Olivadi
| Olivadi comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Nicola Malta (lista civica Impegno Comune Olivadi) dal 12-6-2022 |
| Data di istituzione | 4 maggio 1811 |
| Territorio | |
| Coordinate | 38°44′N 16°25′E |
| Altitudine | 485 m s.l.m. |
| Superficie | 7,17 km² |
| Abitanti | 479[1] (31-5-2026) |
| Densità | 66,81 ab./km² |
| Comuni confinanti | Cenadi, Centrache, Petrizzi, San Vito sullo Ionio, Vallefiorita |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 88067 |
| Prefisso | 0967 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 079088 |
| Cod. catastale | G034 |
| Targa | CZ |
| Cl. sismica | zona 1 (sismicità alta)[2] |
| Cl. climatica | zona D, 1 678 GG[3] |
| Nome abitanti | olivadesi |
| Patrono | sant'Elia |
| Giorno festivo | 20 luglio |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Olivadi è un comune italiano di 479 abitanti[1] della provincia di Catanzaro, in Calabria.
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]Territorio
[modifica | modifica wikitesto]Olivadi è situato nella parte centro-meridionale della provincia di Catanzaro, sul versante ionico delle Serre calabresi, nell'alto bacino del torrente Soverato. Il territorio comunale si sviluppa in un'area collinare interna, in prossimità del passo di Fossa del Lupo, e presenta una superficie di circa 7,17 km².[4][5]
Il centro abitato sorge a 485 m s.l.m., mentre il territorio comunale presenta un'altitudine compresa approssimativamente tra 372 e 881 m s.l.m., con un dislivello complessivo superiore ai 500 metri.[4] Ai fini delle classificazioni statistiche dell'ISTAT, il comune appartiene alla zona altimetrica della collina interna.[4]
Il paesaggio alterna rilievi collinari e aree meno acclivi. Tra queste ultime rientra la piana dei Runci, ricordata dalle fonti locali come un'area storicamente umida e successivamente destinata alle coltivazioni.[6] Il territorio appartiene al sistema idrografico del versante ionico delle Serre; la documentazione provinciale colloca parte del territorio comunale nel bacino del torrente Beltrame e vi attesta, tra i corsi d'acqua minori, il torrente Poderi.[7]
Il comune confina con Cenadi, Centrache, Petrizzi, San Vito sullo Ionio e Vallefiorita.
Dal punto di vista della pericolosità sismica, Olivadi è classificato dalla Regione Calabria in zona sismica 1, corrispondente al livello più elevato previsto dalla classificazione nazionale.[8]
Clima
[modifica | modifica wikitesto]Secondo la classificazione climatica dei comuni italiani, Olivadi appartiene alla zona D e presenta un valore di 1 678 gradi-giorno.[4] In base ai limiti stabiliti per questa fascia climatica, l'esercizio ordinario degli impianti termici è consentito dal 1º novembre al 15 aprile per un massimo di dodici ore giornaliere.
Origini del nome
[modifica | modifica wikitesto]L'origine del toponimo non è del tutto certa, ma viene generalmente ricondotta alla componente linguistica greca che caratterizzò a lungo quest'area della Calabria. Secondo l'ipotesi accolta anche dal Comune, il nome deriverebbe dal greco libadion (λιβάδιον), termine riferito a un «prato» o a un terreno erboso e pianeggiante.[6] Il termine greco aveva, più propriamente, valori semantici legati a un luogo erboso o umido e, in alcune attestazioni, a una piccola sorgente o a un corso d'acqua.[9]
L'interpretazione trova riscontro negli studi toponomastici di Giovanni Alessio, che nel 1942 indicò espressamente Olivadi tra i toponimi calabresi derivati dal greco λιβάδιον.[10] La stessa base lessicale è presente in numerosi toponimi dell'Italia meridionale e della Grecia, circostanza richiamata anche dalla ricostruzione storico-linguistica del Comune.[6]
Le ricostruzioni storiche locali riferiscono inoltre che nei Registri della Cancelleria angioina del XIII e XIV secolo il centro compare nella forma Libathi, attestata per il 1272 e il 1310.[11] Questa forma è stata messa in relazione con libàdion e con le successive trasformazioni del nome, che la tradizione toponomastica locale ricostruisce attraverso forme quali Libathion, Livadi e infine Olivadi.[11]
L'interpretazione è stata associata anche alle caratteristiche fisiche del territorio: nei pressi dell'abitato si estende infatti la pianura dei Runci, descritta dalle ricostruzioni locali come un'area anticamente umida e acquitrinosa, elemento compatibile con uno dei significati attribuiti al termine greco.[11]
Sono state tuttavia proposte anche etimologie differenti. Alcuni repertori fanno derivare il nome dall'antroponimo greco Olivàs, attestato in Calabria nell'XI secolo, oppure dal cognome greco Livàs, eventualmente combinato con un suffisso patronimico; queste interpretazioni risultano però alternative alla derivazione da libadion, indicata dalle fonti comunali come l'ipotesi più verosimile.[12][6] La somiglianza dell'attuale nome con l'olivo non costituisce pertanto, nelle ricostruzioni toponomastiche citate, la spiegazione principale della sua origine.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Dalle origini al Medioevo
[modifica | modifica wikitesto]Le origini dell'abitato di Olivadi non sono documentate con certezza. Il territorio della Calabria centrale e delle Serre calabresi risulta frequentato già in epoca preistorica: testimonianze riferibili al Neolitico sono state rinvenute, tra l'altro, nella vicina valle dell'Ancinale, presso Cardinale.[13] Tali rinvenimenti documentano tuttavia il popolamento preistorico dell'area e non consentono, da soli, di retrodatare a quell'epoca la fondazione dell'attuale centro di Olivadi.
