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Rainer Maria Rilke (Austria, 1875) was born in Austria, technically speaking, because Prague was part of the Austrian empire.
Rilke's relationship with Lou Andreas-Salome' began in 1897 when he was a a 21-year-old art history student in Munich and an aspiring poet (he had already published "Leben und Lieder", 1894; "Larenopfer/ Sacrifice to the Lares", 1895; "Traumgekront/ Dream-Crowned", 1896) and she was a Russian-born philosopher 14 years his senior and a former close friend of Friedrich Nietzsche (and later a close friend of Sigmund Freud). They were lovers for a few years. In 1899 and 1900 they traveled to Russia, which Rilke called his "spiritual fatherland". The travels to Russia (and Lev Tolstoj in particular) influenced "Vom lieben Gott und Anderes/ Stories of God" (1899) and the first draft of "Die Weise von Liebe und Tod des Cornets Christoph Rilke/ The Story of the Love and Death of Cornet Christoph Rilke" (published only in 1912). Rilke in 1900 moved the artists' colony in Worpswede, a village near Bremen, and married the sculptor Clara Westhoff in 1901. They then moved to Paris. "Das Buch der Bilder/ The Book of Images" (1902) [p] + "Das Stunden-Buch/ The Book of Hours" (1904) is about a mystical surrender. Rilke and Auguste Rodin lived and worked in close proximity in Paris between 1902 and 1908. Rilke served as Rodin's personal secretary from 1905 until 1914. "Neue Gedichte/ New Poems" (1908) [p] + "Die Aufzeichnungen des Malte Laurids Brigge/ The Notebooks of Malte Laurids Brigge" (1910) is a novel. "Das Marienleben" (1913) [p] During World War I Rilke fled France (at war with Germany and Austria). "Duineser Elegien/ Duino Elegies" (1923), begun in 1913 at Duino Castle near Trieste in Italy (the home of his friend, the princess Marie of Thurn und Taxis) and completed in Switzerland (where the wealthy Swiss art collector Werner Reinhart rented Chateau de Muzot for Rilke and then purchased it outright) are about the inevitable sorrow of the human condition, the sorrow of being what he calls "the knowing animals aware how little at home we are in the interpreted world", but also about the triumph of the human mind when it understands and accepts our limitations and strives to push beyond them, to self-transcend itself. "Beauty is nothing but the beginning of terror... Every Angel is terrifying". 2. contrasto fra la bellezza eterna degli angeli e la fuggevolezza degli umani, per i quali "sentire è svanire". Tutte le cose rimangono, ignorando la tragedia umana, "tutto cospira a tacere di noi". Anche l'amore è una falsa eternità, che subito rivela la sua intima debolezza. E non vale sperare un rimedio all'umana pochezza, non possono continuare ad illudersi che esiste Dio; 3. l'amore, la brama del bello, è un sentimento cosmico che deriva dal fascino delle stelle e da altri istinti ancestrali. L'amore devoto della donna, amante e madre, è un'illusione, se crede che egli sia stato conquistato soltanto dall'amore. In realtà lei rappresenta secoli di procreazioni, passato e futuro, e, quindi, il destino stesso, ed è questo che l'ha conquistato. Nell'amata l'uomo ama il proprio destino. 4. Contrasto fra l'armonia della natura e l'angosciata solitudine umana. Tutto è incerto per l'uomo: nell'impossibilità di percepire la vera essenza del mondo, e, perciò, di partecipare all'armonia universale, tutto è fatica e dolore; l'uomo è una "marionetta", neppure una maschera (che, sotto l'apparenza, implicherebbe un contenuto). Rilke vuole vedere uno spettacolo di marionette che ha inizio quando un angelo muove i loro fili (mette, cioè, in moto il "cuore", che è la scena su cui si svolge la rappresentazione). L'angelo" è il sentimento, l'emozione, l'astrazione della vita quotidiana; allora ciò che l'uomo tende a dividere ritrova, come tutto in natura, la sua unità, come quando, bambini, si godeva la vita senza coscienza del futuro, e la vita era, anche nelle sue manifestazioni più intime, pura emozione: ma anche se, in tal modo, si ridiventa bambini, la morte è ... la morte d'un bambino, e non ci sono parole per descrivere l'assurdità d'un bambino che muore. Rilke propone la morale del "cuore" (marionetta animata dall'angelo), ma si rende conto che permane un angoscioso assurdo. 