Indocina
| Indocina | |
|---|---|
| Stati | |
| Superficie | 2 079 073,77 km² |
| Fusi orari | UTC+6:30, UTC+7, UTC+8 |

L'Indocina, o penisola indocinese, è una vasta penisola dell'Asia sud-orientale, saldata largamente al continente, prominente tra il golfo del Bengala e il Mar Cinese Meridionale; la sua estremità meridionale si suddivide in un ampio lobo e in una lunga appendice, la penisola di Malacca, che giunge a contatto dell'arcipelago malese; nell'andamento delle due coste profondamente incise, nella snellezza delle forme, nella struttura in cui hanno gran parte i corrugamenti recenti, presenta un profondo contrasto con la forma massiccia e la struttura tabulare dell'Arabia e dell'India. Ha una superficie di circa 2 milioni di km² e si estende da 1° a 23° di latitudine nord, e fra 93° e 109° di longitudine est da Greenwich.
Al frazionamento della sua struttura fisica corrisponde il frazionamento della vita sociale e politica, la quale, mentre ha impedito la formazione di una nazione o di uno Stato unitario, ha permesso alle minori unità di aborigeni e di antiche popolazioni di mantenersi in pieno isolamento nei distretti montuosi, nelle alte valli dei fiumi e nelle zone più fittamente forestali. Ne consegue la divisione in regioni ben individuate e la formazione di Stati numerosi e differenziati.
Il nome designa inoltre, in biogeografia, una delle suddivisioni dell'ecozona indomalese e una regione floristica del regno floristico paleotropicale, la cui estensione non coincide del tutto con quella della penisola.
Terminologia
[modifica | modifica wikitesto]Nelle fonti indiane il nome più antico collegato all'area è Yāvadvīpa; un'altra denominazione probabilmente riferita all'Indocina continentale è Suvarṇabhūmi («terra dell'oro»), toponimo ricorrente nella letteratura indiana antica e nei testi buddhisti, che secondo alcuni studiosi designerebbe però il Sud-est asiatico insulare.[1][2][3]
Le origini del nome Indocina sono solitamente attribuite congiuntamente al geografo franco-danese Conrad Malte-Brun, che nel 1804 si riferì all'area come indo-chinois, e al linguista scozzese John Leyden, che usò il termine indo-cinesi per descrivere gli abitanti della zona e le loro lingue nel 1808.[4] Le opinioni degli studiosi dell'epoca sull'influenza storica della Cina e dell'India sull'area erano contrastanti, e il termine stesso era controverso: lo stesso Malte-Brun in seguito si oppose al suo uso in un'edizione successiva della sua Geografia universale, ragionando sul fatto che esso enfatizzava eccessivamente l'influenza cinese, e suggerì invece "Cin-India".[5] Tuttavia, il termine Indocina aveva già preso piede, e presto soppiantò termini alternativi come India Posteriore,[6] India Ulteriore o penisola al di là del Gange. In seguito, tuttavia, quando i francesi stabilirono la colonia dell'Indocina francese (che copriva gli attuali Cambogia, Laos e Vietnam), l'uso del termine divenne più ristretto alla colonia francese,[7] e oggi l'area è indicata in molte lingue come "Sud-est asiatico continentale".[8]
Geografia
[modifica | modifica wikitesto]Le coste
[modifica | modifica wikitesto]Le coste dell'Oceano Indiano si stendono dalla foce del Gange allo stretto di Malacca. La sezione settentrionale ha un andamento assai vario; vi sono numerose insenature, tra cui quella che ospita il porto di Sittwe (Akyab), e, nella parte mediana, numerose isole (Boronga, Ramree, Cheduba, ecc.), tutte basse e paludose. Le catene montuose seguono dappresso e con continuità la costa e questa pertanto rimane isolata dall'interno: infatti fino al capo Negrais è dovunque dominata dalle catene dell'Arakan. Al capo Negrais la costa piega verso est per formare l'ampia rientranza del golfo di Martaban, nel quale si affaccia al mar delle Andamane la larga pianura deltizia dell'Irrawaddi, che accoglie sul ramo più orientale il porto di Rangun (Rangoon). Nella parte più interna del golfo sfocia il Salween, sulle cui sponde vi è il porto di Moulmein; ivi comincia la costa del Tenasserim, parallela alle catene che formano l'ossatura della penisola di Malacca; essa è accompagnata da numerosissime isole costiere, tra cui l'arcipelago di Mergui e, più a sud, l'isola di Phuket o Salang e l'isola di Penang o di George Town. I porti costieri sono numerosi ma di modesta importanza; i maggiori sono quelli di Tavoy, di Mergui e di Melaka (Malacca), tutti centri commerciali.
