- Dalla pagina sui Worm di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

La one-man band della Florida dei Worm ha debuttato con le cassette The Deep Dark Earth Underlies All? (2014) e Nights In Hell (2016). Sono diventati un duo per Evocation of the Black Marsh (2017), una migliore implementazione del loro death metal distorto, con potenti esplosioni come Evil in the Mire e Evocation of the Black Marsh.

Gloomlord (2020), tuttavia, registrato da un trio, ha segnato un cambiamento stilistico verso il doom-metal funebre. Rotting Spheres of Sentient Black inizia in modo letargico ma presenta ondate di energia nera, con ringhi cavernosi e tonanti che cavalcano le dinamiche oscillanti. Il ringhio da lupo mannaro duetta con un urlo satanico in Apparitions of Gloom mentre le chitarre intonano melodie gotiche. I momenti più pesanti arrivano in Abysmal Dimensions che tuttavia presenta anche il break più romantico, seguita da una sezione febbrile, come se volessero espiare quella "debolezza", prima del finale atmosferico.

Il progetto è diventato un quartetto su Foreverglade (2021): il duo originale più un chitarrista e un batterista. Il mix tra death metal e doom metal è in questo caso più elegante. Gli undici minuti di Cloaked in Nightwinds sono emblematici di come i romantici assoli di chitarra e i maestosi contrappunti di tastiera conducano le voci ringhianti e strillanti in spazi più evocativi: lo spirito gotico è effettivamente rafforzato. Se Empire of the Necromancers è sofisticato per il gusto di esserlo, i dieci minuti conclusivi, Centuries of Ooze, utilizzano tutto l'arsenale dath and doom per scolpire una malinconica discesa agli inferi (in realtà termina con quello che sembra essere un requiem canatato dai monaci per i morti). L'album ha abbandonato il taglio brutale del death metal per una forma lirica di metal atmosferico che a volte confina con il pop-metal e si abbina alle dinamiche del prog-metal.

Il pezzo forte dell'EP di quattro brani Bluenothing (2022), ovvero gli undici minuti di Bluenothing, sembra una continuazione di Centuries of Ooze, un altro concentrato di disperata malinconia, sempre con romantiche melodie di chitarra e canti monastici.


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