Signoria di Rimini
| Signoria di Rimini | |
|---|---|
| Motto: Elephas indus culices non timet (it: L'elefante indiano non teme le zanzare)[1] | |
| Dati amministrativi | |
| Lingue parlate | Volgare, romagnolo |
| Capitale | Rimini |
| Dipendente da | Stato Pontificio |
| Politica | |
| Forma di governo | Monarchia (signoria) |
| Nascita | 1295 con Malatesta da Verucchio |
| Causa | espulsione da Rimini delle famiglie ghibelline da parte di Malatesta da Verucchio |
| Fine | 1528 con Pandolfo IV Malatesta |
| Causa | annessione allo Stato Pontificio |
| Territorio e popolazione | |
| Bacino geografico | Romagna meridionale, Montefeltro, Marche settentrionali |
| Territorio originale | Valle del Marecchia |
| Massima estensione | 1500 km² circa (senza le signorie di Cesena e Pesaro)[2] nel secolo XV |
| Popolazione | 15.000 abitanti circa[3] nel secolo XV |
| Economia | |
| Valuta | Zecca autonoma (1157-1468), lira ravennate, lira anconetana, fiorino, bolognino |
| Risorse | Agricoltura, allevamento, itticoltura |
| Produzioni | Maiolica, laterizi, lane, seta |
| Commerci con | Feudi limitrofi, Firenze, Venezia, Ravenna, Bologna, Ancona, Zara, Dubrovnik |
| Esportazioni | Grano, vino, sale, prodotti ittici, guano, tessuti di basso pregio, seta, canapa, maioliche, laterizi |
| Importazioni | Legname, metalli, tessuti di pregio, pietra da costruzione |
| Religione e società | |
| Religioni preminenti | Cattolicesimo |
| Religioni minoritarie | Ebraismo |
| Classi sociali | Piccola nobiltà feudale, clero, agricoltori, allevatori, pescatori, artigiani, mercanti |
| Evoluzione storica | |
| Preceduto da | |
| Succeduto da | |
La signoria di Rimini è stata un'entità territoriale autonoma esistita dal 1295 al 1528, costituita da Malatesta da Verucchio dopo il periodo comunale della città e governata dai suoi discendenti per più di duecento anni. Successivamente all'occupazione da parte di Cesare Borgia e all'incorporazione nei domini della Chiesa, nel biennio 1522-1523 Pandolfo IV Malatesta, detto Pandolfaccio, riconquistò il potere e anche nel periodo 1527-1528, insieme al figlio Sigismondo (1498-1543), allorché il territorio fu definitivamente annesso allo Stato Pontificio.[4]
Storia
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Il dominio dei Malatesta fu vario e mutevole. Esso si estese, nei momenti di maggior splendore e attraverso diversi rami della famiglia, a Rimini, Cervia, Sogliano Fano, Fossombrone, Pesaro, Iesi, Osimo, Senigallia, Ascoli, Cesena, Bertinoro, Santarcangelo, Sansepolcro e altri luoghi di Romagna e Marche. I rami che assunsero signorie furono quattro: a Rimini; Cesena (linea di Galeotto I e Domenico Malatesta Novello, realizzatore della Biblioteca Malatestiana); Pesaro (ramo di Malatesta III Guastafamiglia e Pandolfo II); infine il ramo più longevo che fu quello dei Malatesta conti di Sogliano dal 1215 al 1645. Un quinto ramo fu quello dei conti di Ghiaggiolo (o Giaggiolo) discendenti di Paolo il Bello e lungo in lotta con il resto della famiglia. Rami collaterali che detennero possedimenti minori e cariche nella corte malatestiana furono i Mastini e gli Almerici.
