Non ti pago
| Non ti pago | |
|---|---|
| Commedia in tre atti | |
| Autore | Eduardo De Filippo |
| Lingua originale | napoletano |
| Genere | teatro napoletano |
| Ambientazione | Napoli |
| Composto nel | 1940 |
| Prima assoluta | 8 dicembre 1940 Teatro Quirino, Roma |
| Versioni successive | |
TV
Cinema:
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Non ti pago è una commedia in tre atti scritta da Eduardo De Filippo nel 1940.
Contenuta fino al 1971 nella raccolta intitolata Cantata dei giorni dispari, in seguito venne inclusa nella Cantata dei giorni pari.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]La commedia viene messa in scena per la prima volta dalla compagnia "Teatro Umoristico I De Filippo", l'8 dicembre 1940 al Teatro Quirino di Roma con Eduardo nella parte di Ferdinando Quagliuolo e il fratello Peppino che impersona l'antagonista Mario Bertolini (che nelle prime versioni si chiamava Procopio); il successo sia di critica che di pubblico è più che soddisfacente. L'espediente dell'anatema che Ferdinando lancia a Bertolini, assente nella prima versione della commedia, fu creato per l'omonimo film del 1942 di Carlo Ludovico Bragaglia e in seguito integrato nel copione.
Nel 1956 e nel 1964 ne furono realizzate due diverse messe in scena televisive, curate dallo stesso Eduardo, in onda sulla Rai. La prima andò perduta mentre la seconda fu inclusa nel trentaduesimo ciclo de Il Teatro di Eduardo[3].
Trama
[modifica | modifica wikitesto]Il dramma si svolge per intero nel salotto di casa Quagliuolo, nell'arco di circa un mese.
Atto I
[modifica | modifica wikitesto]Concetta Quagliuolo è impegnata nelle faccende domestiche con la cameriera Margherita, quando riceve la visita dei fratelli Frungillo, suoi vicini di casa: i due accusano don Fernando, marito di Concetta notoriamente cinico e litigioso, di essersi introdotto nottetempo in casa loro passando attraverso i tetti, e di aver ammazzato il loro amato cane. Concetta tenta di difendere il marito, ma con scarsi risultati; lo stesso Ferdinando, arrivato poco dopo, nega di aver commesso il misfatto, pur mostrandosi parecchio sprezzante per l'animale e la sua sorte, e spiega di essersi recato sui tetti insieme ad Aglietiello, suo uomo di fatica, per interpretare la forma delle nuvole e ottenere pronostici sui numeri da giocare al lotto. Ferdinando, che ha ereditato da suo padre la gestione di un banco lotto, è infatti un accanito giocatore e cerca di continuo numeri vincenti, incassando tuttavia monumentali perdite a causa di una proverbiale sfortuna. Incapaci di dimostrare la sua colpevolezza, i Frungillo se ne vanno con le pive nel sacco, ma decisi a rivalersi in qualunque maniera.
Poco dopo arriva Mario Bertolini, impiegato del banco lotto di Ferdinando, che si mette a corteggiare Stella, figlia di quest'ultimo. Ferdinando lo scaccia malamente; Concetta, furibonda, puntualizza che Mario è un ragazzo assennato, diligente e benestante, e gli chiede perché lui non voglia che Stella frequenti un così buon partito. Ferdinando spiega di avere Mario in odio poiché, contrariamente a lui, Mario ha una fortuna sfacciata e inanella vincite su vincite grazie ai pronostici fornitigli in sogno da parenti defunti. Trova inoltre sconveniente che Mario abbia preso in affitto l'appartamento in cui i Quagliuolo vivevano fino alla morte del padre di Ferdinando, dal quale lui ha deciso di traslocare a causa della sua estrema superstizione.