La tradizione storiografica locale propone per la formazione dell'abitato un'origine altomedievale, collegandola alla progressiva penetrazione della cultura bizantina nell'entroterra del golfo di Squillace. Secondo la ricostruzione adottata dal Comune, tra il IX e il X secolo gruppi di popolazione provenienti dalle aree costiere, insieme a religiosi di tradizione orientale, si sarebbero spostati verso zone interne maggiormente protette dalle incursioni provenienti dal mare; in questo quadro sarebbe sorto il nucleo destinato a divenire Olivadi.[6] La stessa fonte collega a questa matrice greco-bizantina alcune tradizioni religiose locali, in particolare i culti di sant'Elia, san Giorgio e san Nicola.[6]
La ricostruzione tradizionale non è però univoca. Nel XVIII secolo Lodovico Pontieri, biografo del cappuccino Antonio da Olivadi, ricordava Olivadi come una «picciola terra» della diocesi di Squillace e ne collegava la fondazione all'età normanna.[6] La presenza nelle vicinanze dell'abitato dei resti della struttura muraria nota localmente come Muru Ruttu, tradizionalmente considerata di epoca normanna, testimonia comunque la frequentazione e l'organizzazione del territorio almeno nell'XI secolo; funzione e cronologia precisa del manufatto rimangono tuttavia controverse.[6]
Con la conquista normanna della Calabria nella seconda metà dell'XI secolo il territorio entrò nell'orbita politica della Contea di Squillace. La documentazione archivistica del Ministero della cultura considera infatti Olivadi un antico casale di Squillace e ne fa risalire a questo legame feudale la successiva evoluzione istituzionale.[14]
Le prime attestazioni documentarie certe del centro appartengono all'età angioina. La tradizione storico-locale segnala nei registri della Cancelleria angioina del 1272 e del 1310 la forma Libathi, riferita al casale; l'attestazione è stata successivamente collegata all'origine greca del toponimo.[6] Nel 1320 il casale fu separato dal diretto dominio della contea di Squillace e costituito in feudo, venendo assegnato a Giovanni Monfort.[14]
Età aragonese e dominio feudale
[modifica | modifica wikitesto]Nel corso del tardo Medioevo Olivadi passò sotto il dominio dei Marzano, una delle principali famiglie feudali del Regno di Napoli. Nel 1483 il feudo fu ricondotto ai beni della Corona e successivamente assegnato a Federico d'Aragona.[14]
Alla fine del XV secolo le vicende di Olivadi tornarono a intrecciarsi strettamente con quelle del Principato di Squillace. Dal 1494 il principato, con i suoi casali, entrò nei possedimenti dei Borgia: il territorio rimase sotto questa famiglia fino alla metà del XVIII secolo.[14][15]
Nell'ambito dell'ordinamento del Regno di Napoli il centro assunse progressivamente la configurazione di un'universitas, cioè di una comunità dotata di propri organi rappresentativi e di una limitata capacità di amministrazione degli interessi collettivi, pur continuando a essere inserita nel sistema feudale.[14] La documentazione archivistica classifica infatti Olivadi come universitas anteriormente all'abolizione della feudalità del 1806.[14]
Le fonti locali attestano per il XVI secolo la presenza di famiglie proprietarie stabilmente radicate nel territorio. Nella platea del monastero di Santo Stefano del Bosco del 1533 viene ricordato, secondo la storiografia locale, Martino Mellace quale proprietario di terreni confinanti con possedimenti monastici nell'agro di Petrizzi.[6] La famiglia Mellace rimase successivamente tra quelle legate alla proprietà fondiaria locale; nel centro storico sono ancora documentati edifici riconducibili al suo nome, tra cui Casa Mellace-Paparo.[16]
Nel corso del XVII secolo Olivadi rimase uno dei casali appartenenti al complesso feudale di Squillace. La riduzione territoriale del principato, determinata dalla separazione o dalla diversa assegnazione di altri centri, accrebbe la posizione periferica del paese all'interno del feudo. L'interpretazione tradizionale che attribuisce a Casa Mellace anche una funzione di vero e proprio avamposto fortificato del principato non è tuttavia sufficientemente documentata da fonti storico-architettoniche e non può essere considerata accertata.