La signoria di Rimini, fulcro del potere dinastico, confinava con il mare Adriatico, Cesena, la contea di Urbino, Pesaro, la repubblica di San Marino. Le rocche edificate dai Malatesta si contano a decine e decine, caratterizzando tuttora il paesaggio: le più celebri sono il forte di San Leo (in possesso dei Malatesta dalla seconda metà del Trecento fino al 1441, quando se ne impadronì Federico da Montefeltro) e il castello di Gradara (che rivendica, ma assieme ad altfre nove località, di essere stato teatro della tragedia di Paolo e Francesca narrata da Dante Alighieri, di proprietà dei signori riminesi fino al 1463).[5] Ma ancora ben conservate ci sono le rocche di Verucchio, Santarcangelo, Montebello, Montefiore, Sant'Agata Feltria; i casteli di Saludecio, Mondaino, Montegridolfo, San Giovanni in Marignano, Fiorenzuola di Focara, Montescudo, Monte Colombo, Monte Cerignone, Sassocorvaro, Pennabilli, Pietrarubbia, Cavoleto, Petrella, Monterone, Longiano, Roncofreddo, Sorrivoli, Monteleone; le torri di Saiano, Maciano, Bascio, Cicognaia, oltre a Castel Sismondo nella stessa Rimini e la rocca di Cesena.

L'economia della signoria era soprattutto agricola con grano, olio e vino. Ma erano importanti pure l'allevamento del bestiame ed i formaggi, la pesca e il commercio: quello del guado, di lane (panno grosso romagnolo), della canapa e quello del sale durante il possesso di Cervia. L'imperatore Federico Barbarossa, nel 1157, concesse al comune di Rimini il diritto di battere moneta, ribadito nel 1250 dal papa Innocenzo IV e, quattro anni dopo, dal re dei Romani Guglielmo II d'Olanda. L'attività della zecca cessò nel 1468 per disposizione di Pio II, in seguito alla dipartita di Sigismondo Pandolfo. Operavano anche le officine monetarie di Brescia, Cesena e Pesaro.[6]

Malatesta da Verucchio, dopo aver ricoperto più volte la carica di podestà, passato alla parte guelfa nel 1248, nel 1295 riuscì a spodestare le famiglie ghibelline riminesi ed a proclamarsi signore di fatto, pur mantenendo formalmente gli istituti del libero Comune. La signoria su Rimini venne sancita con la riforma degli Statuti comunali del 1334, mentre dopo la battuta d'arresto subita ad opera del cardinale Egidio d'Albornoz, nel 1355 la famiglia ottenne comunque il vicariato apostolico su Rimini, Pesaro, Fano e Fossombrone da parte del papa Innocenzo VI. Nel frattempo si era estesa anche in Val Tiberina a Sansepolcro e Citerna, in gran parte delle Marche fino ad Ascoli, compresa, per un breve periodo, la stessa Ancona. La dinastia raggiunse l'apice durante lo Scisma d'Occidente con Carlo, protettore e plenipotenziario di papa Gregorio XII, che fu ospitato a Rimini fino alla conclusione del Concilio di Costanza dove il Malatesta fu suo ambasciatore. Ai primi del '400, operando come condottiero di ventura per i Visconti, suo fratello Pandolfo (III) riuscì a insignorirsi anche di Brescia e Bergamo.

Già nel 1300 la presenza di Giotto diede impulso alla scuola pittorica locale che fiorì per tutta la metà del XIV secolo, operando non solo nell'ambito malatestiano ma anche oltre, da Tolentino a Ravenna oltre che nelle Marche. Pandolfo II e Ungaro coltivarono inoltre passioni letterarie, il primo intrattenendo rapporti anche con Petrarca. Poi durante la signoria di Sigismondo Pandolfo (1432-1468), insigne condottiero e mecenate, Rimini raggiunse significativi risultati sotto l'aspetto urbanistico, artistico (costruzione del Tempio Malatestiano e di Castel Sismondo), politico ed economico. La corte rinascimentale di Sigismondo attrasse letterati e artisti come Piero della Francesca, Pisanello, Roberto Valturio, Flavio Biondo, Matteo de' Pasti, Agostino di Duccio, Leon Battista Alberti.[7]
Ma Sigismondo, a metà del secolo reputato fra i migliori condottoeri dell'epoca, non fu altrettanto abile sul piano politico. Guadagnatosi la feroce inimicizia del re di Napoli Alfonso V d'Aragona, escluso dalla pace di Lodi, sconfitto da Federico da Montefetro e privato di quasi tutti i suoi domini da papa Pio II, alla sua morte seguì un periodo di pericolosa incertezza per la signoria. Il figlio Roberto riuscì tuttavia a respingere l'assalto di Alessandro Sforza signore di Pesaro per conto di papa Paolo II dopo un durissimo assedio di Rimini (1469) e recuperare una piccola parte della signoria.
