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lunedì 15 giugno 2026

Un aforisma al giorno - Superiorità, inferiorità, uguaglianza, scienza.



Di fronte a tutte quelle discussioni che riguardano l’uguaglianza umana, io nutro sempre un unico sentimento, che trova espressione in una piccola prova da me ideata. Comincerò a prendere sul serio quelle classificazioni di superiorità e inferiorità quando troverò un uomo che si definisca inferiore. Si noti che il signor Ford non dice di essere adatto solo a occuparsi di macchine; egli confessa francamente di essere un essere troppo raffinato, libero e schizzinoso per tali compiti. Crederò a questa dottrina quando sentirò qualcuno dire: «Ho solo l’intelligenza per girare una ruota». Quello sarebbe vero, quello sarebbe realistico, quello sarebbe scientifico. Sarebbe una testimonianza indipendente che non si potrebbe facilmente contestare. È esattamente lo stesso, naturalmente, con tutte le altre superiorità e negazioni dell’uguaglianza umana, che sono così particolarmente caratteristiche di un’era scientifica. È così per gli uomini che parlano di razze superiori e inferiori; non ho mai sentito un uomo dire: «L’antropologia dimostra che appartengo a una razza inferiore». Se lo facesse, parlerebbe come un antropologo; così com’è, parla come un uomo, e non di rado come uno sciocco.

Ho sperato a lungo di poter sentire un giorno un uomo spiegare, sulla base di principi scientifici, la propria inadeguatezza a ricoprire qualsiasi incarico importante o a godere di privilegi, dicendo: «Il mondo dovrebbe appartenere alle razze libere e combattive, e non a persone di quella indole servile che noterete in me; gli intelligenti sapranno formarsi delle opinioni, ma la debolezza di intelletto di cui soffro così palesemente rende la mia opinione manifestamente assurda di fronte a loro: esistono infatti razze maestose e divine — ma guardatemi! Osservate i miei lineamenti informi e di quarta categoria! Fissate, se riuscite a sopportarlo, il mio volto banale e ripugnante!» Se sentissi un uomo fare una dimostrazione scientifica in quel modo, potrei ammettere che fosse davvero scientifico. Ma poiché accade invariabilmente (per una curiosa coincidenza) che la razza superiore sia la sua stessa razza, il tipo superiore sia il suo stesso tipo e la preferenza superiore per il lavoro sia il tipo di lavoro che lui preferisce.

Gilbert Keith Chesterton, G.K.’s Weekly, 25 aprile 1925.



venerdì 29 maggio 2026

Tanti auguri, Gilbertone Nostro!!! Centocinquantadue e non sentirli!

 


Caro Gilbertone,

memori della tua saggezza, della tua gratitudine della tua allegria, festeggiamo con te il compleanno perché è una cosa che non hai provocato tu, ma Colui che hai sempre cercato sin da giovane e a cui sei sempre stato grato e per cui tanto hai lavorato. Noi pure siamo grati per lo stesso motivo (anche per ciascuno di noi è qualcosa che non abbiamo provocato noi) e per l'altro motivo (cioè che sei nato anche tu, e ci hai dato tante possibilità di essere allegro e felice come te!).

Marco Sermarini, presidente della SCI

Il primo fatto circa la celebrazione di un compleanno è che è un modo per affermare in modo deciso, e persino fiammeggiante, che è una buona cosa essere vivi.... Ma c'è un secondo fatto circa i compleanni e il canto di nascita di tutta la creazione, un fatto che segue davvero a questo; ma che, a quanto mi sembra, l'altra scuola di pensiero quasi si rifiuta di riconoscere. Il punto di questo fatto è semplicemente che è un fatto. Nel rallegrarmi del mio compleanno, mi rallegro di qualcosa che non ho provocato io stesso.

Gilbert Keith Chesterton, G.K.'s Weekly, 21 marzo 1935.

Piegandomi con cieca credulità, come son solito fare, alla mera autorità e alla tradizione dei miei maggiori, ingoiando superstiziosamente una storia che non mi fu possibile controllare a suo tempo con l'esperienza personale, io sono d'opinione fermissima di essere nato il 29 Maggio 1874 a Campden Hill, Kensington, e d'esser stato battezzato, secondo le formule della Chiesa d'Inghilterra, nella chiesetta di San Giorgio, situata di fronte alla grande torre serbatoio che domina quella posizione elevata. Non pretendo che vi sia alcun significato particolare, nella relazione in cui si trovano le due costruzioni e mi rifiuto sdegnosamente di credere che tale chiesa fu scelta perché ci voleva tutta la potenza idrica della parte occidentale di Londra per farmi diventar cristiano.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.

