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Jorge Amado (Brazil, 1912),
figlio di un fazendeiro di cacao della provincia di Bahia,
esordi` giovanissimo (diciannovenne) con "O pais do
carnaval " (1933), a cui fecero seguito in rapida successione "Cacau" (1933) e "Suor " (1934).Questi primi romanzi erano dedicati con sofferta
partecipazione alla dure condizioni di
vita del popolo.
Seppur per via metaforica e non diretta, Amado diede inizio e unarequisitoria a puntate contro la
societa` innalzando il tema del cacao a simbolo/mito di un intera civilta`. "Cacau" ben riassume i temi dell epopea: un adolescente, passato da un qualunquista benessere borghese alla miseria piu' nera in seguito alla morte del padre, finisce a fare l'operaio in fabbrica e poi il contadino nelle terre del cacao; resosi conto delle umilianti realta' dei manovali delle piantagioni, sfruttati senza pieta` dai fazendeiro per un tozzo di pane e costretti a vivere come bestie, si immedesima nella loro causa al punto che, potendo tornare alla ricchezza attraverso un matrimonio, rinuncia e decide di restare in mezzo a loro. Fin da queste prime opere Amado si rivela regista di scene corali, dove il protagonista e' uno ma coadiuvato da cento altri. Attratto dal pittoresco folklorico e dai paesaggi naturali, dalla degradazione e dalla sensualita`, lo scrittore riesce poi a condire i suoi romanzi di temi secondari che ne rendono ancor piu' avvincente la lettura.
Per le sue idee Amado venne incarcerato un paio di volte e fu costretto all'esilio. La nascita della coscienza di classe salutata in "Cacau" trovo' piena conferma in "Jubi-aba" (1935), il migliore dei suoi romanzi politici. Seguendo le orme dei coraggiosi scrittori populisti del primo Novecento, Amado imbastisce un racconto morale degno del realismo socialista. E' la storia picaresca di un qiovane inquieto, piccolo boss dei bassifondi attanagliato da una profonda crisi di identita`, che va alla ricerca della liberta' battendosi come pugile, lavorando in un circo, componendo samba, piantando tabacco, finche uno sciopero gli rivelera` la vocazione per la lotta sociale. Sullo sfondo delle sue convulse avventure si muove lo stre pone nero Jubiaba, personificazione di tutte le super-frizioni e i rituali che impediscono al popolo Riprendere coscienza dei mali sociali e di porvi rimedio Ma lacontrapposizione rappresenta piu' che una lotta fra antico e moderno, fra reazione e rivoluzione. Amado da` voce ad una contraddizione che non ha alcuna intenzione di risolvere in un verso o nell altro: antico e moderno possono e devono coesistere. Lungi dall'adottare rigide dottrine marxiste, Amado conia un genere di "socialismo magico" che concede ancora un ruolo positivo al mito. Jubiaba diventa allora non il nemino ma la guida spirituale dell'eroe. Dopo "Mar Morto" (1936), favola in cui i pescatori di Bahia assurgono quasi a statura mitologica con le loro storie di miseria, prostituzione e violenza, prigionieri di un codice d'onore che vale piu` di qualsiasi religione, Amado diede un altro saggio di romanzo a tesi con "Capitaes de Areia" ("Capitani della spiaggia" o "I banditi del porto", 1937) che narra le peripezie di una banda di ragazzini abbandonati da tutti e avvezzi ai crimini piu' svariati, dalla rapina allo stupro, il cui milieu costituisce un micro-cosmo sociale a se stante (il capo quindicenne, duro e saqqio il colto lettore di libri, il fanatico mistico, la madre-bambina) e la cui epopea criminale si svolge dell'inferno pittoresco di Bahia. Il finale didattico (la banda si trasformera` in una squadra d'azione sindacale) e' trascurabile. Amado trova accenti di grande lirismo quando mette in moto affreschi corali che hanno per protagonista l'umanita` di reietti e diseredati delle sue terre. Dopo l'intervallo dovuto allo scoppio della guerra, Amado torno' con successo al tema preferito del "cacao" in "Terras do Sem-fim" (1942), "Sao Jorge dos Ilheus" ("Frutti d'oro", 1944), "Bahia de todos os santos" (1945), mentre la farsa granguignolesca di "Seara Vermelha" ("Messe rossa" o "Il cammino della speranza", 1946) sposto' l'obiettivo verso il mitico sertao brasiliano. Quando il partito comunista venne dichiarato illegale, Amado si rifugio' all'estero. All'estero scrisse "O subterraneos da libertade" (1952), dedicato ai tumultuosi anni Trenta. Il ritorno in patria coincise con la fine del periodo naturalista e