Nella seconda metà del XVIII secolo il principato di Squillace e i suoi casali passarono dalla famiglia Borgia ai De Gregorio di Messina. Le fonti archivistiche collocano il passaggio alla metà del Settecento; la ricostruzione comunale indica più precisamente il 1755.[14][6] I De Gregorio conservarono il possesso feudale di Olivadi fino all'eversione della feudalità, disposta nel Regno di Napoli nel 1806 durante il dominio napoleonico.[14]
Terremoti dell'età moderna
[modifica | modifica wikitesto]La storia urbana di Olivadi fu profondamente condizionata dalla frequente attività sismica della Calabria centrale.[17]
Il terremoto del 27 marzo 1638 raggiunse a Olivadi un'intensità macrosismica stimata pari all'VIII grado. La relazione redatta dal consigliere Ettore Capecelatro, inviato nelle Calabrie dal governo vicereale per accertare i danni, registrò nel paese il crollo di 25 abitazioni e di due chiese, senza vittime.[18]
Ancora più gravi furono le conseguenze del terremoto del 5 novembre 1659, al quale il CFTI attribuisce per Olivadi un'intensità compresa fra il IX e il X grado. Il paese, allora censito per 72 fuochi, fu quasi completamente distrutto. La relazione ufficiale del presidente De Marinis riportò il crollo di 85 case e della chiesa di San Nicola, gravi danni alla chiesa madre e 66 morti; una relazione inviata dalla stessa università di Olivadi al preside provinciale fornì dati differenti, indicando 103 case crollate, 47 morti e 17 feriti.[19] La discrepanza deriva dalle differenti relazioni coeve utilizzate dagli studiosi; il catalogo INGV conserva entrambe le stime.[19]
Il 7 dicembre 1743 un nuovo forte terremoto colpì la Calabria centrale. La banca dati macrosismica dell'INGV attribuisce a Olivadi un'intensità compresa fra il IX e il X grado della scala MCS, tra le più elevate registrate per quell'evento.[20]
Il paese fu poi coinvolto nella lunga sequenza sismica del 1783. La scossa del 28 marzo raggiunse localmente il X grado: secondo le fonti storiche raccolte dall'INGV provocò il crollo della maggior parte degli edifici e rese inabitabili molte delle costruzioni rimaste in piedi.[21]
La ricostruzione successiva al terremoto si inserì nell'attività della Cassa Sacra, istituita dal governo borbonico per amministrare i patrimoni ecclesiastici soppressi e finanziare la ricostruzione della Calabria Ultra. La documentazione dell'Archivio di Stato di Catanzaro conserva numerosi atti relativi a Olivadi: nel 1785 furono messi all'asta, tra gli altri, il fondo Spinzo appartenuto alla cappella del Santissimo Crocifisso e il fondo denominato Runci della cappella del Purgatorio; altra documentazione riguarda l'amministrazione dei beni ecclesiastici di Olivadi negli anni successivi al sisma.[22][23]
Dall'abolizione della feudalità all'Unità d'Italia
[modifica | modifica wikitesto]L'abolizione del regime feudale nel 1806 pose fine alla signoria dei De Gregorio e avviò la trasformazione dell'antica universitas nel moderno ente comunale.[14] Nell'ambito della riorganizzazione amministrativa promossa durante il Decennio francese, Olivadi fu formalmente costituito in comune autonomo con il decreto del 4 maggio 1811 e inserito nel circondario di Gasperina, insieme a Montauro, Montepaone, Centrache, Petrizzi e Soverato.[14][24]
Dopo la restaurazione borbonica e la costituzione del Regno delle Due Sicilie nel 1816, Olivadi mantenne l'autonomia comunale e l'inquadramento nel circondario di Gasperina.[14] Alla metà del XIX secolo l'economia locale aveva carattere prevalentemente agricolo. Gli studi statistici di Luigi Grimaldi del 1845 ricordano, per Olivadi e Centrache, la pratica delle cosiddette salemmate, mediante la combustione controllata di eriche e felci ricoperte di zolle per fertilizzare i terreni destinati soprattutto alla coltivazione di segale e grano.[25]
Con l'unificazione nazionale il comune entrò a far parte del Regno d'Italia. Al primo censimento nazionale del 1861 Olivadi contava 1 086 abitanti.[26]
Il terremoto del 1905 e la ricostruzione
[modifica | modifica wikitesto]L'8 settembre 1905 Olivadi fu nuovamente colpita da un sisma distruttivo. L'INGV assegna al centro un'intensità macrosismica pari al IX grado. L'abitato fu quasi completamente distrutto e soltanto poche case rimasero in piedi; la chiesa arcipretale subì il crollo di metà della facciata e gravi lesioni agli archi, tali da farne temere il completo cedimento.[27]
La documentazione utilizzata dal CFTI comprende telegrammi inviati dal sindaco di Olivadi al re Vittorio Emanuele III, comunicazioni del parroco a Pio X e un preventivo del novembre 1905 redatto per rendere nuovamente abitabili alcuni edifici privati del paese.[27] La gravità della situazione si protrasse negli anni successivi. Secondo una relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla Calabria richiamata dalla storiografia moderna, ancora circa un anno e mezzo dopo il sisma nell'abitato i lavori di ricostruzione risultavano largamente insufficienti e una parte della popolazione continuava a vivere in sistemazioni provvisorie.[28]
La strage di Olivadi
[modifica | modifica wikitesto]Il 21 giugno 1908 la lentezza della ricostruzione e le condizioni in cui continuava a vivere una parte degli abitanti sfociarono in una protesta popolare. Un gruppo di manifestanti tentò di raggiungere il municipio; l'intervento dei carabinieri degenerò in una sparatoria contro la folla, causando quattro morti e quattro feriti.[29][6]
