- Dalla pagina sugli XTC di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Non ci sono altri musicisti che siano stati in grado di perfezionare l'arte della canzone pop quanto gli XTC. La nevrosi isterica post-industriale di White Music (1978) si è lentamente trasformata nel caleidoscopio melodico di Drums And Wires (1979), mentre Andy Partridge e Colin Moulding si sono rivelati compositori d'altri tempi, degni eredi del patrimonio delle operette di Gilbert & Sullivan, del Mersey-beat di Lennon & McCartney e dell'allegro carnevale della Bonzo Band (Life Begins At The Hop, Making Plans For Nigel). Ogni album ha ulteriormente ampliato la portata della band. Black Sea (1980) richiamava le tenere caricature dei Kinks dell'era di Village Green (Generals And Majors, Towers Of London), ed English Settlement (1982) trasformava la satira in un solenne omaggio ai suoni di un'intera civiltà, dal music-hall alla "swinging" London, dall'esotica alla dance-music (Fly On The Wall, Senses Working Overtime). La ricerca del duo della melodia e dell'arrangiamento perfetti raggiunse l'apice con Skylarking (1986), la realizzazione del tipo di pop da camera che Brian Wilson aveva immaginato, ma meccanico, un meccanismo freddo e cinico, una catena di montaggio che produce melodie su scala industriale.
Bio:
Gli XTC iniziarono la carriera ai tempi della "new wave" con velleità più
o meno sperimentali (una nevrosi "industriale" unita a un
nervosismo punk), ma con il passare del tempo si sono rivelati semplici
artigiani del pop, sulla scia di una delle tradizioni più vetuste del Regno
Unito, che risale almeno alle operette di Gilbert & Sullivan e passa per
le tante Petula Clark degli anni '50, per il Merseybeat e per il glam-rock.
L'opera complessiva degli XTC è senz'altro imponente come nessun'altra in
questo campo. Disco dopo disco, gli XTC hanno affossato tutta la concorrenza
nel campo della canzone melodica britannica, dai Beatles a Elton John, fino
a pervenire a una forma di barocco della canzone di tre minuti.
Il problema, naturalmente, è che di quello si tratta: canzoni costruite attorno a un ritornello e ancora vincolate ai tre minuti, come se decenni di musica rock non fossero mai esistiti. Il tempo ha, insomma, anche messo in luce senza pietà i limiti della loro arte. Se da un alto bisogna riconoscere agli XTC di essere intrattenitori infallibili, dall'altro si può dire che nessuno sa far sbadigliare con dei perfetti ritornelli come gli XTC. Da un'altra prospettiva, insomma, gli XTC non sono inventori di memorabili melodie: sono affossatori di memorabili memorie.
Gli XTC (ovvero "ecstasy") si formarono nel 1976, agli albori dell'evo punk. A guidare il gruppo erano i cantautori Andy Partridge e Colin Moulding.
I primi singoli erano ancora legati all'isteria dei punk. Science Friction (1977) fondeva il balbettio di My Generation degli Who e il ritmo frenetico del punk-rock con la veemenza di un piano boogie e la baldanza di un sintetizzatore da vaudeville.
White Music (Virgin, 1978) fu il loro album manifesto, che sfogava
l'angoscia dell'epoca sfigurando melodie e cadenze elementari con un nervosismo
iper-cinetico e dissonanze.
A svettare erano comunque gag eccentriche, degne dei teatrini di
provincia, come la quadriglia clownesca di
Do What You Do (al ritmo slapping
dei più scatenati balli rurali ma con un piccolo baccanale dissonante) e
le sincopi epilettiche di elettronica e batteria di X Wires
(quasi una caricatura del thrash), dovuti al folletto Moulding,
mentre Partridge disserta nel rap-reggae orientaleggiante di I'm Bugged,
nella filastrocca surf di Atom Age e
nel boogie supersonico di Neon Shuffle.
I classici sono però l'altro boogie frenetico di Radios In Motion,
(con coretti beat e passi da music-hall),
il power-pop di Statue Of Liberty (con clapping, passo reggae e organetto
surf) e il beat a ritmo tribale di This Is Pop, infarcito di "yeah-yeah".
L'inclinazione a rubare riff e ritornelli degli anni
'60 ha una provvisoria apoteosi in Set Myself On Fire (di Moulding).
