Niscemi
| Niscemi comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Libero consorzio comunale | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Massimiliano Valentino Conti (lista civica) dall'11-6-2017 (2º mandato dal 12-6-2022) |
| Territorio | |
| Coordinate | 37°09′N 14°23′E |
| Altitudine | 332 m s.l.m. |
| Superficie | 96,82 km² |
| Abitanti | 24 414[1] (31-5-2026) |
| Densità | 252,16 ab./km² |
| Comuni confinanti | Caltagirone (CT), Gela, Mazzarino |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 93015 |
| Prefisso | 0933 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 085013 |
| Cod. catastale | F899 |
| Targa | CL |
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media)[2] |
| Cl. climatica | zona C, 1 164 GG[3] |
| Nome abitanti | niscemesi |
| Patrono | Maria Santissima del Bosco |
| Giorno festivo | 21 maggio, seconda domenica d'agosto |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Niscemi (AFI: /niʃˈʃɛmi/[4] Nixemi in siciliano) è un comune italiano di 24 414 abitanti[1] del libero consorzio comunale di Caltanissetta in Sicilia.
Il comune rientra nella piana di Gela e nell'area gelese, e ne costituisce la sua parte nord-orientale, a contatto con il territorio di Caltagirone.
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]Territorio
[modifica | modifica wikitesto]Il centro abitato è situato su un altopiano posto a 332 m s.l.m..[5] Il comune ha una superficie di 96 chilometri quadrati con una densità abitativa di 254 abitanti per chilometro quadrato. Niscemi è situata su una collina rientrata nella parte dei Monti Erei e alle pendici degli Iblei, con un panorama occidentale sulla vallata del fiume Maroglio e la Piana di Gela.[6]

Il territorio di Niscemi si inserisce in un contesto geologico caratterizzato da colline argillose mioceniche, ricoperte da un ampio mantello di sabbie plioceniche, tufi calcarei e conglomerati.[7]
Clima
[modifica | modifica wikitesto]La zona climatica di Niscemi è di fascia C; di conseguenza l'accensione degli impianti termici di cui al D.P.R. n. 412 del 26 agosto 1993 è consentita dal 15 novembre al 31 marzo per un massimo di dieci ore giornaliere.[8]
Il clima di Niscemi è di natura mediterranea, con inverni miti ed estati calde. Le medie invernali si aggirano tipicamente intorno ai 10 °C, mentre le medie estive non raggiungono i 30 °C. Le precipitazioni, piuttosto rare, si concentrano principalmente tra i mesi autunnali ed invernali. Di seguito è riportata la tabella riassuntiva dei principali dati meteorologici riferiti al territorio comunale.[9]
| Niscemi | Mesi | Stagioni | Anno | ||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | ||
| T. max. media (°C) | 12,5 | 12,9 | 14,3 | 16,6 | 20,7 | 24,7 | 27,2 | 27,7 | 25,4 | 21,2 | 17,3 | 13,9 | 13,1 | 17,2 | 26,5 | 21,3 | 19,5 |
| T. media (°C) | 9,3 | 9,5 | 10,7 | 12,9 | 16,7 | 20,7 | 23,2 | 23,8 | 17,7 | 21,6 | 13,9 | 10,8 | 9,9 | 13,4 | 22,6 | 17,7 | 15,9 |
| T. min. media (°C) | 6,2 | 6,2 | 7,2 | 9,2 | 12,8 | 16,7 | 19,2 | 20,0 | 17,9 | 14,3 | 10,6 | 7,8 | 6,7 | 9,7 | 18,6 | 14,3 | 12,3 |
| Precipitazioni (mm) | 56 | 41 | 37 | 28 | 17 | 6 | 4 | 12 | 30 | 78 | 60 | 59 | 156 | 82 | 22 | 168 | 428 |
Origini del nome
[modifica | modifica wikitesto]Sull'origine del toponimo, verosimilmente arabo, sono state formulate varie ipotesi. Una possibilità, sostenuta da Gaetano Trovato, è che derivi dalla pianta dell'olmo oppure da Grewia parviflora, in arabo نشم?, našam.[10] Un'altra possibilità è quella di una parola che contenga la radice n-š-m, con il riferimento a macchie bianche e nere.[11]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Origini
[modifica | modifica wikitesto]La presenza di insediamenti umani nel territorio di Niscemi, risale all'epoca neolitica, in particolare tra il III ed il II millennio a.C., come testimoniato dalla presenza di numerose tombe a forno scavate nella roccia.[12]
Tracce attribuibili alla cultura sicana risalgono, invece, ad un periodo risalente alla prima età dei metalli. Si trattava, principalmente, di piccoli villaggi che vivevano di caccia e agricoltura e che vivevano in capanne di paglia. Durante questo periodo erano diffuse l'industria litica, della ceramica e quella relativa alla produzione di utensili di uso quotidiano.[6]
Successive testimonianze di insediamenti nel territorio di Niscemi si possono ricostruire grazie alla presenza delle necropoli caratterizzate da tombe a tholos e a forno nel periodo castellucciano, risalenti al XIII secolo a.C. realizzate durante la tarda età del bronzo. A conferma di ciò, un passo del secondo volume del Dizionario Topografico della Sicilia, redatto da Vito Amico, riporta: «sia nei fianchi che nelle falde del colle occorrono sepolcri anche per corpi giganteschi, monete di ogni metallo, vasi, lucerne, ampolle, e più di un pavimento saccheggiato coll'epigrafe Alba si è rinvenuto».[13] Durante questo secolo i villaggi castellucciani si trasformarono progressivamente in insediamenti fortificati, probabilmente a causa dell'avvento dei siculi, che costrinsero gran parte delle popolazioni più pacifiche a spostarsi verso territori più tranquilli.
A partire dal VII secolo a.C., successivamente all'insediamento dei coloni rodio-cretesi nel territorio di Gela, le campagne del territorio niscemese furono occupate per poter essere coltivate intensamente:[14] sorsero numerose fattorie, i terreni furono lottizzati e le risorse naturali sfruttate al massimo.
Tuttavia, a partire dal V secolo a.C., in seguito alla seconda invasione cartaginese, la relativa tranquillità degli insediamenti nel territorio di Niscemi fu sconvolta e molti abitanti furono costretti a fuggire e ad abbandonare le loro fattorie.
Nel III secolo d.C. la vasta plaga, situata circa ad un chilometro ad occidente del centro abitato odierno, compresa tra il fiume Achates ed il fiume Gela, fu assegnata al patrizio Calvisio e prese il nome di Plaga Calvisiana.[15] Sorse un fiorente villaggio che sopravvisse fino al IX secolo d.C., quando gli arabi lo distrussero definitivamente.
Successivamente gli arabi costruirono un borgo fortificato sulla collina dove sorge l'attuale centro abitato e vi diedero il nome Fata-nascim traducibile come "passo dell'olmo",[16] accorciato in un successivo momento in Nasciam. Durante l'occupazione araba il regime della proprietà fondiaria ed i sistemi di coltivazione della terra cambiarono radicalmente: i vasti latifondi furono suddivisi in piccoli lotti, eccetto per le proprietà demaniali. Inoltre la coltivazione dei cereali e la pastorizia furono ristrette solo ai terreni adatti, si provvedette alla ripopolazione del manto boschivo, si intensificò la produzione di olio e si introdussero le coltivazioni di carrubbo, gelso, pistacchio e nocciolo. Nella metà del XIII secolo, tuttavia, a causa delle lotte interne tra musulmani e normanni, la cittadina fu completamente distrutta e i suoi abitanti furono costretti a fuggire in cerca di un luogo più sicuro dove vivere.
Fondazione e periodo normanno
[modifica | modifica wikitesto]A seguito della conquista normanna, con diploma del 1143 fu fondata una nuova città con il nome di Nixenum. Diventato un feudo rustico il territorio subì radicali mutamenti fin quando, nel 1324, un ramo della famiglia Branciforte si trasferì da Piacenza alla Sicilia (nel XIII secolo) e comprò la terra di Nixenum.[7]

