La prima citazione - indiretta - di Caneva è in documento del 1249, dove si parla della «Ecclesiam S. Michaelis infra Sacilum et Canipam». Deriva dal latinocan(n)ăba "cantina, depostito"[6].
Resti litici di un accampamento di cacciatori, ritrovati nei pressi del Bus de la Lum al limitare della Foresta del Cansiglio e risalenti a circa 11.000 anni a.C., costituiscono la prima testimonianza della presenza dell'uomo sul territorio comunale. Questi furono preludio all'insediamento palafitticolo del "Palù del Livenza" (Paleolitico Superiore), in cui a partire dal 5.720 sino al 4.880 BP (datazioni al radiocarbonio quattordici) si ebbe un insediamento umano su palafitte.
In seguito in zona, sui due principali colli sporgenti dalla dorsale prealpina (col de Fer e col San Martino), si ebbero ben due castellieri, di cui uno si evolse in "castrum" romano quando qui venne costruita una torre d'avvistamento. Lo sviluppo - inteso in senso di comunità - si ebbe in epoca medievale quando, data la posizione strategicamente rilevante sulla via che univa Aquileia-Concordia all'Alpago e quindi al Norico, Càneva divenne territorio patriarcale, documentato fin dall'anno 1034 quale possesso della Chiesa d'Aquileia. Caneva fu teatro di numerosi scontri tra le truppe della "Patria del Friuli" e quelle trevigiane, passando ora sotto il controllo dei Patriarchi ora sotto il controllo dei da Camino.
Per molti secoli fu un feudo in possesso di vari esponenti dell'aristocrazia friulana. Nel 1385 il maniero venne occupato dalle truppe dei Carraresi, signori di Padova. Ritornato in possesso della Chiesa d'Aquileia, Càneva venne preso dalle truppe veneziane nell'anno 1420. I resti dell'antico maniero, sito sulla vetta di un pendio roccioso, sono oggi costituiti dalle basi di alcuni muraglioni di difesa e dai resti di qualche torre. All'interno della cinta castellana si trovano ancora la chiesetta di Santa Lucia, costruita alla fine del secolo XVI, e la torre campanaria, ricavata da un'antica torre.
In epoca più recente Càneva divenne terra di emigrazione soprattutto verso America del Nord e del Sud, Svizzera, Belgio ed Australia. Il fenomeno, che durò per tutto l'Ottocento e gran parte del Novecento, si arrestò solamente negli anni sessanta.
Càneva è un paese di cave e di cavatori e come tale fa della pietra un elemento caratterizzante della sua storia e della sua architettura. L'impiego della pietra è stato importante sin dai secoli antichi per la costruzione di abitazioni, per l'edificazione di recinzioni, per la realizzazione di vie di comunicazione e per la realizzazione di ogni sorta di manufatti.
La faggeta del Cansiglio.Bosco del Cansiglio, con tutta la zona che arriva fino al Pian Cansiglio ed in particolar modo al Bus de la Lum, che, con i resti di un accampamento di cacciatori, è prima testimonianza certa di presenza umana nell'ambito territoriale datata 11.000 anni a.C. (scoperta dai ricercatori dell'Università di Ferrara).
Parco archeologico del Palù di Livenza, maggior sito europeo con resti evidenti di un insediamento palafitticolo umano durato circa 1000 anni, tra i meglio conservati - databile dal 5.720BP al 4.880BP (fonte Ministero Beni cult. e amb.) - ed il più ricco di materiale archeologico, con numerosissimi rinvenimenti attribuibili al Paleolitico Superiore. Il parco archeologico è ufficialmente iscritto nella lista degli antichi insediamenti sulle Alpi, patrimonio dell'Umanità tutelato dall'UNESCO dal 27 giugno 2011.[17]
Al 31 dicembre 2025 gli stranieri residenti nel comune erano 471, ovvero il 7,1% della popolazione.[19] La comunità straniera più numerosa è quella proveniente dalla Romania con il 26,6% di tutti gli stranieri presenti sul territorio, seguita dal Marocco e dall'Albania.[20]
Il territorio di Caneva rientra in quella fascia del Friuli occidentale in cui si parla il veneto: il dialetto locale appartiene infatti al tipo trevigiano rustico orientale (detto anche liventino), affine quindi al bellunese. Termini tipicamente riconducibili di questo gruppo sono ardelìva "fieno di secondo taglio", varsór "aratro", calvéa o calvìa "misura per aridi".