32 Sheffield Terrace, Campden Hill,
Kensington, ottobre 2025





domenica 28 dicembre 2025

Un aforisma al giorno - Natale in compagnia dello zio George...

Il Natale è del tutto inadatto al mondo moderno. Presupponeva la possibilità che le famiglie fossero unite, o riunite, e persino che gli uomini e le donne che si erano scelti fossero in buoni rapporti. Così migliaia di giovani spiriti avventurosi, pronti a volare ai confini della terra e a tollerare ogni qualità aliena o accidentale nei cannibali o negli adoratori del diavolo, sono crudelmente costretti ad affrontare un'ora, anzi a volte anche due ore, in compagnia dello zio George o di qualche zia di Cheltenham che non gradiscono particolarmente. Torture così abominevoli non possono essere tollerate in un'epoca come la nostra.

Gilbert Keith Chesterton, Christmas Must Go, G. K.'s Weekly, 7 dicembre 1933.



giovedì 17 luglio 2025

Un aforisma al giorno - Famiglia umana e libertà.

Ma se la famiglia umana è perduta, la libertà è perduta, ed è perduta per sempre.

Gilbert Keith Chesterton, The House of Fulfilment, G.K.’s Weekly, 29 gennaio 1927.




giovedì 29 maggio 2025

Aforismi in lingua originale #BuonCompleanno - Defiantly and even flamboyantly...



The first fact about the celebration of a birthday is that it is a way of affirming defiantly, and even flamboyantly, that it is a good thing to be alive….But there is a second fact about Birthdays, and the birth-song of all creation, a fact which really follows on this; but which, as it seems to me, the other school of thought almost refuses to recognize. The point of that fact is simply that it is a fact. In being glad about my Birthday, I am being glad about something which I did not myself bring about.

Gilbert Keith Chesterton, G.K.’s Weekly, 21 marzo 1935.

Flamboyant Chesterton...


martedì 21 gennaio 2025

Un aforisma al giorno - Vedeva di più Chesterton cento anni fa di noi oggi…




La caratteristica principale del governo moderno è che non sappiamo chi governa, "de facto" più che "de jure". Vediamo il politico e non il suo finanziatore; ancor meno il finanziatore del finanziatore o (cosa più importante di tutte) il banchiere del finanziatore.

Gilbert Keith Chesterton, G. K.’s Weekly, “In Defence of My Portrait”, 7 agosto 1926.

venerdì 18 ottobre 2024

Chesterton in altre parole - Brocard Sewell - Vita al Weekly.


Quando doveva passare una notte o qualche giorno in città, di solito alloggiava ad Artillery Mansions, in Victoria Street, dove a volte dovevo portargli delle bozze che richiedevano un'attenzione immediata o ritirare un articolo per il Weekly. Più spesso lo vedevo in Little Essex Street, nell'ufficio del Weekly, dove appariva di tanto in tanto, ansimando pesantemente su per le scale ripide e strette, e sprofondando con gratitudine nella poltrona girevole della redazione normalmente occupata da Edward Macdonald. Durante le conferenze editoriali tirava un leggero sigaro e mi sembra di ricordare che gli venisse fornito un unico bicchiere di sherry, che sorseggiava lentamente.


Scarabocchiava sul blocco di carta che gli veniva fornito, ma questo non interferiva con la sua attenzione per il lavoro da svolgere. Dopo la sua partenza, il fratello di Edward, Gregory Macdonald, si è sempre appropriato di questi scarabocchi, che ora costituiscono una preziosa collezione.

Brocard Sewell, Devereux Nights, in John Sullivan, G. K. Chesterton. A Centenary Appraisal, nostra traduzione.

Nella foto in alto: Artillery Mansions, dove Chesterton occasionalmente si fermava.

Nella foto sotto: il Cheshire Cheese, uno dei locali frequentati da Chesterton, che si trova in Little Essex Street, stove era la sede del G. K.’s Weekly.



venerdì 14 giugno 2024

88 anni dopo l'Uomo Vivo è sempre più vivo.

 

Gilbertone lieto in terra viventium.



Domenica 14 Giugno 1936, poco dopo le ore dieci del mattino Chesterton morì. Era la domenica nell'Ottava della solennità del Corpus Domini.