Nel 1624, la nobildonna Giovanna Branciforte, vedova di Giovanni Branciforte Barrese, principe di Butera, a nome del figlio Giuseppe (1619-1675), prese possesso della baronia di Niscemi. Due anni dopo, per far conferire i titoli nobiliari al figlio, chiese ed ottenne dal cardinale Giovanni Doria la licentia populandi del feudo di Niscemi. La neonata baronia di Niscemi era costituita da quattro feudi, anche se taluna documentazione ne riporta l'esistenza di quattordici.[7] Il centro del borgo fu scelto vicino al bosco di Castellana, ove la leggenda narrava del ritrovamento del quadro della Madonna.[7] Le strutture preesistenti, a causa delle precarie condizioni economiche, non furono distrutte, ma riutilizzate. Non fu costruito un castello, ma si scelse di adoperare, come avamposto di difesa, una torretta sita in contrada Castellana.
Il principe Branciforte, per privilegio dato dal re Filippo IV di Spagna il 25 marzo 1627, esecutoriato il 18 maggio dell'anno medesimo, ottenne il titolo di I principe di Niscemi.[18] Nel 1640, lo stesso feudatario decise di dare un nuovo assetto urbanistico al borgo, disegnando una nuova planimetria secondo le pratiche urbanistiche del tempo, che prevedevano la presenza di una piazza centrale in cui emergeva la Chiesa Madre.[7] Il Principato di Niscemi durò fino al 1661, quando il Branciforte vendette il relativo titolo a Vitale Valguarnera Lanza, duca dell'Arenella, e perciò venne ridotto a rango di semplice terra baronale.
Nel 1693 il terremoto del Val di Noto, che distrusse buona parte della Sicilia orientale, danneggiò seriamente il borgo di Niscemi, pur non provocando vittime.[19] Si rese necessaria la ricostruzione di gran parte dell'abitato, anche se la planimetria non mutò e le principali chiese furono ricostruite nel luogo originale di edificazione.
Età contemporanea
[modifica | modifica wikitesto]Il 19 marzo 1790 le terre a sud del centro abitato furono sconvolte da un rivolgimento tellurico di proporzioni paurose, caratterizzato da aperture della terra e dall'emissione di calore ed emissioni nauseabonde.[20] Sorse, inoltre, un piccolo cono vulcanico che emetteva vapore e calore. Lo sconvolgimento, tra lo spavento della popolazione, durò per otto giorni consecutivi.[21]

Il 10 ottobre 1838, Re Ferdinando II, con tutto il suo seguito, passò da Niscemi, lamentandosi con l'amministrazione della città per il pessimo stato delle strade. Il 12 gennaio 1848 la città prese parte all'insurrezione popolare contro il governatore borbonico:[22] in quest'occasione Salvatore Masaracchio fu insignito del ruolo di comandante della Guardia nazionale[23]. Il 24 maggio 1860 la città aderì alla rivoluzione garibaldina. La sera del 26 luglio 1860 i soldati garibaldini furono ospitati presso la Chiesa di Sant'Antonio da Padova e, nella stessa chiesa, si votò, il 21 ottobre dello stesso anno il plebiscito che sancì l'annessione della Sicilia all'Italia.[24]
Successivamente alla proclamazione del Regno d'Italia, il paese fu scosso da violenze, furti e rapine a danno principalmente di nobili: una banda, a cui capo vi era Salvatore Di Benedetto, soprannominato Parachiazza, imperversò nelle campagne per diversi anni, finché fu definitivamente sgominata.[25] Il figlio di Parachiazza, Matteo Di Benedetto, uccise nel 1864 Salvatore Masaracchio, all'epoca dei fatti sindaco di Niscemi.
Nel 1891, un gruppo di giovani intellettuali niscemesi fondò il Fascio dei Lavoratori,[26] secondo in tutta la Sicilia dopo quello di Catania. Di ispirazione socialista, consentì ai contadini di ottenere nel 1897 la lottizzazione e l'assegnamento delle terre demaniali ex feudali.

Nel 1922, subito dopo l'instaurazione del regime fascista, il militante socialista Salvatore Noto fu assassinato nella piazza principale del paese da squadristi fascisti.[27]

Tra le due guerre mondiali, Niscemi fu caratterizzata da un nuovo periodo turbolento caratterizzato da rapine, scassinamenti e violenze varie, causate principalmente dalla miseria e dalla disoccupazione.[28] Molti lavoratori si organizzarono in associazioni e lottarono per la concessione delle terre incolte. Durante lo sbarco in Sicilia, la suora Angela Basarocco, infermiera e unica presente nell'ospedale civico, salvò alcuni soldati tedeschi dalla fucilazione con un atto eroico. Gli stessi fenomeni avvenuti tra le due guerre mondiali si verificarono anche dopo la seconda guerra mondiale: nel 1947 una manifestazione popolare, a cui parteciparono più di quattromila lavoratori, degenerò in violenze e saccheggiamenti.[29] Le proteste dei lavoratori si conclusero nel 1951, quando gran parte dei lavoratori preferirono emigrare in cerca di lavoro.
Negli anni quaranta del XX secolo imperversò il banditismo nel territorio e prese piede la cosiddetta Banda dei Niscemesi, i cui capi erano Rosario Avila e Salvatore Rizzo.[30] Rosario Avila fu trovato morto nel 1946, dopo che su di lui era stata messa una taglia. Con la sua morte l'intera banda si disgregò e i suoi componenti furono tutti catturati o uccisi.

Il 12 ottobre 1997 si verificò un evento franoso[31] che non causò vittime ma provocò il danneggiamento di decine di edifici e lo sfollamento di 117 famiglie del quartiere Sante Croci della città.[32] Complessivamente rimasero senzatetto circa cinquecento persone. Il dissesto fu innescato dalla vulnerabilità geologica del versante occidentale, composto da sabbie permeabili sovrapposte ad argille impermeabili, e aggravato dall'assenza di un'adeguata regimentazione delle acque meteoriche e fognarie.[33] Risultò particolarmente danneggiata la Chiesa delle Sante Croci, che a causa delle lesioni irreversibili fu successivamente demolita per ordine prefettizio.[34] Gran parte delle case che furono danneggiate erano state costruite abusivamente nel corso degli anni sessanta. Solo dopo quattordici anni dall'evento, nell'ottobre del 2011, l'amministrazione comunale riuscì a erogare i risarcimenti alle famiglie colpite per la perdita delle loro abitazioni e attività.[35] Successivamente, i ruderi delle abitazioni inagibili furono definitivamente abbattuti per consentire i primi lavori di consolidamento del quartiere.
Tra gli anni ottanta e gli anni novanta, la città fu soggetta ad una escalation di problemi di legalità che causarono, nel 1992[36] e nel 2003,[37] il commissariamento del comune per condizionamento mafioso.
Il 21 settembre 2014, a seguito di un referendum confermativo, la popolazione di Niscemi votò a favore del distacco dalla provincia di Caltanissetta e dell'adesione alla provincia di Catania.[38] In seguito alla delibera del consiglio comunale del 26 ottobre 2015, Niscemi dichiarò la volontà di aderire alla città metropolitana di Catania;[39][40] l'adesione venne tuttavia bocciata dalla commissione Affari istituzionali dell'ARS.[41]
Frana del 2026
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Un primo evento franoso si è verificato il 16 gennaio 2026, in occasione di forti precipitazioni, causando un grave cedimento della collina che ha provocato l'interruzione al traffico della SP12 nel tratto di Passo Cerasaro, compromettendo significativamente i collegamenti della città in direzione della statale 117 bis.[42]
A partire dal 25 gennaio 2026 il centro abitato è stato interessato da un nuovo e più ampio fronte franoso, che ha raggiunto i quattro km di lunghezza e i 55 metri di altezza in alcuni punti[43] e che ha portato all'evacuazione di oltre 1.500 abitanti. La frana ha distrutto decine di edifici e ne ha reso inagibili altrettanti, costringendo le autorità ad istituire una zona rossa di 150 metri a partire dalle aree asfaltate non crollate.[44][45][46][47]
Simboli
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Lo stemma e il gonfalone di Niscemi sono stati concessi con Decreto del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi del 24 aprile 2000.[48]
- Stemma
I simboli raffigurati sono l'aquila e la torre. La blasonatura dello stemma è:
- Gonfalone
La blasonatura del gonfalone è la seguente:
- Bandiera
La bandiera è un drappo rettangolare troncato di verde e di rosso.
Monumenti e luoghi d'interesse
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Centro storico
[modifica | modifica wikitesto]Il centro storico risale alla seconda metà del XVII secolo. La piazza Vittorio Emanuele III[50] ha forma rettangolare e su di essa si affacciano la chiesa Santa Maria d'Itria e la chiesa dell'Addolorata, oltre che il Palazzo di Città.