Sbollita la rabbia pro-forma dei primi anthem, il secondo disco, Go 2 (Virgin, 1978), sdipanava un sound più raffinato, mescolando psichedelia (Buzzcity Talking) e devoluzione (Mekkanik Dancing). Il singolo Are You Receiving Me trovava il giusto equilibrio in un hard rock melodico.
Lo stile ancora timido ed incerto di Go 2 (1978) giunse a maturazione nel terzo Drums And Wires (Virgin, 1979), un caleidoscopio di canzoni attinte dal repertorio di tutti i generi e interpretate con tipico humour britannico. Moulding sfodera capolavori memorabili come il ritornello di puro Merseybeat Life Begins At The Hop, l'AOR di Making Plans For Nigel, e il country autostradale di Ten Feet Tall, mentre Partridge delira clownesco nel vaudeville a ritmo disco di Helicopter, nella macchietta satirica alla Kinks di Scissor Man, nella caricatura punk di Outside World, e gigioneggia nell'anthem melodico alla Who di Reel By Reel, nel funk tribale alla Talking Heads di Millions. L'ultimo refuso di esperimento dissonante è Complicated Game, che contrasta vivamente con il tono leggero del disco.
L'arte degli XTC è ora definita una volta per tutte. I leader, Partridge e Moulding, concepiscono la canzone rock come una specie di scatola di montaggio: assemblando i pezzi (frammenti di beat, rock and roll, hard-rock, country, eccetera) si costruiscono giocattoli tonali, simili ora alla frizzante muzak di Eno ora alle armonie adolescenziali di Costello, i quali, una volta messi in moto, si muovono come eccentriche moviole degli anni '60. Dai coretti di Liverpool al Farfisa delle spiagge californiane l'intero arsenale della musica giovanile degli ultimi vent'anni viene sottoposto a un 'accurata revisione, per saggiarne il residuo potenziale commerciale e per adottarlo come koine' universale.
I ruoli sono grosso modo questi: il folletto del gruppo, Moulding, rispolvera cantilene rimaste sepolte negli archivi del passato, mentre Partridge dissemina nel tessuto armonico stravaganze intellettuali (melodie umoristiche, trucchetti di elettronica umile, cluster e dissonanze). Completano l'opera i testi, per lo più surreali, o stupidi nell'accezione di Zappa (al macero la società di plastica degli anni '80). La sintesi origina tante piccole unità mobili e intelligenti (alla maniera di Fripp), accuratamente assemblate in quei mosaici raffinati che sono i loro album.
Partridge va persino oltre l'enunciato "musica bianca è musica dell'estasi" e il music-hall beat degli XTC, disegnando The Lure Of Salvage (1979), un album depresso ricavato da brani ufficiali e apocrifi del complesso genialmente elettrificati, schizofrenica prova di meta- meta-rock che alterna elettro-ballabili (l'incalzante funk per nastri di Rotary e l'heavy-blues robotico di New Broom), world-music futurista (percussionismo sincopato, cantilena africana e dissonanze da jungla/officina in The Forgotten Language Of Light, il caos metropolitano/ metronomico di Work Away Tokyo Day); e soprattutto brani-delirio in sordina (il delicato impressionismo minimale di The Day They Pulled The North Pole Down e la psichedelia bop sonnambula di Shore Leave Ornithology).
L'approccio "estatico" alla musica di consumo viene consacrato da Black Sea (1980), dove cantilene e cadenze grottescamente accentuate assumono la perfezione disumana dei congegni ad orologeria, come nelle marcette vaudeville Generals And Majors (altra gemma di Moulding), Sgt Rock e Burning With Optimism Flames, e nei ritornelli beat iper-arrangiati di Partridge Towers Of London e Respectable Street che li propongono come i Beatles degli '80. Gli esperimenti ritmici di Paper And Iron, un misto di vaudeville, reggae e pow wow, e di Love At First Sight, un funk ipnotico di Moulding, il power-pop travolgente di Rocket From A Bottle, l'orgia tropicale Living Through Another Cuba e il sinistro baccanale ritmico e armonico di Travels In Nihilon nobilitano una cadenza e un canto ormai davvero classici, ereditati dal music-hall, ma passati attraverso la tempesta punk e prossimi a confluire nella musica da ballo androide.
