriah si fecero piÃđ seri (e piÃđ musicali) su Miracle Temple (2013), con l'aria spensierata e aggraziata di Younger Days, l'orecchiabile e ritmata Bright Light, la tesa Swannanoa e il blues di Miracle Temple Holiness. Ma metà dell'album ÃĻ fatto di riempitivi.
How To Dance (Merge, 2016) contiene l'appassionante Calvander, l'honky-tonking Precita, il rockeggiante Chiron (God In The Brier) e soprattutto la solenne elegia Baby Blue. Purtroppo la seconda metà dell'album ÃĻ per lo piÃđ sonnolenta e usa e getta. Un EP di quattro canzoni sarebbe stato piÃđ che sufficiente.
Hats Off to Roy Montgomery di Miller, della durata di nove minuti, appare su Roads to Ruin (2014), uno split album con James Toth (alias Wooden Wand).
Blues From What (2016), attribuito al gruppo psichedelico Rose Cross NC, ma di fatto un album di chitarra solista con un po' di percussioni, contiene il blues pow-wow Yellowtail (08:09), ma From Nothing to What (10:18) e Scrying in Water (20:30) sono selvaggiamente autoindulgenti.
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