Le vittime furono Anna Gallo, di 24 anni e incinta, Giuseppe Aiello, diciottenne e muratore, Rocco Colabraro, contadino di 74 anni, e Giuseppe Cozzella, anch'egli contadino. Rimasero feriti Adelina Frustaglia, di sette anni, Domenico Fusto, di undici, Paola Gareri, di quattordici, e Maria Varano, di 25 anni; alcune delle ferite provocarono conseguenze permanenti.[30][31]
L'episodio si colloca nel più ampio contesto delle proteste sociali che interessarono numerosi centri calabresi durante l'età giolittiana, spesso originate da rivendicazioni relative alle condizioni economiche, al lavoro, all'accesso alla terra e all'azione delle amministrazioni pubbliche.[30] Le vicende giudiziarie successive portarono a un processo davanti alla Corte d'assise di Monteleone, l'odierna Vibo Valentia. Secondo la ricostruzione di Claudio Cavaliere, il procedimento si concluse con l'assoluzione degli imputati; il processo fu seguito anche dalla stampa nazionale e vide l'intervento dell'esponente socialista Ettore Ciccotti in rappresentanza delle parti civili.[28]
Pochi mesi dopo, il terremoto del 28 dicembre 1908 provocò nuovi danni agli edifici di Olivadi, già vulnerabili a causa del precedente sisma, senza tuttavia causare vittime nel comune secondo le prime comunicazioni ufficiali trasmesse al governo.[32] Nell'aprile 1909 Olivadi fu quindi inserito tra i comuni nei quali divennero obbligatorie speciali norme tecniche e igieniche per la riparazione e la ricostruzione degli edifici pubblici e privati danneggiati dai terremoti.[33]
Simboli
[modifica | modifica wikitesto]Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro del 21 novembre 1995.[34]
- Stemma
- Gonfalone
Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]Architetture religiose
[modifica | modifica wikitesto]Chiesa di San Nicola o del Santo Crocifisso
[modifica | modifica wikitesto]La chiesa di San Nicola, comunemente denominata chiesa del Santo Crocifisso per la presenza dell'omonima scultura lignea, è uno degli edifici religiosi storici di Olivadi. Secondo la documentazione comunale, il suo primo impianto risalirebbe al XIII secolo; l'edificio fu successivamente ricostruito intorno al 1900 e restaurato nel 1907, dopo i danni provocati dal terremoto del 1905.[16]
All'interno è conservato un crocifisso ligneo seicentesco di fattura francescana, tradizionalmente attribuito a Umile da Petralia, al secolo Giovanni Francesco Pintorno, scultore siciliano appartenente all'Ordine dei frati minori.[16] L'attribuzione è riportata dalle fonti locali, ma non risulta accompagnata da documentazione diretta relativa alla commissione dell'opera; è pertanto generalmente formulata in termini attributivi.[36]
Ex chiesa matrice di Sant'Elia e Teatro Sant'Elia
[modifica | modifica wikitesto]L'antica chiesa madre era dedicata a sant'Elia e costituiva uno dei principali edifici religiosi del paese. Nel corso dei secoli subì numerosi interventi di ricostruzione e restauro, anche in conseguenza dei ripetuti terremoti che interessarono Olivadi. Dopo il 1953 si decise di realizzare una nuova chiesa parrocchiale e i resti della vecchia matrice furono successivamente recuperati e trasformati nel Teatro Sant'Elia, un anfiteatro ricavato all'interno dell'involucro superstite dell'edificio religioso.[16]
Della decorazione e degli arredi dell'antica matrice sono documentati un altare seicentesco di gusto barocco, realizzato con marmi policromi, una tela raffigurante la Madonna delle Grazie, attribuita a scuola napoletana e databile ai primi anni del XVIII secolo, e una scultura lignea quattrocentesca raffigurante la Madonna che allatta.[16] Quest'ultima opera, e non la tela settecentesca della Madonna delle Grazie, rappresenta dunque la testimonianza mariana più antica conservata nel patrimonio artistico locale. Il complesso comprende inoltre una raccolta di oggetti liturgici, oreficerie e argenterie provenienti dall'antico edificio sacro.[16]
Chiesa di Santa Maria delle Grazie
[modifica | modifica wikitesto]La moderna chiesa di Santa Maria delle Grazie è sede dell'omonima parrocchia. L'istituzione parrocchiale è documentata almeno dal 1670, mentre l'attuale edificio venne realizzato in epoca contemporanea in seguito alla decisione, assunta dopo il 1953, di sostituire l'antica chiesa matrice ormai compromessa.[37][16]
Architetture civili e rurali
[modifica | modifica wikitesto]Nel centro storico rimangono testimonianze dell'edilizia appartenuta alle principali famiglie locali, riconoscibili soprattutto nei portali lapidei delle abitazioni. Fra gli esempi meglio conservati figura Casa Mellace-Paparo, caratterizzata da un portale dei primi anni del XVIII secolo in pietra arenaria locale, lavorato a bugne e con elementi a punta di diamante.[16] Di fronte all'antica chiesa matrice sorge invece Casa Colabraro, edificio risalente al XIX secolo.[16]
Al patrimonio rurale appartengono i resti di un antico mulino ad acqua, recuperati e restaurati con finalità museali.[16] Il manufatto costituisce una testimonianza delle attività di trasformazione dei prodotti agricoli che caratterizzavano l'economia tradizionale del territorio. La documentazione comunale non consente invece di confermare con sufficiente precisione la datazione al XVIII secolo e le caratteristiche costruttive della condotta idraulica riportate da precedenti descrizioni della voce.
