Louis Nicolas Davout
| Louis Nicolas Davout | |
|---|---|
| Soprannome | "Il maresciallo di ferro", "il terribile", "la bestia" |
| Nascita | Annoux, 10 maggio 1770 |
| Morte | Parigi, 1º giugno 1823 |
| Cause della morte | tubercolosi |
| Luogo di sepoltura | Père-Lachaise |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | |
| Anni di servizio | 1785-1815 |
| Grado | Maresciallo dell'Impero |
| Guerre | Guerre rivoluzionarie francesi Guerre napoleoniche |
| Campagne | Campagna d'Egitto Campagna di Russia |
| Battaglie | Prima battaglia di Abukir Battaglia di Pozzolo Battaglia di Ulma Battaglia di Austerlitz Battaglia di Auerstädt Battaglia di Eylau Battaglia di Eckmühl Battaglia di Wagram Battaglia di Smolensk Battaglia di Borodino Battaglia di Vjazma Battaglia di Krasnoi Assedio di Amburgo |
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| Louis Nicolas Davout | |
|---|---|
| Ministro della Guerra del Primo Impero Francese | |
| Durata mandato | 20 marzo 1815 – 7 luglio 1815 |
| Predecessore | Henri-Jacques-Guillaume Clarke, duca di Feltre |
| Successore | Laurent de Gouvion-Saint-Cyr |
| Sindaco di Savigny-sur-Orge | |
| Durata mandato | 31 marzo 1822 – 1° giugno 1823 |
| Predecessore | Edmé Victoire Hippolyte Cournol |
| Successore | Achille Pierre Félix Vigier |
| Dati generali | |
| Firma | |
Louis Nicolas Davout[N 1] (Annoux, 10 maggio 1770 – Parigi, 1º giugno 1823) è stato un generale e nobile francese. Militare di estremo talento, è generalmente riconosciuto come il migliore tra i marescialli di Napoleone.
Nato in una famiglia nobile, Davout ricevette un'ottima istruzione e fu ben preparato a diventare un ufficiale dell'esercito. Allo scoppio della Rivoluzione francese, nonostante le sue origini, aderì pienamente agli ideali repubblicani e lottò all'interno dell'esercito rivoluzionario nelle Fiandre e sul Reno, venendo notato per il suo talento dal generale Desaix. Partito per l'Egitto, continuò a dar prova del proprio talento, attirando in seguito le attenzioni dello stesso Bonaparte. Tornato in Italia, non riuscì a partecipare alla battaglia di Marengo, prendendo invece parte al successivo scontro di Pozzolo, che risultò cruciale per il successo francese. Napoleone, alla nascita dell'Impero, ne fece il più giovane dei suoi marescialli. L'inaspettata fiducia riposta nel giovane ufficiale venne molto presto ripagata: Davout diede prova di essere un comandante estremamente affidabile e competente, assolvendo pienamente i compiti assegnatigli nelle cruciali battaglie di Austerlitz, di Eylau e di Eckmühl, e sorprendendo lo stesso imperatore con la decisiva vittoria di Auerstädt ai danni dei prussiani. Prese parte alla campagna di Russia, al comando del I Corpo della Grande Armée e alla guerra della Sesta coalizione, dove fu impiegato principalmente nella difesa di Amburgo. Fedele a Napoleone, fu uno dei pochi marescialli che lo accolsero a Parigi e egli lo nominò ministro della guerra durante i Cento giorni. Ricevette in vita da Napoleone i titoli di duca d'Auerstädt e di principe di Eckmühl in onore dei suoi trionfi.
Di carattere difficile e poco socievole, veniva riconosciuto e apprezzato dai suoi soldati per il suo talento, sebbene non avessero per lui la stessa devozione che riversavano su Lannes o Ney, molto più popolari tra i veterani dell'esercito. Ottimo tattico e stratega, Davout era anche uno dei pochissimi ufficiali dell'epoca napoleonica capaci di essere ottimi comandanti anche in totale autonomia. Grazie a queste caratteristiche, oltre al suo incredibile rigore, Davout ottenne il soprannome di "maresciallo di ferro". Purtroppo, per questi stessi motivi e per la particolare considerazione che Napoleone versava nei suoi confronti, i rapporti con diversi alti ufficiali dell'esercito napoleonico furono piuttosto tesi, specialmente con il maresciallo Bernadotte, a suo dire colpevole di averlo lasciato da solo ad Auerstädt contro i prussiani.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]I primi anni e le guerre rivoluzionarie francesi
[modifica | modifica wikitesto]Louis Nicolas Davout nacque il 10 maggio 1770 ad Annoux, nel dipartimento della Yonne, da Jean François d'Avout, signore di Annoux, e Françoise-Adélaïde Minard de Velars.[2][3][4][5] La famiglia Davout apparteneva alla nobiltà borgognona ed aveva forti tradizioni militari.[6][7][8] Nonostante la morte prematura del padre, venuto a mancare nel 1779,[9][10] Louis Nicolas riuscì ad ottenere un'istruzione eccellente: studiò prima presso École militaire d'Auxerre,[6][11][12][13] poi si spostò all'École de Brienne a Brienne-le-Château, la stessa da cui Bonaparte era uscito l'anno precedente,[2][14] e infine, nel 1785, si iscrisse alla Regia Scuola Militare di Parigi.[6][11][13][15] Uscito dalla scuola militare nel 1788 con il grado di sottotenente del Reale reggimento di cavalleria della Champagne,[12][13][15] vi rimase anche dopo lo scoppio della Rivoluzione francese. Fu messo di stanza ad Hesdin. Nel 1791, il reggimento venne rinominato come 20° reggimento di cavalleria,[13] ma Davout, come molti altri commilitoni, preferì dimettersi e poi arruolarsi in un battaglione di volontari della Yonne. Nel settembre del 1791, ottenne il grado di tenente colonnello all'interno del suo battaglione.[16]
L'anno seguente, raggiunse l'Armata del Nord e iniziò a combattere contro gli austriaci.[11] Nel 1793, sotto il comando di Dumouriez, Davout si mise in luce durante la battaglia di Neerwinden, sebbene l'esito dello scontro fosse tutt'altro che positivo per i repubblicani.[6] Quando Dumouriez fu dichiarato un traditore dal governo francese, Davout tentò di catturarlo, ordinando persino ai suoi uomini di aprire il fuoco contro il loro ex comandante, ma fallì. Venne quindi inviato in Vandea per reprimere le insurrezioni realiste, ottenendo una promozione a generale di brigata.[11][12] La promozione, comunque, fu di breve durata: con l'ascesa di Robespierre e del regime del Terrore, tutti i nobili rimasti in Francia furono immediatamente visti con molto sospetto. Davout, come gli altri ufficiali dell'esercito nella sua stessa condizione, fu privato del grado e allontanato.[5] Abbandonò l'esercito il 29 agosto 1793, si ritirò a Ravières e fu reintegrato solo nel settembre 1794, qualche settimana dopo la caduta del governo precedente.