Architetture religiose
[modifica | modifica wikitesto]Chiesa di Santa Maria D'Itria
[modifica | modifica wikitesto]Sorge in piazza Vittorio Emanuele III. Ricostruita dopo il terremoto del 1693 a partire dal 1742 con il contributo della popolazione e sotto la direzione dell'architetto messinese Giuseppe La Rosa, è una chiesa a croce latina con tiburio centrale, presenta quattro nicchie laterali con le statue degli evangelisti Giovanni e Marco e gli apostoli Pietro e Paolo. La facciata è incompleta nel fastigio terminale. Gli interni furono decorati tra il 1863 e il 1864.[24][51]

Chiesa dell'Addolorata
[modifica | modifica wikitesto]Fondata nel 1753, sul sito di una rusticana aedicula, ad opera dell'architetto calatino Silvestro Giugliara.[52] La sua architettura si sviluppa intorno ad uno spazio centrale a forma di ottagono allungata a navata unica con portale ad arco. All'esterno esibisce un raffinato prospetti settecentesco della Sicilia tardo barocca. La facciata presenta una convessità rimarcata dalle quattro lesene, concluso dal profilo ondulato del coronamento della cella campanaria raccordata alla fabbrica da eleganti volute. Una mostra in pietra incornicia il portale d'ingresso e la finestra sovrastante. Sotto il livello del pavimento si apre una cripta con un altare, gli essiccatori, ossai e sepolture riservati in passato ai confrati e alle consorelle del SS. Crocifisso.[24][51].

Chiesa di Sant'Antonio da Padova
[modifica | modifica wikitesto]Ricostruita anch'essa dopo il terremoto, a partire dal 1746, fu restaurata nel XX secolo. È una chiesa a navata unica, a pianta rettangolare, con campanile a torre (posto insolitamente nel lato posteriore dell'edificio) e sagrestia addossata. La facciata è in intonaco liscio, con fastigio terminale in forma di piccolo frontone triangolare. Il portale in conci di pietra è decorato a bassorilievo. Un imponente organo fu installato nel 1810 su un soppalco costruito sopra il portone di ingresso.[24][51]

Chiesa Maria SS. della Grazia
[modifica | modifica wikitesto]Edificata nel 1773, sorge ad ovest di piazza Vittorio Emanuele III e fu salvata dall'abbandono nel 1947. Fu edificata sui resti di una primitiva chiesetta rustica della Niscemi feudale per volontà del barone Iacona con il consenso del principe Ercole Michele Branciforte. La facciata fu completata nel XIX secolo ed è ripartita in tre ordini, di cui l'ultimo accoglie la cella campanaria ed il secondo un'edicola con la statua di San Gaetano. L'interno è ad un'unica navata, con volte a botte e ricca decorazione a fresco tipicamente barocca. Ci si riferisce ad essa, pur inappropriatamente, come chiesa di Santa Lucia.[53]

Santuario Maria SS. del Bosco
[modifica | modifica wikitesto]Sorge su resti di una piccola cappella distrutta dal terremoto.[54] Fu edificato tra il 1749 ed il 1758 sotto la direzione del capomastro e architetto Silvestro Gugliara. La chiesa è ad una sola navata con pianta ellittica allungata, la facciata è in stile barocco e presenta un'equilibrata compostezza e sobrietà nelle decorazioni. La chiesa conserva in una piccola nicchia le pietre costituite da due candelieri e dalla base che sosteneva la croce, rinvenute, secondo la tradizione, nel 1599 in occasione del rinvenimento del quadro della Madonna. L'altare maggiore raffigura angeli che, guidati dalla mano di Dio, reggono il sacro dipinto della Madonna nel gesto di portarlo verso la fonte del ritrovamento. Dietro la pala, una nicchia custodisce una copa del quadro, opera di un monaco di Caltagirone, perché l'opera originale si perse in occasione di un incendio verificatosi nel 1769 mentre si trovava presso la chiesa Santa Maria d'Itria. I due altari laterali sono dedicati a san Benedetto e san Giovanni Nepomuceno. La cripta sottostante conserva il pozzetto con la vena d'acqua in cui, si narra, venne trovato il sacro velo con l'immagine della Madonna: indicata come Cappella dell'acqua Santa,[54] dal 1998 è anche battistero.

Chiesa di San Giuseppe
[modifica | modifica wikitesto]Costruita grazie alla contribuzione volontaria di tutta la popolazione, con pietra e calce ricavate dalle cave locali. La facciata è semplice, ad un solo ordine e presenta una eleganza sobria. La pianta è rettangolare ad una sola navata. Rimasta a lungo trascurata, nel 1986 don Giuseppe Giugno, con la contribuzione volontaria di numerosi cittadini ne avviò i lavori di ristrutturazione.[24][51]

Chiesa Anime del Purgatorio
[modifica | modifica wikitesto]Presenta una pianta a forma di grossa tartaruga disposta in direzione ovest-nord-ovest. Il tetto poggia su archi a pieno sesto sorretti da otto colonne singole in stile toscano con basamento e plinto posti a perfetto cerchio all'interno dell'unica navata circolare.[24]

Chiesa delle Sante Croci
[modifica | modifica wikitesto]Edificata sul luogo in cui sorgeva in precedenza una piccola cappella senza altare, fu dotata di un piccolo cimitero. Restò lesionata dallo sconvolgimento tellurico che colpì Niscemi nel 1790. La frana dell'ottobre del 1997 lesionò gravemente l'immobile in maniera tale da richiederne la demolizione, avvenuta pochi anni dopo. L'altare maggiore era dedicato al Crocifisso ed era realizzato in marmo bianco con disegni a rilievo in stile barocco e intarsi in marmi colorati. Gli altri due altari erano rispettivamente dedicati a sant'Alfonso Maria de' Liguori e santa Rita da Cascia.[34]

Chiesetta Madonna dello Spasimo
[modifica | modifica wikitesto]Situata all'entrata meridionale del paese venne fondata con il contributo generoso e l'impegno attivo di diverse persone. La facciata delle chiesetta è molto semplice, ma armoniosa e movimentata, racchiusa dalle paraste laterali che contengono il portale centrale in pietra locale ben lavorata con arco a tutto sesto.[24]
Chiesa San Francesco
[modifica | modifica wikitesto]Costruita tra il 1732 ed il 1739, è caratterizzata da un'unica aula con volta a botte ed un presbiterio a crociera.[55]
Chiesa San Giuseppe d'Atanasio
[modifica | modifica wikitesto]Realizzata nel 1915, in contrada Pilacane, è caratterizzata da un severo stile neoclassico in cotto.[7] Si trova a circa due chilometri dal centro abitato di Niscemi.

