- Dalla pagina su Self Esteem di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Self Esteem, il progetto della cantautrice bisessuale inglese Rebecca Lucy Taylor (1986), già frontman per 15 anni della band indie Slow Club, ha debuttato con il singolo Your Wife (2017), che ha dato il via alla sua carriera nella musica dance-pop nello stile Madonna e Rihanna.
Ma l'album d'esordio Compliments Please (2019), una collaborazione con il cantautore e produttore Johan Karlberg dei Very Best, ha offerto una versione molto più raffinata e intelligente del dance-pop: contiene il gospel quasi tribale di Wrestling, il canto ipnotico Rollout, l'affascinante e quasi caraibico The Best e il trotterellante Girl Crush, con le sue note di violino (solo per citare i singoli che l'hanno trasformata in una pop star). Il ritmo di In Time è davvero minimale e il crescendo del brano è principalmente una questione di polifonia vocale, mentre altri brani fanno esplicito riferimento alla tradizione del "chiamata e risposta" dei canti delle piantagioni.

Nonostante sia stato votato "album dell'anno" da un'importante pubblicazione, Prioritise Pleasure (2021) è stato un seguito inferiore. La produzione di Karlberg è più roboante (con abbondanza di tastiere e archi) e abusa dei coristi. I suoi trucchi cercano di riscattare materiale fondamentalmente debole. Da qui la massiccia distorsione elettronica di Prioritise Pleasure e le ondate di drone d'organo in The 345. Le melodie radiofoniche sono poche e derivative: I'm Fine, che abbina rumore industriale e coro maestoso, e John Elton, rivestito di un pathos sinfonico alla Jim Steinman. I ritmi disorientanti di Kalberg plasmano il sapore africano di Fucking Wizardry (probabilmente il pezzo forte dell'album) e la tiritera nevrotica di How Can I Help You. D'altra parte, il colloquiale e diaristico I Do This All the Time capovolge l'idea: il ritmo è irrilevante e sono le coriste a generare la melodia mentre lei parla e basta. L'album è fondamentalmente due album in uno: da un lato la cantante parla dei suoi argomenti preferiti con melodie piuttosto sgradevoli, e dall'altro il produttore attua la sua strategia musicale deviante, più o meno indipendentemente dal contenuto dei testi.


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