[11][12][17] Ripreso il suo grado, fu inviato nell'Armata della Mosella, dove contribuì all'assedio di Lussemburgo. In particolare, sconfisse le truppe del maresciallo austriaco Bender.[6][11][12] Qualche mese dopo passò sotto il comando del generale Pichegru nell'Armata del Reno e della Mosella e combatté durante l'assedio di Mannheim.[6] In queste circostanze conobbe il generale Desaix, suo diretto superiore.[11] Ad ogni modo, durante l'assedio Davout fu fatto prigioniero di guerra e rimase lontano dall'azione per diversi mesi prima di essere rilasciato sulla parola dal maresciallo Wurmser. Fu poi oggetto di uno scambio di prigionieri l'anno seguente.[6][11][12][18] Dopo un prolungato soggiorno a Ravières in attesa dello scambio,[18] ritornò sul fronte del Reno, sotto il comando del generale Moreau, impegnato nella difesa di Kehl contro le truppe dell'arciduca Carlo d'Asburgo.[6][11][19] In quest'occasione, ebbe modo di distinguersi e farsi notare da Desaix e da Moreau.[6] Durante la breve offensiva del 1797, i due comandanti affidarono diversi incarichi al promettente generale, incaricato di guidare l'attacco francese contro Offenburg dopo il passaggio del Reno del 20 aprile.[11][20][21] In questi ultimi giorni sul fronte del Reno, gli uomini di Davout catturarono una carrozza contenente numerose lettere e rapporti che Pichegru aveva inviato agli austriaci, stabilendone definitivamente il tradimento.[11][22]

Dopo il trattato di Campoformio, Napoleone iniziò a pianificare l'invasione dell'Inghilterra e poi, constatatane l'impossibilità, una campagna in Egitto. Bonaparte fece Desaix uno dei suoi luogotenenti e quest'ultimo, ricordandosi di Davout, chiese della sua disponibilità a partire per l'Africa, trovando una risposta affermativa dal generale borgognone. Dopo essersi recato a Parigi per conoscere Bonaparte, Davout salpò con l'Armata d'Oriente verso l'Egitto.[23] Lì servì sotto Desaix come generale di brigata di cavalleria, partecipando a molti degli scontri più importanti: nella fase iniziale della spedizione prese parte alle battaglie delle piramidi, poi seguì il suo comandante nella sua campagna nell'Alto Egitto e infine, al ritorno di Bonaparte, partecipò alla battaglia di Abukir.[6][11][24] Nel corso dei vari scontri, specialmente ad Abukir, Davout diede prova costante del proprio valore come generale.[25][26] Nonostante ciò, non fu scelto da Napoleone per accompagnarlo nel suo rientro in Francia, ma riuscì ad ottenere un congedo per rientrare in patria assieme a Desaix solo il 3 marzo 1800, poco dopo la convenzione di El Arish.[27] Trattenuto dagli inglesi a Livorno come prigioniero per un mese, riuscì a raggiungere Tolone il 6 maggio.[11][27] Differentemente da Desaix, immediatamente richiamato nell'Armata di Riserva, Davout non era in perfette condizioni di salute e fece momentaneamente tappa in Borgogna per ristabilirsi, il che gli impedì di essere presente alla Battaglia di Marengo.[28] Il successivo 3 luglio, recatosi a Parigi, fu nominato generale di divisione.[11][27] Tornò nell'esercito al comando della cavalleria leggera dell'Armata d'Italia. Tra la fine del 1800 e l'inizio del 1801 prestò servizio sotto il comando del generale Brune, distinguendosi nel corso della battaglia di Pozzolo, dove corse in soccorso del generale Dupont.[11][29][30] Terminata la campagna di Brune, Davout ottenne la nomina ad ispettore generale di cavalleria e comandante dei granatieri della Guardia consolare.[5][27][29][31] Due anni dopo, nel 1803, in preparazione all'invasione dell'Inghilterra, fu messo a capo del campo di Bruges.[11][27][32] Nel frattempo, Davout aveva preso come sua sposa Louise Aimée Julie Leclerc, sorella del generale Charles Leclerc. Questo lo fece entrare nella famiglia allargata dei Bonaparte, essendo Paolina Bonaparte moglie dello stesso Leclerc. Inoltre, il generale Friant, sposatosi anch'egli con una delle sorelle Leclerc, divenne suo cognato.[22]
Le guerre napoleoniche
[modifica | modifica wikitesto]Ulma e Austerlitz
[modifica | modifica wikitesto]Poco dopo la nascita dell'Impero francese, Davout ne divenne uno dei marescialli: il 19 maggio 1804, ricevette la nomina tramite una nota del segretario di Stato Maret.[33] Nella lista originale dei marescialli, Davout figurava al 13° posto, dopo Ney e prima di Bessières. All'epoca si speculò molto sulla sua nomina a maresciallo: aveva servito bene e in molte occasioni, ma il suo nome non apparteneva alla cerchia degli ufficiali più celebri. Molti sostennero, forse correttamente, che senza le morti di Desaix a Marengo e di Leclerc nei Caraibi Davout non avrebbe ricevuto tale onore così presto.[34] Promosso a Grand'Ufficiale della Legion d'Onore e assegnato al comando di una delle coorti il 14 giugno 1804, venne ulteriormente elevato a Grande Aquila il successivo 2 febbraio.[11]

Il 3 settembre 1805, dopo essere venuto a conoscenza dei movimenti dell'esercito austriaco, Napoleone mobilitò il proprio esercito. Il 23 settembre nominò ufficialmente Davout comandante del III Corpo della Grande Armée e si preparò ad attraversare il Reno. Il corpo di Davout comprendeva le tre divisioni di fanteria Bisson, Gudin e Friant, la cavalleria leggera di Viallanes e la divisione di cavalleria pesante di Nansouty, temporaneamente distaccata sotto gli ordini di Murat. In totale, erano circa 27000 uomini. Gli uomini di Davout erano partiti il 1° settembre dal campo di Ambleteuse e, dopo aver attraversato il Belgio e il Lussemburgo, erano giunti a Oggersheim, a qualche chilometro da Mannheim, il 26 settembre. Completato l'attraversamento del Reno entro il 29 settembre, riuscirono a ricongiungersi a Soult e a Bernadotte il 2 ottobre, raggiungendo Oettingen il 6 ottobre.[35] Nei giorni a seguire l'intero esercito francese proseguì nell'accerchiare le forze del generale Mack nei pressi di Ulma: Davout contribuì alla manovra, respingendo le avanguardie del generale Meerfeld l'11 ottobre. La manovra francese fu completata il 17 ottobre e gli austriaci si arresero pochi giorni dopo.[36] Dopo aver sostanzialmente neutralizzato l'esercito austriaco, i francesi proseguirono verso la capitale nemica, trovando solo una debole resistenza da parte dei russi, colti anch'essi impreparati dalla disastrosa disfatta dei loro alleati e dalla rapidità di movimento dei francesi, e di qualche sporadico gruppo di militari austriaci. Il comandante del III Corpo, dopo aver ottenuto due successi a Mariazell il 4 novembre e ad Amstetten l'8 novembre, raggiunse Vienna il 15 novembre, posizionando le proprie avanguardie a Presburgo.[37] Quando raggiunse Presburgo, si imbatté nel generale austriaco Palffy, disponibile a cercare un armistizio per salvare l'Ungheria dall'invasione francese. Sotto l'autorizzazione di Napoleone, Davout strinse un accordo: i francesi non avrebbero invaso l'Ungheria in cambio del ritiro dei soldati ungheresi dalla guerra.[29][38]