Convento di San Francesco
[modifica | modifica wikitesto]Oggi sede dell'ospedale civile, conserva il chiostro originale a pianta quadrilatera, un pozzo centrale ed è caratterizzato dalla presenza di una successione di arcate sorrette da colonne di ordine ionico.[56]

Architetture civili
[modifica | modifica wikitesto]Palazzo di Città
[modifica | modifica wikitesto]Costruito su un precedente fabbricato adibito a Cancelleria comunale, fu progettato dall'architetto Rosario Crescimone e realizzato dai fratelli Barbagallo. Si presenta come un blocco compatto e ben definito, sobrio ed equilibrato è dotato di un portico a tre arcate. Tutte le decorazioni del prospetto sono state realizzate in pietra di Pilacane.[24]

Palazzo Branciforte
[modifica | modifica wikitesto]Costruito nel 1824 è il più antico edificio civile sopravvissuto. Fu fatto realizzare da Margherita Branciforte, duchessa di Mondragone, giunta a Niscemi nel 1821.[57] È ben definito, caratterizzato da paraste angolari ed a muri perimetrali lisci in pietrame informe.[24][50]
Palazzo Masaracchio
[modifica | modifica wikitesto]Edificato nel 1840, sito nell'attuale via Regina Margherita, un tempo via Sante Croci. È caratterizzato da una facciata scandita da un ordine unico di paraste su alti plinti, balconi sorretti da mensoloni con decorazione fitomorfa e un fregio sul portone di ingresso.[50]
Palazzo Malerba
[modifica | modifica wikitesto]Sito nella stessa via di Palazzo Masaracchio ed edificato pochi anni prima, nel 1835. Oggi è presente solo la facciata settentrionale, in quanto la parte dell'edificio che sporgeva su via Regina Margherita venne demolita nel 1966 per realizzare un parcheggio.[50]
Sono presenti altri edifici storici di rilevanza culturale:[58]
- Palazzo Romano sito tra via Regina Elena, via Purgatorio
- Palazzo Camiolo sito tra via XX Settembre, via Mazzini e via Popolo
- Palazzo Iacona
- Palazzo Malerba, sito in via IV Novembre
- Palazzo Samperi
- Palazzo Masaracchio, sito in piazza Vittorio Emanuele III
- Palazzo Tinnirello, sito tra via IV Novembre, via Garibaldi e via Menzo
- Palazzo Gagliano, sito in piazza Vittorio Emanuele III
- Palazzo Le Moli, sito in via Le Moli
- Palazzo Gagliano, sito in via Gagliano
- Casa Guariglia, sita in via IV Novembre
- Palazzo Maugeri (Preti-Buscemi), sito in via Regina Margherita
- Palazzo Malerba, sito tra via Buonarroti e via Mazzini
- Palazzo Iacona-Gallo
- Palazzo Buscemi, sito tra via XX Settembre, via Cordova e via Cavour
- Palazzo Polizzi, sito tra via XX Settembre, via Vacirca e via Le Moli
- Palazzo Buscemi, sito in via Popolo
- Casina Samperi, sita in corso Gramsci
- Fontana Madonna SS. del Bosco
Terrazzo del Belvedere
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Il Terrazzo del Belvedere, anticamente chiamato Tunnu, è una terrazza panoramica, costruita nel 1803,[59] che offre una vista sulla piana di Gela e sulla vallata del fiume Maroglio. Fu costruito in stile barocco, all'inizio del XIX secolo, con una forma rotondeggiante contornata da ringhiera e panche in ferro battuto.
Venne ricostruito nel 1921 a seguito delle lesioni riportate nel corso di uno smottamento.[24] In seguito alla frana del 2026, ne è stato impedito l'accesso in via precauzionale visti i danni nelle aree limitrofe.[60]
Nella zona sottostante al belvedere era stato costruito un viale dedicato all'aviatore italiano Angelo D'Arrigo,[61] che offriva una vista panoramica sulla piana di Gela, prima della sua completa distruzione a seguito della frana del 25 gennaio 2026.

Siti archeologici
[modifica | modifica wikitesto]In contrada Pitrusa, alle pendici di Niscemi, si trova un sito archeologico di epoca tardo antica. Sono stati ritrovati i bolli su anfora dei Praedia Galbana, poderi che appartenevano allo stato e nel cui interno erano stanziati magazzini annonari. Rimangono odiernamente i resti di una Mansio, ovvero una stazione di sosta, di età imperiale, gestita dallo Stato per i viaggiatori. Accanto alla mansio sorgeva una stazione per il cambio dei cavalli. Si pensa esistesse un'antica strada, che portava alla contrada Piano Camera, altra zona archeologica. I recenti scavi archeologici hanno riportato alla luce un complesso termale, sempre in contrada Petrusa. Secondo gli archeologi sono ben visibili e riconoscibili il calidarium (parte delle terme destinate ai bagni caldi o ai bagni di vapore) con il forno di combustione, un vasto vano di tepidarium (parte delle terme destinate ai bagni tiepidi) e le suspensura (pilastri a base quadrata che fungevano da sostegno al pavimento) che spargeva il calore sotto il pavimento, potendo riscaldare così l'acqua.
Sono presenti anche siti archeologici risalenti all'epoca arcaico-classica, tra l'ottavo ed il quinto secolo a.C., nelle contrade Castellana, Arcia e Iacolano, dove sono state rinvenute ceramiche che lasciano intuire la presenza di insediamenti umani dediti allo sfruttamento agricolo del territorio, reso possibile anche dalla presenza del vicino fiume Maroglio. Testimonianze di arcaiche forme di culto religioso sono state, invece, riscontrate a Pisciotto e Valle Madoni, oltre che nella stessa contrada Arcia, dove sono stati rinvenuti resti di antiche necropoli. Secondo molti studiosi, questi ultimi ritrovamenti fanno pensare che il territorio di Niscemi avesse raggiunto un buon livello di organizzazione urbanistica, caratterizzata sia dalla presenza di aree urbane che di aree extraurbane.[6]
Aree naturali
[modifica | modifica wikitesto]A Niscemi è presente un'area naturale protetta della Regione Siciliana denominata Sughereta e riconosciuta di interesse comunitario dall'Unione europea.[7] La riserva sorge a 330 m s.l.m., nella parte meridionale dell'altopiano su cui si colloca il centro abitato e costituisce e, assieme al Bosco di Santo Pietro di Caltagirone, il residuo di quella che un tempo era la più grande sughereta della Sicilia centro-meridionale.
Società
[modifica | modifica wikitesto]Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]La formazione del primo insediamento abitativo nel territorio di Niscemi risale al XVII secolo: furono molte le famiglie, provenienti dai comuni del circondario, a prendere la residenza a Niscemi, probabilmente spinti dal clamore della notizia del ritrovamento del quadro raffigurante la Madonna con Gesù bambino. Queste famiglie provenivano da Caltagirone, Aidone, Piazza Armerina, Gela, Chiaramonte Gulfi, Comiso, Modica ed altre. Nel XVIII secolo la popolazione aumenta vertiginosamente, portandosi da circa 2 000 abitanti a quasi 7000. Nel XIX secolo la popolazione supera i 14 000 abitanti per subire poi un aumento costante fino ai giorni nostri. Solo a cavallo tra gli anni sessanta e gli anni settanta i residenti diminuiscono di qualche centinaia di unità a causa principalmente del fenomeno migratorio che costrinse molti abitanti di Niscemi a trasferirsi altrove.[25]
Abitanti censiti[62]