Muru Ruttu
[modifica | modifica wikitesto]Tra i manufatti storici situati nel territorio compreso tra Olivadi e Petrizzi si trovano i resti del cosiddetto Muru Ruttu o Muro Rotto, una poderosa struttura muraria costituita da pietrame fluviale legato con malta. Il tratto superstite emerge per circa tre metri dal terreno, ha una lunghezza di circa venti metri e raggiunge uno spessore superiore ai sei metri.[38]
La funzione originaria del manufatto non è conosciuta con certezza. L'interpretazione avanzata dagli studi locali lo identifica come il resto di una diga destinata a regolare le acque della pianura dei Runci, dove sarebbe esistito un invaso utilizzabile per l'irrigazione, la piscicoltura e, eventualmente, per alimentare impianti idraulici quali i mulini.[38] La conformazione pianeggiante dell'area e l'incavatura osservabile sul lato occidentale della muratura sono state indicate tra gli elementi compatibili con questa ipotesi.[38]
La tradizione locale, ripresa dal Comune di Olivadi, attribuisce la costruzione della diga a Ruggero I d'Altavilla, conte di Calabria, e la colloca quindi anteriormente al 1100, sostenendo che l'invaso sarebbe stato destinato anche alla pesca.[39] Tale attribuzione non è però comprovata da una documentazione medievale conosciuta e viene affiancata da altre tradizioni popolari, che collegano la costruzione ai Saraceni o ne spiegano la rottura attraverso racconti leggendari relativi a san Vito.[38] La natura di opera idraulica medievale rimane pertanto un'interpretazione storiografica, mentre la committenza ruggeriana appartiene principalmente alla tradizione locale.
Aree naturali
[modifica | modifica wikitesto]In località Fossa del Lupo si trova il lago Zimbe, un piccolo invaso artificiale collinare circondato dalla vegetazione delle Preserre catanzaresi. L'area è raggiungibile mediante percorsi ciclopedonali ed è utilizzata per attività escursionistiche e di educazione ambientale.[40]
Società
[modifica | modifica wikitesto]Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]Abitanti censiti[41]

Etnie e minoranze straniere
[modifica | modifica wikitesto]Al 1º gennaio 2025 i cittadini stranieri residenti a Olivadi erano 22, pari a circa il 4,6% della popolazione complessiva.[42] Il numero contenuto dei residenti di cittadinanza straniera non determina la presenza di singole comunità nazionali numericamente prevalenti o tali da assumere particolare rilievo nella composizione demografica comunale.
Tradizioni e folclore
[modifica | modifica wikitesto]Una parte significativa delle tradizioni religiose locali è legata al culto di sant'Elia profeta, patrono di Olivadi. Secondo la ricostruzione storica adottata dal Comune, la devozione per il profeta sarebbe riconducibile alla matrice culturale greco-bizantina dell'insediamento medievale e si accompagnava originariamente ai culti di altri santi particolarmente diffusi nel cristianesimo orientale, tra i quali san Giorgio e san Nicola.[6] Sant'Elia, al quale era dedicata anche l'antica chiesa matrice, viene festeggiato il 20 luglio.[43]
Alla religiosità locale è legata anche la memoria del venerabile Antonio da Olivadi, frate cappuccino nato nel paese nel 1653 e morto a Squillace nel 1720. La devozione nei suoi confronti si mantenne nel tempo tra gli abitanti; a seguito del ritrovamento dei suoi resti nella cattedrale di Squillace nel 1995, questi furono sottoposti a ricognizione canonica e nuovamente collocati nella cattedrale. A Olivadi gli sono stati dedicati diversi spazi pubblici, fra i quali la piazza principale del paese, intitolata nel 1997.[6]
Tra le tradizioni popolari è inoltre tramandata una leggenda relativa al Muru Ruttu, l'antico manufatto idraulico situato nell'area dei Runci. Una versione del racconto attribuisce la costruzione dell'opera al diavolo, che avrebbe avuto l'intenzione di provocare l'inondazione della zona; san Vito avrebbe quindi spezzato la diga con un colpo di spada, dando origine alla grande frattura dalla quale deriverebbe il nome popolare di «Muru Ruttu». La narrazione appartiene alla tradizione orale e non costituisce una ricostruzione storica dell'origine del manufatto.[6]
Geografia antropica
[modifica | modifica wikitesto]Urbanistica
[modifica | modifica wikitesto]L'abitato di Olivadi si sviluppa su uno crinale collinare delle Preserre catanzaresi. Il Catalogo generale dei beni culturali classifica il nucleo storico come «centro storico di crinale, collinare, agricolo» e ne sottolinea le dimensioni contenute e il rapporto con la conformazione allungata dello sperone sul quale sorge.[15]
L'assetto attuale del centro storico è il risultato di successive trasformazioni, determinate in larga parte dai numerosi terremoti che interessarono il paese. Particolarmente rilevante fu il terremoto del 1783, che provocò il crollo della maggior parte degli edifici e rese inabitabili molte delle costruzioni rimaste in piedi.[21] La ricostruzione successiva lasciò nel tessuto urbano diversi edifici residenziali a due piani caratterizzati da elementi architettonici propri della fine del XVIII secolo, ancora riconoscibili nel nucleo antico.[15]
