- Dalla pagina sui Young Fresh Fellows e Minus 5 di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Il bizzarro genio melodico di Scott McCaughey (Seattle, 1954) fu la mente dietro il rock'n'roll demenziale dei Young Fresh Fellows, con i suoi irresistibili ritornelli, The Fabulous Sounds Of The Pacific Northwest (1984). A metà strada tra i Kinks e gli XTC, raggiunse infine l'elegante e surreale power-pop di It's Low Beat Time (1992). The Men Who Loved Music (1987) era ancora molto eclettico, ma si concentrava in modo più coerente sulla musica nera. Scott McCaughey formò anche i Minus 5 nel 1993 come progetto parallelo, reclutando il team di autori dei Posies, Jon Auer e Ken Stringfellow, e Pete Buck dei R.E.M. al basso. Nel loro album di debutto, Old Liquidator (1994), si abbandonano a effervescenti pizzicamenti di archi, sintetizzatori angelici, armonie vocali multi-parte in stile West Coast, cadenzate figure di pianoforte, epici vortici d'organo, atmosferici tintinnii di chitarra e gioiosi tintinnii di chitarra.
Bio:
Nessuno durante gli anni '80 ha saputo interpretare la tradizione del rock
con la stessa autorità e lo stesso brio degli Young Fresh Fellows.
Venuti a galla nella "nice wave" del Nordovest che durante i primi anni
'80 tentò di affermare un'alternativa "educata" alla barbarie punk,
gli Young Fresh Fellows si emanciparono presto da tutte le scuole e presero
a sfornare dischi in cui prendevano in giro sistematicamente tutta la storia
della musica rock.
Il gruppo si formò nell'estate del 1983 per iniziativa di Scott McCaughey (canto e basso) e Chuck Carroll (chitarra). Reclutato Tad Hutchinson (batteria), cugino di Carroll e fresco laureato, i due registrarono in un solo weekend una quindicina di canzoni che servirono per comporre il "demo tape" Big Pile Of Happiness e il primo album, The Fabulous Sounds Of The Pacific Northwest (PopLlama, 1984).
L'immagine che il trio proietta è quella di liceali mattacchioni, usciti diritti da un film dei Monkees o da un party dei Blues Brothers. Il sound è elettrico quel tanto che basta a renderlo piacevole al gusto moderno, ma in realtà cerca le sfumature amatoriali dei Sixties, come fanno tanti altri imitatori del garage-rock. La differenza è la classe. E soprattutto la sfilata mozzafiato, implacabile, travolgente di brani perfettamente congegnati. A svettare sono soprattutto i rock'n'roll ipercinetici di Rock'N'Roll Pest Control, Power Mowers Theme e Empty Set Takes A Vacation, trasformati in farse demenziali; ma ad essere saccheggiati sono tutti i generi degli anni '60, dal beat di Think Better Of Me al folkrock di This Little Mystery, dal surf di A Humble Guy al texmex di You Call That Lonely (la melodia migliore di tutto il disco, ottenuta intrecciando Buddy Holly e Roy Orbison); e il trio prova anche armonie da novelty più complicate nello ska per luna park di View From Above. Difficile resistere alla tentazione di una musica tanto accattivante.
Con l'aggiunta di Jim Sangster al basso (in modo da lasciare McCaughey al
canto e agli arrangiamenti) gli Young Fresh Fellows assunsero la configurazione
classica. Dopo una cassetta natalizia, Merry Croutons Mr Gulp Gulp,
quintessenza della loro comicità demenziale, e un singolo,
Young Fresh Fellows Update/ Three Sides To This Story, esce finalmente il
secondo album, Topsy Turvy (PopLlama, 1985).
Il gruppo non demorde ma accompagna le prorie satire con una musica vigorosa
e trascinante.
How Much About Last Night Do You Remember,
You've Got Your Head On Backwards, Two Lives e soprattutto Where Is Groovy
Town
costituiscono una sequenza di rock and roll e boogie mozzafiato
da far invidia a qualunque complesso di garage-rock.