Tornato a Vienna, Davout ricevette l'ordine di risalire il corso della Morava e raggiungere il resto dell'esercito: i francesi e i coalizzati stavano concentrando le loro forze in Moravia e Napoleone sperava di riuscire a forzare la mano per combattere una battaglia campale e concludere rapidamente la guerra. Il comandante borgognone marciò a tappe forzate per 36 ore consecutive, riuscendo a percorrere poco meno di 36 leghe, oltre 100 chilometri, tra l'1 e il 2 dicembre, giungendo nella piana dinnanzi ad Austerlitz appena in tempo per l'inizio della battaglia.[27][29][39] L'ordine dell'imperatore era di portare la divisione di fanteria Friant e quella dei dragoni di Bourcier sull'estrema destra dello schieramento francese, a proteggere la posizione di Raigern. Raggiunsero e occuparono i villaggi di Tellnitz e di Sokolnitz assieme ai soldati del generale Legrand:[40] la posizione di Davout, messo a capo dell'ala destra dello schieramento, sembrava particolarmente vulnerabile e Napoleone contava su ciò per attirare lì l'attacco austro-russo mentre il resto del suo esercito avrebbe sfondato il centro nemico.[41] Le previsioni di Napoleone si rivelarono estremamente precise: gli austro-russi attaccarono la sua destra e le forze del maresciallo e di Legrand fecero il possibile per mantenere salda la linea francese, pur subendo diverse perdite a causa della superiorità numerica nemica. Lo stesso maresciallo si mise a capo di una brigata per difendere Sokolnitz dai russi. Dopo oltre tre ore di combattimento, verso le 10:30 del mattino, i 10000 uomini dell'ala di Davout avevano neutralizzato l'avanzata nemica, permettendo a Napoleone di avere il tempo necessario per imbastire il suo contrattacco sulle alture del Pratzen.[42] La vittoria francese fu totale e il III Corpo si prese una buona parte del merito.[27] Gli accordi di pace furono raggiunti molto in fretta e l'esercito francese, incluso Davout, si mosse verso la Francia.[43]
La consacrazione in Germania
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La pace non fu di lunga durata: le tensioni tra Francia e Prussia continuarono a crescere per tutto il corso del 1806 sino a che le due parti entrarono in guerra l'una contro l'altra.[27][45] Davout venne messo nuovamente a capo del III Corpo e partì assieme al resto dell'esercito francese: ripreso personalmente il comando dei suoi uomini il 26 settembre, una settimana dopo era già in marcia attraverso la Germania. I francesi, nota la posizione approssimativa dell'esercito prussiano, attraversarono i monti della Turingia e il fiume Saale senza troppe difficoltà, cogliendo alla sprovvista l'esercito nemico. Lo stesso Davout occupò con i suoi uomini la posizione di Kronach.[46] I due eserciti rivali si muovevano nella Sassonia, per nulla consapevoli dell'esatta ubicazione dei nemici. Quando il 10 ottobre Lannes si imbatté nell'avanguardia prussiana a Saalfeld, riuscendo a sconfiggerla facilmente, divenne evidente che i due schieramenti erano molto vicini: nei giorni seguenti Murat impiegò la propria cavalleria nella zona di Erfurt mentre Davout fu inviato a Naumburg, dove guadò la Saale e sostanzialmente impedì ai prussiani di adottare una strategia basata su una difesa avanzata dei loro territori. A questo punto le forze nemiche tentarono di ritirarsi, muovendosi in direzione nord-est per sfuggire all'armata napoleonica. Il 13 ottobre, Lannes trovò nei pressi di Jena una forte concentrazione di soldati prussiani: convinto di aver trovato il corpo principale dell'esercito nemico, Napoleone chiamò a raccolta i propri marescialli e i loro corpi, inconsapevole che quella fosse solo la retroguardia del principe di Hohenlohe. Davout e Bernadotte, entrambi mandati in avanscoperta, si trovavano non lontano da Naumburg, qualche decina di chilometri più a nord rispetto al resto dell'esercito francese, e fu ordinato loro di raggiungere Jena passando per Dornburg, in modo da aggirare il fianco sinistro nemico.[47]
Il giorno seguente, mentre seguiva il percorso stabilito, dirigendosi verso Apolda per raggiungere Bonaparte, Davout si imbatté nel corpo principale dell'esercito prussiano. Non vedendo Bernadotte e non potendo fuggire, il maresciallo dispose i propri soldati al meglio e si preparò a scontrarsi con i prussiani, quasi letteralmente il doppio degli uomini del III Corpo. Nonostante la netta superiorità numerica, gli attacchi dei prussiani vennero puntualmente respinti dai francesi, che diedero brillante prova della loro organizzazione e del loro valore. Dopo diverse ore di scontri, i prussiani si diedero alla ritirata: il loro comandante era stato mortalmente ferito e i napoleonici erano riusciti nella tarda mattinata ad imbastire un'efficace controffensiva. Dopo averli ulteriormente inseguiti, i messaggeri di Davout inviarono i primi rapporti a Bonaparte: 10000 prussiani caduti, altri 3000 prigionieri contro le 7000 perdite francesi.[48][49][50] L'imperatore, sorpreso, inizialmente rifiutò di credere al rapporto ricevuto, scherzando sulla pessima vista del maresciallo. Solo dopo aver ricevuto diverse conferme dell'accaduto, Napoleone si convinse dell'impresa dei soldati del III Corpo. Disse al colonnello Falcon, messaggero per conto di Davout: "Comunicate al maresciallo che lui, i suoi generali e le sue truppe hanno acquisito un eterno diritto alla mia riconoscenza." Non potendo riconoscere la superiorità della battaglia di Auerstädt su quella di Jena, concesse al III Corpo di guidare la marcia trionfale sulla capitale prussiana.[50] Allo stesso tempo, il mancato intervento di Bernadotte creò un'insanabile frattura tra i due marescialli, portata avanti dal borgognone per molti anni.[N 2] Per celebrare il trionfo, Napoleone due anni dopo nominò Davout come duca di Auerstädt.[51][52]