Oltrepassato lo stretto di Malacca, cosparso di isole, si penetra nell'Oceano Pacifico e più precisamente nel Mar Cinese Meridionale, il quale verso nord forma le due profonde rientranze dei golfi del Siam e del Tonchino; fra i due si protende il grande lobo della Cocincina che termina a sud con la bassa penisola di Ca Mau. Le coste presentano minore varietà in confronto di quelle occidentali; dopo l'isola di Singapore, che accoglie il porto più grande e più importante del Sud-est asiatico, la costa risale verso nord, prevalentemente bassa e orlata da piccole isole. Nella parte più interna del golfo del Siam si affaccia la formazione deltizia del Menam con il porto di Bangkok, lo sbocco principale del Siam. A oriente la costa ridiventa rocciosa, perché le formazioni montuose si protendono in mare formando numerose prominenze e insenature, accompagnate da qualche isolotto. Ad Ha-Tien comincia la costa della Cocincina che si svolge pianeggiante e acquitrinosa fino a Vung Tau (capo Saint-Jacques), per tutta la distesa del delta del Mekong, di cui si protende la penisola di Ca Mau, formata dai detriti del Mekong. In tutta questa sezione bassa e piatta le insenature sono scarse: le foci dei vari rami del Mekong sono ostruite da barre sabbiose, mentre è navigabile il fiume di Saigon, sul quale si trovano i porti di Saigon e di Cholon.
Da Vung Tau fino ad Ha-Tinh, nell'Annam settentrionale la costa presenta un intarsio per l'incidenza del rilievo montuoso annamitico che protende in mare numerosi promontori, come capo Ke Ga, capo Dinh, capo Dieu, capo Nam Tram, capo Lai, capo Ron. Le numerose isole rocciose che fronteggiano tutta la costa annamitica servono di base per i pescatori. A nord di Vinh la costa è bassa e melmosa in corrispondenza del grande delta tonchinese fin oltre l'isola di Cat Ba; sulla foce del Fiume Rosso si trova il grande porto di Haiphong.
Il rilievo
[modifica | modifica wikitesto]In linea generale si può ritenere che l'orografia della penisola sia derivata dalla deviazione delle pieghe himalayane per effetto di preesistenti e consolidate formazioni geologiche che funzionarono da ostacolo al corrugamento verificatosi sul finire del Mesozoico e nel Cenozoico. Il moto di sollevamento alpino-himalayano, dilatandosi verso oriente, si sarebbe scontrato cioè con il blocco arcaico della Cina meridionale (Scudo sinense) e quindi costretto a deviare verso sud. Le pieghe, enormemente ravvicinate e parallele nella stretta di Namkiu, divergono poi in due grandi fasci: quello occidentale, forma la parte ovest della penisola, e in particolar modo la Birmania, per continuare con le Andamane e Nicobare e con la penisola malese fino a congiungersi ai grandi archi montuosi dell'arcipelago malese; l'altro, in direzione di sud-est, forma i sistemi a pieghe del Tonchino. Anche questo divergeva dalle pieghe del Terziario e sarebbe stato causato dall'incontro con gli antichi plateaux della Cambogia ed all'altopiano degli Stati dei Shan.
La regione meridionale, che comprende il medio Laos, l'Annam, la Cambogia e tutto il Siam orientale, è costituita da terreni paleozoici, che non hanno subìto soltanto dislocazioni in senso verticale, con la conseguente fuoriuscita, attraverso le faglie, delle vaste colate basaltiche di cui rimangono residui nei Monti dei Cardamomi, nel Chandaburi, nel plateau di Korat e nei rilievi della Cocincina.
Nella zona settentrionale e specialmente nel Tonchino, il movimento orogenetico dell'Asia centrale ha impresso al Paese un'orografia quanto mai confusa e caotica. Il fascio di pieghe occidentali, invece si è potuto allargare più comodamente fra il plateau degli Stati dei Shan e l'altopiano di Shillong e le pieghe appaiono disposte parallelamente le une alle altre, incurvate con la convessità verso occidente. A est delle catene costiere dell'Arakan si stende la pianura dell'Irrawaddi, sparsa di una serie di rilievi isolati, fra cui predomina il cono vulcanico del Popa, e limitata verso oriente dai monti del Pegu (Pegu Yoma), che dividono la valle dell'Irrawaddi da quella del Sittang; il delta rappresenta un golfo colmato di sedimenti alluvionali ed è quindi in complesso una depressione che si prolunga nella fossa compresa tra le Andamane e la costa del Tenasserim, dove si raggiunge la profondità di 4360 m.
