Mazzolatura

La mazzolatura è un tipo di esecuzione pubblica molto cruenta, inflitta ai condannati a morte per mezzo di un mazzuolo percosso sul cranio della vittima.
Era usata una base di pietra su cui il reo era obbligato dal boia a porre il capo; se ne trova traccia in alcune piazze di città italiane tra cui Modena.
Fu abolita in Italia durante la discesa napoleonica ma fu ripristinata con la Restaurazione in alcuni Stati, e in particolare nello Stato Pontificio. Mastro Titta, il celebre boia del governo pontificio, ricorda nelle sue memorie di avere "mazzolato" numerosi condannati.
Una vivace descrizione di un'esecuzione per mazzolatura in Piazza del Popolo a Roma si trova nel romanzo Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas; di mazzolatura parla Stendhal a proposito dell'esecuzione a Roma nel 1599 del fratello di Beatrice Cenci.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Le prime prove dell'esistenza della mazzolatura come metodo di esecuzione si trovano in un resoconto del giurista del XV secolo Stefano Infessura relativa all'esecuzione di Cristoforo Castanea, conte di Castel Leone, avvenuta nel maggio del 1490 a Roma. Quest'ultimo era accusato di alto tradimento e tentato omicidio del papa Innocenzo VIII. Secondo tale resoconto, Castanea fu colpito dal boia alla testa con una grande mazza di legno e, successivamente, venne da questi trafitto con un pugnale di ferro nel petto e nel cuore. Alla sua morte, il suo corpo fu diviso in quattro parti: le braccia con la testa e il petto furono appesi alla porta del Castello (Castel Sant'Angelo); un'altra parte alla porta di Porta San Paolo; un'altra alla porta di Porta San Giovanni; e il resto alla porta di Porta del Popolo.
Una variante di questo metodo appare nel capitolo 35 del romanzo di Alexandre Dumas "Il conte di Montecristo" dove la mazzolata viene data al condannato su un lato della testa. Insieme allo squartamento (a volte, ma non sempre, dopo un'impiccagione), la mazzolatura era riservata ai crimini considerati "particolarmente ripugnanti".