l'inizio della "commedia Bahiana", l'abbandono degli eroi socialisti a favore delle eroine sensuali, con la comicita` erotica al posto della tragedia epica, il mac-chiettismo paesano al posto dei proclami rivoluzionari. La fonte della sua galleria di personaggi rimangono i quartieri poveri di Bahia, ma essi sono ora visti in una luce piu' serena ed ottimista. Ad aprire in grande stile il periodo dell arte fine a se stessa e' "Gabriela" (1958), uno dei suoi capolavori. In "Gabriela" il tema di fondo cambia drasticamente, diventa l'esaltazione della tropicalita', della sensualità , el folklore, del provincialismo piccolo borghese. Lo stile vi si adegua, incorporando la cadenza della samba e un'ebbra vitalita`. Gabriela e` una negra bellissima, che ha gia` spezzato piu` di un cuore, giunta con i compagni di viaggio nella cittadina portuale in piena espansione dopo un lungo pellegrinaggio attraverso le campagne brasiliane. Del suo magnetismo sensuale e della sua abilita` di cuoca si invaghisce un meschino barista arabo, uno dei tanti borghesi del luogo che si sta arricchendo grazie alla trasformazione del paese in citta`. Il barista, divorato dalla gelosia per tutti coloro che bramano la sua cuoca-amante, finisce per sposarla, e sembra trovare cosi' la felicita'. Nel frattempo la crescita tumultuosa della zona contrappone i vecchi notabili, gli avventurieri che avevano colonizzato la citta' a colpi di fucile, e i giovani imprenditori in una guerra sanguinosa. Fra piccoli scandali (i mille adulteri del rampollo della casata piu' illustre, la nascita del primo night-club, le mantenute dei colonnelli, il flirt fra l'ingegnere venuto dalla capitale e la virginea figlia di uno dei piu' feroci latifondisti, i delitti d'onore) e i preparativi per le elezioni che sanciranno la fine dell'era dei pionieri, si svolge la vicenda dell'arabo e della negra, lui ligio alle convenzioni mondane e lei selvaggia e spontanea, tutta istinto o piacere. Un giorno l'arabo scopre che Gabriela lo ha tradito quasi con tutti, non tanto per perfidia quanto per incapacita' di negarsi ai piaceri della vita, ma, invece di ucciderla come vorrebbe l'antico codice d'onore, si limita a scacciarla e a far annullare il matrimonio, e, col tempo, la riprendera` al suo servizio come cuoca e amante, pur di non rinunciare alla clientela e al suo meraviglioso corpo. Nel complesso il romanzo e' uno spaccato di vita provinciale e al tempo stesso una parabola da cantastorie sul progresso. A partire da questo romanzo e dal successivo "Os Velhos Mar-inheiros" (1962), la missione eversiva che nei primi libri era affidata ad eroi maschili, fulminati da una rivelazione subitanea della loro vera vocazione, passa nelle mani di personaggi femminili tutt'altro che eroici, che quell'eversione la racchiudono pero' fin dalla nascita nel loro animo libero e indipendente. Non e' piu' la lotta contro i mali sociali a dominare le storie di Amado, ma una piu' astratta lotta contro le convenzioni sociali, contro tutte le imposizioni, di qualsiasi forma e origine, sull'animo libero dell'individuo. "Os Pastores da Noite" ("I guardiani della notte", 1964) sono gli adepti della religione afro-americana che raccoglie neri e bianchi sulle spiagge di Bahia: Amado dedica loro un romanzo che e' un altro pittoresco affresco corale ambientato in un universo di bische e bordelli. I personaggi sono sbandati e vagabondi di varia provenienza le cui storie si intrecciano nel segno dell'erotismo e della lotta per la sopravvivenza. Per quanto continuo e ipercinetico sia il loro movimento, rimangono sempre nella citta'-mito, a ripetere all'infinito la propria storia. E in questa cadenza ripetitiva da cantastorie si cela il segreto del nuovo stile "popolare" (non piu' "populista") di Amado. Il carnevale uccide il marito volgare e infedele di "Dona Flor" (1966), giovane di ottima educazione e cuoca sopraffina. Nella lotta alla successione ha la meglio il farmacista, professionista onorato che si rivela anche marito affettuoso e premuroso. Anche qui il folklore fa da sfondo, prima nella lussureggiante e grottesca celebrazione del carnevale e poi nei cerimoniali allucinati della religione afro-americana. Ma, quando Fior sembra aver appagato tanto i desideri della carne quanto quelli dello spirito, le superstizioni ataviche si tramutano in realta': il marito defunto ricompare, ma visibile soltanto a lei, e, dopo aver