Nonostante la stanchezza e le conseguenze del pesante scontro conclusosi nei giorni precedenti, gli uomini di Davout non diminuirono il loro contributo alla causa napoleonica: inseguirono la cavalleria prussiana fino a Lipsia e presero il controllo di un ponte sull'Elba, favorendo il passaggio dell'esercito francese verso Berlino. Dopo il trionfale ingresso del corpo di Davout nella capitale prussiana, il maresciallo si occupò di conquistare Custrin, impresa che lasciò al generale Gudin. Entrò poi in Polonia, occupando Poznań prima e Varsavia in seguito.[53] Dopo aver attraversato il Narew, si ritrovò di fronte all'esercito russo nei pressi di Czarnowo: il III Corpo riuscì a respingerli senza troppe difficoltà nella notte tra il 23 e il 24 dicembre. Solo due giorni dopo, una parte del corpo di Davout prestò soccorso al maresciallo Lannes, impegnato a combattere a Pułtusk contro il nerbo dell'armata russa di Benningsen, mentre il resto delle sue truppe si occupava delle truppe russe a Golymin.[54] Il successivo 7 febbraio, nei pressi di Heilsberg, fece 1200 prigionieri russi.[53] Il giorno seguente, l'8 febbraio, il III Corpo ebbe un ruolo importante nel corso della battaglia di Eylau: giunto a scontro già iniziato, Davout si mise all'estrema destra dell'esercito francese e iniziò immediatamente ad attaccare le posizioni russe dell'ala sinistra. La battaglia terminò in un sanguinoso pareggio[55][56] ma dal canto suo il maresciallo era riuscito a catturare oltre 40 cannoni nemici.[53] Diversi mesi più tardi, il 10 giugno, i suoi uomini combatterono valorosamente ad Heilsberg.[29] Non prese invece parte alla battaglia di Friedland: si diresse verso la cittadina solo il 15 giugno, quando la battaglia era già conclusa e ne venne a conoscere l'esito durante il viaggio. Il 16 giugno occupò Königsberg, della quale divenne governatore dopo la pace di Tilsit.[53] Terminato il suo impiego da amministratore, prese il comando delle truppe francesi in Germania, riunite sotto il nome di Armata del Reno.[52][57]
Eckmühl e Wagram
[modifica | modifica wikitesto]Nell'aprile 1809 Davout si trovava in una posizione piuttosto avanzata, tra Bayreuth e Norimberga, con il proprio corpo d'armata, composto da circa 55000 uomini in tutto, nel momento in cui l'esercito austriaco, comandato dall'arciduca Carlo, si fece in avanti per attaccare i francesi e i loro alleati. Napoleone, ancora lontano e impossibilitato ad agire nell'immediato, aveva lasciato il comando delle operazioni, in sua assenza, al maresciallo Berthier. Questi, completamente a suo disagio nel gestire le operazioni, fraintese gli ordini che Napoleone gli aveva lasciato e inviò il III Corpo verso Ratisbona.[58] Fortunatamente per Davout, Bonaparte arrivò in tempo per correggere gli ordini del suo capo di Stato maggiore e coordinare le future manovre.[59] Napoleone, infatti, si accorse che l'esercito austriaco si stava muovendo proprio verso Ratisbona, mettendo in gravissimo pericolo il Corpo del maresciallo: l'ordine di spostarsi verso sud-ovest arrivò appena in tempo per consentirgli di trovare una via di fuga. Il maresciallo si scontrò con le avanguardie austriache nei pressi di Thann il 19 aprile: lo scontro fu alquanto confuso e caotico, vista la geografia particolarmente boscosa del territorio, ma i napoleonici ne uscirono vincitori.[29][60][61][62] Davout non perdonò mai del tutto l'errore commesso da Berthier e il loro rapporto si incrinò.[63]

Dopo aver salvato Davout, Napoleone comprese che la posizione dell'esercito austriaco, disposto a ventaglio nella zona attorno a Landshut, gli offriva la possibilità di attaccarlo contemporaneamente da più direzioni, convergendo verso il centro. Avviò quindi un'offensiva su larga scala che andò a colpire in breve tempo tutti i settori dove si erano fermati i vari corpi d'armata austriaci.[64] Davout fu schierato sulla sinistra, tra Kelheim e Ratisbona. Mentre il resto dell'esercito si era impegnato nei giorni precedenti a ricacciare gli austriaci verso Landshut, il comandante francese si accorse che l'arciduca Carlo stava avanzando verso la sua posizione, sperando di distruggere il suo Corpo e di prendere Ratisbona. Il maresciallo, che si trovava sulla sponda meridionale del Danubio, si preparò a ostacolare i movimenti austriaci nei pressi del villaggio di Eckmühl, inviando diversi messaggi all'imperatore per ricevere al più presto supporto. Tra il 21 e il 22 aprile, Davout, con il suo solo corpo d'armata, affrontò circa 50000 austriaci: le due divisioni riuscirono a contenere cinque corpi d'armata del nemico, tenendoli impegnati abbastanza a lungo da ricevere il soccorso dei corpi d'armata di Massena e di Lannes.[65] Con la parità numerica sostanzialmente ristabilita, Napoleone si lanciò contro il fianco sinistro della formazione nemica verso le ore 14 del 22 aprile: ricevendo attacchi da più fronti, l'esercito austriaco cadde in una rotta disordinata.[65] Gli asburgici si ritirarono in fretta e furia verso Ratisbona, ma furono raggiunti dai napoleonici il giorno seguente: mentre Napoleone ordinò l'assalto della città, a Davout fu chiesto di attraversare il Danubio e osservare attentamente la fuga dei soldati di Carlo.[66] Come era stato per Auerstädt, il talento del maresciallo e la disciplina dei suoi uomini si erano rivelati fondamentali per ottenere una preziosa vittoria sul nemico, adesso in ritirata verso l'Austria.[67] Il valore dimostrato in questa occasione gli fruttò il titolo di Principe di Eckmühl, concesso dall'imperatore al suo maresciallo nell'agosto dello stesso anno.[52][68]