Ma non è cambiato il piglio ridanciano dell'operazione: l'album si apre anzi
con la colossale satira di
Searchin' U.S.A., a ritmo ska, country e texmex, che prende in giro i miti
e gli stereotipi dell'America di provincia, e continua di quel passo senza
pietà per i costumi contemporanei.
Si avvertono comunque segni di cambiamento nella cantilena hawaiana di
Mr Salamander's Review e nella novelty ubriaca di Trek To Stupidity.
Il clou del disco è anzi Hang Out Right, una ballata "dylaniana" dal
tono religioso che non c'entra assolutamente nulla con il resto del loro
repertorio.
Il loro capolavoro rimane forse
il terzo album, The Men Who Loved Music (Popllama, 1987),
che faceva seguito al felice
singolo Beer Money/ Fillet Of Soul/ Cruster's Theme.
Il sound, potente, travolgente e compatto, incorpora
una forma isterica di ska (Just Sit e Why I Oughta),
ed è radicato nella musica nera (indegno il boogie da roadhouse
Unimaginable Zero Summer, addirittura ridicolo l'enfatico rhythm and blues
di Tv Dream, sacrilego il ruggente e frenetico blues
"ferroviario" I Don't Let The Little Things Get Me Down,
immondo il rabbioso gospel melodico alla Them/Animals
Get Outta My Cave, uno dei loro vertici),
sempre contrassegnato da violenti intermezzi strumentali, con la chitarra
scatenata e un'assordante sezione ritmica, il loro è ormai un sound
che vive indipendentemente dalla comicità dei testi.
L'eclettismo viene ancora confermato nelle fucilate funky di Amy Grant
(destinato a diventare il loro brano più gettonato),
nella vignetta country di Hank, Karen And Elvis (sempre a deridere miti
americani), nel bluegrass a rotta di collo di Two Brothers,
nel rock and roll sfrenato di Where The Hell Did They Go,
per finire a tuffo negli swinganti anni '50 di I Got My Mojo Working
(un altro dei loro capolavori).
E quando azzeccano il ritornello giusto il loro infallibile powerpop da cabaret
fa schizzare tutti in piedi, come in When The Girls Get Here.
E' forse (insieme al primo) il disco meglio riuscito della loro carriera.
Il gruppo è anche attivo su altri fronti. Sotto lo pseudonimo di Mighty Squirrels, a partire da Ernest Anyway (Popllama, 1986), accompagnano il cantante Rob Morgan, parodiando gli anni '60 e la filosofia hippie, e sotto lo pseudonimo di The Empty Set suonano e compongono sull'album dell'amico Jimmy Silva, Remnants (PopLlama), e si ripeteranno negli anni successivi su Fly Like A Dog e Heidi (ESD).
Il mini-album Refreshments (PopLlama, 1987) raccoglie Beer Money e Young Fresh Fellows Update, e due nuovi classici: Broken Basket e Back Room Of The Bar.
Il quarto album (propriamente parlando) è Totally Lost (Frontier, 1988). Il titolo porta male, perche' è la prima opera del quartetto a deludere le attese: Picky Piggy, No Help At All, Little Softy e il Totally Lost Theme tengono alta la bandiera del bizzarro, ma all'insieme mancano i brani memorabili. Peggio ancora: poco dopo Carroll si ritira dalle scene.
Nel 1989 i tre superstiti (McCaughey al canto e alla chitarra, Sangster al basso e Hutchinson alla batteria), pubblicano la cassetta Beans And Intolerance (un bootleg autorizzato a nome di 3 French Fellows 3). Nel frattempo McCaughey compone anche un'opera solista, My Chartreuse Opinion (PopLlama, 1989).
Il chitarrista Kurt Bloch dei Fastbacks decide di unirsi al terzetto per il quinto album, This One's For The Ladies (Frontier, 1989). Meglio del precedente, ma sempre inferiore ai primi tre, sfoggia almeno due classici: Middle Man Of Time (un boogie alla Lou Reed incrociato con una canzoncina surf) e The Family Gun.