Raggiunto l'apice in fatto di melodismo e di compattezza armonica,
gli XTC cercano con English Settlement (1982) nuove forme espressive.
La filastrocca distorta alla Barrett di Fly On The Wall, una caustica
parabola dell'estasi, e l'hare krishna esotico-tribale di
Senses Working Overtime
continuano la tradizione del melodismo prezioso; e il vecchio passo da
music hall si ascolta ancora, in versione ammodernata funk o ska, in
Jason And The Argonauts e in Down In The Cockpit; ma
l'incalzante jazz-rock tropicale di Melt The Guns,
lo ska solenne e fortemente cadenzato di Ball And Chain,
il flamenco di Yacht Dance,
il martellante cantilenare africano di Runaways,
la world-beat di Nearly Africa,
nonche' il power-rock viscerale di No Thugs In Our House,
segnano l'adesione a mode pan-etniche e una presenza ritmica più ossessiva
e sinistra.
L'album segna forse il vertice di manierismo degli XTC.
Mummer (1983) sancisce il passaggio dal brio incalzante degli esordi a un pop più sereno e meditato. Il paesaggio sonoro si mantiene vario e piacevole, ispirandosi a tutti gli stili ma senza copiarne nessuno, un atteggiamento al tempo stesso epigonico e provocatorio che è tipico della civiltà punk. L'energia enfatica del primo periodo si ritrova in Funk Pop A Roll; gli arrangiamenti di Great Fire e Beating Of Hearts farebbero invidia a George Martin (Beatles); ma i toni più autentici del nuovo corso sono quello pastorale della ballata folk di Love On A Farmboy's Wages e quello elegiaco del vaudeville In Loving Memory, quello rilassato del ragtime di Ladybird e quello languido del reggae Human Alchemy. Le canzoni hanno il difetto di essere "troppo" canzoni, al punto da non sembrare più canzoni. L'album è dominato da Partridge (delle migliori soltanto In Loving Memory è di Moulding).
Non stupisce pertanto che il successivo Big Express (Virgin, 1984) sia quasi interamente composto da Partridge (eccezione saliente l'iniziale funk-rock di Wake Up, che dà peraltro il tono a tutto il disco). Il gruppo rinnega infatti quel lirismo bucolico e si tuffa nuovamente nell'alienazione urbana. Soltanto i ritornelli di The Everyday Story Of Smalltown e All You Pretty Girls conservano un'innocente semplicità. Il resto, dal pop di You're The Wish You Are I Had al vaudeville di Seagulls Screaming Kiss Her e al blues demenziale e zoppicante di Shake Your Donkey Up è scosso da ritmiche violente, da arrangiamenti ispidi, da un nervosismo simile a quello delle origini. Non a caso le due facciate si chiudono rispettivamente con una ballata apocalittica come This World Over, degna di Peter Gabriel, e con le sonorità fragorose e "industriali" di Train Running Low On Soul Coal. Le velleità sperimentali nuocciono un po' al pop rustico che aveva preso forma sul disco precedente.
L'EP 25 O'Clock (1985), registrato con lo pseudonimo di Dukes of Stratosphear, è un'auto-caricatura che li immerge nella più pura psichedelia degli anni '60, un esercizio di antiquariato barocco in cui l'impegno filologico ha la meglio sull'affezionato omaggio ai figli dei fiori (My Love Explodes, 25 O'Clock e soprattutto il pazzo collage di The Mole From the Ministry). Un degno seguito sarà l'album Psonic Psunspot (1987), che contiene due dei loro ritornelli più felici (Vanishing Girl, Little Lighthouse) e un altro collage surreale (You're My Drug). I due album verranno raccolti su Chips from the Chocolate Fireball.
Skylarking (1986) è di fatto un tentativo di coniare un "pop da camera",
di completare l'operazione che non riuscì a Brian Wilson quando si ritirò
dalle scene. In un certo senso, questo album
mette ordine nel caos creativo dei due dischi precedenti, prendendo da
quelli gli spunti più geniali e adattandoli a un umore molto più calmo e
pensoso.
Il gruppo si avvale dei sopraffini trucchi di
produzione di Todd Rundgren per concepire una musica elettro-meccanica che, nelle
parole di Partridge, è una "versione onirica della musica a cui siamo stati
esposti durante l'adolescenza", e che si ispira infatti liberamente a
Pet Sounds e Village Green,
e a tanti hit degli anni '60 (Meeting Place,
Grass, Dear God, Earn Enough For Us).