Il 10 maggio, i francesi erano alle porte di Vienna e il 13, dopo aver preso la città, l'esercito austriaco era fuggito sulla riva settentrionale del fiume.[69] Il 19 maggio furono allestiti tutti i preparativi per attraversare il Danubio e proseguire la lotta armata contro l'armata dell'arciduca Carlo. Davout e il III Corpo, comunque, non riuscirono a prendere parte alla battaglia di Aspern-Essling: la rottura dei ponti che collegavano la capitale austriaca alla vicina isola di Lobau impedì al grosso dell'esercito napoleonico di raggiungere la sponda opposta del fiume, tra cui il III Corpo, il 21 maggio. Il giorno seguente, sotto la pressione delle forze nemiche, i reparti francesi che avevano effettuato la traversata furono costretti a ritirarsi a Lobau. La stessa sera si riunì un consiglio di guerra: mentre la maggioranza era favorevole a ripiegare oltre a Vienna, Davout e Massena si espressero in favore di mantenere l'attuale posizione di Lobau, posizione poi supportata da Napoleone.[70] Il 5 e il 6 luglio francesi e austriaci si scontrarono nuovamente a Wagram: Davout fu inviato sull'ala destra dell'esercito napoleonico, con il compito di prendere Markgrafneusiedl, un'ubicazione sopraelevata oltre al torrente Russbach che gli austriaci avevano fortificato. L'attacco francese si prolungò per tutta la giornata del 5 luglio e i combattimenti furono feroci su tutta la lunghezza del fronte, proseguendo quasi fino a mezzanotte. Il giorno seguente, alle 4 il maresciallo si preparò a sostenere l'attacco a Grosshofen: la posizione fu presa, poi persa e infine riconquistata dai francesi. Alle 10 del mattino, usando come riferimento una torre di guardia di Markgrafneusiedl, Davout fece avanzare in pianura la propria cavalleria, sbaragliando la controparte austriaca. Lo spazio così creato permise alle divisioni Friant e Morand di avanzare, costringendo l'arciduca ad inviare le sue riserve per evitare l'accerchiamento: la posizione divenne il fulcro della difesa austriaca e se fosse crollata, la battaglia sarebbe stata vinta.[71] Davout riuscì nell'impresa e gli asburgici, pressati da ogni parte, furono costretti a ritirarsi. Le perdite di entrambi gli schieramenti furono altissime, ma la battaglia si concluse nell'ennesimo trionfo per Napoleone.[68][72]
La guerra terminò poco dopo e Davout, dopo una breve permanenza a Vienna, fece ritorno a Parigi. Venne nuovamente messo a capo delle forze francesi in Germania, stabilendo il proprio quartier generale ad Amburgo nel settembre del 1810.[52] Verso la fine dello stesso anno, venne messo a capo delle città dell'antica Lega anseatica.[52][73] Come amministratore mostrò lo stesso stile severo e inflessibile che lo caratterizzava da generale.[74] Risalgono a questo periodo alcune delle aspirazioni politiche del maresciallo. In particolare, il maresciallo sperava di ottenere il trono polacco che ancora non era stato occupato da uno degli uomini fidati di Bonaparte. Seppur ritenendosi più capace di diversi degli altri sovrani che l'imperatore francese aveva piazzato in giro per l'Europa, Davout si vide negare la possibilità di avere per sé il controllo della nazione polacca, promessa a Poniatowski, nipote dell'ultimo re di Polonia.[63][73]
La campagna in Russia
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1811, Davout venne messo a capo del Corpo di Osservazione dell'Elba.[52] Pochi mesi dopo, il 21 febbraio 1812, il maresciallo Berthier inoltrò l'ordine di raccogliere le truppe e di riunire l'esercito francese sull'Oder:[75] i rapporti con la Russia erano andati incrinandosi e la prospettiva di una guerra tra le due potenze era sempre più vicina, tanto che le trattative diplomatiche sembravano non aver sortito alcun effetto.[76] Davout fu messo al comando del I Corpo della Grande Armée: aveva a sua disposizione cinque divisioni di fanteria e due brigate di cavalleria, per un totale di oltre 60000 uomini, più di qualsiasi altro generale presente nell'armata destinata alla spedizione in Russia.[77] Anche la preparazione dei suoi soldati fu eccellente: i suoi soldati furono addestrati con rigore e disciplina rigidissime,[78] tanto da rivaleggiare con quelli della Guardia Imperiale.[79]

Inizialmente, il piano di Bonaparte prevedeva che i suoi soldati aggirassero e intrappolassero l'armata russa del generale Bagration nei pressi delle paludi del Pripjat, tra le attuali Bielorussia e Ucraina. L'ala destra dell'esercito napoleonico, comandata da Davout e da Girolamo Bonaparte, uno dei fratelli minori dell'imperatore, fallì in questo compito: dopo aver registrato una vittoria a Mogilev, i due generali non riuscirono a impedire a Bagration di ritirarsi e di riunirsi all'armata principale, sotto il comando di Barclay de Tolly. Girolamo, adirato per le dure parole del fratello nei suoi confronti, abbandonò l'esercito e Napoleone affibbiò il comando dell'ala dell'esercito a Davout, militare ben più capace.[80] Non potendo più fermare la riunione delle due armate russe, il comandante ben presto cercò di ricongiungersi con il corpo principale dell'esercito francese, raggiungendoli poco prima di Smolensk.[68] Il 17 agosto, il I Corpo andò a posizionarsi al centro dello schieramento francese in occasione della battaglia di Smolensk: sebbene la vittoria non risultò decisiva, gli uomini del maresciallo fecero una buona figura. Qualche giorno dopo, però, a seguito delle ferite riportate in uno scontro a Valutino il generale Gudin, uno degli amici più intimi e dei migliori sottoposti di Davout, venne a mancare.[81] L'avanzata verso il cuore della Russia non si fermò e ben presto i due schieramenti si affrontarono di nuovo nella battaglia di Borodino. Lo scontro fu tremendamente violento, portando alla morte di quasi 80000 soldati tra russi e francesi. Davout scese personalmente in campo a guidare le proprie truppe: un proiettile ferì il maresciallo e uccise il suo cavallo, costringendo il militare a cedere momentaneamente il comando dell'ala dell'esercito. Nonostante ciò, rimase sempre vicino alla zona dei combattimenti,[68] riuscendo nel corso della giornata a catturare la Grande ridotta e a prendere possesso di 30 cannoni russi. Il giorno precedente alla battaglia propose all'Imperatore di aggirare le posizioni russe, sentendosi rispondere: "Voi avete sempre in mente di aggirare il nemico. È una manovra troppo rischiosa".[82] Come suggeriscono alcuni studi moderni, se Napoleone avesse attuato lo stratagemma proposto dal maresciallo, facendo entrare in campo la Guardia imperiale, probabilmente avrebbe ottenuto la schiacciante vittoria che stava cercando da mesi.[83]