5. Paragona l'umanità ad acrobati che, sul tappeto dell'universo, s'esibiscono nei loro numeri, rotolando nei lazzi. Cosa li spinge a vagare in eterno? Il loro riso forzato spreca il dono della gioia fino alla nausea, sprecano in esteriorità i sentimenti più intimi e più profondi, senza compiere quei gesti che, invece, sarebbero davvero importanti, ridono anche se negli occhi hanno le lacrime. Li osserva uno per uno (1-72) e si domanda dove cominciarono, dove compirono i primi goffi esercizi, luogo metafisico dove il nulla tramuta in qualcosa (ci fosse una piazza dove s'esibiscono due amanti, che in questo mondo non si soddisfano mai!): allora gli innumerevoli taciti spettatori morti getterebbero loro le monete segrete conservate apposta per quell'evento, le monete della felicità che non saranno mai fuori corso. 6. A differenza della Natura, l'uomo prima s'esalta nel fiorire e maturare, poi si sente tradito dal "frutto finale": soltanto gli eroi evitano questa fine. 7. Il tempo del compianto è finito: non bisogna più gridare, bisogna trovare la forza d'andare oltre; se quel grido fosse puro come quello dell'uccello sarebbe un suono in armonia con il resto della natura, e chi emette il grido capirebbe e gioirebbe di ciò che lo circonda. Quel grido puro richiamerebbe alla memoria le ragazze amate, anche quelle morte precocemente: non importa se vissero poco, importa l'intensità con cui vissero quei momenti. "Essere qui è splendido", nonostante il dolore che ci fa gridare; è tutto ciò che conta nell'intimo. Fuori il mondo cambia, l'energia elettrica e le macchine prendono il sopravvento, ma nell'intimo l'uomo deve custodire e proteggere il senso della Natura. "Noi": il poeta è orgoglioso d'appartenere alla razza che eresse monumenti d'arte, e, titanicamente, lancia il suo urlo quasi di sfida alla perfezione dell'Angelo, pur sapendola inafferrabile. 8. Soltanto l'uomo non è puro; tutti gli animali vivono in armonia con la natura, mentre, fin da piccolo, l'uomo è ossessionato dalla paura della morte, e, perciò, perde subito la purezza, diventa incapace di percepire l'essenza della vita. Nel momento dell'estasi suprema neppure gli amanti riescono ad andare oltre; gli uomini vivono sempre avendo davanti a sé il proprio futuro, tentando di cambiarne l'ordine ed il nostro vivere si riduce, in pratica, a dir sempre addio. 9. L'uomo sciupa la sua esistenza a struggersi per il proprio destino, a godere in fretta ciò che presto perderà; così non si è certo più felici: vogliamo godere freneticamente ed ansiosamente quest'essere "terreni" che non si ripeterà mai più. Qual è lo scopo del nostro vivere se ciò che vediamo, ciò di cui siamo spettatori, non potremo portarlo nell'aldilà con noi? "Dire" le cose in modo che perdano il loro carattere transitorio, "dire" nel senso di lodare, di rendersi conto del proprio meraviglioso esistere, cordai o vasai, uomini che creano e passano la mano ai figli (il nostro è il tempo del dicibile): queste cose diventano infinite, indipendentemente dal fatto che lo dica la nostra natura; la stessa morte diventa parte e stimolo di questa raggiunta eternità: allora l'uomo esiste senza passato e senza futuro. Ninth elegy (perhaps the best one): the purpose of human existence is that the world need us to turn the world into consciousness and in particular into words ("being here is so much; because everything here apparently needs us, this fleeting world, which in some strange way keeps calling to us. Us, the most fleeting of all."). Our mission is to perceive and interiorize the world, to bear witness to the unfolding of the world. "Here is the time for the sayable, here is its homeland. Speak and bear witness." 