Etnie e minoranze straniere
[modifica | modifica wikitesto]A Niscemi è presente una comunità straniera fin dagli anni ottanta, principalmente proveniente dai paesi dell'area nordafricana. La maggior parte di cittadini stranieri, tuttavia, provengono dalla Romania. Al 1º gennaio 2025 gli stranieri residenti nel Comune sono 694 e rappresentano il 2,8% della popolazione totale.[63]Di seguito sono riportati i gruppi nazionali più consistenti:[64]
- Romania: 381
- Tunisia: 173
- Marocco: 37
Tradizioni e folclore
[modifica | modifica wikitesto]La tradizione più importante della città di Niscemi è la Festa della Madonna.[65] Anticamente veniva celebrata la terza domenica di agosto di ogni anno, ma negli ultimi decenni nella seconda domenica dello stesso mese. Durante la prima domenica di agosto il quadro della Madonna viene portato in processione dal Santuario di SS. Maria del Bosco alla Chiesa di Santa Maria d'Itria.
Durante il mese della Madonna che si sviluppa tra il 21 aprile ed il 21 maggio di ogni anno, sempre il quadro della Madonna viene portato in processione tra le due principali chiese della città.[66]
Un'altra importante ricorrenza si svolge nelle date del 18 e del 19 marzo, in onore di San Giuseppe: in occasione delle celebrazioni le famiglie devote allestiscono i cosiddetti avutari ossia tavole imbandite con pietanze di ogni tipo e adornate da raffigurazioni del santo.[67]
L'11 gennaio di ogni anno, inoltre, viene organizzata un'ulteriore processione, analoga a quelle classiche che coinvolgono il quadro della Madonna, in occasione della ricorrenza del tragico terremoto del 1693.[68]
Lingue e dialetti
[modifica | modifica wikitesto]Oltre alla lingua italiana ufficiale, a Niscemi si parla la lingua siciliana: la variante dialettale niscemese (lu niscimisi), affine alle altre parlate centrali limitrofe, è appartenente alla famiglia dei dialetti centrali.[69][70][71]
Religione
[modifica | modifica wikitesto]Nel comune di Niscemi, così come nel resto d'Italia, la religione più professata è il cattolicesimo. Sono presenti sei parrocchie, comprese nella diocesi di Piazza Armerina.[72] In minoranza, ma comunque numerose, vi sono comunità di musulmani, Testimoni di Geova ed evangelici.
Istituzioni, enti e associazioni
[modifica | modifica wikitesto]Centro socio culturale
[modifica | modifica wikitesto]La costruzione del Centro socio culturale fu avviata sul finire degli anni novanta in via Carlo Alberto Dalla Chiesa. Intestato nel 2007 alla memoria dell'ex sindaco Totò Liardo[73], scomparso prematuramente tre anni prima, attualmente è sede di uffici comunali e sale multimediali.
Associazione Maria SS. del Bosco
[modifica | modifica wikitesto]Istituita nel 1879, con il nome Società della Madonna, si è retta su uno statuto originario aggiornato nel 1913 dal vescovo monsignor Mario Sturzo, per divenire successivamente una confraternita.[74]. Storicamente composta da soli uomini, denominati fratelli della Madonna, si occupa di promuovere il culto e le manifestazioni in onore della Madonna
Stazione di trasmissione radio navale
[modifica | modifica wikitesto]Dal 1991 è in funzione, in contrada Ulmo, un centro di trasmissioni radio navali degli USA costituito da 41 antenne, dipendenti dalla base aerea di Sigonella.[75] Nello stesso sito, nel gennaio del 2014, sono stati portati a termine i lavori per la costruzione del sistema di comunicazione satellitare del MUOS.[76][77]
Cultura
[modifica | modifica wikitesto]Istruzione
[modifica | modifica wikitesto]Biblioteche
[modifica | modifica wikitesto]A Niscemi è presente una biblioteca comunale. Originariamente collocata in via Vacirca, nel 2006 è stata trasferita in via IV Novembre, in un edificio risalente al XIX secolo. Sono presenti circa 16000 volumi catalogati oltre che una vasta emeroteca. La biblioteca è intitolata alla memoria di Mario Gori.
Musei
[modifica | modifica wikitesto]A Niscemi è presente un Museo Civico[78] tra i più grandi della Sicilia,[79] collocato presso l'ex convento dei frati francescani riformati. Il museo contiene reperti precedentemente custoditi nell’ex Museo della Civiltà Contadina,[80] oggi definitivamente chiuso. In particolare vi sono reperti in passato donati da alcuni cittadini al Lions Club locale che ha provveduto a catalogarli. Dei circa 2000 pezzi presenti, la Sovrintendenza ai Beni Culturali di Caltanissetta, con proprio decreto, ne aveva vincolati oltre 650. Una sezione del museo cataloga invece i pezzi provenienti dall'ex Museo Didattico di Storia Naturale,[81] anch'esso oggi chiuso, originariamente nato nel dicembre del 1989 allo scopo di rendere noti gli aspetti geografici e naturalistici dell'area della Sicilia centro-meridionale ricadente per buona parte nel territorio del libero consorzio comunale nisseno e compresa tra i fiumi Salso e Dirillo, rispettivamente ad ovest ed est, e a nord limitata da corsi d'acqua minori. Il museo in passato fu gestito dalla locale sezione WWF e, a partire dal 1995, dal Centro di Educazione Ambientale.
Scuole
[modifica | modifica wikitesto]È presente a Niscemi l'Istituto di Istruzione Superiore Leonardo da Vinci. Sorto nel 1970 come Liceo Scientifico, negli anni successivi ha arricchito la propria offerta formativa aprendo prima l'indirizzo linguistico, poi quello socio-psicopedagogico e negli ultimi anni l'istituto tecnico commerciale e l'istituto professionale per l'agricoltura e l'ambiente, ai quali si è aggiunto, a partire dal 2016, il Liceo Classico.[82]
Arte
[modifica | modifica wikitesto]L'artista più noto a Niscemi è stato il pittore Giuseppe Barone. Originario di Caltagirone, ma niscemese di adozione, nel 1927 dipinse le quattro tele a medaglione del Santuario SS. Maria del Bosco, raffiguranti vicende legate alla devozione verso la Madonna del Bosco e, nel 1929, una tela raffigurante la Madonna, collocata nella Cappella dell'Acqua Santa. Delle tele dipinte, una raffigura la città di Niscemi durante il terremoto del 1693. Diversi sono i poeti locali tra i quali giova rammentare Mario Gori all'anagrafe Mario Antonino Di Pasquale (Niscemi, 16 settembre 1926 – Catania, 5 dicembre 1970), che è stato un poeta, scrittore e autore di novelle italiano cui è intitolata una arteria principale della cittadina e un istituto scolastico. Non meno importante per il suo impegno culturale e di ricerca storica è il professor Angelo Marsiano (Niscemi, 19 febbraio 1926 – Niscemi, 20 giugno 1993) storico e saggista italiano cui è intitolato un istituto scolastico.
Cucina
[modifica | modifica wikitesto]Tipiche di Niscemi sono le cosiddette mpanate e i piruna. Le prime sono sfogliate di cavolfiori mentre le seconde di spinaci: entrambe le preparazioni hanno la particolarità che il ripieno viene collocato crudo nell'impasto, prima di essere infornato.[83]. Inoltre le mpanate sono costituite da una pasta sfoglia sottilissima, probabilmente d'influenza orientale, lavorata sapientemente ed accuratamente. Altre ricette tipiche sono la pasta con i carciofi, i carciofi alla brace e la frittata con i carciofi[83]
Eventi
[modifica | modifica wikitesto]Di rilevanza regionale è la Sagra del Carciofo,[84]organizzata tra i mesi di marzo e aprile, che coinvolge gente da tutto il circondario del paese.[85]
Geografia antropica
[modifica | modifica wikitesto]Urbanistica
[modifica | modifica wikitesto]L'assetto urbanistico del comune di Niscemi risale alla seconda metà del XVII secolo ed è caratterizzato da una maglia ortogonale[7] che sviluppa attorno a piazza Vittorio Emanuele III, dove mancano due isolati e dove si affacciano i monumenti e gli edifici più prestigiosi della città. Gli assi principali della città si dipartivano dalla piazza, nelle direzioni nord-sud ed est-ovest. L'impianto urbanistico originale di Niscemi è a scacchiera regolare con isolati a spina.
La pianta planimetrica fu disegnata originariamente da Giuseppe Branciforte, secondo le linee guida dettate dalle nuove esigenze di pianificazione urbanistica volute da molte baronie siciliane.[7] La scelta di optare per la maglia ortogonale fu anche dettata dalle leggi sull'urbanistica dettate dal governo spagnolo che, all'epoca, controllava l'intera Sicilia. La forma degli isolati è rettangolare, con il lato più lungo esposto a nord. Questa scelta risultò essere anche la più economica e semplice, in quanto ogni cellula abitativa aveva in comune con le altre tre lati su quattro e il suolo urbano risultava sfruttato al massimo. Nonostante l'impostazione di base della planimetria fosse di stampo seicentesco, è possibile tuttavia riscontrare in essa una notevole influenza araba: essa si riconosce principalmente nella gerarchia delle strade che si suddividono tra quelle più ampie, i cosiddetti shari e quelle più piccole o vicoli, i cosiddetti aziqqa.[7]

