Scorpaenidae
Gli scorpenidi (Scorpaenidae Risso, 1826) sono una famiglia di pesci ossei marini appartenenti all'ordine Scorpaeniformes.
Comprendono i pesci noti come scorfani e pesci leone o pesci scorpione.
Distribuzione e habitat
[modifica | modifica wikitesto]Questi pesci sono presenti in tutti i mari tropicali, subtropicali e temperati.[1]
Sono pesci per la maggior parte bentonici, cioè legati al substrato; la maggior parte delle specie vive su fondi duri. Sono comuni nei pressi del coralligeno e delle barriere coralline. Poche specie sono adattate alla vita nelle acque dolci.[1]
Descrizione
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Questi pesci hanno aspetto variabile e spesso bizzarro. Hanno corpo piuttosto compresso ai lati, testa grande spesso ornata da appendici e lobi di pelle di varia forma e percorsa da creste ossee. Possono raggiungere 90 cm di lunghezza ma molte specie sono lunghe poco più di 10 cm.

Gli scorpenidi sono così chiamati per le spine velenose di cui sono dotati, che usano per la difesa dai predatori. Un'altra caratteristica che accomuna gran parte delle specie è la loro straordinaria capacità di mimetismo criptico: molti scorpeniformi infatti sono in grado di camuffarsi perfettamente con il substrato, celandosi agli occhi di prede e predatori.[2][3]


A massimizzare le straordinarie capacità criptiche degli scorpeniformi, questi pesci hanno una ricca dotazione di cirri, barbigli, escrescenze cutanee, bitorzoli e quant'altro, sporgenti dal corpo e in particolar modo dal capo. Anche gli occhi spesso hanno decorazioni o reticoli tendenti a ridurne l'identificazione nel substrato. Il massimo del mimetismo viene raggiunto però da quelle specie che, oltre a quanto già scritto, si lasciano crescere sul corpo piccole alghe e idrozoi.[2]
Al contrario degli altri scorpenidi, i pesci leone tendenzialmente non hanno una livrea particolarmente criptica, al contrario, esibiscono una livrea vivace con una colorazione molto appariscente e sgargiante mentre nuotano lentamente, molto probabilmente questa colorazione è aposematica e funge da avvertimento della loro pericolosità per eventuali predatori. Il corpo è robusto, screziato, zebrato verticalmente in quasi tutte le specie, le screziature possono essere rossastre o brune su uno sfondo bianco.[2]
La bocca è ampia. Il capo è grosso, per alloggiare una vasta cavità orale che, all'apertura della mascella, aspira con forte risucchio pesci di dimensioni talvolta poco inferiori al predatore.[2]

La pinna dorsale (che è unica ma spesso ha una profonda intaccatura centrale) e la pinna anale sono fornite di forti raggi spinosi. Anche sull'opercolo branchiale sono presenti delle spine. Le pinne pettorali perlopiù sono di cospicue dimensioni e molte volte presentano nella faccia interna un colore sgargiante (spesso giallo o rosso) che viene esibito come avvertimento dall'animale quando si sente disturbato. La pinna caudale non è mai biloba ed è portata su un peduncolo caudale robusto. La vescica natatoria può essere assente. Le scaglie non sono presenti in tutte le specie. I raggi spinosi delle pinne dorsale, anale e ventrali e le spine opercolari possiedono ghiandole velenifere.[2][1][3]
A seconda delle specie, l'apparato velenoso consiste di 13-18 spine sul dorso, 3 anali e 2 pelviche, ma alcune specie hanno anche aculei disposti in altre parti del corpo e del capo, generalmente non velenosi. Il veleno è contenuto in guaine nascoste in solchi laterali o anterolaterali delle spine e fuoriesce per pressione meccanica dovuta alla stessa trafittura. Le punture, specialmente quelle delle spine sul dorso, sono estremamente dolorose e pericolose anche per un uomo adulto. La puntura inietta un veleno che molto spesso è termolabile (perde la propria efficacia esponendolo a temperature più elevate di quella ambientale). La ferita è molto dolorosa, il dolore spesso può sembrare insopportabile e va estendendosi e può persistere anche 24-36 ore, possibili conseguenze sono nausea, vomito, difficoltà respiratorie e cardiache.[2]
Gli scorpenidi sono spesso poco identificabili per la forte somiglianza tra le varie specie. In parecchi casi l'identificazione è possibile solo con la conta delle file di squame o del numero di aculei o di altre particolarità non distinguibili a prima vista.[2]
Alimentazione
[modifica | modifica wikitesto]Comportamento
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La maggior parte degli scorpenidi sfrutta il proprio perfetto mimetismo criptico per predare ogni pesce e crostaceo che capiti a portata della loro grande bocca. Quando, dopo una lunga attesa, una preda ignara della sua presenza gli capita alla bocca, lo scorpenide spalanca la grande cavità boccale con velocità impressionante e con il risucchio ingoia la preda. Sul corpo di alcune specie sono spesso appoggiati detriti del fondale e sabbia, che con la loro presenza danno il tocco finale ad una perfetta mimetizzazione.[2]