Un'ulteriore cesura nell'evoluzione dell'abitato fu determinata dal terremoto dell'8 settembre 1905, che distrusse quasi interamente Olivadi e danneggiò gravemente anche gli edifici religiosi.[27] La sovrapposizione delle ricostruzioni settecentesche e novecentesche rende pertanto difficile ricostruire con precisione l'assetto del borgo medievale sulla sola base della morfologia urbana attuale.[15]
Il nucleo più antico conserva tuttavia una struttura compatta, adattata all'andamento della dorsale e caratterizzata da una rete di strade e gradonate. Nell'area centrale si concentrano alcune delle principali testimonianze dell'edilizia storica, tra cui l'ex chiesa matrice dedicata a sant'Elia, oggi trasformata nel Teatro Sant'Elia, Casa Colabraro e Casa Mellace-Paparo.[16] Quest'ultima conserva un portale in pietra arenaria locale dei primi anni del XVIII secolo, mentre Casa Colabraro risale al XIX secolo.[16]
L'antica chiesa matrice costituiva uno dei principali punti di riferimento del nucleo storico. Ripetutamente restaurata e ricostruita in seguito agli eventi sismici, fu progressivamente abbandonata dopo la decisione, presa nel secondo dopoguerra, di realizzare una nuova chiesa parrocchiale; l'edificio superstite fu successivamente recuperato e trasformato in anfiteatro.[16] Nel tessuto storico è rimasta anche la chiesa di San Nicola, nota come chiesa del Santo Crocifisso, il cui edificio attuale deriva dalle ricostruzioni e dai restauri compiuti tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo.[16]
Lo sviluppo dell'abitato si è successivamente esteso oltre il ristretto nucleo di crinale lungo la viabilità di accesso e nelle aree meno acclivi circostanti. La piazza principale del paese è oggi piazza Beato Antonio da Olivadi, utilizzata come principale spazio pubblico e sede di manifestazioni civili e culturali.[44]
Economia
[modifica | modifica wikitesto]L'economia di Olivadi è tradizionalmente legata alle attività del settore primario, in particolare all'agricoltura e all'allevamento, secondo un modello comune ai piccoli centri rurali delle Serre calabresi. Una relazione territoriale dell'Istituto comprensivo di Chiaravalle Centrale, riferita anche ai comuni di Olivadi, Cenadi, Centrache, Petrizzi e San Vito sullo Ionio, descrive il comprensorio come caratterizzato da un'economia prevalentemente agricola e pastorale, con numerose aziende di piccole dimensioni e a conduzione familiare e con attività legate alla trasformazione dei prodotti agricoli.[45]
Olivadi rientra inoltre nel territorio di intervento del GAL Serre Calabresi, organismo impegnato nell'attuazione delle politiche di sviluppo rurale e nella promozione della competitività delle aziende agricole, della diversificazione delle attività rurali e della valorizzazione delle produzioni locali.[46] Il comune ha aderito anche al partenariato promosso dal GAL nell'ambito della strategia di sviluppo locale collegata alla PAC 2023-2027.[47]
Agricoltura e allevamento
[modifica | modifica wikitesto]L'agricoltura locale è caratterizzata prevalentemente da coltivazioni di piccola scala. Tra le produzioni tradizionalmente attestate nel territorio figurano cereali, frumento, foraggi, ortaggi, olivo, vite e alberi da frutto; all'attività agricola si affianca l'allevamento, soprattutto di ovini e caprini e, in misura minore, di bovini e suini.[12]
La vocazione agricola dell'area ha radici storiche. Già nel XIX secolo le fonti descrivevano nel territorio di Olivadi e dei centri vicini pratiche finalizzate alla fertilizzazione e alla coltivazione dei terreni collinari, in particolare per la produzione di cereali.[25] Anche la pianura dei Runci, in passato descritta come area umida, è stata progressivamente destinata alle coltivazioni.[6]
Le politiche di sviluppo rurale attuate nel comprensorio delle Serre puntano soprattutto sull'ammodernamento delle aziende, sulla trasformazione delle materie prime agricole e zootecniche e sulla creazione di filiere e microfiliere legate ai prodotti tipici locali.[46][48]
Artigianato e industria
[modifica | modifica wikitesto]Il comparto manifatturiero ha dimensioni limitate ed è storicamente legato soprattutto ad attività artigianali e alle esigenze dell'economia locale. Le fonti territoriali segnalano una presenza modesta di imprese artigiane, anche connesse alla lavorazione dei prodotti agricoli,[45] mentre le attività produttive tradizionalmente censite nel comune riguardano principalmente l'edilizia, la lavorazione dei materiali da costruzione e del legno.[12]
La ridotta dimensione demografica del comune non ha favorito la formazione di un vero e proprio sistema industriale; le attività economiche si inseriscono piuttosto nel più ampio tessuto produttivo delle Serre calabresi, caratterizzato da piccole imprese e da una forte integrazione fra agricoltura, trasformazione agroalimentare e artigianato.[45]
Servizi
[modifica | modifica wikitesto]Il settore terziario è prevalentemente orientato ai servizi di base per la popolazione e alle attività commerciali di prossimità.[12] La limitata consistenza demografica del centro e il progressivo spopolamento hanno contribuito a mantenere ridotta la presenza di servizi specializzati, che vengono in parte fruiti nei centri maggiori del comprensorio.