Sono peraltro
cantilene tutte uguali, favorite da arrangiamenti anche troppo intelligenti,
tanto perfette da essere insipide. Alla fine rimangono in mente quelle che, per
minime variazioni, si staccano dalla massa delle calligrafiche imitazioni,
e cioè Big Day e Dear God.
Gli XTC ora non ragionano più sul pop, ma su se stessi.
E`, per altro, il loro classicismo,
dimostrato da un brano al tempo stesso nevrotico e barocco come 1000 Umbrellas,
e rimarrà una delle pietre miliari
del pop, adesso che gli XTC non fanno più finta di fare musica sperimentale
ma si concentrano su ciò che sanno fare meglio (ritornelli).
Il nuovo doppio Oranges And Lemons (1989) diventa sorprendentemente un best-seller, pur vantando poche gemme della levatura di Mayor Of Simpleton, pur rigurgitando di arrangiamenti eccentrici (i minimalismi e le cacofonie di One Of The Millions, la jazzata Miniature Sun) e di puntate nella world-music (Garden Of Earthly Delights, Poor Skeletons Step Out, Across The Anthcap). Non ignaro dell'etno-funky di Byrne, il nuovo corso degli XTC è sempre più enfatico, ma sempre più avaro di melodie trascinanti.
L'inesauribile cornucopia di Partridge e Moulding ha confermato nel tempo l'ascendente del pop-rock certosino di Sgt Pepper, tanto nel suono brillante dei dischi quanto negli arrangiamenti fantasiosi delle canzoni; ha confermato che il terzetto (Partridge, Moulding e il chitarrista Dave Gregory) è un gruppo di studio piuttosto che da club o da concerto (dove le sue lambiccate e sovra-elaborate produzioni non sarebbero ripetibili); che il metodo di composizione si affida prevalentemente ai contrasti, deformando la struttura classica della canzone, la quale tende ad andare alla deriva mutando in continuazione tempo, chiave e strumentazione, un effetto (tipico della musica leggera di Sgt Pepper) che serve ad aumentare l'enfasi emotiva; conferma il sarcasmo alla Kinks, e conferma infine il ruolo primario delle armonie vocali.
Parodistica secondo i canoni più classici dell'humour britannico, l'"estasi" propugnata dal gruppo è un calibrato amalgama di melodia accattivante, ritmo sbarazzino e arrangiamento curatissimo, toccando spesso punte di barocco preziosismo. Delirante formalismo rock che sublima in punk-rock, Sixties revival ed esotismo, secondo il mutar delle mode, pur conservando i lineamenti originali, la loro arte non ha eguali nella storia del rock. Elevando ad arte un sotto-genere commerciale e una prassi di produzione discografica, gli XTC si sono costruiti un genere personale chiaramente circoscritto e lo hanno esplorato da tutte le prospettive, secondo i canoni della classicità.
E' almeno dai tempi del terzo album che gli XTC non propongono nulla di veramente nuovo. La loro carriera è stata soltanto una ricerca manieristica di un pop sempre più raffinato, riprendendo il discorso là dove i Beatles l'avevano lasciato, con un pizzico di genio in più. Negli ultimi anni, poi, gli XTC avevano tentato di mescolare alle loro radici pop (per non dire musichall e folk) anche gli accenti "etnici" così di moda.
Nonsuch (Virgin, 1992) non ha migliorato di molto le cose. Il sound degli XTC è ormai puro mestiere, una ripetizione meccanica di trucchi già sperimentati in decine di contesti: Humble Daisy torna al clima pastorale di Mummer; Ballad Of Peter Pumpkinhead ripete per la millesima volta i loro schemi melodici; Omnibus è una novelty psichedelica che andrebbe bene al massimo per i loro (mediocrissimi) alter ego, i Dukes Of Stratosfear; Rook è una di quelle canzoni di Partridge tanto rifinite da diventare teoria del pop più che pop; e Disappointed riesce a far rimpiangere persino i Fleetwood Mac. Ancor più imbarazzante è il modo (ormai stereotipato fino alla nausea) in cui Andy Partridge scrive i testi allegorici delle canzoni, che alla fine risultano tediose come una lezione di sociologia. Moulding, che da anni vivacchia in ombra, è irriconoscibile (Wardance rifà il verso a The World Over, The Smartest Monkeys sembra una parodia delle canzoni di Partridge).