L'altopiano degli Stati dei Shan è interessato da ondulazioni allungate parallelamente tra loro e disposte in direzione nord-sud; il Salween lo attraversa in una successione di gole profonde, il Mekong lo limita a oriente con un ampio e profondo solco che distingue l'altopiano Shan dai monti dell'alto Laos. Verso sud le pieghe convergono a formare le montagne del Tenasserim e della penisola di Malacca.
Le quote massime si raggiungono all'estremità settentrionale, dove i rilievi della Birmania settentrionale e della provincia cinese dello Yunnan (montagne di Hengduan) costituiscono la continuazione dei sistemi tibetani: la cima più elevata dell'intera regione è l'Hkakabo Razi, in Birmania, con 5 881 m. Lungo il versante orientale si sviluppa per circa 1 100 km la Catena Annamita, che attraversa Laos, Vietnam e una piccola porzione della Cambogia toccando i 2 819 m del Phou Bia; si tratta di uno dei settori di maggiore interesse naturalistico della penisola e tuttora fra i meno esplorati.
Nel modellamento attuale l'erosione delle acque correnti ha avuto un ruolo notevole, soprattutto perché un sollevamento recente della zona dello Yünnan ha ringiovanito il sistema idrografico, infondendo nuova forza erosiva a tutti i corsi d'acqua, i quali in tale modo hanno approfondito le loro valli nei corsi superiori, come appare nelle gole del Salween, del Mekong e del Fiume Rosso: i detriti trasportati da questi fiumi hanno potuto costruire o allargare i grandi delta, che offrirono alla popolazione comode sedi e possibilità di una agricoltura assai redditizia: i delta dell'Irrawaddi, del Menam, del Mekong e del Tonchino sono le zone più ricche e più fittamente abitate.[9]
I fiumi
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La penisola è percorsa da numerosi corsi d'acqua, in larga parte originati dai rilievi settentrionali. Le catene montuose separano i bacini dei grandi fiumi delimitando vaste pianure alluvionali: la separazione così determinata ha a lungo ostacolato le comunicazioni fra le popolazioni insediate nelle diverse pianure, tanto che i fiumi hanno costituito e costituiscono tuttora le principali vie di accesso ai centri abitati, oltre che le direttrici naturali del traffico verso la Cina.
Il maggiore è il Mekong, lungo circa 4 900 km: nasce sull'altopiano del Tibet, attraversa la Cina, lambisce Birmania e Thailandia, percorre Laos e Cambogia e sfocia nel proprio delta, nel Vietnam meridionale; il suo bacino idrografico drena 795 000 km² e presenta una portata media annua di 475 km³, la decima al mondo.[10] Nel solo bacino inferiore vivono oltre 65 milioni di persone, il 40% delle quali entro quindici chilometri dal corso d'acqua, che ne utilizzano le acque per l'agricoltura, la pesca, l'acquacoltura, la produzione di energia idroelettrica e il trasporto delle merci.[11] Segue per importanza l'Irrawaddy, lungo circa 2 250 km, che nasce in Cina e percorre l'intera Birmania costituendone la principale via commerciale. Di rilievo minore sono il Saluen, il Chao Phraya, il Fiume Rosso e il Saigon.
