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(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi, integrato da Stefano Iardella))

I pezzi del cantante canadese Patrick Bernhardt (1952), nato in Algeria e cresciuto in Francia dagli undici ai sedici anni, sono adattamenti elettronici di salmi hindu, cantati in sanscrito ed arrangiati per chitarra, piano e sintetizzatore.
Lo stile ÃĻ etereo come quello di Enya, benchÃĻ ispirato ad altre culture.
La lunga Song Of The Universal Light (mezz'ora) su Atlantis Angelis dimostra una grande abilità nell'evocare atmosfere antiche, esotiche e mistiche. Shamanyka estende il repertorio alla musica dei pellerossa, dell'Africa, del sufismo, degli ebrei. Il ritmo si fa sempre più consistente, finché su Reconciliation Bernhardt usa persino un complesso rock per accompagnare i suoi mantra.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Mantra Mandala (1997) torna al suo stile preferito, una dolce/onirica/esotica beata estasi.
Manuscrits du Silence (1998) aggiunge un drumming tribale.


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