- Dalla pagina su Serpentwithfeet di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Serpentwithfeet, il progetto del cantautore neosoul di New York Josiah Wise, ha debuttato con il singolo Curiosity of Other Men (2014) e l'EP di cinque canzoni Blisters (2016), un esercizio di pop orchestrale che era di fatto una collaborazione con Haxan Cloak. Gli arrangiamenti sono più creativi delle voci. I sette minuti di Blisters passano dall'orchestrazione neoclassica ad assordanti voci multitraccia. Four Ethers campiona la "Symphonie Fantastique" di Berlioz in uno dei casi di musica pop più originali basati su campionamenti. La voce è un compromesso tra Antony e il classico canto soul.

L'album Soil (2018), prodotto principalmente da Clams Casino e Katie Gately è un concept di rottura costruito attorno ai temi dell'amore queer, una celebrazione dell'amore gay nero. Inevitabilmente, la maggior parte dell'attenzione è stata dedicata ai testi mentre la vera attrazione avrebbe dovuto essere la sua voce, ora maturata in un improbabile ibrido di canto gospel e canto monastico. Gli arrangiamenti di Paul Epworth sostengono questa fusion in Invoice, che inizia come una funebre musica sacra, quasi un requiem, e termina come un vibrante sermone clericale sopra un ritmo che simula il battito delle mani. Il crescendo di voci stratificate evoca piantagioni paludose in Whisper anche se sta gridando il suo amore per un uomo. Il suo tremante melisma ha un effetto devastante in Cherubim sul paesaggio sonoro distorto di Gately. Raggiunge picchi di disperazione nello spettrale Seedless e nell'altissimo Bless Ur Heart. I ritmi scheletrici e gli arrangiamenti minimali di canzoni come Wrong Tree lasciano che a risaltare e irradiare potere emozionale siano le sottigliezze della voce e delle armonie autocreate di Wise.

L'EP di tre canzoni Apparition (2020) contiene il suo singolo A Comma. Il breve album Deacon (2021), prodotto principalmente da Sampha e Tyrone "Lil Silva" Carter, è un lavoro più dolce, che sostituisce la disperazione dell'album precedente con un senso di rassegnazione e accettazione o addirittura di rinascita. Fellowship, dai toni caraibici, è la migliore esibizione del suo incantato melisma, ma non meno eleganti sono le armonie vocali di Hyacinth, arrangiate dal chitarrista Justus West e dal dj britannico Batu (Omar McCutcheon). Heart Storm, un duetto con Neo "Nao" Joshua prodotto da Justus West, evoca il mix di Bjork tra onirico e drammatico, mentre la fluida e orecchiabile Sailors' Superstition flirta con il pop mainstream. Il mood dell'album è forse meglio rappresentato dal letargico e anemico Amir, scolpito da Silva e Sampha con un ticchettio di toni di chitarra e sbuffi di synth. Gli intermezzi da un minuto spesso funzionano meglio delle canzoni vere e proprie, come l'ipnotico canto gospel Derrick's Beard. È un altro efficace viaggio nella psiche dell'artista, un autoritratto ricco di sfumature sonore.


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