Negli anni più recenti le strategie di sviluppo locale hanno affiancato al sostegno dell'agricoltura interventi rivolti alla diversificazione dell'economia rurale, comprendenti la valorizzazione del patrimonio storico e paesaggistico, l'ospitalità rurale e le attività connesse al turismo delle aree interne.[49]
Infrastrutture e trasporti
[modifica | modifica wikitesto]Strade
[modifica | modifica wikitesto]La viabilità di Olivadi è costituita principalmente da strade provinciali che collegano il centro abitato con i comuni delle Serre calabresi e con la rete viaria del versante ionico.
Il territorio comunale è interessato dalla strada provinciale 120, che collega Petrizzi con Olivadi e costituisce uno degli accessi al paese dal settore orientale.[50] Il tracciato è collegato alla rete provinciale che, attraverso Petrizzi e la SP 118, consente l'accesso verso il comprensorio di Soverato e la costa ionica.[51]
L'altro asse principale è la strada provinciale 171/2, corrispondente a un tratto dell'antica direttrice di Chiaravalle, che attraversa il sistema dei centri interni collegando Olivadi con Centrache, Cenadi, San Vito sullo Ionio e Chiaravalle Centrale e, verso est, con Palermiti e la viabilità diretta al golfo di Squillace.[52] La rete provinciale costituisce pertanto il principale collegamento di Olivadi sia con i centri delle Preserre sia con la fascia costiera ionica.
Mobilità
[modifica | modifica wikitesto]Olivadi non è servito direttamente dalla rete ferroviaria. I collegamenti di trasporto pubblico locale sono assicurati mediante autolinee extraurbane di Ferrovie della Calabria, che include il comune nella propria rete regionale.[53]
La documentazione aziendale individua Olivadi lungo itinerari automobilistici che collegano l'area di Chiaravalle Centrale e San Vito sullo Ionio con Petrizzi, Squillace, Soverato e Catanzaro, con diramazioni verso i comuni limitrofi di Cenadi e Centrache.[52] Tali servizi costituiscono il principale sistema di trasporto collettivo per gli spostamenti verso i maggiori centri amministrativi e di servizio del comprensorio.
Amministrazione
[modifica | modifica wikitesto]Sindaci e commissari
[modifica | modifica wikitesto]| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 23 aprile 1995 | 13 giugno 1999 | Vittorio Antonio Mario Lupis | Partito Democratico della Sinistra-Socialisti Italiani | Sindaco | [54] |
| 13 giugno 1999 | 12 giugno 2004 | Vittorio Antonio Mario Lupis | Lista civica di centro-sinistra | Sindaco | [54] |
| 12 giugno 2004 | 7 giugno 2009 | Renato Puntieri | Lista civica | Sindaco | [54] |
| 7 giugno 2009 | 12 luglio 2011 | Francesco Rosario Corradino | Lista civica Olivadi Domani | Sindaco | [54][55] |
| 12 luglio 2011 | 7 maggio 2012 | Leonardo Guerrieri | Commissario straordinario | [56] | |
| 7 maggio 2012 | 11 giugno 2017 | Renato Vito Puntieri | Lista civica Pace | Sindaco | [54][57] |
| 11 giugno 2017 | 12 giugno 2022 | Nicola Malta | Lista civica Uniti per la Rinascita | Sindaco | [54][58] |
| 13 giugno 2022 | in carica | Nicola Malta | Lista civica Impegno Comune Olivadi | Sindaco | [54][59] |
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
- ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
- 1 2 3 4 Altimetria e territorio - Olivadi, su SapereComune.it. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Piano di fattibilità. Volume 2 - Stato attuale (PDF), su Comune di Catanzaro, Ambito Territoriale Ottimale di Catanzaro. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 Territorio di Olivadi, su Comune di Olivadi. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Elenco autorizzazioni impianti di depurazione (PDF), su Provincia di Catanzaro. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Deliberazione della Giunta regionale n. 720 del 15 dicembre 2023 (PDF), su Regione Calabria, 15 dicembre 2023. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ (EL) λιβάδιον, su Πύλη για την Ελληνική Γλώσσα. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Giovanni Alessio, Appunti sulla toponomastica pugliese (PDF), in Japigia, vol. 13, n. 3, 1942, p. 181. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- 1 2 3 Olivadi, su Mea Ecologia. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- 1 2 3 4 Olivadi (CZ) - Calabria, su Un Paese a Settimana. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Template:Cita enciclopedia
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Comune di Olivadi, su SIUSA - Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche, Ministero della cultura. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- 1 2 3 4 Centro storico, di crinale, collinare, agricolo, Olivadi, su Catalogo generale dei Beni Culturali, Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 Teatro S. Elia, su Comune di Olivadi. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Notizie storiche sui terremoti di Olivadi, su INGV, Catalogo dei forti terremoti in Italia. URL consultato il 20 gennaio 2020.