Il 1990 è un anno intensissimo, in cui il gruppo sfrutta la popolarità seminando a piene mani canzoni in giro per il mondo (discografico). A ripetizione escono: l'EP antologico Includes A Helmet (Frontier) a giugno, il singolo Divorce #9/ Halloween 247, il singolo Two Guitars, Bass And Drums/ Someone I care About (entrambi a settembre), la cassetta GAG Fah ancora a settembre, il singolo Dancin' In The Moonlight/ Do You Care Theme a ottobre (accreditato ai Gunsharp'ners), il singolo Motor Broke/ Equator Blues a novembre. Su diverse compilation appaiono We're The Best, High Time, Sometimes I Wantcha For Your Money. Degli Squirrels Group (il solito assortimento di sessionman per Morgan) viene pubblicato un altro album di parodie, What Gives (PopLlama, 1990), e usciranno poi Harsh Toke Of Reality (PopLlama, 1993) e Scrapin' For Hits (Poplust Audio, 1996).
Electric Bird Digest (Frontier, 1991) è invece l'album più professionale della loro carriera, all'insegna di un power-pop da classifica. I quattro non sono mai stati così seri e la serietà appiattisce un po' l'impeto dei loro rock and roll (Tomorrow's Gone, The Telephone Tree), anche se, sull'altro versante, nobilita ballate delicate come Whirlpool. Il clou del disco sono i ritornelli powerpop, candezati e contrappuntati da riff marziali: Evening, Looking Around, Hard To Mention. L'attenzione melodica arriva a lambire i toni del beat in Once In A While e Sittin' On A Pitchfork. Per quanto gli Young Fresh Fellows tentino palesemente di sfruttare la moda del grunge (e l'effetto è di aumentare le somiglianze con i Kinks e con i Replacements), si tratta comunque di un'opera nettamente superiore alle due precedenti, che fa leva sulle loro indubbie capacità esecutive e compositive.
L'album viene preceduto e seguito dalla solita nuvola di uscite caotiche: i singoli Don't Blame It On Yoko/ With A Big Book, Sick And Tired Of Me/ They Raided The Joint/ Booze Party, Purple Sweater/ Lance Rock, Zip-A-Dee-Doo-Dah/ Skycraper Of Facts/ The Teen Thing e i brani di compilation Black Betty, Yankee Magazine, I Just Sit There/ Our Last Show/ Pammie's On A Bummer.
La progressione verso un pop surreale di gran classe culmina con
It's Low Beat Time (Frontier, 1992), le cui canzoni sono
manuali di composizione:
Right Here è esemplare nel fondere melodie beat, armonie vocali folkrock e
arrangiamenti hardrock; quell'altro gioiello di She Sees Color aggiunge riff
di punkrock e ritornelli psichedelici, a immagine e somiglianza degli Who;
e l'abilità di arrangiamento delle "giovani matricole" splende ancor più
in fantasie come A Minor Bird in cui il tema cambia di continuo, eppure
conserva una sua paradossale linearità. E` in quest'arte di mosaico e
sovrapposizione che meglio si esprime la loro filosofia musicale.
Così razzolando, brani come Snow White (con la melodia peggio sprecata dalla
storia del rock) usano gli stessi mezzi musicali ma per immergersi nel genere
di musichall da saltimbanchi che li
rese famosi alle origini. E qui si apre lo spazio immenso delle loro gag,
dallo strumentale Crafty Clerk, su un motivetto che sembra uscito da un
teatrino degli anni '30, a Mr Anthony's Last, un nuovo classico nella
tradizione del bozzettismo ironico portato in auge da Kinks e Bonzo Band.
A differenza dei tre dischi precedenti, il gruppo si guarda bene dal
rinnegare le sue tendenze al "Sixties revival":
lo spirito dei Sonics e del "Farfisa-sound" viene riesumato per il rock and
roll di Whatever You Are; le arie psichedeliche permeano Two Headed Fight;
e le danze scatenate di quell'era rivivono in Low Beat.