Il clima
[modifica | modifica wikitesto]Il clima dell'Indocina dipende soprattutto da due fattori: dalla posizione del territorio in latitudine e dall'alterno spirare dei venti monsoni. La posizione allungata tra l'equatore e il tropico del Cancro determina temperature decrescenti dall'uno all'altro limite, ma in genere elevate; lo spirare dei monsoni regola l'entità e la periodicità delle piogge. Ma il gioco dei monsoni nell'Indocina è estremamente complicato per la posizione della penisola rispetto al continente, per la varietà del rilievo e la direzione delle catene montuose. Sul lato occidentale agiscono le correnti monsoniche dell'Oceano Indiano che investono l'India e interessano in modo particolare la Birmania. Sul lato orientale agiscono le correnti monsoniche che si alternano tra la Cina e l'Oceano Pacifico e investono soprattutto l'Annam e il Tonchino. La direzione di queste ultime correnti, poi, subisce modificazioni a causa della relativa vicinanza del continente australiano che, per riflesso delle situazioni bariche che evolvono nel suo territorio, provoca contrasti e deviazioni nell'andamento generale della circolazione dell'Asia del sud-est. In complesso, il monsone estivo di sud-ovest porta grandi piogge sulle coste dell'Arakan e del Tenasserim e nella vallata inferiore dell'Irrawaddy. Il margine meridionale dell'afflusso sud-occidentale investe la penisola di Malacca la supera e raggiunge la Cocincina, dove si unisce alle correnti di sud-est che provengono dall'Australia. Caduto al sopravvenire dell'inverno il monsone di sud-ovest, prevalgono i venti di nord-est, che raggiungono le coste dell'Indocina dopo avere attraversato i mari costieri del Pacifico e recano pioggia abbondante al Tonchino, all'Annam e alle coste orientali della penisola malese. Ne consegue che i venti delle due opposte direzioni sono entrambi umidi e apportano piogge copiose, alternativamente alle regioni rivolte a occidente e a quelle rivolte a oriente. La quantità di pioggia media supera i 1500 mm in tutta la fascia costiera della penisola e in alcune zone sale anche a oltre 3000 mm. Nell'interno invece la piovosità diminuisce ed è minima nel bacino del medio Irrawaddi e nella parte più interna del Laos e del Siam orientale.
Variazioni maggiori e distribuzione meno uniforme presenta la temperatura a causa della latitudine, dato che la penisola da nord a sud si allunga tra il 1º e il 23º di lat. nord. A ciò si aggiungano gli effetti prodotti dal rilievo, che non solo attenua i valori termici, ma in taluni casi altera o elimina le benefiche influenze del mare. In genere la temperatura lungo la fascia costiera è dovunque elevata. Naturalmente è più elevata nella penisola di Malacca e nella zona costiera del Siam e della Cambogia, per la maggiore vicinanza all'Equatore. Le variazioni termiche sono di pochi gradi; secondo i luoghi il termometro si mantiene in media sui 24-27 °C. Verso l'Indocina settentrionale e soprattutto nell'interno le oscillazioni stagionali si accentuano progressivamente, senza tuttavia determinare un inverno rigido.
In complesso si possono distinguere diverse regioni climatiche: quella equatoriale, con temperatura quasi costante e piogge abbondanti in ogni stagione, a sud; quella monsonica a nord, con situazioni differenti per la parte occidentale e orientale. Nella prima si possono distinguere tre stagioni, e cioè: un periodo caldo e piovoso che comincia in aprile o maggio e finisce di solito a novembre; un periodo fresco e asciutto o poco umido da metà novembre a metà febbraio, e infine una stagione calda e asciutta da metà febbraio all'inizio della stagione umida. Nell'Indocina orientale vi è una diversità soprattutto riguardo al periodo di piovosità. Come nel resto dell'Indocina i mesi da febbraio ad aprile sono caldi e asciutti, poi la temperatura aumenta, ma le piogge più copiose cadono da novembre a gennaio. L'altitudine rende più temperato il clima: in località elevate sono quindi sorte delle stazioni estive, dove durante il periodo coloniale si rifugiavano gli Europei per evitare gli eccessi del clima tropicale.
Nelle aree interne, meno raggiunte dagli afflussi umidi, prevale un clima della savana, con precipitazioni meno abbondanti e forte escursione termica. Le differenze di quota, di latitudine e la disposizione delle catene montuose danno inoltre luogo a numerosi microclimi. L'andamento dei monsoni ha conseguenze dirette sulla vita delle popolazioni: un arrivo tardivo o un prolungamento eccessivo delle piogge possono provocare siccità prolungate oppure alluvioni rovinose, e l'agricoltura della penisola — la risicoltura in particolare — è per questo particolarmente esposta alla variabilità climatica. Nella stagione umida i contrasti fra masse d'aria possono infine generare profonde depressioni e tifoni.
Ambiente naturale
[modifica | modifica wikitesto]La regione biogeografica
[modifica | modifica wikitesto]Oltre che come entità fisico-geografica, l'Indocina è considerata una regione biogeografica dell'ecozona indomalese e una regione floristica del regno floristico paleotropicale. Così intesa, si estende dalla Thailandia meridionale attraverso Laos, Vietnam, Cambogia e Birmania fino alla Cina meridionale, comprendendo anche alcune isole dell'Oceano Indiano.