Non mancano, tuttavia, elementi riconducibili alla lingua friulana, facendo ipotizzare che l'attuale idioma si sia imposto su un originario dialetto friulano. Voci che denotano questo aspetto sono madràs "serpente", batidór "correggiato", ratha e rathòt rispettivamente "anatra" e "maschio dell'anatra". Interessante, inoltre, la presenza di alcuni slavismi, tracce di una piccola colonizzazione di epoca patriarcale[21][22][23].
Fiaschetti: dista da Càneva circa 2km. Qui vivono circa 300 persone.
Fratta: nuova area industriale a ridosso della bretella autostradale dell'A-28 al confine con Sacile.[25]
Sarone: distante da Càneva circa 3km. È il secondo paese per abitanti del comune. Protetto su tre lati dai vari eventi atmosferici da due colli a sud-ovest e a nord-est, rispettivamente il "col de Fer" e il "col di San Martìn", e a nord- ovest dal "Col de Rust" è la frazione con le più grandi bellezze paesaggistiche del comune fra cui le meravigliose viste dalla famosa pizzeria ristorante "Italo Rover" al paesaggio boschivo della valle. Famoso in tutta Italia per la preziosa pietra che se ne ricava dalle sue montagne di un colore bianco puro dalle sue cave.[26] Particolarità del posto è il suo dialetto totalmente diverso dai vari paesi del comune, molto più simile al Bellunese. Questa differenziazione linguistica è dovuta al fatto che in passato è stato luogo di passaggio per i migranti che attraversavano il Pian Cansiglio per dirigersi alla stazione dei treni di Sacile e non solo poiché Sarone fin dai tempi più antichi era un luogo dove i contrabbandieri potevano nascondersi e far passare le loro merci (principalmente legno di Faggio da portare a Venezia per la costruzione dei remi delle Gondole), infatti non è un caso che nella piazza si trovi una fontana il cui nome è "L'Emigrante".
Stevenà: dista dal centro circa 1 km, verso il confine con Cordignano (TV). Composto da diverso borghi storici, nella frazione si trovano anche diversi luoghi di culto come la parrocchiale di San Marco, la chiesetta della Madonna delle Pelithe e, più conosciuta come meta di pellegrinaggio, la chiesa della Madonna del Carmine (anche Madonna del Persego). Al centro del paese si trova anche Villa Frova, ora di proprietà comunale. Da Stevenà si snoda il Sentiero del Patriarca, antica traccia medievale, e lungo una variante è allestita la Big Bench #190.
Il paese è anche conosciuto per la sua birra, Valscura[27], prodotta con i vari frutti di stagione raccolti direttamente nel territorio (figo moro[28], castagne ecc.).
Neumarkt è un paese della Baviera (Germania) dove ogni estate viene svolto un campeggio (Zeltlager) a cui partecipano ragazzi sia italiani che tedeschi per mantenere il gemellaggio.
Meilhan-sur-Garonne è un comune francese in cui vi sono emigrati molti italiani dopo la seconda guerra mondiale, tra questi anche un canevese, Giovanni Masutti, al quale è stata dedicata una piazza adiacente alla chiesa del comune, inaugurata nel 2012.
↑Carla Marcato, Càneva, in Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, Garzanti, 1996, p.130, ISBN88-11-30500-4.
↑Paolo Zolli, I dizionarii dialettali delle Tre Venezie (1976-1985), in Quaderni Veneti, Ravenna, Longo, 1986, pp.171-172.
↑Giovanni Frau, I dialetti del Friuli, Udine, Società Filologica Friulana, 1984, p.8.
↑Luciano Borin, Caneva. Un ponte fra la parlata friulana e quella veneta, in Manlio Cortelazzo (a cura di), Guida ai dialetti veneti, XIV, Padova, CLEUP, 1992, p.92.