E sempre in zona si situa Monkey Say, un
ruggente rhythm and blues con tanto di barrito di sax e cadenza voodoo.
Quest'album è anzi quello che esprime in maniera più esplicita e più
compiuta il loro spirito epigonico nei confronti degli anni '60.
Senza mai finire di stupire e sorprendere nel 1993 gli Young Fresh Fellows pubblicano il singolo Stewed/ Something True (Who Cares), che si immerge nel soul degli anni '60 e nei "lenti" ballabili.
Storica istituzione del rock moderno, prolifici e geniali come Mozart e pochi altri, gli Young Fresh Fellows vantano un repertorio sterminato che conta innumerevoli classici: You Call That Lonely e Empty Set Takes A Vacation (dal primo); Searchin' U.S.A. e Where Is Groovy Town (dal secondo); Beer Money (il singolo); I Got My Mojo Working e Get Outta My Cave (dal terzo); Mr Anthony's Last (dal settimo). Che sono fra le poche vere gioie di quest'arte. Mezzo secolo (a dir poco) di musica rivisitato secondo un'ottica che non è nè demenziale nè filologica, ma semplicemente geniale.
I loro primi dischi ridefinirono il concetto di pop music, a uso e
consumo di gruppi più fortunati come They Might Be Giants e Smithereens.
Infiniti party non sarebbero stati gli stessi senza le loro colonne sonore.
Take It Like A Matador (Impossible, 1993) è un album dal vivo degli Young Fresh Fellows.
Scott McCaughey ha formato i Minus 5 nel 1993 come progetto parallelo, reclutando infine Jon Auer e Ken Stringfellow dei Posies, nonché Peter Buck dei R.E.M. al basso.
Il quartetto si abbandona a effervescenti pizzicate d'archi, sintetizzatori angelici, armonie vocali multiparte in stile West Coast, cadenzate figure di pianoforte, epici vortici d'organo, atmosferici suoni vibranti di chitarra e gioiosi tintinnii di chitarra.
Il debutto dei Minus 5, Old Liquidator (Glitterhouse, 1994 - East Side Digital, 1995 - Hollywood, 1997), è un album pazzesco, che spazia dallo scintillante folk-rock alla psichedelia leggermente eccentrica. Mentre McCaughey è invecchiato e la sua verve galvanizzante è ora mera ironia da tavolo apparecchiato per la cena (Emperor of the Bathroom, alla Byrds), la band inventa inni laici di dolce resa, come la sognante Winter Goes Away e Algerian Hook.
L'arma segreta dell'album è il surrealismo sonoro di McCaughey, mostrato al meglio in All The Time, un'elegante ballata in falsetto, vibrafono e tutto, ripetutamente interrotta da armonica cacofonica, batteria, chitarre e trombone, in Vulture (dove Tom Waits incontra Syd Barrett), nello psico blues-jazz di How Many Bones (forse il pezzo forte, con Amy Denio ai sassofoni folli); una sfilata di sottili capolavori che si conclude con Chris Eckman e Carla Torgeson dei Walkabouts che trasformano No More Glory in una prelibatezza psichedelica guidata dal violoncello.
Il combo può fare di più che accompagnare le ninne nanne demenziali del leader e scatenare garage-rock senza senso come Find A Finger, che suona come Hang On Sloopy, con la sezione ritmica dei Rolling Stones, e Story, che suona come se gli Stooges improvvisassero con il compositore d'avanguardia Pierre Henry.
Un avvertimento di ciò che verrà, il canto maestosamente insensato When It Comes My Way, che fonde Beatles, Beach Boys e Byrds, conclude l'album con il massimo effetto disorientante.
Difficilmente considerabile un album pop, questo lavoro rappresenta la quintessenza del bizzarro genio melodico di McCaughey (le tracce bonus dell'edizione su CD includono House Of Four Doors e il tenero valzer Heartache For Sale).