Dal XVII secolo fino alla seconda metà del XX secolo le dimensioni delle cellule abitative sono state quasi sempre costanti: il nucleo abitativo principale era la casa terrana, costituita tipicamente da un solo vano a piano terra di larghezza di circa sei metri e sette metri di profondità. Molte di queste abitazioni erano caratterizzate anche dalla presenza del solaio a cui tipicamente si accedeva mediante una scala a pioli. L'elemento architettonico tipico del centro storico di Niscemi è il cosiddetto lucali,[50] tipica abitazione contadina caratterizzata da elementi di costruzione comuni, imposti da una serie di obligatio eseguite nella seconda metà del XVII secolo che definivano vincoli sullo spessore complessivo dei muri e sull'altezza degli edifici stessi.[86]
Nel corso dei secoli, però, durante le fasi dell'espansione urbanistica di Niscemi, le dimensioni degli isolati cominciarono a variare sensibilmente, modificando radicalmente l'aspetto urbano ed edilizio del centro abitato.

Successivamente all'Unità d'Italia vengono realizzate le prime costruzioni al di fuori del centro abitato, dando vita a nuove strade. Le case delle famiglie più elevate, per ricchezza e censo, vengono ampliate considerevolmente e cominciano ad essere costruiti numerosi palazzi caratterizzati da un'architettura complessa e spesso aventi più di un piano. Nel contempo si ebbe una notevole espansione urbanistica popolare nelle direzioni nord, nord-est ed est. Una successiva evidente espansione urbanistica si ebbe nei primi anni del XX secolo, poi tra il 1918 ed il 1920 ed infine tra il 1935 ed il 1940. Nel 1955, in coincidenza con la forte immigrazione verso il Nord Italia e con un conseguente maggiore afflusso di rimesse degli emigrati niscemesi, si ebbe un'ulteriore forte espansione urbanistica.
Nel corso della seconda metà del XX secolo, a causa del dirompente abusivismo edilizio,[87] la città subì un'espansione irregolare e molto spesso incontrollata soprattutto nell'area nord: in particolare, il quartiere periferico Sperlinga, abitato da circa 4 000 persone, ebbe una notevole espansione urbanistica a cavallo tra gli anni ottanta e gli anni novanta. Il quartiere è contraddistinto da uno stato di degrado: infatti sono presenti numerose discariche abusive a cielo aperto. In gran parte del quartiere le strade non sono asfaltate e sono assenti i marciapiedi, oltre che la segnaletica verticale ed orizzontale.
Suddivisioni storiche
[modifica | modifica wikitesto]Il comune di Niscemi è suddiviso in 25 quartieri storici[24] e di recente urbanizzazione:
- Madrice
- Vacirca
- Sante Croci
- Canale
- Sperlinga
- Trappeto
- Firriato
- Macello
- Piano Mangione
- Pirillo
- Canalicchio
- Poggio Tripoli
- Serbatoio
- Vascelleria
- Poggio Madrice
- Scoperto Maugeri
- Spasimo
- Cimitero Vecchio
- Cimitero Nuovo
- Purgatorio
- Madonna
- Grazie
- Addolorata
- S. Antonio
- S. Giuseppe
Economia
[modifica | modifica wikitesto]Agricoltura
[modifica | modifica wikitesto]L'economia del paese è prevalentemente di tipo agricolo. Fra i prodotti più coltivati vi sono carciofi,[88] pomodori e uva.[89] La produzione del carciofo costituisce il perno dell'economia niscemese: esso viene sponsorizzato e pubblicizzato in una sagra annuale, denominata Sagra del Carciofo, che si tiene con cadenza annuale tra il mese di marzo ed il mese di aprile.
Turismo
[modifica | modifica wikitesto]Il turismo a Niscemi non è molto sviluppato. Il massimo dell'affluenza turistica, che coinvolge comunque cittadini provenienti da tutta la Sicilia, si ha in occasione della Sagra del Carciofo.[90] e della Festa della Madonna[91] Per consentire la permanenza dei turisti, sono state costituite delle aree apposite predisposte per il camping.[92]
Infrastrutture e trasporti
[modifica | modifica wikitesto]Strade
[modifica | modifica wikitesto]Niscemi non è direttamente collegata a nessuna arteria stradale statale. La SS 117 bis, che collega la vicina Gela con Enna è raggiungibile attraverso la SP 12 e la SP 10 del libero consorzio comunale di Caltanissetta, che a loro volta raggiungono la statale delle solfare. Tramite quest'ultima infatti, è raggiungibile il capoluogo Caltanissetta. La SS 115 è invece raggiungibile, nel tratto che collega Gela con Vittoria, con la SP 31 e la SP 11. Il confinante comune di Caltagirone (dalla quale si può raggiungere anche attraverso la SS 117 bis e la SS 417, che poi va verso Catania) è invece raggiungibile direttamente attraverso la SP 10, proseguendo poi per la SP 227 della città metropolitana di Catania e attraverso la SP 39 o la SP 62, entrambe della città metropolitana di Catania. Le strade provinciali SP 10, SP 11 e SP 12 sono s'intersecano con ulteriori strade provinciali secondarie, utilizzate principalmente dai proprietari terrieri, che versano in uno stato di totale abbandono.
A seguito del grave movimento franoso che ha interessato il centro abitato a partire dal 25 gennaio 2026, le strade provinciali SP 10 e SP 12 sono state chiuse al transito, compromettendo significativamente i collegamenti stradali diretti con la rete viaria principale.[93][94] Tra la SP 11 — l’unica strada ancora percorribile ma a rischio — e la SP 10, gravemente danneggiata dalla recente frana, l’artista locale Salvo, noto come “Turi è Tinto”, ha realizzato un murale che raffigura la Madonna con il suo velo azzurro.[95]
Ferrovie
[modifica | modifica wikitesto]Nel territorio comunale di Niscemi sono state costruite tre stazioni ferroviarie, una nel centro cittadino e due in area agricola, in seguito soppresse, a Vituso e a Priolo Soprano. Le stazioni fanno parte della linea ferroviaria che attraversa la città, la Catania-Caltagirone-Gela, a binario semplice e non elettrificata. La costruzione del tratto di linea ferroviaria tra Caltagirone e Gela è stata approvata agli anni '20 del XX secolo; i lavori, iniziati solo nei primi anni '50, vennero completati nel 1979, dopo un lunghissimo iter costruttivo. Il tratto interessato, tra Caltagirone e Gela, è interrotto dal 2011 a causa del crollo del viadotto di Piano Carbone[96]. Le arcate del viadotto interessato furono demolite nel 2014[97] e la Divisione passeggeri regionale di Trenitalia ha istituito un autoservizio sostitutivo.[98] Sono in corso i lavori volti al ripristino e ammodernamento della linea Caltagirone - Gela, finanziati in parte, anche con fondi PNRR. La prima fase dei lavori, attualmente in corso, riguarda la tratta da Caltagirone a Niscemi, la cui riapertura è stata prevista a fine 2026.[99]