I confini della regione sono discussi. Nella Cina meridionale e a Taiwan sopravvivono lembi di foresta tropicale e subtropicale con caratteri affini a quelli indocinesi, sempre più rari per effetto dell'urbanizzazione, ma tali territori presentano anche elementi propri dell'ecozona paleartica nelle fasce di alta montagna. Le Isole Andamane e le isole Nicobare, nel mare delle Andamane, condividono con l'Indocina foreste tropicali e mangrovieti, ma sono generalmente attribuite alla regione indiana. La penisola malese, talvolta accorpata all'Indocina per affinità di clima e di copertura forestale, è invece ricondotta alla regione malese.[12]
Flora
[modifica | modifica wikitesto]Il mantello vegetale è ricco e la flora presenta caratteri tipici delle zone equatoriali o tropicali. In complesso si può considerare l'Indocina come area di passaggio dalla regione vegetale indiana di tipo tropicale a quella dell'arcipelago malese di tipo equatoriale: a sud prevalgono le influenze malesi, mentre verso nord-ovest compaiono elementi indiani e boreali. Nel territorio nord-occidentale si ha un notevole rigoglio di vegetazione tropicale che via via diminuisce verso l'interno; vi sono caratteristiche le palme e la foresta pluviale domina su vasti lembi costieri. Nel territorio nord-orientale il mantello vegetale è più stentato e vaste estensioni sono coperte di savana. La cimosa meridionale dell'Indocina e la penisola di Malacca presentano una ricca e sviluppata vegetazione equatoriale e la foresta sempreverde copre gran parte della penisola di Malacca. Nelle pianure deltizie e nelle altre zone alluvionali, lungo i fiumi e le coste, la nota caratteristica del paesaggio è data dalle colture e specialmente dalle risaie. Nei rilievi settentrionali compaiono foreste temperate di conifere a dominanza di Pinus.
La flora complessiva è stimata in circa 15 000 specie, per almeno un terzo endemiche. Il territorio resta tuttavia fra i meno studiati al mondo: all'instabilità politica che ne ha a lungo impedito l'esplorazione scientifica si aggiunge la persistenza di estese foreste primarie, la cui composizione non è integralmente nota; solo in tempi recenti la situazione si è stabilizzata al punto da consentire la ripresa delle ricerche e la redazione di flore nazionali, come in Thailandia.
Fra le specie di rilievo economico e culturale figurano il teak (Tectona grandis), largamente commercializzato come legname pregiato, i dipterocarpi, la palma di betel (Areca catechu) e numerosi alberi da frutto quali il durian, il mangostano (Garcinia mangostana), il rambutan e il longan. Assai numerose sono le piante di impiego medicinale, valutate in circa 6 500 specie — fra cui Coscinium fenestratum, Coptis teeta e il ginseng vietnamita (Panax vietnamensis) —, oggetto in anni recenti di rinnovato interesse da parte della ricerca farmacologica.
La copertura forestale è in rapido arretramento: la perdita di foresta nel Sud-est asiatico è indicata fra le più veloci del pianeta, determinata dalla conversione a usi agricoli e urbani, dallo sfruttamento intensivo e dal disboscamento illegale. In Vietnam sono circa trecento le specie arboree utilizzate, quarantadue delle quali classificate come legname pregiato. Alla perdita di habitat si aggiunge, per gruppi come le orchidee e le Nepenthes, la pressione del collezionismo di piante ornamentali.
Nelle foreste sono frequenti le relazioni mutualistiche fra piante e animali: il pipistrello Eonycteris spelaea e altri chirotteri sono importanti impollinatori di angiosperme, fra cui il durian, mentre i gibboni, nutrendosi dei frutti dei dipterocarpi e dei fichi (Moraceae), ne disperdono i semi; la scomparsa di uno dei due partner comprometterebbe la sopravvivenza dell'altro.
Biomi
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Dove il clima tropicale equatoriale mantiene condizioni stabili nel corso dell'anno si sviluppa la foresta pluviale tropicale e subtropicale, presente soprattutto nei settori meridionale e orientale della penisola. Si tratta di formazioni arboree alte e dense, in prevalenza sempreverdi, prive di una specie dominante salvo in presenza di condizioni ambientali particolari, e caratterizzate da fioriture e fruttificazioni fortemente asincrone. Nell'aria densa del sottobosco pochi alberi dipendono dall'impollinazione anemofila: sono invece diffuse le strategie basate su odori intensi che attirano insetti e vertebrati, come nel caso della Rafflesia kerrii e del durian. Se ne distinguono foreste equatoriali di bassa quota, con alberi a crescita rapida che raggiungono i 50 m, foreste montane ricche di piante vascolari e foreste nebulose, queste ultime concentrate nei rilievi cinesi e annamiti.
