- Dalla pagina su Joni Void di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Joni Void (il mago dell'elettronica Jean Cousin, di Montreal, ma in realtà nato in Francia) ha debuttato, ancora adolescente, con una serie di autoprodotti digitali sotto il soprannome di Johnny Ripper. I goffi esperimenti lo-fi da camera da letto di Null/Void (Audiocast, 2010), delle 28 canzoni di Soundtrack for a Film that doesn't Exist (2011), dei 16 brani di L'Esprit D'Escalier (2012) e di Still Images & Other Dreams (2012), inclusa la sonata per orologi Odna, il valzer di strada Waltz For An Imaginary Piano e la musica minimal glitch-dance di Nicolas, e delle 19 canzoni di Outsider (2013) hanno costantemente affinato le sue capacità nel mixare diverse fonti sonore.
Una produzione meticolosa ha fatto la differenza in Selfless (Constellation, 2017), pubblicato con il nuovo moniker Joni Void. Quello che prima era un "hobbista" ÃĻ diventato un produttore a tutti gli effetti, un mago nel mixare suoni e campionamenti trovati con strumenti reali, capace di trasformare praticamente qualsiasi materiale in ritmi e melodie. Le canzoni sono tutte diverse, come 12 demo di diversi tipi di musica, ma condividono un'atmosfera inquietante: la musica non ÃĻ solo eccentrica, sembra esserlo in un modo sinistro. Song Sienne suona come i Boards Of Canada che coverizzano una timida canzoncina di Francoise Hardy prima che diventi una sonata per pianoforte di Erik Satie trattata da William Basinski prima che il rumore di un ristorante affollato la dirotti.
Il miglior risultato in questo tipo di montaggio musicale ÃĻ la tempestosa Abjection: una danza industriale con un ritmo nevrotico alla Suicide, con voci acido-psichedeliche alla Holy Modal Rounders, trafitte da laceranti distorsioni e immerse nel brutale territorio dei Nine Inch Nails. In altri casi non c'ÃĻ tanto montaggio quanto decostruzione, come il contrappunto di suoni trovati per il testo parlato di Observer (Natalie's Song), o come Dissociation, un altro punto saliente, che viviseziona e ricostruisce la voce femminile in qualcosa di completamente diverso, dalla techno frenetica alla danza delle streghe in una giungla africana.
A tratti la musica di Void sembra appartenere alla storia dell'arte: la smembrata, fratturata Empathy, (con Ayuko "Noah" Goto) ÃĻ una parente stretta del dipinto cubista di Marcel Duchamp "Nudo che scende le scale"; e Cinema Without People, costruito attorno al clangore delle bobine e alle voci ovattate, evoca i dipinti di Salvador DalÃŽ e Giorgio DeChirico. Quest'ultimo ÃĻ anche un formidabile esempio di contaminazione tra musica concreta e musica rock. L'influenza di Schaeffer e Pierre Henry si manifesta particolarmente in Doppler, che crea un'intera canzone sfruttando l'effetto doppler delle sirene di ambulanze e auto della polizia che sfrecciano, Aesthetics of Disappearance, una sonata per tutti i tipi di ticchettii e colpi di oggetti, dalle biciclette agli orologi. Void potrebbe aver appena inventato una nuova forma di musichall, una sfilata di scenette di musica concreta. Con l'eccezione del pezzo rap Yung Werther (Ogun's Song) e dell'astratta (un po' troppo) Agnosia, non c'ÃĻ quasi un minuto di pausa.
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