Il colpo letale giunse nel 1501 con Cesare Borgia che scacciò Pandolfo IV detto Pandolfaccio. In seguito alla scomparsa del papa Alessandro VI, Pandolfaccio, dopo aver venduto la signoria a Venezia, riprese brevemente il potere in modo effimero nei periodi 1522-1523 e 1527-1528, per poi essere esiliato a Ferrara presso il duca Alfonso I d'Este e morire a Roma nel 1534.[8] La signoria era stata comunque ormai annessa allo Stato della Chiesa nel 1509 pur con le guarentigie concesse da papa Giulio II con la Bolla Sipontina.
Signori di Rimini (1295-1528)
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(Piero della Francesca, Tempio Malatestiano)
I Malatesta seguivano la numerazione dinastica all'interno della famiglia e a prescindere dai diversi rami.[9]
| Ritratto | Nome | Signoria | Coniuge | Note |
| Malatesta da Verucchio | 1295-1312 | Concordia dei Pandolfini, Margherita Paltenieri | figlio di Malatesta della Penna, (Pennabilli 1183? – Rimini, novembre 1248) e di Adelasia | |
| Malatestino Malatesta (II) | 1312-1317 | Giacoma de' Rossi | ||
| Pandolfo I | 1317-1326 | Taddea da Rimini | ||
| Ferrantino | 1326-1335 | Belluccia da Rimini | ||
| Malatesta detto l'Antico" o "Guastafamiglia" (III) | 1336-1367 | Costanza Ondedei | ||
| Galeotto Malatesta "Ungaro" | 1363-1372 | Violante d'Este
Costanza d'Este |
||
| Galeotto I | 1372-1385 | Elisa de la Villette, Gentile da Varano | ||
| Carlo I | 1385-1429 | Elisabetta Gonzaga | ||
| Galeotto Roberto | 1429-1432 | Margherita d'Este | ||
| Sigismondo Pandolfo | 1432-1468 | Ginevra d'Este, Polissena Sforza, Isotta degli Atti | ||
| Roberto | 1468-1482 | Elisabetta da Montefeltro | ||
| Pandolfo IV | 1482-1528 | Violante Bentivoglio | ultimo signore sovrano | |
Linea di successione dei signori di Rimini
[modifica | modifica wikitesto]| Malatesta I 1295 – 1312 | ||||||||
| Malatestino I 1312 – 1317 | Pandolfo I 1317 – 1326 | |||||||
| Ferrantino 1326 – 1335 | Malatesta II 1336 – 1367 | Galeotto I 1372 – 1385 | ||||||
| Galeotto "Ungaro" 1363 – 1372 | Carlo I 1385 – 1429 | Pandolfo | ||||||
| Galeotto Roberto 1429 – 1432 | Sigismondo Pandolfo 1432 – 1468 | |||||||
| Roberto 1468 – 1482 | ||||||||
| Pandolfo II 1482 – 1500 | ||||||||
Note
[modifica | modifica wikitesto]Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Cinzia Cardinali, Le lotte dei discendenti di Malatesta da Verucchio per la successione alla Signoria di Rimini (1312-1334), Bruno Ghigi, Rimini 2000.
- Oreste Cavallari, Pandolfaccio, fine di una Signoria, Garattoni, Rimini 1972.
- Lea Nissim Rossi, I Malatesta, Nemi, Firenze 1933.
- Giovanni Rimondini (a cura di), L'araldica malatestiana, Pazzini, Verucchio 1994.
- Angelo Turchini, I Malatesta Signori di Rimini e Cesena, Il Ponte Vecchio, Cesena 2013.
- Piero Zama, I Malatesti, Lega, Faenza 1965.

