Dalla pagina su Uboa di Piero Scaruffi
(Translation by/ Tradotto da Gianfranco Federico)

La musicista australiana Xandra Metcalfe var il progetto Uboa con lunghi brani in una vena che fondeva

L'album Sometimes Light (2010) contiene lunghe e intense composizioni che raccontano tristi storie (senza parole) di disperazione e desolazione. Da un lato, Uboa scatena il doom-metal distorto, con parti vocali pesantemente danneggiate, di Eyes Do Not Belong There. Da un altro lato, indulge nei dieci minuti calmi e pastorali di Seen And Not Heard, reminescente (nella prima met ) delle solenni odi degli ultimi Pink Floyd. I 18 minuti di Boyeater/Ponydance iniziano come musica ambientale di esplorazione spirituale, ma ben presto un rombo sinistro e una donna che urla spalancano l'ingresso a un paesaggio di rumori confusi, fatto di feedback di chitarra, percussioni casuali e singhiozzi/grida di una donna abusata con ferocia. Uno psicodramma straziante. Uboa urla fuori di testa nei 14 minuti di Event Horizon Girl, ma questa volta la musica non la segue. Tutto sommato, l'album un'esperienza infernale, l'equivalente musicale dell'essere scuoiati vivi.

L'album Jouissance (2013) sembra un tentativo di recuperare una qualche sembianza di formato canzone. Una voce pulita e una melodia compaiono in Hair Skin Nails (con le liriche epiche "hair, skin, nails, veins, bile, semen, ovum, womb, rectum, teeth, vagina, anus, colon, phallus, eye, lymph node, spine, heart, brain, and no body"). I Will Choke You Until You Like It, di otto minuti, si affida per coerenza ad un ripetitivo pattern semi-industriale. Gli otto minuti di Become Meat costruiscono la suspence mediante un ritmo lento e drammatico e voci da suora. I Am Taking All Of You With Me, di dieci minuti, una ballad melodica shoegaze avvolta nel rumore di chitarra. Jouissance, di tredici minuti, un diabolico (ed estenuante) tour de force, una colata lavica di grida e distorsioni chitarristiche, ma su un ritmo pi regolare. I battiti e gli urli, inizialmente, sono un po' ripetitivi, ma conducono ad un folle finale in crescendo. Ad eccezione che in questo brano, la maggior parte dell'impatto brutale del primo album andato perduto.

Fa meglio negli EP. Il brano di 22 minuti dell'EP Coma Wall (2015) il suo capolavoro: rumore ed urla viscerali ed estremi, con atmosfere cupe e percussioni martellanti, una forma caotica di post-metal suonato durante l'apocalisse da un isterico e trionfante Lucifero, una versione death-metal di Diamanda Galas; o i Khanate dopo un incubo davvero brutto, e dopo 15 minuti un drone sporco, sibilante e distorto si impenna lentamente in un maestoso inno doom-metal.

Il brano di 27 minuti dell'EP Hook Echo (2016) emerge lentamente da uno stato meditativo fatto di tintinnii, per poi entrare in uno stato di nevrosi profonda, attraverso un'ondata titanica di rumore.

Dopo sette minuti la musica inizia a vagare per una terra desolata e radioattiva, spazzata infine da un vento sinistro che muta in un coro lontano, mentre la chitarra intreccia una spirale di riff epici. Se questa la resurrezione dopo l'olocausto nucleare, il finale pessimista: un coro addolorato come in un requiem. Questa musica ambientale per una vita in disintegrazione.

Il mini-album The Sky May Be (2018) gioca con un tipo di caos pi complesso. Uboa diventata un'artista del montaggio dei suoni. La frenesia di questi collage vicina ai freak-out psichedelici dei Red Crayola degli anni sessanta e al noise-core giapponese degli anni ottanta, pi che al soundpainting digitale contemporaneo. La shockante apertura Standards of Living solo l'antipasto, seguito dal bombardamento a tappeto di Thigh High Cat Tights, che sostanzialmente musica concreta innestata nel death-metal, che termina con una donna che grida su un imponente drone di organo da cattedrale, che a sua volta prosegue nell'implacabile power-elettronica di Salivate on Cue (che termina, in maniera appropriata, con la musicista che dipinge nelle nostre orecchie). Uboa si diletta a traumatizzare l'ascoltatore con giustapposizioni estreme di stati d'animo e toni: paragonato al trittico iniziale, I Can't Love Anymore musica new age (chitarre acustiche e voci angeliche). I contrasti sono particolarmente ossessivi (o forse terapeutici per l'artista) nella suite in quattro movimenti The Sky May Be, dove motivi delicati mutano in follia industrial e poi in sibili assordanti (Dementia). Una nube cosmica emerge maestosa in Entropy, ma viene presto bombardata da ogni sorta di mostruosi rumori stridenti, perforanti e martellanti. La cantante urla come se fosse spellata viva, mentre l'elettronica applica una strategia da terra bruciata. E, improvvisamente, uno strumento a corda intona una quieta melodia Zen (Extus), interrotta dal rumore statico di una trasmissione radio difettosa e chiusa da un ultimo, disperato grido (Zenith).

La collaborazione con il giovane noisemaker australiano Muddy Lawrence (a.k.a. Reece Prain), The Apple of Every Eye (2018), invece deludente.

L'album The Origin of My Depression (2019) prosegue nella direzione di un suono pi concettuale (meno viscerale), con maggiori competenze digitali. Detransitioning sposa una nebulosa elettronica alla deriva con il suo marchio di fabbrica fatto di mine elettroniche. La sua voce sussurra in The Origin Of My Depression, mentre un'altra voce cerca di emergere da un battito quasi pschedelico e ipnotico-Zen, finch la sua voce esplode nella disperazione estrema. Voci spettrali e percussioni confuse generano un vortice disorientante in Lay Down And Rot, prima che le sue urla risorgano dall'inferno. I contrasti dell'album precedente continuano anche in questo. Epilation Joy una ballata regolare (con arpa e campanelli), mentre Please Don't Leave Me un muro di rumore (timido, al confronto con gli standard dei suoi EP migliori). In quello che probabilmente il picco di pathos, gli otto minuti di An Angel Of Great And Terrible Light inizia come una lenta litania marziale e costruisce pian piano la tensione, trasformandosi poi in un melodramma magniloquente. Gli undici minuti di Misspent Youth non finiscono mai. E' il brano pi confessionale, cantato con voce pulita, con un semplice sottofondo di droni e piano, e sembra a tratti un lied pianistico.

L'EP The Psychoses (2019) contiene tre lunghi brani: Lice and Caviar (9:10), Null and Void (10:19), and Entropy and Rose (8:46).


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