Hafgufa
L'hafgufa è una creatura leggendaria della mitologia norrena.
Descrizione
[modifica | modifica wikitesto]L'hafgufa viene descritto come un mostro marino che, quando affiora in superficie, è indistinguibile da un'isola o da un paio di scogli. Il suo nome deriva dai termini islandesi haf ("mare") e gufa ("vapore", "nebbia"), quindi si può interpretare come "nebbia marina"[1][2].
Konungs skuggsjá
[modifica | modifica wikitesto]Nel Konungs skuggsjá, un testo norvegese composto intorno al 1250, l'hafgufa (chiamato hafgufu) è descritto come un enorme pesce simile a un'isola, che rutta grandi quantità di cibo per attirare altri pesci e poi divorarli[1][3]:
«C'è un pesce che non ho ancora menzionato, di cui è bene evitare di parlare in proposito delle sue dimensioni, poiché alla maggioranza delle persone sembrerebbe incredibile. Ci sono molto pochi che possono parlarne chiaramente, poiché raramente si avvicina alla terra o appare dove potrebbe esser visto dai pescatori, e io suppongo che non vi siano tanti pesci di questa specie nel mare. Spesso nella nostra lingua noi lo chiamiamo hafgufa. Né io posso parlare con certezza delle sue dimensioni in aune, perché le volte che si è mostrato agli uomini è apparso più come terra che come pesce. Né ho sentito che ne sia mai stato catturato uno, o trovato morto; e io credo che non debbano essercene più di due negli oceani, e che ognuno sia incapace di riprodursi, perché credo che siano sempre gli stessi. Infatti, non sarebbe bene per gli altri pesci se gli hafgufa fossero in numero quanti le balene, per la loro vastità, e per quanta sussistenza necessitano. Si dice che sia la natura di questo pesce che quando vuole mangiare, allora estende il suo collo con un grande ruttare, e con questo ruttare butta fuori tanto cibo che tutti i generi di pesci che sono nei pressi accorrono nel luogo, e si riuniscono assieme, sia grandi che piccoli, poiché credono che otterranno cibo e buon mangiare; ma questo grande pesce lascia la sua bocca aperta nel frattempo, e l'apertura non è meno ampia di quella di un grande sound o fiordo, e i pesci non possono evitare di accorrere lì in grande numero. Ma come il suo stomaco e la sua bocca sono pieni, allora esso richiude assieme la fauci e cattura e imprigiona tutti quei pesci, che tanto avidamente erano giunti lì in cerca di cibo.»
Saga di Oddr l'arciere
[modifica | modifica wikitesto]Nella saga islandese di Oddr l'arciere, l'hafgufa viene incontrato nel mare di Groenlandia, è definito il più grande dei mostri marini, e si ciba di balene, navi, uomini e qualsiasi altra cosa riesca a catturare; vive sott'acqua, ma di notte, durante la bassa marea, la sua testa sporge dall'acqua, e viene scambiata per un grande scoglio[4]:
«Vignir disse: "Tu parli fin dove la tua conoscenza arriva. Ora ti dirò questo, che vi sono due mostri marini. Uno chiamato hafgufa, e l'altro lyngbakr. Esso [il lyngbakr] è la più grande delle balene nel mondo, ma l'hafgufa è il mostro più grande del mare. È la natura di questo mostro ingoiare uomini e navi, e perfino balene ed ogni cosa raggiunge. Esso sta sommerso per giorni e giorni, e infine sporge la sua testa e il suo naso e così rimane fino al cambio di marea. Il canale che abbiamo attraversato era tra la sua bocca, e il suo naso e la sua mandibola erano quelle rocce che sono apparse nel mare, e il lyngbakr era quell'isola che abbiamo visto inabissarsi. Ogmund ha mandato queste bestie contro di te con la sua magia per ucciderti con tutti i tuoi uomini. Pensava che molti sarebbero annegati [sulla schiena del lyngbakr], e che l'hafgufa avrebbe divorato i superstiti. Oggi sono passato nella sua bocca perché sapevo che era appena riemersa.»
Altri riferimenti
[modifica | modifica wikitesto]L'hafgufa viene citato in una leggenda popolare groenlandese pubblicata sul The Rambler, Anningait e Ajut, dove Anningait, in una poesia composta per la sua amata Ajut, proclama che la "strapperebbe dalle fauci di Amarok" e la "salverebbe dai burroni di Hafgufa"[5].
Nel foclore più tardo e da autori successivi (come Bartolino, Blackwood e Crantz), inoltre, questa creatura viene frequentemente associata al kraken[5][6].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Waggoner, p. 212.
- ↑ Foreign Quarterly Review, p. 49.
- ↑ Konungs-Skuggsjá, p. 32.
- ↑ (IS) Örvar-Odds saga, su snerpa.is. URL consultato il 2 settembre 2014.
- 1 2 Robbins, p. 107.
- ↑ Blackwood, p. 649.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Blackwood's Edinburgh Magazine, Volume 2, W. Blackwood, 1818.
- a cura di Rudolph Keyser, Peter Andreas Munch e Carl Rikard Unger, Konungs-Skuggsjá, Trykt hos C.C. Werner & Comp., 1848.
- The Foreign Quarterly Review, Volume 9, 1832.
- Eliza Robbins, Tales from American History, Volume 3, J. & J. Harper, 1833.
- Ben Waggoner, The Hrafnista Sagas, su books.google.it, Lulu.com, 2012, ISBN 978-0-557-72941-8.