10. Il poeta spera di poter gioire pienamente, abbandonando la vita di tormentose congetture. Allora gli parranno felici persino le notti trascorse insonni nel dolore, saprà apprezzare anche gli episodi che lo fecero soffrire; poi il poeta si volge a criticare, biasimare, la "Leid-Stadt", la città-tormento, luna park di falsità in pompa magna che ha centro nella chiesa, mercato di false eternità e che espone il manifesto "non morì mai", grottesche mistificazioni della consolazione, fiera delle illusioni. Ci sono poi le Lamentazioni, che vivono nel paese dei morti: in passato gli uomini erano capaci di vivere in armonia con il dolore della vita, ne capivano il senso, lo facevano fecondo. Una Lamentazione vaga con un giovane morto a cui illustra le costellazioni del dolore (simbolismi), su tutte quella delle madri, simbolo del dolore primigenio; la tappa successiva nell'itinerario è la fonte della gioia, che sgorga al centro del paese del dolore: la forza positiva che va trae origine dal dolore stesso e che aiuta a vincerlo, a piegarlo. La morale della parabola dei morti è che la felicità non è "salire", ma "cadere". Elegia = itinerario morale dal compianto universale alla gioia dell'intimo, dalla paura del dolore alla sua esorcizzazione attraverso il "dire" la vita quotidiana e tramandarla ai posteri. "Sonette an Orpheus/ Sonnets to Orpheus" (1923), 55 sonnets written in just a week while he was finishing the "Duino Elegies", In 1923 (the same year when he published, after a decade of work, his "Duino Elegies") Rainer Maria Rilke wrote in letter to a grief-stricken friend: “Death is our friend precisely because it brings us into absolute and passionate presence with all that is here, that is natural, that is love”. "Briefe an einen jungen Dichter/ Letters to a Young Poet" is a collection of ten letters published posthumously, addressed to a 19-year-old budding poet, Franz Xaver Kappus. Rilke wrote his own epitaph: “Rose, o pure contradiction, desire to be no one’s sleep beneath so many lids” Rilke died of leukemia on 29 December 1926 in Switzerland at the age of 51. Random notes. Rilke was born and raised in Prague, like Kafka. Prague was part of the Austrian empire. Rilke lived near Trieste at the same time that James Joyce was living in Trieste. Rilke was a multinational artist, living in Germany, France, Switzerland and briefly in Italy. He called Russia its "spiritual fatherland". Rilke, who rarely had a real job, was an opportunist who managed to be funded by wealthy men and women. Rilke lived in an artists’ colony for two years, was Rodin’s personal secretary for ten years, and lived in a castle in Switzerland owned by an art collector. He wrote 17,000 letters. During World War II he was mostly silent, but kept writing letters. World War II never appears in his poetry. Death appears often in his poetry. He wrote in letter to a grief-stricken friend: “Death is our friend precisely because it brings us into absolute and passionate presence with all that is here, that is natural, that is love” (1923). Rilke wrote his own epitaph: “Rose, o pure contradiction, desire to be no one’s sleep beneath so many lids” The first Duino elegy begins with "Beauty is nothing but the beginning of terror". Rilke writes that the world is fleeting and we are even more fleeting, but the world needs us (not viceversa). Ninth elegy: "being here is so much; because everything here apparently needs us, this fleeting world, which in some strange way keeps calling to us. Us, the most fleeting of all." See also A conversation with Alexander Sorenson on Rilke. P.S. Rilke is often miss-quoted: |
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