Al momento dell'estrazione, Ferdinando e Aglietiello verificano la loro giocata. Non solo hanno perso, ma la combinazione vincente è così banale da apparire beffarda: 1, 2, 3 e 4. Mentre i due si infuriano, irrompe Mario al colmo della felicità: egli ha infatti azzeccato la quaterna, vincendo così 4 milioni di lire. Il ragazzo chiede allora il permesso di sposare Stella, ma Ferdinando gli sottrae il biglietto vincente, rifiuta di corrispondergli la vincita e rivendica il diritto alla somma: Mario ha infatti ricevuto il pronostico dei numeri vincenti dal padre di Ferdinando venutogli in sogno; Ferdinando sostiene che, non sapendo del trasferimento, il defunto si è confuso e ha dato a Mario i numeri in realtà destinati al proprio figlio.
Atto II
[modifica | modifica wikitesto]Sono passati sei giorni. L'accaduto ha portato scompiglio a casa Quagliuolo: fino a quel momento, Mario ha evitato di denunciare Ferdinando, segretamente deciso a sfruttare la situazione per convincere l'uomo a lasciargli sposare Stella. Di fronte agli ostinati rifiuti del marito, Concetta chiede consiglio al parroco don Raffaele: questi le suggerisce di aver fiducia nel buonsenso di Ferdinando, il quale prima o poi si convincerà a restituire il biglietto vincente a Mario. Il sacerdote viene però smentito dallo stesso Ferdinando, che annuncia di voler assoldare l'avvocato Strumillo quale proprio difensore. Strumillo è dapprima convinto della buona fede di Ferdinando; tuttavia, ascoltata l'intera storia, s'infuria e va via, accusandolo di avergli fatto perdere tempo. Ferdinando si rivolge quindi a don Raffaele, ricordandogli tutte le opere di carità che ha fatto in suffragio del defunto padre; il sacerdote gli fa notare quanto sia sbagliato averle fatte pretendendo in cambio qualcosa. I dubbi di Ferdinando sono alimentati dalla stiratrice Carmela, la quale afferma di aver avuto in sogno dal di lui padre la conferma che il biglietto appartenga a Ferdinando; Aglietiello sostiene invece di aver ricevuto anch'egli la visita del defunto, che però si è espresso in favore di Mario.
Ferdinando decide allora di risolvere la questione a modo suo: nasconde il biglietto vincente e accusa Concetta, Stella e Margherita di averglielo rubato; dopodiché convoca Mario, deciso a fargli firmare una dichiarazione in cui, stante il furto, il ragazzo rinuncia a ogni pretesa sul biglietto vincente e addirittura si dimette dal suo lavoro al bancolotto; per indurlo a firmare intende minacciarlo con una pistola scarica. Mario prepara intanto una contromossa per incastrare Ferdinando in presenza di testimoni: convoca l'avvocato Strumillo e i fratelli Frungillo, sicuro che l'antipatia di costoro nei confronti di Ferdinando gli garantirà il loro supporto; dopodiché rifiuta di firmare la dichiarazione, e anzi minaccia a sua volta Ferdinando di denunciarlo. Propone comunque di sposare Stella, così che il denaro della vincita rimanga in famiglia.
Messo alle strette, Ferdinando punta la pistola contro Mario; quando questi (che era stato informato del trucco da Aglietiello) si mostra per nulla spaventato, lo colpisce alla testa col calcio dell'arma, provocandogli una ferita. Strumillo minaccia allora di denunciarlo per minacce a mano armata e lesioni gravi; volendo quindi dimostrare che Mario non ha mai davvero corso un reale pericolo, Ferdinando punta la pistola in aria e tira un colpo: tra lo stupore generale, parte un proiettile vero. Ferdinando capisce quindi di aver seriamente rischiato di uccidere Mario e di essere condannato all'ergastolo; si decide quindi a restituire il biglietto vincente, ma davanti a tutti i testimoni si rivolge al ritratto di suo padre e scaglia una maledizione: se i numeri vincenti erano destinati a lui e non a Mario, quest'ultimo dovrà subire ogni tipo di infortunio e disgrazia.