Verso la fine di ottobre, la Grande Armée intraprese il proprio viaggio verso i quartieri invernali di Smolensk e Vitebsk. Inizialmente rivolti verso la città di Kaluga, ricca di depositi di viveri,[84] i francesi incrociarono i russi nel villaggio di Malojaroslavec. Lo scontro si tramutò rapidamente in una battaglia sanguinosa e verso sera, Bonaparte inviò due delle divisioni del I Corpo in soccorso agli uomini del principe Eugenio, protagonisti della giornata.[85] Terminato lo scontro, un consiglio di guerra fu chiamato: i russi bloccavano la strada per Kaluga e questo comprometteva i piani dei francesi. Murat, desideroso di vendicare la sconfitta di Tarutino, propose di affrontare l'esercito di Kutuzov ma Davout bocciò immediatamente il piano, facendo notare che addentrarsi ulteriormente verso il cuore della Russia con l'inverno alle porte fosse una pessima scelta. Propose una rotta alternativa, passando per Medyn' ed El'nja, cosa che avrebbe permesso ai napoleonici di evitare la strada già devastata all'andata. Questa opzione sarebbe stata la migliore, ma non trovò successo tra gli altri ufficiali.[86] Tornati sul percorso dell'andata, il I Corpo fu relegato in fondo alla colonna.[52] Dopo aver passato Borodino e aver raggiunto Vjaz'ma, furono attaccati dal generale russo Miloradovic, che aveva approfittato dello spazio creatosi tra loro e il precedente corpo per tentare di distruggere le retrovie della colonna francese. Solo l'intervento tempestivo degli uomini di Eugenio e di Poniatowski permise al I Corpo di salvarsi.[87] Dopo questo episodio, Davout fu sollevato dal comando della retroguardia in favore di Ney.[52] Qualche giorno dopo, nei pressi di Krasnoi, il suo corpo fu nuovamente messo a dura prova dagli attacchi dei russi di Miloradovic, che ostacolarono la sua marcia verso il resto dell'esercito napoleonico. Grazie all'arrivo della Giovane Guardia, Davout riuscì ad aprirsi un passaggio, ma le perdite subite furono notevoli, tanto che il suo corpo, arrivato l'11 novembre a Smolensk con 10000 uomini, abbandonò Krasnoi il 17 novembre sostanzialmente dimezzato.[88] Nel corso della battaglia, inoltre, i russi riuscirono a prendere il suo vagone personale, con all'interno il bastone da maresciallo e numerose mappe del Medio Oriente, possibile bersaglio di una futura campagna militare.[89] Attraversò il ponte sulla Beresina nella notte tra il 27 e il 28 novembre, proseguendo nei giorni seguenti la marcia verso la Polonia.[90] Il freddo intenso e le incredibili difficoltà del viaggio di ritorno lo avevano stremato:[91] per dare l'esempio alle sue truppe, Davout aveva marciato con loro e dormito assieme a loro, rinunciando ai privilegi che il suo rango gli avrebbe concesso.[68] Nonostante ciò, fu presente all'ultimo consiglio di guerra di Bonaparte a Smorgoni: fino al marzo 1815, lui e l'imperatore non si incontrarono più.[2][92]
La guerra in Germania e i Cento giorni
[modifica | modifica wikitesto]Rimasto in Polonia tra il dicembre 1812 e il gennaio 1813 e in seguito richiamato a Magdeburgo, raggiunse la città il 14 febbraio. Sotto gli ordini di Eugenio, messo a comando dell'esercito dopo l'abbandono di Murat, Davout fu messo a capo di 28 battaglioni e inviato a Erfurt il 6 marzo.[93] Il 19 marzo, constatando che fosse impossibile difendere Dresda, fece saltare i ponti che la collegavano a Lipsia e assunse il controllo di quest'ultima città. Verso la metà di aprile, dopo aver anche preso il comando della 32ª divisione militare, il maresciallo poteva contare su circa 24000 uomini. Si diresse verso Amburgo e il 30 maggio liberò la città, occupata in precedenza da forze della coalizione. Assistito da diverse divisioni danesi, curò la difesa di Amburgo e della parte settentrionale del corso dell'Elba. Nonostante gli sviluppi della guerra, fu incaricato di mantenersi ad Amburgo e difendere la piazza.[94] Durante la tregua garantita dall'armistizio di Pleiswitz, l'imperatore prese il comando del I Corpo, ordinando al maresciallo di crearne un altro in sua sostituzione, il XIII corpo. Andò a formare tre divisioni, gestite dai generali Loison, Thiébault e Pécheux, e ottenne il supporto di 12000 danesi. Il suo nuovo compito sarebbe stato di supportare il maresciallo Oudinot nella sua marcia verso Berlino e ostacolare Bernadotte,[95] che divenuto erede del trono svedese, era sceso in Germania e si era unito alla coalizione.[96]

Alla ripresa delle ostilità, si portò su Lauenburg, dove il 18 agosto sconfisse alcuni reparti alleati.[52] Iniziò, con le poche forze a sua disposizione, a difendere la zona dello Schleswig,[97] ma la sua avanzata fu fermata dalle forze svedesi a Retschow il 28 agosto.[98] dopo i primi risultati negativi di Oudinot contro Bernadotte, iniziò ad assumere un atteggiamento più cauto e prese posizioni difensive più arretrate, riportando le sue divisioni sul campo trincerato dello Stecknitz.[97] Dopo la battaglia di Lipsia, Bernadotte si avvicinò notevolmente alla posizione del maresciallo, senza però mai riuscire a conquistarla. Davout impiegò le proprie energie nel mantenere il possesso di Amburgo, facendo persino costruire un lungo ponte che collegava la città all'altra sponda dell'Elba, da cui far giungere i rifornimenti tramite il porto di Harburg.[99] L'assedio, iniziato nell'autunno del 1813, poco dopo la disfatta di Lipsia, si prolungò per diversi mesi. A gennaio del 1814, il comando delle forze alleate passò direttamente al generale russo Benningsen. Il mese seguente, sfruttando il gelo che aveva ghiacciato diversi fiumi, le forze russo-svedesi si avvicinarono in massa alla città. Il maresciallo, notata la cosa, prese con sé un manipolo di uomini e difese coraggiosamente l'isola di Wilhelmsburg, facendo credere di essere alla testa di una colonna ben più numerosa e rimanendo in attesa dell'arrivo di rinforzi dalla città. L'effettivo arrivo di rinforzi da Amburgo permise ai francesi di sventare il pericolo. Gli attacchi proseguirono in abbondanza per i mesi di febbraio e marzo, ma il comandante francese li affrontò energicamente.[68][100] Nemmeno la notizia della caduta di Bonaparte, diffusa dagli assedianti verso metà aprile, fece cedere lo spirito del maresciallo, che proseguì ad oltranza nella difesa della città ancora per qualche settimana.[100] La notizia della caduta dell'impero fu confermata il 28 aprile da una lettera di sua moglie: il maresciallo accettò di alzare la bandiera bianca, ma Davout rifiutò categoricamente di arrendersi ai russi.[2][101] Cedette solo il 27 maggio,[52] consegnando le proprie truppe al generale francese Gerard, giunto appositamente su ordine del nuovo governo francese e del re Luigi XVIII per rilevare il comando del XIII Corpo.[68][74][100][101][102] Le colonne francesi lasciarono la città tra il 27 e il 31 maggio, dirette verso la madrepatria. Il maresciallo, accompagnandole, giunse a Parigi il 17 giugno 1814.[103] Dovette difendersi da diverse accuse sul comportamento tenuto durante l'assedio che gli costarono l'allontanamento dalla capitale francese. Di conseguenza, si ritirò momentaneamente a vita privata nei suoi possedimenti di Savigny-sur-Orge.[74][102][104][105]