Mobilità urbana
[modifica | modifica wikitesto]L'unico mezzo pubblico è l'autobus, gestito da un'azienda di trasporti privata: è presente un'unica linea, il cui capolinea è all'incrocio tra via XX Settembre e via Umberto I, in prossimità di Piazza Vittorio Emanuele III.
Mobilità extraurbana
[modifica | modifica wikitesto]Niscemi è collegata direttamente a Caltagirone e Catania attraverso una linea extraurbana fornita da Etna Trasporti, che percorre la tratta Niscemi-Caltagirone-Fontanarossa-Catania, e a Caltanissetta tramite la linea Niscemi-Gela-Riesi-Caltanissetta. Gela e Licata si possono raggiungere sempre tramite corriere, effettuate da Etna Trasporti, attraverso una fermata intermedia in contrada Ponte Olivo, in territorio di Gela, utilizzata dall'utenza niscemese per raggiungere l'aeroporto Fontanarossa laddove la tratta diretta non riesce a coprire corse e orari di partenza ed arrivo.
Amministrazione
[modifica | modifica wikitesto]Sindaci e commissari straordinari (dal 10 febbraio 1973)
[modifica | modifica wikitesto]La vita politica niscemese fu caratterizzata, tra gli anni cinquanta e settanta del XX secolo, dalla figura del sindaco comunista Emanuele Di Bennardo, che amministrò il comune, con alcune interruzioni, per circa vent'anni. Durante la sua guida il Partito Comunista Italiano conseguì ripetutamente la maggioranza relativa nel consiglio comunale, arrivando a esprimere 13 o 15 consiglieri su un totale di 32.
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 10 febbraio 1973 | dicembre 1976 | Emanuele Di Bennardo | Partito Comunista Italiano | Sindaco | |
| dicembre 1976 | novembre 1977 | Salvatore Ferranti | Partito Comunista Italiano | Sindaco facente funzioni | |
| novembre 1977 | 6 novembre 1979 | Salvatore Rizzo | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 7 novembre 1979 | 2 gennaio 1983 | Rocco Mililli | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 3 gennaio 1983 | 15 maggio 1984 | Giovanni Zappulla | Partito Comunista Italiano | Sindaco | |
| 16 maggio 1984 | 10 marzo 1985 | Gaetano Buccheri | Partito Comunista Italiano | Sindaco | |
| 11 marzo 1985 | ? | Giovanni Zappulla | Partito Comunista Italiano | Sindaco | |
| ? | aprile 1986 | Giovanni Arancio | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| maggio 1986 | 13 ottobre 1987 | Salvatore Parlagreco | Partito Comunista Italiano | Sindaco | |
| 14 ottobre 1987 | 15 luglio 1988 | Gaetano Di Noto | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 15 luglio 1988 | 16 agosto 1991 | Paolo Rizzo | Democrazia Cristiana | Sindaco | [100] |
| 13 settembre 1991 | 17 marzo 1992 | Giovanni Rinaudo | Partito Socialista Democratico Italiano | Sindaco | [100] |
| 17 marzo 1992 | 10 luglio 1992 | Gaetano Di Noto | Partito Socialista Italiano | Sindaco | [100] |
| 18 luglio 1992 | 11 giugno 1994 | Carmelo Fontana | Commissario straordinario | [100] | |
| 26 ottobre 1992 | 7 febbraio 1994 | Ernesto Bianca | Commissario straordinario | [100] | |
| 18 luglio 1992 | 14 aprile 1993 | Carmelo Spampinato | Commissario straordinario | [100] | |
| 14 aprile 1993 | 11 giugno 1994 | Rosario Di Bartolo | Commissario straordinario | [100] | |
| 27 giugno 1994 | 25 maggio 1998 | Salvatore Liardo | Alleanza dei Progressisti | Sindaco | [100] |
| 25 maggio 1998 | 16 settembre 2000 | Salvatore Liardo | L'Ulivo | Sindaco | [100] |
| 11 dicembre 2000 | 23 gennaio 2004 | Mario Parrimuto | centro-destra | Sindaco | [100] |
| 27 aprile 2004 | 14 maggio 2007 | Emilio Buda | Commissario straordinario | [100] | |
| 27 aprile 2004 | 14 maggio 2007 | Paolo Guglielman | Commissario straordinario | [100] | |
| 27 aprile 2004 | 14 maggio 2007 | Enrico Galeani | Commissario straordinario | [100] | |
| 14 maggio 2007 | 7 maggio 2012 | Giovanni Di Martino | Democratici di Sinistra | Sindaco | [100] |
| 7 maggio 2012 | 11 giugno 2017 | Francesco La Rosa | lista civica - Area Centrodestra | Sindaco | [100] |
| 11 giugno 2017 | 12 giugno 2022 | Massimiliano Valentino Conti | lista civica - Area Centrodestra | Sindaco | [100] |
| 12 giugno 2022 | in carica | Massimiliano Valentino Conti | lista civica - Area Centrodestra | Sindaco | [100] |
Gemellaggi
[modifica | modifica wikitesto]Sport
[modifica | modifica wikitesto]A Niscemi sono attive diverse società calcistiche che prendono parte a campionati regionali e dilettantistici, contribuendo alla crescita sportiva cittadina attraverso specifiche attività formative. Tra le formazioni locali, l'A.S.D. Niscemi Football Club milita attualmente nel campionato di Eccellenza.[102]
Per quanto riguarda l'A.S.D. Nuova Niscemi, dopo aver partecipato a varie competizioni dilettantistiche raggiungendo in passato la Prima Categoria, dal 2018 si dedica esclusivamente all'attività di settore giovanile e scolastico con le proprie formazioni iscritte ai tornei regionali. Nello stesso ambito opera l'A.S.D. Santa Maria, anch'essa impegnata prevalentemente nel settore giovanile e nelle relative competizioni regionali.
Deltaplano e parapendio
[modifica | modifica wikitesto]Nell'area sottostante al belvedere, in prossimità del quartiere Sante Croci, è attiva un'area attrezzata per svolgere attività di parapendio.[103] La postazione è stata intitolata alla memoria dell'aviatore italiano Angelo D'Arrigo.[104]
Pallavolo
[modifica | modifica wikitesto]Nel settore della pallavolo femminile opera dal 2014 la società A.P.D. Fatanascim.[105]
Impianti sportivi
[modifica | modifica wikitesto]Le principali strutture sportive presenti nel comune sono lo stadio "Santa Maria",[106] situato in contrada Ponte Longo, e il palazzetto dello sport "Pio La Torre".[107]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
- ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
- ↑ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana, su dipionline.it. URL consultato il 2 luglio 2017 (archiviato dall'url originale il 25 marzo 2013).
