- Dalla pagina su Levon Vincent di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Il produttore Levon Vincent, nato a Houston (Texas) e residente a New York, che aveva lavorato come ingegnere del suono per Steve Reich, si è ispirato alla musica house degli anni '90 per i singoli esuberanti, ma piuttosto banali, No More Heros (More Music NY, 2002), Complicated People (2003) e The Thrill Of Love (2004).
La musica techno psichedelica di Love Technique (2005) ha segnato l'inizio di una fase più originale.
Attraverso l'ipnotico e claustrofobico Invisible Bitchslap (2008), la trance psichedelica surrealista di Solemn Days (2009), la cacofonia marziale di Six Figures (2009) e la ripetizione minimalista nevrotica di The Medium Is The Message (2009), Vincent ha raggiunto la sincope e i poliritmi strazianti di Double Jointed Sex Freak Parts 1-2-3 (2009), con il suo lato B post-industriale.
Dopo la parentesi leggera del vivace Man Or Mistress (2011) e del frenetico e venato di Africa Impression Of A Rainstorm (2011), è arrivato il cerebrale e cosmico Stereo Systems (2012), il notturno e sinistro Rainstorm II (2013) e il martellante brano da dieci minuti Fear, tratto dall'EP NS-10 T.Rex Edition (2015), uno dei suoi pezzi dance più suggestivi.
Vincent ha infine assemblato un LP, Levon Vincent (Novel Sound, 2015), che è principalmente dedicato a una forma di deep house sommessa, una stretta parente delle opere ambient di Aphex Twin. I toni nitidi dei synth scolpiscono la visione dark industrial di Junkies On Hermann Street, mentre allo stesso tempo si abbandonano alla danza melodica rimbalzante simile al ping-pong di Launch Ramp To The Sky, una sorta di gamelan isterico. L'album perde un po' del proprio slancio in cupe vignette ambient, di cui Her Light Goes Through Everything è forse la migliore, ma si conclude con due pezzi forti: il lugubre Anti-Corporate Music, con sfumature gothic-industrial, e il pulsante e un po' dadaista Small Whole-Numbered Ratios.
Il relativamente facile Birds (2016), di otto minuti, prospera su distorsioni martellanti e cinguettanti tipiche dei Neanderthal, ma i poliritmi galattici di Arpeggiator (2016) sono musica per futuri immaginari.
In generale, le composizioni di For Paris (2017) sembrano incomplete, a metà. La lieve sincope di Baseball e l'estasi riverberata di Slander Is Terrible potrebbero essere interessanti, ma non accade abbastanza per giustificarne l'esistenza. Le melodie anemiche che emergono in brani come Only Good Things sono forse gli elementi più accattivanti. Un po' più creativo è stato il singolo The Synthesizer Cake (2018).
Il terzo album di Vincent, World Order Music (Novel Sound, 2019), combina deep house, il minimalismo di Steve Reich, synth-pop, afro-jazz e molto altro. L'esuberante e frizzante Kiss Marry Kill, la danza pseudo-tribale Reverse Stockholm Syndrome e i richiami al synth-pop selvaggiamente sincopato degli anni '80 in And It Don't Change e soprattutto World Order Musi consolidano l'elemento dancefloor. Allo stesso tempo, l'alieno lugubre Flowers For Algernon (presumibilmente ispirato al racconto di fantascienza del 1958 di Daniel Keyes “Flowers for Algernon”) e i rumorosi droni e il passo africano di She Likes To Wave To Passing Boats esplorano luoghi psicologici. C'è una sonata per pianoforte jazz in Back To The Grind e un pianoforte neoclassico si trasforma in una melodia synth-pop incalzante in Opening, un incrocio tra Constance Demby e Mozart.
Infine, ma non meno rilevanti, ci sono due concerti minimalisti di grande impatto, The Vampire Lestat (con coro di suore) e Ratios III (con poche o nessuna variazione, ma ovviamente inteso come esercizio matematico).
Vincent disorienta e "riorienta" gli ascoltatori.
Almeno The Vampire Lestat, Opening e Flowers For Algernon appartengono al suo repertorio maggiore.
Poi sono arrivati i quattro EP della Dance Music Series (2019), in particolar modo Civil Disobedience di undici minuti (dal primo) e il virulento Anti-Corporate Music II (dal quarto).
Oltre al banale Seahorse (2019), Vincent ha scritto l'afro-gamelan Drum Circle (2020) e il brano ispirato a Giorgio Moroder WKO (2020), prima dell'esuberante festa minimalista da 14 minuti di Cyclops Trx 1 (2021).
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