Partridge ha registrato nel 1994 con Harold Budd Through The Hill (All Saints), opera molto minore nel catalogo di Budd e praticamente inesistente in quello di Partridge, in quanto i suoi arrangiamenti eccentrici vengono sommersi dalla molassa ambientale del partner e alla fine ciò che rimane di suo sono soltanto i titoli bislacchi.
Fossil Fuel raccoglie i singoli dal 1977 al 1992.
Andy Partridge seguì la parabola di Brian Wilson e passò volentieri da essere una rock star a essere un mago dello studio.
Lui "è" XTC in Apple Venus vol 1 (TVT, 1999), l'album che riporta il soprannome sulle scene dopo una pausa di sette anni e che incorona Partridge tra i più grandi fornitori di pop moderno. Dave Gregory se n'è andato durante la registrazione e Moulding suona il secondo violino (in senso figurato, ovviamente).
Il tocco è quello maestoso e barocco già mostrato in Skylarking, specialmente in River Of Orchids (che suona come Peter Gabriel alla guida del quartetto minimalista di Michael Nyman), in Harvest Festival (un brano nostalgico basato su pianoforte che scandisce il tempo con archi staccati e una ricchezza di strumenti acustici), e nel music-hall operistico in stile Queen di Easter Theater. Le armonie vocali in più parti dell'aria più languida, I'd Like That, e la fantasia di sei minuti di Green Man (sincopazione e cantillazione mediorientale, flauto pastorale), dimostrano che Partridge è un virtuoso del pop.
La spinta è più sperimentale rispetto al recente passato, simile all'album solista di Partridge The Lure Of Salvage, tranne per il fatto che Partridge è diventato un maniaco degli arrangiamenti in studio come Brian Wilson. Particolarmente efficaci sono gli arrangiamenti orchestrali di Mike Batt e il coloring delle tastiere di Nick Davis e Haydn Bendall (ispirati o meno a Partridge). Almeno tre di queste canzoni sono dei classici. Sfortunatamente almeno altrettante canzoni sono usa e getta.
Moulding contribuisce con due canzoni meno serie, fondamentalmente due novelty: Fruit Nut (musica per organi e fisarmonica per carnevali, intrisa di cliché Beatles-iani) e, la migliore delle due, Frivolous Evening (pianoforte simile a una marcia, svolazzi orchestrali, una tiritera orecchiabile).
Artista più semplice e gentile, Partridge è ovviamente pronto per composizioni di livello sinfonico.
Homespun (TVT, 1999) presenta le stesse tracce nel suo formato demo originale a 8 tracce.
Il tocco melodico degli XTC aveva terminato di essere coinvolgente da circa 20 anni.
Partridge e Moulding sono riusciti a diventare persino più noiosi di Lennon e McCartney (impresa ardua).
La musica di Wasp Star (TVT, 2000) è ben esemplificata dal suo brano più accattivante: Stupidly Happy. Per quel che riguarda la registrazione, questa è la seconda parte di Apple Venus, essendo la prima parte quella sperimentale, orchestrale e moderna. La parte due è quella vecchio stile. Playground, We're All Light e I'm The Man Who Murdered Love erano già state sentite prima. Le ultime tre canzoni risollevano lo standard del pop di Partridge (You And The Clouds Will Still Be Beautiful, Church Of Women e The Wheel And The Maypole) ma quel poco che basta per ritardare gli sbadigli di alcuni minuti.
Homegrown (TVT, 2001) raccoglie demo di Apple Venus e dimostra che gli XTC sono sempre stati una versione esagerata del pop lo-fi neozelandese.
A Coat of Many Cupboards Boxset (Caroline, 2002) è un cofanetto di 4 CD di tracce live, demo e versioni alternative.
Fuzzy Warbles (Ape House, 2003), in otto volumi, di Andy Partridge, raccoglie brani inediti: per lo più una quantità impressionante di spazzatura.
The Compact XTC (Caroline Records, 2005) raccoglie i singoli dal 1978 al 1985.
Monstrance (Ape, 2007) è un album su doppio disco nato da una collaborazione tra Partridge, Barry Andrews e il batterista Martyn Baker.
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