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Curzio Malaparte (Italy, 1898)
"La Pelle" (1949) Malaparte è losservatore rassegnato, miserabile e vigliacco di quello spettacolo di miseria e virtù che è Napoli. Si rende conto che gli Italiani sono più miserabili e vigliacchi adesso di quando combattevano senza armi contro i nazisti, e, indirettamente, dà colpa di ciò agli Americani corruttori. Si compiace, voyeur, dello spettacolo dei vinti; è affascinato dalla loro umiliazione, dalla loro degradazione. Malaparte indulge nelleffettismo dannunziano. Il culmine lo tocca quando gli Americani entrano a Roma fra il tripudio della folla: un uomo scivola sotto i cingoli di un carro armato; Malaparte descrive con efferata minuzia la macchia di pelle e sangue sullasfalto, e poi i tentativi di "scrostarla" via. Ogni pagina è intrisa dellumiliazione del vinto, che non ha più il diritto ad alcuna dignità, che non si aspetta più alcun rispetto. Gli orrori della guerra (violenza, miseria) si accumulano allinfinito. Ma il cristianesimo di Malaparte si riconosce con i vinti, non con i ricchi, felici, liberi vincitori. |
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