- Dalla pagina sui Firewater di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
I Firewater erano un supergruppo noise formato dal cantante Tod Ashley dei Cop Shoot Cop, dal chitarrista Duane Denison dei Jesus Lizard, dal pianista/trombonista Dave Ouimet dei Motherhead Bug, dal percussionista Yuval Gabay dei Soul Coughing e dal batterista Jim Kimball dei Laughing Hyenas. L'anima tormentata di Ashley domina Get Off The Cross (1997) e The Ponzi Scheme (1998), vagando nel purgatorio paleo-gotico abitato da artisti del calibro di Tom Waits e Nick Cave.
Bio:
Firewater è
il supergruppo formato da Tod Ashley (leader dei Cop Shoot Cop), da
Dave Ouimet (Motherhead Bug), da Duane Denison (Jesus Lizard), Jim Kimble
(Laughing Hyenas) e Yuval Gabay (Soul Coughing), esordito con
Get Off The Cross (Jetset, 1997).
Al contrario di ciò che capita di solito con i supergruppi, questa volta
il risultato è al tempo stesso affascinante e imprevedibile. Affascinante
in quanto ogni canzone si situa su uno sfondo di rock "noir" arrangiato
in maniera quasi barocca (fra gli strumenti si contano violino, clarinetto,
trombone, fisarmonica e bouzouki), e imprevebile in quanto il sound va a
collocarsi nel purgatorio paleo-gotico abitato da Tom Waits e Nick Cave,
mille miglia lontano dall'hardcore (industriale e non) dei loro complessi.
La grande pirotecnica strumentale messa in mostra in brani come
Bourbon & Division e Circus viene persino sfruttata per canzoni regolari
come Some Strange Reaction e I Am The Rain, che nei loro complessi
varrebbero loro la fustigazione a oltranza. Nella speranza che questa prova
un po' più accessibile serva se non altro a far pubblicità a grandi complessi
come Laughing Hyenas e Cop Shoot Cop che la storia del rock l'hanno fatta
senz'altro più di Pearl Jam e Smashing Pumpkins.
La conversione religiosa di Ashley infervora The Ponzi Scheme (Jetset, 1998). Al "cast" si sono aggiunti il violinista Hahn Rowe (Foetus, Hugo Largo), il sassofonista Kurt Hoffman (Jon Spencer), il trombettista Doug Henderson, la violoncellista Jane Scarpantoni, e tanti altri, ma in realtà questo è un disco solista di Ashley, che è praticamente solo in fase di composizione, aiutato da un gruppo di amici. Questo è il suo disco-confessione, in cui può vomitare il suo animo dilaniato da una profonda crisi esistenziale. Non a caso Ashley indulge nelle sue radici klezmer (Ponzi's Theme e El Borracho) e prende a prestito l'umore del gospel (fino all'epilettica Knock 'Em Down, da far rabbrividire il Nick Cave di Good Son). Musicalmente, l'album è chiuso fra due parentesi, il garage-rock apocalittico di Green Light e il ballo sardonico di So Long Superman. Dopo la ballata folk Caroline, Ashley si lascia andare alla deriva in una serie di temi "noir" che costituiscono una sorta di diario di viaggio per ambienti deprimenti: nella tradizione di Nick Cave e Tom Waits abbaia Whistling In The Dark, intona la marcia funebre di Isle Of Dogs, delira nel quadro macabro di I Still Love You Judas e si spegne nel blues decadente di Drunkard's Lament. Gli arrangiamenti seguono le peripezie morali del cantante, con chitarre, violoncelli, violini, tastiere e quello che è a costruire atmosfere di suspence e di contrizione (magistrale il sassofono e il ritmo slavo di Another Perfect Catastrophe). L'impeto dirompente dei Cop Shoot Cop si è affievolito nell'agonia di Dropping Like Flies. I Firewater non sono più un combo d'avanguardia, sono un cantautore che rantola nel buio.
Il mood di Psychopharmacology (Jetset, 2001) è quasi gotico, ma i suoni sono quasi garage-rock. L'arrangiamento è essenziale (rispetto agli album precedenti) ma l'enfasi è apocalittica. Fell Off the Face of the Earth e Car Crash Collaboration sono canzoni che si nutrono di contraddizioni sonore. La buona e la cattiva notizia è che la malinconia di Tod Ashley è diventata endemica e, oltre a essere praticamente l'unico tema dei testi, minimizza il tema horror-shock e favorisce sempre più le strutture morbose e contorte, come in 7th Avenue Static (con Hahn Rowe di Hugo Largo ospite al violino) e Bad Bad World (un duetto con Jennifer Charles, cantante degli Elysian Fields).
The Man on the Burning Tightrope (Jetset, 2003) abbandona il formato convenzionale di Psychopharmacology e ritorna agli arrangiamenti eccentrici di The Ponzi Scheme.
Anything at All e The Man on the Burning Tightrope fanno un uso creativo della strumentazione, mentre le bizzarre dinamiche di Too Many Angels, The Dog and Pony Show, Too Much, Dark Days Indeed, Ponzi's Revenge, The Song that Saved My Life creano un folle vaudeville di idee mal riuscite.
Songs We Should Have Written (Jetset, 2003) è un album di cover.
The Golden Hour (Bloodshot, 2008) è di gran lunga il lavoro più convenzionale e prudente della carriera di Tod Ashley. Le canzoni sono proprio questo: canzoni. Sono arrabbiate, ma non c’è quasi nulla che possa sorprendere il cittadino americano medio arrabbiato nell’era Bush II. Ashley ha viaggiato e trascorre molto tempo vantandosi (vantandosi musicalmente) della sua conoscenza del mondo acquisita, e potrebbe essersi perso come i tempi sono cambiati nel suo paese d'origine.
Borneo è interessante. Il resto non è ripetitivo ma, ahimè, rappresenta un deja vu per chiunque abbia ascoltato la musica dell'ultimo decennio.
Nel 2019 Tod Ashley ha pubblicato il suo primo romanzo, ispirato alla sua esperienza all'estero, intitolato “Banging the Monkey”.
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