ironizzato sull'arte amatoriale di quel dilettante che e' il farmacista, dimostra alla vedova tutta la classe acquisita in tanti anni di scappatelle. Fior, turbata dalla doppia vita che conduce, per di piu' con un amante che e' il suo legittimo marito, decide di ricorrere agli esorcisti, ma proprio nel momento in cui il fantasma sta per essere annientato e' lei stessa (pieta` o desiderio?) che lo salva. Amado e' al culmine delle sue capacita' inventive, degno erede della tradizione orale favolistica del Brasile, abilissimo nel suscitare dalla materia folklorica temi e spunti per racconti ancor piu' fantasiosi di quelli tradizionali, ma radicati nella vita reale del popolo. Ancor piu' complessa e' l'architettura narrativa di "Tendas dos Milagres" ("Bottega dei miracoli", 1969), parziale ritorno ai temi impegnati delle prime opere, e della parabola di "Tereza Batista" (1972). "Vita e Miracoli di Tieta do Agreste" (1977) continua la serie dei poemi fantastici dedicati a personaggi femminili, accentuando lo stile da cantastorie popolare fino a imitarne coscientemente la struttura a capitoli (con tanto di indicazioni sul tipo di capitolo e persino alcuni diverbi fra scrittore e autore) e la prospettiva agiografica. E' una scusa per avventurarsi in un altro gioco narrativo di alta sofisticazione, in una serie di divagazioni sull'arte della divagazione. Ne risulta un garbuglio di storie parallele. Il filo centrale e' quello dell'evoluzione di Tieta da pudica pastorella scalza di un paesino di campagna a vedova allegra della metropoli industriale, un filo che diventa quasi un ciclo chiuso quando Tiesta ritorna al paese a elargire opere di beneficienza (fino a salvare la zona dalla nube di gas che minaccia di distruggerla), ma senza per questo rinunciare ai piaceri della carne. Intorno a questo tema centrale si snodano altri racconti, tutti di carattere umoristico, che hanno per protagonisti tipiche macchiette di provincia: preti bigotti, zitelle petulanti, mariti traditi, perdigiorno e donnaioli. Dopo "Farda, fardao, camisola de dormir" (1980), Amado tocca nuovamente i vertici della sua arte in "Tocaia grande" (1984), la cronaca istrionica e tumultuosa di un paese in margine al mondo all'inizio della sua storia. E' una landa dove il tempo non ha significato e gli uomini sembrano impegnati soltanto a fornicare freneticamente. Le tragedie personali e le catastrofi naturali (un diluvio e un'epidemia) non scalfiscono il buon umore degli abitanti. La gallerie di macchiette si arricchisce di una nuova folla di tipi surreali, compresi cacciatori, vagabondi, desperado, zingari e prostitute, che deve piu` all'osservazione dei costumi locali che non alla fantasia dello scrittore: per quanto comico e assurdo, tutto rimane perfettamente realis- tico. Amado ha sviluppato una tecnica che si situa agli antipodi dell'analisi psicologica ma che riesce egualmente a descrivere con profondita` e senso dello humour ciascun personaggio come un'entita' a se' stante. Il carattere favolistico di quella tecnica lo inserisce di diritto all'interno della corrente del "realismo magico", anche se la sua arte ha radici piu' naturaliste. Il finale catastrofico, con il massacro degli uomini ad opera dell'esercito invasore, cos- tituisce la fine dell' intera epica eretica di Amado. La decadenza delle grandi famiglie aristocratiche, l'incompatibilita' culturale fra bianchi e neri, le pratiche animistiche di questi e il milieu pittoresco di quelli, compongono un affresco sociale senza precedenti nella letteratura brasiliana. Dalla simpatia per la sua Bahia, magica seppur afflitta dalla miseria, e dalla visione romantica della sua struttura sociale, scaturisce il "sorriso" disin- cantato del narratore, al quale non interessa attizzare l'odio fra le classi sociali, ma semmai descriverne la com- ica integrazione, o non-integrazione. La prosa di Amado e' venuta assumendo un carattere sempre piu' lirico e musicale, nel segno di un'affabulazione ironica e colorita deg na di una telenovela o di un depliant turistico. " Capitaes da Areia" (1937) "Terras do Sem Fim/ The Violent Land" (1944) + "Gabriela Cravo e Canela" (1958) + "Os Velhos Marinheiros" (1962) "Os Pastores da Noite" (1964) "Dona Flor e seus Dois Maridos" (1966) + "Tendas do Milagros" (1969) "Tereza Batista Cansada de Guerra/ Tereza Batista Home from the Wars" (1972) |
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