Il duo dei Posies rimase e Buck co-scrisse il materiale su The Lonesome Death Of Buck McCoy (Hollywood, 1997), che comprendeva anche Mike McCready dei Pearl Jam. La formazione è quindi la stessa che ha suonato su West di Mark Eitzel, ma il suono è sbocciato in un bouquet di pop ornamentale. Sono finiti i lamenti folk e gli arrangiamenti surreali. Regna la melodia. Il fresco bubblegum pop di Popsycle Shoppe è il pezzo migliore. I giochi country & western di Moonshine Girl e Would't Want To Care gli si avvicinano. Paul McCartney avrebbe ucciso per una languida melodia come quella di The Rest Of The World, Donovan canterebbe insieme la tenera ninna nanna di Spidery Moon e le vellutate armonie vocali di Boeing Spacearium, e i Byrds rinascono più saggi e audaci in Empty Room.
Ogni album dei Minus 5 contiene abbastanza gemme da riempire un album dei Beach Boys e due album dei Beatles, facendo apparire gli originali dei dilettanti.
I Minus 5 (ora formati da McCaughey alla chitarra, Buck al basso, Bill Rieflin dei Ministry alla batteria e John Ramberg dei Model Rockets alla chitarra) pubblicarono anche privatamente In Rock (Libro, 2000), una raccolta di rave-up insolitamente (per loro) potenti che affrontano boogie (Dear My Inspiration), power-pop (Courage Is The Smallest Bird), hard-rock (In A Lonely Coffin), soul-rock (il selvaggio Dr Evil), garage-rock (l'epica Lies Of The Living Dead, la migliore canzone che i Fleshtones hanno mai scritto), ecc.
Tuttavia, i pezzi forti potrebbero essere le due eccezioni dell'album: The Little Black Egg, un suono simile agli Everly Brothers con un fantastico lavoro d'organo di Chris Ballew (Presidents Of The USA), e il delicato omaggio a Myrna Loy.
Le ultime quattro canzoni di questo album sono semplicemente divine.
Per ragioni misteriose, Let The War Against The Music Begin dei Minus 5 e Because We Hate You degli Young Fresh Fellows furono pubblicati come due parti di uno split album su doppio CD (Mammoth, 2001) anziché in modo indipendente.
Fatta eccezione per uno psicotico boogie di pianoforte alla Velvet Underground (Ghost Tarts Of Stockholm) e una mini-suite che indulge negli stili vocali del doo-wop e delle Shirelles ( Your Day Will Come, una collaborazione con Robyn Hitchcock), l'album dei Minus 5 è relativamente tranquillo (in passato la band ha fatto pop migliore di quello offerto da Great News Around You o di One Bar At A Time).
Nell'album degli Young Fresh Fellows McCaughey è occasionalmente consapevole di essere il più grande cantautore di vaudeville dai tempi di Ray Davies dei Kinks (Lonely Spartanburg Flower Stall, Fuselage) ma troppo spesso la band affonda negli stereotipi di genere.
Il tonante garage-rock di I Wonder What She's Doing Tonight e l'inno punk-rock di Your Truth Our Lies (una cover) non sono sufficienti per riscattare tutto il resto.
Down With Wilco (YepRoc, 2003) dei Minus 5 che, come suggerisce il titolo, è una collaborazione con i Wilco, è un altro miscuglio: il pop sintetico alla Electric Light Orchestra e Alan Parsons (The Old Plantation) accanto alle eccentriche orchestrazioni di Van Dyke Parks e Brian Wilson dei Beach Boys (The Town That Lost Its Groove Supply, Retrieval of You, That's Not the Way That It's Done); lo stile confessionale e malinconico di Neil Young (Daggers Drawn, The Days of Wine and Booze) accanto a ballate country-pop arrangiate in stile Pink Floyd-iano (View From Below).
Gli stessi pro e contro emergono su I Don't Know Who I Am (Return To Sender, 2003), un altro lavoro power-pop classico ma derivativo.