Dove la stagionalità è più marcata compaiono foreste umide decidue e semidecidue, nelle quali gli strati superiori perdono le foglie mentre arbusti e alberi minori restano sempreverdi. Un caso particolare è quello delle foreste monsoniche, a prevalenza di specie decidue adattate all'alternanza fra lunghi periodi siccitosi e piogge torrenziali, ricche di liane, epifite, bambù e teak; in Thailandia si contano quarantuno specie indigene di bambù, dei generi Bambusa e Gigantochloa in particolare.
Il secondo grande bioma è quello delle foreste secche decidue, a vegetazione caducifoglia intervallata da specie sempreverdi di taglia medio-bassa, articolate in tre strati: uno erbaceo a dominanza di graminacee, uno arbustivo e uno arboreo. Biologicamente meno ricche delle pluviali, ospitano nondimeno una fauna abbondante. Vi corrispondono l'ecoregione delle foreste secche sempreverdi dell'Indocina sud-orientale, estesa su circa 124 300 km² fra Cambogia, Laos, Thailandia e Vietnam lungo il bacino del Mekong, e quella delle foreste secche dell'Indocina centrale, il settore più arido della regione con 1 000-1 500 mm di pioggia annui, densamente popolato e in larga parte convertito ad agricoltura e insediamenti.
Savane e steppe cespugliose occupano le pianure interne dei diversi Stati. Alla loro formazione concorrono il deficit idrico determinato dalle barriere orografiche e gli incendi, di origine sia naturale sia antropica: bruciate le foreste, la ricolonizzazione arborea risulta difficile e la formazione erbacea tende a stabilizzarsi.
Bioma di particolare rilievo è infine quello delle mangrovie,[13] che occupa la fascia di transizione fra le foreste pluviali e il mare. I mangrovieti si sviluppano lungo i litorali tropicali e negli estuari dove confluisce l'acqua dolce, e in Asia raggiungono la massima diversità specifica. Lungo le coste indocinesi sopravvivono ormai a chiazze: formazioni significative si conservano nelle Andamane e Nicobare, in Vietnam a Can Gio e nel parco nazionale di U Minh Thuong, e a Taiwan lungo il fiume Tamsui presso Taipei, il Jhonggan a Miaoli e nelle zone umide di Sihcao a Tainan. La foresta di mangrovia è organizzata in fasce parallele alla linea di costa, con salinità decrescente verso l'interno, dove subentrano palme e Hibiscus; le specie che la compongono, appartenenti soprattutto ai generi Rhizophora, Xylocarpus e Sonneratia, dispongono di adattamenti specializzati per l'eliminazione del sale in eccesso e per la respirazione e la germinazione in substrati periodicamente sommersi. Ricchi di nutrienti e riparati dai grandi predatori, i mangrovieti fungono da aree di accrescimento per numerose specie acquatiche e ospitano insetti, anfibi, rettili e uccelli.
Aree di interesse conservazionistico
[modifica | modifica wikitesto]Fra le ecoregioni individuate dal WWF nell'area figurano le foreste annamite, le foreste secche del basso Mekong, le foreste subtropicali umide dell'Indocina settentrionale, le foreste montane di Taiwan, le foreste umide del Tenasserim, le foreste umide dei Monti dei Cardamomi e le foreste umide della Cina sud-orientale e di Hainan.[14]
Fauna
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La fauna presenta strette analogie con quella dell'India, poiché appartiene anch'essa alla regione orientale, e include pertanto molte specie comuni con l'India, la Malesia, l'Indonesia e le zone meridionali della Cina; verso nord assume caratteri indiani, verso sud caratteri malesi. La ricchezza specifica è elevata e il popolamento comprende numerosi endemismi. Nuove specie continuano a essere descritte: nelle foreste annamite sono stati individuati il coniglio striato annamita (Nesolagus timminsi) e il saola. Buona parte della fauna è però minacciata di estinzione e i grandi mammiferi risultano ormai concentrati nelle aree protette, per effetto della perdita di habitat e del bracconaggio.