I pesci leone, rispetto agli altri scorpenidi, non riposano sul fondo ma hanno uno stile di vita più attivo, nuotano pigramente nella colonna d'acqua alla ricerca di prede mentre esibiscono la loro sgargiante colorazione aposematica con regalità. Anche la loro tecnica di predazione è completamente diversa rispetto a quella degli scorfani: anziché attendere pazientemente che una preda passi vicino alla bocca, come fanno gli altri scorpenidi, i pesci leone la cercano nuotando attivamente e, una volta individuata, la avvicinano cercando, per mezzo delle ampie pinne pettorali, di spingerla verso un angolo della barriera corallina dove non possa fuggire, per poi risucchiarla con l'ampia cavità boccale molto estendibile e proiettabile in avanti. Talvolta i pesci leone si riuniscono anche in piccoli gruppi e insieme circondano banchi di piccoli pesci, riuscendo a fare una caccia abbondante.[2]
Veleno
[modifica | modifica wikitesto]Tutte le specie di scorpenidi hanno spine velenose sulle pinne e sugli opercoli branchiali, in grado di infliggere dolorose punture che, soprattutto nei pesci leone, possono essere molto pericolose.[1][3]
Tutte le specie di pesci leone hanno aculei connessi a ghiandole velenifere sulla prima pinna dorsale, sulle pinne pelviche e sugli opercoli branchiali e la maggior parte di esse è in grado di infliggere dolorose punture. Gli aculei più pericolosi sono quelli presenti nella prima pinna dorsale. Non sempre la puntura inietta veleno. La profondità di penetrazione determina una maggiore spremitura delle due ghiandole velenifere poste nei solchi delle spine. La puntura può essere talmente veloce da non essere immediatamente avvertita dal subacqueo, ma con il passare dei minuti può diventare dolorosissima e provocare gonfiore e arrossamento della parte colpita. Il dolore può durare fino a 24 ore nei casi più gravi, accompagnato da nausea, vomito, palpitazioni cardiache e senso di debolezza. In alcuni casi si sono avuti problemi respiratori e paralisi dell'arto colpito. Sono stati documentati rari casi di decesso. I primi trattamenti da fare dopo una puntura di pesce leone sono pulire e disinfettare la ferita e lasciarla sanguinare un poco per fare disperdere parte del veleno e poi fare un bendaggio di compressione. Il veleno dei pesci leone è termolabile, per cui uno dei più importanti trattamenti dopo una puntura è l'immersione della parte colpita in acqua calda (circa 45 °C) per almeno un'ora, perché riduce il dolore e inattiva la tossina. I pesci leone sono tuttavia pesci non aggressivi, e i casi in cui arrecano danni a subacquei sono estremamente rari, ancora più rari i casi in cui questi portino a conseguenze gravi. Se il pesce non viene disturbato, non si corre alcun rischio.[4]
Riproduzione
[modifica | modifica wikitesto]Molte specie sono vivipare con fecondazione interna. Le larve sono pelagiche[1][3].
Tassonomia
[modifica | modifica wikitesto]La famiglia comprende 215 specie, suddivise in 3 sottofamiglie:[5]
- Scorpaeninae - scorfani e simili
- Pteroinae - pesci leone o pesci scorpione
- Caracanthinae
Specie nel Mediterraneo
[modifica | modifica wikitesto]Nel mar Mediterraneo sono presenti le seguenti specie:[6]
Acquariofilia
[modifica | modifica wikitesto]Molte specie sono facilmente allevabili in acquario ma talune presentano difficoltà di alimentazione accettando solo prede vive.[1]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 7 (EN) Scheda da Fishbase, su fishbase.org.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Sebastiano Guido, Creature pericolose dei mari e degli oceani. Guida al riconoscimento e al primo soccorso, Magenes, 2013, ISBN 9788866490265.
- 1 2 3 4 Enrico Tortonese, Osteichthyes, Bologna, Calderini, 1975.
- ↑ Sebastiano Guido, Creature pericolose dei mari e degli oceani. Guida al riconoscimento e al primo soccorso, Magenes, 2013, ISBN 9788866490265.
- ↑ FishBase: elenco specie Scorpaenidae, su fishbase.org. URL consultato il 15 settembre 2014.
- ↑ (EN) Lista delle specie mediterranee da Fishbase, su fishbase.org.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Tortonese E. Osteichthyes, Calderini, 1975
Altri progetti
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Wikizionario contiene il lemma di dizionario «scorfano»
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Scorpaenidae
Wikispecies contiene informazioni su Scorpaenidae
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) scorpionfish, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Scorpaenidae, su Catalogue of Life.
- (EN) Scorpaenidae, su Fossilworks.org.
- (EN) Scorpaenidae, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.
- (EN) Scorpaenidae, su ITIS.
- (EN) Scorpaenidae, su WoRMS.
| Controllo di autorità | Thesaurus BNCF 31038 · LCCN (EN) sh85118786 · J9U (EN, HE) 987007563096805171 |
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