At the Organ (Yep Roc, 2004) dei Minus 5 continua il programma mettendo insieme le line-up più formidabili della storia recente (Scott McCaughey, Jeff Tweedy, Glenn Kotche, John Stirratt, Leroy Bach, Peter Buck, Mike Jorgensen, Rebecca Gates, John Ramberg, Bill Rieflin, Ken Stringfellow, John Moen, Jimmy Talent) per suonare alcuni dei power-pop più semplici e genuini della storia recente.
Minus 5 (Yep Roc, 2006), l'album pop di McCaughey, comprendeva un cast impressionante di collaboratori: John Wesley Harding, Kelly Hogan, Peter Buck dei R.E.M., Colin Meloy dei Decemberists, John Ramberg dei Model Rockets, Bill Rieflin dei Ministry, Sean Nelson degli Harvey Danger, Ken Stringfellow dei Posies, Morgan Fisher dei Mott The Hoople, Jeff Tweedy, John Stirratt e Glenn Kotche dei Wilco.
È difficile prendere sul serio Scott McCaughey, ma è anche difficile non apprezzare questo concept album satirico che sconvolge la cultura delle armi degli Stati Uniti. Aw Shit Man, Cemetery Row W14, Out There on the Maroon, Rifle Called Goodbye e My Life as a Creep è l'equivalente musicale di un documentario di Michael Moore.
I Minus 5 hanno pubblicato due strani album nel 2009: Butcher Covered (2009) raccoglie 17 cover, e Killingsworth (2009), album alternativo di McCaughey e de facto una collaborazione con i Decemberists (The Long Hall, I I'd Rather Sacrifice You).
Nel frattempo, gli Young Fresh Fellows tornarono con I Think This Is (2009), che contiene i rave-up garage Go Blue Angels Go e After the Suicide, entrambi segnati da un demenziale spirito Ramones-iano, e poi con Tiempo de Lujo (2012), che rende omaggio all'era Merseybeat in Another Ten Reasons e aggiunge un altro classico con Love Luggage, a metà strada tra 13th Floor Elevator e Them.
McCaughey ha raccolto 57 avanzi dei Minus 5 sul cofanetto da cinque dischi Scott the Hoople in the Dungeon of Horror (2014).
Una selezione di 12 brani è stata raccolta su Dungeon Golds (2015).
Of Monkees and Men (2016) è un tributo ai Monkees, una canzone per ogni membro e autore della band, in particolare due delle composizioni più eccentriche di sempre, la dissonante Weymer Never Dies, di undici minuti, e l'epica canzone country di nove minuti Michael Nesmith.
Dear December (2017), accreditato nuovamente ai Minus 5, è una serie di canzoni natalizie create con la collaborazione di Ben Gibbard (Death Cab For Cutie), Peter Buck e Mike Mills (R.E.M.), Posies, Colin Meloy (Decemberists), Chuck Prophet (Green On Red), M Ward, Kelly Hogan, ecc.
Sorprendentemente, questo umile concept ha prodotto alcuni dei suoi migliori numeri rock'n'roll: See You in December e New Christmas Hymn, oltre a canzoncine folk-rock vecchio stile come Your Christmas Whiskey e canzoncine country come Yule Tide Me Over (con Kelly Hogan).
Nel novembre 2017 McCaughey è stato colpito in maniera grave da un ictus, mentre era in tour nella costa occidentale degli Stati Uniti.
Tuttavia si è ripreso e ha composto Stroke Manor (Yep Roc, 2019), accreditato nuovamente ai Minus 5, sebbene la band di supporto sia composta da amici come Peter Buck e Jeff Tweedy. Il repertorio è ancora più vario del solito, dallo psych-rock melodico alla Paisley Underground (Beacon from RKO, Pink Bag for Rip Torn) al blues-rocker Bleach Boys & Beach Girls, da un omaggio all'era del doo-wop My Master Bull al canto di valzer Beatles Forever.
C'è anche un pezzo rock dedicato alla MRI.
Nel complesso, il miglior album dei Minus 5 in vent'anni. L'ictus ha reso il ricordo di McCaughey degli anni '60 più vivido che mai.
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