- ↑ Comune di Niscemi (CL) - CAP e Informazioni utili, su tuttitalia.it, Gwind Srl. URL consultato il 30 giugno 2017 (archiviato il 27 giugno 2017).
- 1 2 3 Rosa Anna Oliveri e Lavinia Sole, Il ripostiglio della memoria, in Kalòs - luoghi di Sicilia, n. 56, Palermo, Gruppo editoriale Kalòs, 1999.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Maurizio Carta, Un palinsesto di culture, in Kalòs - luoghi di Sicilia, n. 56, Palermo, Gruppo editoriale Kalòs, 1999.
- ↑ Classificazione climatica: D.P.R. n. 412/1993 (PDF), su efficienzaenergetica.acs.enea.it, Agenzia Nazionale Efficienza Energetica. URL consultato il 2 luglio 2017 (archiviato dall'url originale il 19 settembre 2010).
- ↑ Temperature medie trentennale 1961-1990, su it.climate-data.org, Climate-data.org. URL consultato il 2 luglio 2017.
- ↑ Gaetano Trovato, Sopravvivenze arabe in Sicilia: documenti arabo-siculi del periodo normanno, presentazione di Antonino De Stefano, Monreale, Tipografia Vena, 1949, p. 141, SBN CUB\0645799.
- ↑ Dizionario di toponomastica, Torino, UTET, 1990, p. 521, ISBN 88-02-07228-0.
- ↑ Gaetano Antonino Blanco, Niscemi. Carta della presenza umana dalla Preistoria al Medioevo, Palermo, 1999.
- 1 2 Vito Amico, Dizionario topografico della Sicilia, vol. 2, Palermo, Tipografia di Pietro Morvillo, 1856.
- ↑ Salvatore Alma, Il sistema agricolo niscemese compendiato nelle monografie indirizzate dall'autore alla pubblica mostra italiana del 1884 in Torino precedute da brevi cenni su Niscemi e il suo territorio col complemento di una relazione economico-rurale, Pansini, Adolfo (tip.), 1885.
- ↑ Rosario Disca, Plaga Calvisianis, Caltagirone, Stabilimento tip. Francesco Napoli & figlio, 1949.
- ↑ Luigi Milanesi, Dizionario etimologico della lingua siciliana, Milano, Mnamon, 2015.
- ↑ Angelo Marsiano, Maria SS. Del Bosco di Niscemi e il ritrovamento del quadro, Caltanissetta, Lussografica, 1982.
- ↑ F. Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca, Della Sicilia nobile, parte seconda, vol. 1, Stamperia Santi Apostoli, 1757, p. 73.
- ↑ Alberto Drago, Niscemi: cerimonia per commemorare le vittime del terremoto, in Today24, 10 gennaio 2016. URL consultato il 30 giugno 2017 (archiviato dall'url originale il 10 dicembre 2017).
- ↑ Saverio Landolina Nava, Relazione della rivoluzione accaduta in marzo 1790 nelle terre vicine a S. Maria di Niscemi nel Val di Noto in Sicilia, Johann Heinrich Bartles, 1792.
- ↑ Angelo Marsiano, Niscemi - Geografia fisica, Palermo, Epos, 1982, pp. 260-264.
- ↑ Angelo Marsiano, Niscemi nel Risorgimento e l'azione di Tommaso Masaracchio, Palermo, Epos, 1982.
- ↑ Giovanni Mulè Bertòlo, La rivoluzione del 1848 e la provincia di Caltanissetta, Tip. dell'Ospizio prov. di beneficenza. Caltanissetta, 1898.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Angelo Marsiano, Geografia antropica, Caltanissetta, Lussografica, 1995.
- 1 2 Angelo Marsiano, La popolazione di Niscemi dal XVII al XX secolo, Siracusa, Ediprint, 1987.
- ↑ Francesco Brancato e Salvatore Francesco Romano, Storia della Sicilia post-unificazione: La Sicilia dell'ultimo ventennio del secolo XIX, C. Zuffi, 1958.
- ↑ Umberto Santino, Storia del movimento antimafia: dalla lotta di classe all'impegno civile, Editori Riuniti, 2000.
- ↑ Angelo Marsiano, Niscemi tra le due guerre mondiali, vol. 1, Caltanissetta, Lussografica, 1991.
- ↑ Renzo Stefanelli, Lotte agrarie e modello di sviluppo, 1947-1967, De Donato, 1975.
- ↑ Raffaele Nigro, Il brigantaggio postunitario: dalle cronache al mito, AREA editore, 1962.
- ↑ Dopo un temporale frana a Niscemi, in La Repubblica, 14 ottobre 1997, p. 23.
- ↑ Gianni Abela, Niscemi: arrivano i fondi per fronteggiare emergenza frana, in tg10.it. URL consultato il 27 aprile 2013 (archiviato dall'url originale il 29 ottobre 2013).
- ↑ Niscemi, una frana con molte cause: dalla mancata prevenzione all'impianto fognario, su Renewable Matter, 6 febbraio 2026. URL consultato il 13 febbraio 2026.
- 1 2 Chiesa delle Sante Croci, su Pro Loco Niscemi APS. URL consultato il 13 febbraio 2026.
- ↑ Commemorazione della frana del 1997 a Niscemi, su YouTube, 15 ottobre 2011. URL consultato il 13 febbraio 2026.
- ↑ Attilio Bolzoni, A Gela, città chiusa per mafia..., in La Repubblica, 18 luglio 1992. URL consultato il 29 maggio 2013 (archiviato il 12 marzo 2014).
- ↑ Gazzetta Ufficiale del 17 maggio 2004. Articolo 1, su gazzettaufficiale.it. URL consultato il 18 marzo 2014 (archiviato il 19 marzo 2014).
- ↑ Piazza Armerina e Niscemi "divorziano" da Enna e Caltanissetta: «Sì a Catania», in LaSicilia.it, 22 settembre 2014. URL consultato il 29 settembre 2014 (archiviato il 6 novembre 2014).
- ↑ Città metropolitana, consiglio comunale di Niscemi dice "si" a Catania, in Catania Today, 28 ottobre 2015. URL consultato il 28 ottobre 2015 (archiviato il 17 novembre 2015).
- ↑ Dopo Gela e Piazza Armerina anche Niscemi sposa Catania, in SiciliaInformazioni, 27 ottobre 2015. URL consultato il 19 luglio 2017 (archiviato dall'url originale il 27 giugno 2017).
- ↑ Ars boccia annessioni a Catania decise da referendum. Per una questione linguistica, ma motivi veri sono altri, in Meridionews, 5 maggio 2016. URL consultato il 26 settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 26 settembre 2018).
- ↑ Laura Mendola, Frana travolge Niscemi: la Sp12 sprofonda, città mezza isolata e campi a rischio, su La Sicilia, 16 gennaio 2026. URL consultato il 13 febbraio 2026.
- ↑ Isabella di Bartolo, Niscemi, la frana non si ferma: ancora un crollo di 10 metri. Case irrecuperabili, su la Repubblica, 26 gennaio 2026. URL consultato il 26 gennaio 2026.
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Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Salvatore Distefano, Niscemi – Appunti per una storia dell'Araldica secolare della Sicilia centro meridionale, Archivio Storico Siracusano, 2003.
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Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su comune.niscemi.cl.it.
- Museo Didattico di Storia Naturale di Niscemi
- Pro Loco Niscemi APS, su proloconiscemi.altervista.org.
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