Fra i mammiferi vi sono leopardi, tigri, elefanti, bufali, rossette, pangolini, scimmie e proscimmie; particolarmente degni di nota sono i gibboni e il tapiro dalla gualdrappa, ormai divenuto raro. Endemico dell'area è il gaur (Bos gaurus), o bisonte indiano, la cui forma domestica è il gayal (Bos frontalis). I felini sono rappresentati dalla tigre indocinese (Panthera tigris corbetti), dal leopardo indocinese (Panthera pardus delacouri), dal leopardo nebuloso e dal gatto marmorizzato; gli ursidi dall'orso dal collare e dall'orso malese. Fra i primati si contano diverse specie di Hylobates e Nomascus, macachi del genere Macaca, numerosi Colobini quali il presbite dagli occhiali e il langur duca, e il lori lento pigmeo. Completano il quadro ungulati come il serow, il goral, il muntjak di Fea, il sambar e il tragulo maggiore, carnivori minori come la civetta delle palme mascherata, il binturong, la donnola dal ventre giallo, la lontra liscia e il tasso furetto cinese, oltre al panda rosso e al colugo della Sonda. Alcune specie sono state addomesticate e impiegate come animali da lavoro: il bufalo d'acqua, l'elefante asiatico e il pony birmano.
Le acque della regione ospitano fauna ittica tropicale e mammiferi marini, e costituiscono rotta di migrazione per specie come lo squalo balena (Rhincodon typus). Numerosi Siluriformes e Cyprinidae sono endemici; nei grandi fiumi vivono pesci di taglia eccezionale quali il pangasio, il barbo gigante e la pastinaca gigante d'acqua dolce, mentre fra i mammiferi si segnalano il dugongo e il delfino dell'Irrawaddy; tutte specie minacciate dall'inquinamento delle acque e dalla costruzione di sbarramenti sui grandi fiumi. Fra i pesci di piccola taglia sono molto apprezzate per gli acquari alcune specie variopinte, come il pesce combattente (Betta).
I rettili comprendono molti serpenti, fra cui pitoni e cobra, svariati sauri e tartarughe, oltre al coccodrillo siamese (Crocodylus siamensis); numerosi sono anche gli anfibi e gli insetti, in particolare i lepidotteri. L'avifauna è ricca e diversificata — nella sola Thailandia sono state censite circa mille specie fra stanziali e migratrici[15] — e comprende fagiani, buceri e pappagalli, con famiglie caratteristiche quali Irenidae e Megalaimidae; la penisola svolge inoltre un ruolo rilevante come area di sosta lungo le rotte migratorie che dalla Siberia scendono verso sud.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Nei primi anni dell'era cristiana, i Pyu, popolo tibeto-birmano venuto da nord, si stabilì nel bacino dell'Irrawaddy. Verso la stessa epoca, apparve lo Stato di Funan, probabilmente fondato dai Khmer, e il regno del Champa, fondato dai Cham venuti dal mare. Nel sesto secolo, i Khmer del Chenla assorbono il regno di Funan e, nel nono secolo, nasce l'Impero Khmer, che prende Angkor per capitale. I Birmani, venuti da nord, si sostituiscono ai Pyu nel bacino dell'Irrawaddy, fondando il regno di Pagan. Nel tredicesimo secolo, i Thai, venuti dal sud-ovest della Cina, fondano diversi regni che confluiranno poi nel Siam.
L'espressione "Indocina" è spesso utilizzata per designare l'antica colonia dell'Indocina francese. Infatti, la parte orientale del territorio indocinese fu colonia francese e raggiunse l'indipendenza nel 1954. L'espressione "Indocina britannica" fu anche utilizzata per indicare la Birmania in epoca coloniale. Infatti, i territori della Birmania e della Malaysia continentale, già colonie britanniche, divennero indipendenti rispettivamente nel 1948 e nel 1957. La centrale Thailandia (Siam fino al 1939) è rimasta sempre entità monarchica autonoma.
L'Indocina francese
[modifica | modifica wikitesto]L'Indocina francese fu una creazione dell'amministrazione coloniale e raggruppava:
- il Tonchino, l'Annam e la Cocincina, raggruppati dal 1949 nello Stato del Vietnam;
- il protettorato del Laos;
- il protettorato della Cambogia.
Occupava quindi la parte orientale dell'Indocina e si estendeva tra la Cina a nord, il Siam ad ovest e il Mar Cinese Meridionale ad est e a sud.
L'Indocina francese, o più precisamente l'Unione indocinese, fu creata il 17 ottobre 1887 con l'istituzione del governatore generale civile dell'Indocina. L'insieme contava circa 12 milioni di abitanti, saliti a 16,4 milioni nel 1913. La popolazione coloniale francese raggiunse l'apice nel 1940 con appena circa 34.000 individui. Il colonialismo francese fu essenzialmente di sfruttamento economico, a causa della presenza di diverse risorse naturali (soprattutto caucciù).