- ↑ Terremoto del 27 marzo 1638, su Catalogo dei Forti Terremoti in Italia, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- 1 2 Terremoto del 5 novembre 1659, su Catalogo dei Forti Terremoti in Italia, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ 7 dicembre 1743, su CPTI15-DBMI15, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- 1 2 Terremoto del 28 marzo 1783, su Catalogo dei Forti Terremoti in Italia, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Cassa Sacra. Vendite e censuazioni (PDF), su Archivio di Stato di Catanzaro. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Cassa Sacra 1784-1796. Razionalia. Inventario (PDF), su Archivio di Stato di Catanzaro. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Storia di Gasperina, su Comune di Gasperina. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- 1 2 Luigi Grimaldi, Studi statistici sull'industria agricola e manifatturiera della Calabria Ultra II (PDF), Napoli, 1845. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Popolazione residente dei comuni ai censimenti dal 1861 al 1951 (PDF), su ISTAT. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- 1 2 3 Terremoto dell'8 settembre 1905, su Catalogo dei Forti Terremoti in Italia, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- 1 2 Claudio Cavaliere, La strage del solstizio d'estate del 1908, su Corriere della Calabria, 20 giugno 2020. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Comune di Olivadi - Cenni Storici, su comune.olivadi.cz.it.
- 1 2 Claudio Cavaliere, Tumulti. Stragi contadine in Calabria (1906-1925), Soveria Mannelli, Rubbettino, 2020, ISBN 9788849861044.
- ↑ “Tumulti”, su Rubbettino editore, 18 febbraio 2020. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 28 dicembre 1908 (PDF), su Gazzetta Ufficiale, 28 dicembre 1908. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ aprile 1909 {{{giorno}}} {{{mese}}} {{{anno}}}, n. 193, in materia di "Norme tecniche ed igieniche obbligatorie per le riparazioni, ricostruzioni e nuove costruzioni degli edifici pubblici e privati nei comuni colpiti dal terremoto del 28 dicembre 1908 o da altri precedenti"
- ↑ Olivadi, decreto 1995-11-21 DPR, concessione di stemma e gonfalone, su Ufficio araldico - Fascicoli comunali, Archivio Centrale dello stato. URL consultato il 21 dicembre 2021.
- ↑ Stemma Comune di Olivadi, su comuni-italiani.it.
- ↑ Petralia Soprana celebra i 400 anni dell’inizio dell’attività artistica di Frate Umile, su Comune di Petralia Soprana, 26 novembre 2024. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Parrocchia di Santa Maria delle Grazie di Olivadi, su SIUSA - Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche, Ministero della cultura. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- 1 2 3 4 Ulderico Nisticò, I Normanni nella Calabria media. Occupazione ed organizzazione del territorio (PDF), in Rassegna Storica online, 2 NS (V), 2003. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Muru Ruttu, su Comune di Olivadi. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Lago Zimbe, su Comune di Olivadi. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Dati tratti da:
- Popolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (PDF), su ebiblio.istat.it, ISTAT.
- Popolazione residente - Serie storica, su esploradati.istat.it.
Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
- ↑ Popolazione straniera residente per sesso ed età al 1º gennaio 2025, su Demo - Demografia in cifre, Istituto nazionale di statistica. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ La Pedemontana Ionica - Olivadi, su SharryLand. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Il turismo delle radici: Alla riscoperta della musica tradizionale - Concerto Davis Muccari, su Comune di Olivadi, 5 agosto 2024. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- 1 2 3 Rendicontazione sociale. Triennio di riferimento 2019-2022 (PDF), su Istituto comprensivo statale "Corrado Alvaro" di Chiaravalle Centrale. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- 1 2 Bando misura 4.1.1 “Investimenti nelle aziende agricole”, su GAL Serre Calabresi. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Adesione al partenariato promosso dal GAL Serre Calabresi per l'elaborazione della Strategia di sviluppo locale LEADER (PDF), su Comune di Olivadi, 2023. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Filiere e microfiliere di prodotti tipici del territorio, su GAL Serre Calabresi. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Bando misura 6.4.1 - Sostegno ad interventi di diversificazione e multifunzionalità delle imprese agricole, su GAL Serre Calabresi. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Ordinanza n. 24 del 28 giugno 2024 (PDF), su Comune di Petrizzi, 28 giugno 2024. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Relazione tecnico-estimativa (PDF), su garavirtuale.it. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- 1 2 Carta della mobilità (PDF), su Ferrovie della Calabria. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Comuni serviti da FdC, su Ferrovie della Calabria. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 Elezioni - Olivadi, su SapereComune.it. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Comune di Olivadi - Elezioni comunali 2009, su Corriere della Sera. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Scioglimento del consiglio comunale di Olivadi e nomina del commissario straordinario, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, n. 218, 19 settembre 2011. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Elezioni Comunali 2012 - Olivadi, su la Repubblica. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Elezioni Comunali 2017 - Olivadi, su la Repubblica. URL consultato il 2 ottobre 2026.
- ↑ Sindaco, su Comune di Olivadi. URL consultato il 2 ottobre 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Giuseppe Sinopoli, Il venerabile padre Antonio da Olivadi, Marina di Gioiosa Ionica, Grafiche Femia, 1999.
- Luigi Fusto e Francesco Paparo, Olivadi, Soveria Mannelli, Calabria Letteraria Editrice, 2000.
- Daniele Tommaso Mellace e Dario Puntieri, Olivadi. Architetture e paesaggi. Tracce di storia e di vita, Associazione Culturale Olivadese, 2004.
- Daniele Tommaso Mellace e Anna Maria Colabraro, Ruralità e sapienza popolare in Calabria. Olivadi, un itinerario nelle Preserre catanzaresi, Associazione Culturale Olivadese, 2007.
- Luigi Fusto, Olivadi a metà del Settecento. Analisi del Catasto Onciario, Soveria Mannelli, Calabria Letteraria Editrice, 2007.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su comune.olivadi.cz.it.
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