Dopo essere rimasto del tutto estraneo a ruoli di rilievo durante la prima restaurazione, il 20 marzo 1815, verso le 9:00 del mattino, il comandante francese si fece trovare al Palazzo delle Tuileries per accogliere Napoleone, di ritorno dall'esilio. Essendo stato l'unico maresciallo a non giurare fedeltà al regime borbonico, Davout fu accolto molto calorosamente dai bonapartisti. Avrebbe preferito un incarico sul campo ma, presa consapevolezza della fragilità della posizione di Bonaparte, decise di accettare il ruolo di Ministro della Guerra, per quanto questo gli fosse poco congeniale.[2] Durante i Cento Giorni, Davout fu anche nominato Pari di Francia e governatore di Parigi, di cui organizzò la difesa militare.[52] Nei giorni successivi al suo insediamento reclutò i veterani dei precedenti conflitti, cercò di organizzare numerosi battaglioni della Guardia nazionale e si preparò per affrontare la controrivoluzione scoppiata in Vandea.[106] Dopo Waterloo, un governo provvisorio prese le redini della Francia a rimpiazzare l'abdicante Napoleone e Davout fu messo a capo dell'esercito, provando a difendere Parigi. Le difese allestite per la capitale non erano solide e gli alleati riuscirono ad arrivare facilmente nei pressi della città. Il comandante francese iniziò a trattare la resa con Wellington e Blücher il 30 giugno. Il 3 luglio approvò la convenzione di Saint-Cloud, con la quale si assumeva il controllo delle truppe dispiegate a difesa della città e si impegnava a spostarle a sud della Loira.[2][107] Raggiunta la Loira, consegnò l'esercito nelle mani del maresciallo MacDonald e firmò la propria sottomissione al re Luigi XVIII, tornato sul trono francese.[108]
Gli ultimi anni
[modifica | modifica wikitesto]Dopo la seconda restaurazione della monarchia borbonica, durante il processo contro il maresciallo Ney, Davout cercò di assumersi la responsabilità delle azioni dei generali bonapartisti, asserendo che agissero su suo ordine e che, nell'eventualità di un processo, egli avrebbe dovuto essere l'unico imputato. Invocò l'articolo 12 della convenzione di Saint-Cloud, da lui stesso inserito, che garantiva che nessun membro dell'esercito potesse essere perseguito, ma fu fermato nella sua deposizione dal procuratore: il documento non era stato approvato da Luigi XVIII e quindi non poteva essere legalmente applicabile.[2][110] Dopo la sua deposizione, avendo sollevato l'ostilità dei realisti, Davout fu privato dei titoli e degli onori ricevuti in precedenza, fu esiliato dalla capitale e il suo domicilio fu stabilito a Louviers. Il suo patrimonio, costituito da indennità concesse nel periodo napoleonico, per la maggior parte andò perso e i problemi finanziari lo attanagliarono, costringendo lui e la moglie a misure drastiche. Dovette aspettare sei mesi per poter tornare a Savigny e oltre un anno, fino al 27 agosto 1817, prima di giurare fedeltà al re e vedersi restaurare il titolo di maresciallo.[2][111] Il suo titolo di Pari di Francia venne ristabilito solo nel 1819, poche settimane dopo aver ricevuto il titolo di Cavaliere dell'Ordine di San Luigi.[2] Da membro della camera, si espose con posizioni evidentemente bonapartiste.[109] Inoltre dal 1822 al 1823 fu sindaco di Savigny-sur-Orge.[2]
Nel 1821 la figlia Antoinette Joséphine, moglie del conte Vigier, morì a causa di complicazioni post-parto. Il maresciallo, la cui salute era già cagionevole, ne soffrì moltissimo, aggravando ulteriormente la propria condizione. Colpito dalla tubercolosi, dovette abbandonare Savigny, troppo umida e fredda per i suoi deboli polmoni, e fece ritorno a Parigi, dove trascorse gli ultimi mesi della sua vita. Morì il 1° giugno 1823, a 53 anni, e fu sepolto nel cimitero di Père-Lachaise. Il maresciallo Jourdan tenne un elogio alla sua memoria al funerale e il maresciallo Suchet fece lo stesso di fronte alla Camera dei Pari.[2]
Carattere e rapporti personali
[modifica | modifica wikitesto]Davout, pur essendo rispettato e temuto come uno dei migliori generali dell'epoca napoleonica, non era affatto amato dai colleghi e dai suoi soldati. Il maresciallo era un uomo interamente dedito al dovere, rigido e inflessibile, quasi freddo. Le sue maniere erano spesso brusche e severe: un atteggiamento che trasmetteva pienamente anche sul campo di battaglia. Il suo carattere solitario limitò i suoi rapporti con gli altri alti funzionari dell'esercito e dell'amministrazione dell'impero francese, fatte pochissime eccezioni.[112] Non è quindi un caso che il profondo rigore che lo caratterizzava e la disciplina che imponeva ai suoi soldati gli fossero valsi il soprannome di "maresciallo di ferro" ("maréchal de fer" in francese).[113] Invece, amava la famiglia profondamente e preferiva trascorrere con loro il tempo libero a sua disposizione. Tuttavia, faticava a soddisfare gli standard elevati che l'alta società parigina richiedeva ai suoi membri, trovandosi spesso in difficoltà economiche per tal motivo.[112] Troppo onesto per arricchirsi tramite il saccheggio[114] e troppo rigido per chiedere aiuto, fu necessario l'intervento dell'imperatore, che nel corso degli anni riversò nelle casse della famiglia Davout 900000 franchi oltre all'ordinaria paga percepita dal maresciallo, un ammontare superiore a quello ricevuto da ogni altro militare con l'eccezione di Berthier.[79]

Strinse degli ottimi rapporti con il generale Desaix, il quale fece di lui il suo fidato secondo,[79] e con il generale Gudin de La Sablonniére, probabilmente il suo migliore amico e uno dei suoi migliori sottoposti. Alla morte di Gudin, tre giorni dopo la battaglia di Valutino, Davout versò inaspettatamente molte lacrime.[115] Tra i marescialli, strinse dei buoni rapporti con Oudinot.[116] Probabilmente ebbe dei buoni rapporti con Ney, che tentò di difendere durante il suo processo, e Saint-Cyr, che come lui si era esposto per tentare di salvare Ney e che, da ministro della Guerra, gli restituì il titolo di maresciallo.