La seconda guerra mondiale fu determinante per l'avvenire dell'Indocina francese. L'Impero del Giappone, in guerra contro la Cina dal 1937, approfittò dell'invasione tedesca della Francia (giugno 1940) per lanciare un ultimatum ai francesi. Occupò la frontiera settentrionale della regione (Tonchino) per interrompere la ferrovia fra l'Haiphong e lo Yunnan utilizzata dalle forze cinesi, mentre il resto dell'Indocina rimase sotto l'autorità di Vichy fino al 1945. Nel 1946 i francesi, sotto l'impulso di De Gaulle, riprendono il controllo dell'Indocina in un'epoca in cui altre potenze coloniali riprendono piede nelle loro colonie asiatiche (Birmania e Malesia per la Gran Bretagna; Indonesia per i Paesi Bassi).
La guerra d'Indocina
[modifica | modifica wikitesto]Nel frattempo Ho Chi Minh, rivoluzionario comunista vietnamita, creò nel 1941 il Vietminh mediante la fusione del Partito Comunista Indocinese e con altri elementi patriottici. Gettò così le basi di una resistenza sia anti-francese che anti-giapponese. Il suo movimento si sviluppò soprattutto dal 1945, grazie all'aiuto materiale degli Stati Uniti e, dal 1949, della Cina. Gli accordi del 6 marzo 1946 portarono così al riconoscimento di un Vietnam libero, ma non indipendente in quanto parte dell'Unione francese. Questi accordi non durarono ed iniziò così la guerra d'Indocina, che si concluse con la disfatta francese di Dien Bien Phu nel 1954. Gli accordi di Ginevra separarono l'Indocina francese in Laos, Cambogia, Vietnam del Nord e Vietnam del Sud, ma il fallimento delle elezioni per la riunificazione del Vietnam nel 1956 portarono alla guerra in questo Paese nel 1964.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ (EN) Paul Wheatley, The Golden Khersonese: Studies in the Historical Geography of the Malay Peninsula before A.D. 1500, Kuala Lumpur, University of Malaya Press, 1961, pp. 177-184, OCLC 504030596.
- ↑ (EN) Pattana Kitiarsa, Missionary Intent and Monastic Networks: Thai Buddhism as a Transnational Religion, in Sojourn: Journal of Social Issues in Southeast Asia, vol. 25, n. 1, 2010, pp. 115-116, DOI:10.1355/sj25-1e, ISSN 0217-9520, JSTOR 41308138.
- ↑ (EN) Jack Lasky, Indochina (geographical term), su EBSCO Research Starters, 2023. URL consultato il 5 agosto 2026 (archiviato l'11 aprile 2026).
- ↑ (EN) Vimalin Rujivacharakul et al. (a cura di), Architecturalized Asia : mapping a continent through history, Hong Kong University Press, 2013, p. 89, ISBN 9789888208050.
- ↑ (EN) Conrad Malte-Brun, Universal Geography, Or, A Description of All the Parts of the World, on a New Plan, According to the Great Natural Divisions of the Globe: Improved by the Addition of the Most Recent Information, Derived from Various Sources: Accompanied with Analytical, Synoptical, and Elementary Tables, Volume 2, A. Finley, 1827, pp. 262–3.
- ↑ Indocina, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 6 giugno 2023.
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- ↑ (EN) Charles F. Keyes, The golden peninsula: culture and adaptation in mainland Southeast Asia, Pbk. reprint, University of Hawaii Press, 1995, p. 1, ISBN 9780824816964.
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- ↑ (EN) WWF, List of Ecoregions, su wwf.panda.org (archiviato dall'url originale il 2 dicembre 2016).
- ↑ (EN) N. Mark Collins, Jeffrey A. Sayer e Timothy C. Whitmore (a cura di), The Conservation Atlas of Tropical Forests: Asia and the Pacific, Londra, Macmillan, 1991.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Bernard Philippe Groslier, The Art of Indochina: Including Thailand, Vietnam, Laos and Cambodia, New York, Crown Publishers, 1962.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Indocina, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Guillaume Capus, Fabrizio Cortesi, Mario Salfi, Robert von Heine-Geldern, Iliehard Dangel, Richard Dangel, Camillo Manfroni, Umberto Toschi, Giu. C., Adamaria Marenzi, INDOCINA, in Enciclopedia Italiana, vol. 19, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1933, p. 112.
- Indocina, su sapere.it, De Agostini.
- (EN) Indochina, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Indocina, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 235918823 · GND (DE) 4072778-6 · BNE (ES) XX451422 (data) · J9U (EN, HE) 987007548212005171 · NSK (HR) 981005686994909366 |
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