Atto III
[modifica | modifica wikitesto]Un mese dopo, Ferdinando ha organizzato un pranzo per festeggiare lo scampato ergastolo, preparando da sé discutibili pietanze. In realtà l'atmosfera in casa Quagliuolo è tutt'altro che festosa: l'accaduto ha infatti attirato sulla famiglia lo scherno della gente, Concetta è disperata e Stella infelice. Mentre fervono i preparativi del pranzo arriva Erminia, zia di Mario, la quale racconta a Concetta tutte le disgrazie capitate al nipote: i cattivi auspici invocati da Ferdinando si sono infatti puntualmente verificati, e ogni volta che il ragazzo ha tentato di riscuotere la vincita gli è capitata una terribile sventura che glielo ha materialmente impedito; come se non bastasse, Ferdinando usato le sue svariate assenze per infortunio come pretesto per licenziarlo. Erminia implora Concetta di indurre il marito a revocare la maledizione e riassumere Mario, ma è lo stesso Ferdinando a negarlo, anche di fronte a don Raffaele, nel frattempo intervenuto.
A conferma delle parole di Erminia arriva l'avvocato Strumillo. Questi, sicuro che le disgrazie siano dovute all'autosuggestione, aveva convinto Mario a tentare per l'ennesima volta di riscuotere la vincita, ma lungo la strada il ragazzo è stato scambiato per un borseggiatore e arrestato. L'avvocato e don Raffaele, l'uno con la razionalità e l'altro con la fede, tentano di convincere Ferdinando a revocare la maledizione, ma questi, deliziato dalle disgrazie capitate a Mario, rifiuta ostinatamente.
Improvvisamente arriva Mario, malconcio nel fisico e nello spirito: pur di salvarsi dalla maledizione, restituisce il biglietto a Ferdinando e gli dà ragione a pieno titolo, ammettendo che la vincita spetti a lui. Stavolta è però Ferdinando a rifiutarlo, asserendo con notevole cinismo che Mario meritasse tanto la vincita quanto l'anatema. Questo scatena le ire di Stella e Concetta, che lo accusano di essere gretto ed egoista.
Ferdinando a questo punto chiede a Mario se, nonostante tutto, sia ancora intenzionato a sposare Stella; di fronte al suo assenso, rivela che la vera ragione dell'astio nei suoi confronti era il fatto di non essere stato informato del suo interesse per la fanciulla, del quale Concetta era invece ben al corrente. Ferdinando accetta allora il biglietto vincente, ma afferma che destinerà i 4 milioni alla dote di Stella, acconsentendo al suo matrimonio con Mario; tuttavia lo ammonisce che, se dovesse mai trattarla male, invocherà nuovamente la maledizione di suo padre.
Analisi
[modifica | modifica wikitesto]Una certa parte di critica era portata ancora, in quegli anni a sottovalutare l'importanza dei De Filippo come autori, pur riconoscendo le straordinarie capacità di attori ma, la giusta valutazione dell'arte drammaturgica dei De Filippo cominciò a manifestarsi nella critica proprio a partire da questa opera; importante fu il giudizio dato da Ennio Flaiano che affermò qualche tempo dopo: «Senza esagerare ci si accorge che sono più vicini loro alla letteratura di quanto non lo siano molti autori d'oggi al teatro».
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Non ti pago (1956), su RaiTeche. URL consultato il 16 settembre 2025.
- ↑ Non ti pago (1964), su RaiPlay. URL consultato il 16 settembre 2025.
- ↑ Il Teatro di Eduardo, su RaiPlay. URL consultato il 16 settembre 2025.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Eduardo De Filippo, Teatro (Volume primo) - Cantata dei giorni pari, Mondadori, Milano 2000, pagg. 1229-1367 (con una Nota storico-teatrale di Paola Quarenghi e una Nota filologico-linguistica di Nicola De Blasi)
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Non ti pago (versione del 7 aprile 1964), su rai.it. URL consultato il 23 giugno 2017 (archiviato dall'url originale il 21 giugno 2017).