Fu molto più complesso e altalenante il suo rapporto con Napoleone. Al loro primo incontro, i due non si piacquero ma nel corso del tempo il generale corso, fidandosi del consiglio di Desaix, ne riconobbe il talento e nel corso degli anni fece del futuro maresciallo uno dei suoi uomini fidati, assegnandogli con frequenza sempre maggiore le missioni più complicate. Il fatto che Davout si fosse sposato con la sorella di Leclerc, e quindi che fosse entrato in qualche modo nella famiglia allargata dei Bonaparte, probabilmente aiutò nella sua scalata delle gerarchie dell'esercito. Allo stesso tempo, Napoleone non poteva permettersi che uno dei suoi sottoposti lo oscurasse, sviluppando forse una leggera gelosia nei suoi confronti. Il maggiore esempio di ciò si ebbe nella guerra contro la Prussia, quando fece riportare Jena come una vittoria epocale, facendo sembrare secondaria quella di Auerstädt, pur essendo perfettamente a conoscenza della realtà dei fatti. Nelle parti finali della carriera di Davout, Napoleone dimostrò un atteggiamento vagamente ostile nei suoi confronti: lo criticò aspramente in Russia, poi gli affidò un ruolo secondario durante la campagna in Germania del 1813 e in quella di Waterloo, pur sapendo che le qualità del maresciallo di ferro sarebbero state preziosissime in entrambe le occasioni, dove invece Oudinot e Grouchy fallirono e condizionarono negativamente i piani dell'imperatore. Anche il loro addio, in effetti, fu piuttosto amaro.[79] Nonostante ciò, la sua lealtà alla causa napoleonica fu totale.[112]
Invece, furono davvero pessimi i rapporti tra Davout e Bernadotte, reo di non essere corso in suo aiuto durante la durissima battaglia di Auerstädt. Il comandante francese non lasciò passare l'accaduto e accusò di negligenza l'altro maresciallo, che, non avendo agito, aveva messo in pericolo l'intero III Corpo. Anche ad anni di distanza, l'astio del generale borgognone verso Bernadotte non diminuì, anzi, quando seppe che la sua nemesi avrebbe guidato personalmente le truppe svedesi in Germania, chiese personalmente a Napoleone di poterlo affrontare e vendicarsi del torto subito. Ciò non fu concesso e i due non si affrontarono.[117] Molto negativi furono anche i suoi rapporti con Berthier, geloso delle attenzioni di Napoleone verso Davout e responsabile del mancato disastro di Teugn-Hausen.[63] Similmente, ebbe un brutto rapporto con Murat, con il quale ebbe numerose e forti divergenze nel corso della campagna di Russia, spesso causati dalla loro diversa veduta sul proseguimento della campagna.[78] Anche altri personaggi influenti come la moglie di Junot, i generali Bourienne e Thiébault si dimostrarono ostili e critici nei confronti di Davout nelle loro memorie.[63][118]
Matrimonio e figli
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Davout si sposò una prima volta il 9 novembre 1791 con Marie-Nicolle-Adélaïde Séguenot. Il matrimonio, dal quale il maresciallo non ebbe figli, terminò precocemente, dopo che il militare scoprì le infedeltà della moglie mentre faceva ritorno a Parigi dal fronte. Il divorzio fu siglato il 4 gennaio 1794.[2][119] Un secondo e ben più felice matrimonio, nonostante i lunghissimi periodi di distanza, fu quello celebrato il 12 novembre 1801, che vide il futuro maresciallo sposare Louise-Aimée-Julie Leclerc, sorella del generale Leclerc e cognata di Paolina Bonaparte. La sposa era celebre per la sua bellezza e la raffinatezza dei suoi modi.[2]
Dalla seconda moglie, Davout ebbe otto figli, dei quali solo quattro raggiunsero l'età adulta:
- Paul (1802–1803);
- Joséphine (1804–1805);
- Antoinette Joséphine (1805- 1821), sposò nel 1820 il conte Achille Félix-Vigier (1801–1868);
- Adèle Napoleone (1807-1885), sposò il 14 marzo 1827 il conte Étienne de Cambacérès (1804-20 dicembre 1878);
- Napoleon (1809–1810);
- Napoléon Louis, II duca di Auerstädt, II principe di Eckmühl (1811-1853), morto senza figli;
- Jules (1812–1813);
- Adelaide-Louise (1815-1892), sposò il 17 agosto 1835 François-Edmond de Couliboeuf, marchese de Blocqueville (1789–1861).[120]
Dopo la morte di Napoleon Luis, il titolo di duca passò ai discendenti del fratello del maresciallo.[121]
Nella cultura di massa
[modifica | modifica wikitesto]- Il nome DAVOUST è inciso sull'Arco di Trionfo di Parigi. Inoltre, uno dei boulevard dei marescialli a Parigi è dedicato a lui.
- Nel 1866 fu dedicata a lui una statua ad Auxerre.[122]
- Il suo primo bastone da maresciallo, preso dai cosacchi durante la battaglia di Krasnoi, è tuttora conservato in Russia. Prima fu esposto sulla tomba di Suvorov, poi al museo Ermitage. Attualmente è esposto a Mosca. Il secondo bastone, forgiato come sostituto di quello perso in Russia, si trova esposto nel Musée de l'Armée a Parigi. Un terzo bastone cerimoniale, invece, è esposto ad Auxerre.[122]
- La figlia più giovane, Adelaide-Louise, marchesa di Blocqueville, nel testamento lasciò indicato che un faro avrebbe dovuto avere il nome del padre. Nel 1897 fu inaugurato il Faro di Penmarch, detto anche Faro d'Eckmühl, sulla punta di Penmarch in Bretagna. All'interno si trova anche una statua del maresciallo.[123]
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]Onorificenze francesi
[modifica | modifica wikitesto]Onorificenze estere
[modifica | modifica wikitesto]Araldica
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]Note esplicative
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Il maresciallo, in vita, usò per firmarsi le grafie d'Avout, poi abbandonata probabilmente per motivi politici, e Davout. Venne spesso usata anche la grafia alternativa "Davoust", riportata, ad esempio, sull'Arco di Trionfo di Parigi, ma il maresciallo non ne fece mai uso personale. Cfr. Borel d'Hauterive, p. 94.
- ↑ Il motivo per cui Bernadotte non giunse né a Jena né ad Auerstädt in tempo è stato oggetto di speculazioni per lungo tempo, tra chi lo ha accusato di pigrizia e chi invece di voler sabotare Davout o lo stesso Napoleone. Sembra, tuttavia, che Bernadotte abbia in realtà perfettamente rispettato gli ordini ricevuti da Bonaparte il giorno precedente e che non vi fosse alcuna particolare malizia nel suo operato. Cfr. (EN) John Cook, Bernadotte 1806 - Is There a Case for the Defence?, su napoleon-series.org. URL consultato l'11 aprile 2026.
Note bibliografiche
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ (FR) Adélaïde-Louise d'Eckmühl de Blocqueville, Le maréchal Davout prince d’Eckmühl raconté par les siens et par lui-même, vol. 4, Parigi, Didier et Cie., 1880, p. 505.
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- ↑ (EN) Łazienki Królewskie w Warszawie, su www.lazienki-krolewskie.pl. URL consultato il 21 aprile 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (FR) André Borel d'Hauterive, Annuaire de la pairie et de la noblesse de France et des maisons souveraines de l'Europe et de la diplomatie, vol. 3, Bureau de la Publ., 1845.
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- (FR) A. Lievyns, Jean Maurice Verdot e Pierre Bégat, Fastes de la Légion-d'honneur, vol. 1, Parigi, Bureau de l'administration, 1844.
- (FR) Charles Mullié, Biographie des célébrités militaires des armées de terre et de mer: de 1789 à 1850, vol. 1, Poignavant, 1851.
- (FR) Alphonse Rabbe, Biographie universelle et portative des contemporains, vol. 1, Parigi, L'Editeur, 1836.
- Andrew Roberts, Napoleone il Grande, traduzione di Luisa Agnese Dalla Fontana e Aldo Piccato, Utet Libri, 2023 [2014].
- (FR) George Six, Dictionnaire biographique des généraux et amiraux français de la Révolution et de l'Empire : 1792-1814, vol. 1, Parigi, Librairie historique et nobiliaire, 1934.
- (FR) Henri Vigier, Davout, maréchal d'empire, vol. 1, Parigi, Paul Ollendorff, 1898.
- (FR) Henri Vigier, Davout, maréchal d'empire, vol. 2, Parigi, Paul Ollendorff, 1898.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Davout, Luis-Nicolas, duca di Auerstädt, prìncipe di Eckmühl, su sapere.it, De Agostini.
- (EN) John G. Gallaher, Louis-Nicolas Davout, duke of Auerstedt, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- Opere di Louis Nicolas Davout, su MLOL, Horizons Unlimited.
- (EN) Opere di Louis Nicolas Davout, su Open Library, Internet Archive.
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