- Dalla pagina sui Saba di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Il rapper Tahj Malik “Saba” Chandler (Chicago, 1994), membro del collettivo Pivot Gang e del trio Ghetto Sage, ha debuttato da solista con Bucket List Project (2016), che contiene almeno tre grandi pezzi narrativi (Photosynthesis, Westside Bound 3 e Church / Liquor Store) e un ottimo brano strumentale (American Hypnosis), ma anche molti riempitivi.
Depressione e ansia dominano Care for Me (2018), dedicato all'accoltellamento a morte di un parente di Saba e coprodotto dai membri dei Pivot Dylan “DaeDae” Fran e Daoud. Saba ha fatto di nuovo centro: una narrazione eccellente e straziante (i sette minuti di Prom/King, Heaven All Around Me, Busy/Sirens), con una voce che a tratti imita Kendrick Lamar, un ottimo strumentale jazz-hop (Calligraphy), ma anche qualche riempitivo. Dal punto di vista dei testi, pochi rapper della sua generazione potrebbero competere con Saba. Musicalmente, la produzione è così fluida che quasi non ci si rende conto che si tratta ancora di hip-hop.
Few Good Things (2022) è sia meno austero/ambizioso che meno coeso musicalmente. I pezzi forti sono il singolo clownesco del 2021 Fearmonger, le canzoncine pop-hop One Way or Every N**** With a Budget e Soldier, il ritmo afro di Still e l'incursione nel drill/trap di Survivor's Guilt. Il vero tour de force narrativo è rappresentato da Few Good Things, di sette minuti. Per la maggior parte l'album risulta improvvisato e a volte sembra semplicemente un'imitazione delle mode passeggere.
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