«In quello stesso giorno sua moglie Frances scrisse una lettera a Padre O'Connor: "Il nostro amato Gilbert è morto questa mattina alle 10:15. Era privo di sensi da qualche tempo, ma aveva ricevuto gli Ultimi Sacramenti e l'Estrema Unzione, mentre era ancora in possesso delle sue facoltà...».

(Maisie Ward, Return to Chesterton, p. 270 - nostra traduzione).

Oggi, pensando alla ricorrenza della morte del nostro caro amico Chesterton occorsa proprio nell'Ottava del Corpus Domini, mi è tornata alla mente una nota che lessi nella biografia di Maisie Ward.

Maisie Ward racconta che una delle sorelle Nicholl (giovanissime ragazze e bambine che rimasero legate per sempre con un affetto speciale assieme alla propria famiglia ai coniugi Chesterton) ricordava che la redazione del libro su San Tommaso d'Aquino segnò un visibile e profondo cambiamento in Chesterton. 

Tra le varie cose che questo lavoro provocò c'è che Gilbert imparò a memoria la sequenza Lauda Sion Salvatorem, inno eucaristico composto da San Tommaso. Recitava ripetutamente a memoria, numerose volte, le ultime due strofe il cui testo è poco sotto.


Lo faceva battendo il pugno ritmicamente sul bracciolo della sedia ove abitualmente sedeva in casa. 


Poi diceva con soddisfazione: 


«che riassunto del Paradiso: l'esatto capovolgimento dell'espressione colloquiale "giù tra i morti". Là hai - letteralmente "la terra dei viventi". Sì, amici miei, noi vedremo tutte le cose buone nella terra dei viventi».


Vedremo tutte le cose buone nella terra dei viventi, perché quella è la terra dei viventi.


Un'altra definizione che usava per il Paradiso erano le due parole latine "in patria": 


«Ti spiega tutto: "la nostra terra natia"».


Ti spiega tutto, è vero. Queste parole riecheggiano quelle del primo eroe della mia vita, il beato Pier Giorgio Frassati, che parlava della "Vera Patria".


Ecco le strofe che Chesterton più amava ripetere, nella lingua latina in cui sono state composte e nella traduzione italiana:


Bone Pastor, panis vere,

Iesu, nostri miserére:

tu nos pasce, nos tuére:

tu nos bona fac vidére

in terra vivéntium.


Tu, qui cuncta scis et vales:

qui nos pascis hic mortales:

tuos ibi commensáles,

coherédes et sodales

fac sanctórum cívium. Amen.

Allelúia.


(trad.: Buon pastore, pane vero,

o Gesù, abbi pietà di noi:

Tu nutrici, proteggici,

Tu fa' che noi vediamo le cose buone

nella terra dei viventi.


Tu, che tutto sai e puoi,

che qui pasci noi mortali:

facci lassù Tuoi commensali,

coeredi e compagni

dei santi cittadini. Amen.

Alleluia).


Poi un'altra cosa.


È sempre Maisie Ward che ce la racconta. È un episodio che raccolse in occasione della stesura della seconda parte della biografia di Chesterton intitolata Return to Chesterton. Riguarda Edward Macdonald, uno dei suoi collaboratori al G. K.'s Weekly, il suo settimanale, ed è una vivissima testimonianza della vicinanza alla gente comune del nostro caro amico Gilbert:


«Il giorno dopo la sua morte (di Gilbert, ndr) Edward Macdonald passò davanti al negozio di un barbiere più in là di Chancery Lane (una strada centrale di Londra, vicino Fleet Street, ndr). L'uomo stava insaponando il viso di un cliente ma riconoscendo Macdonald lasciò il cliente e corse fuori col pennello in mano. "Voglio solo dire che mi è dispiaciuto di sentire la notizia", "era un grande uomo". Macdonald gli chiese se conoscesse Chesterton. "Mai letto una parola di quello che ha scritto" rispose il barbiere "ma lo ascoltavo sempre per radio. Sembrava che stesse seduto a fianco a me nella stanza"».


(dall'Introduzione di Radio Chesterton)


Mi immagino la scena di quest'omino comune, un barbiere con il pennello in mano, che esce per strada e vuole rendere il suo umile omaggio ad un grande uomo al quale si era sentito così vicino da pensarlo seduto a fianco a lui nella bottega di barbiere, nelle sue cose quotidiane, pur non avendo letto una sola parola delle sue meravigliose opere. Non lo aveva sentito estraneo, lontano, pur sentendolo parlare poeticamente di ogni bella cosa, lo aveva sentito ed avuto vicino, mistero della nostra fede e della nostra umanità abbellita e redenta da Cristo.



Chiaramente l'omino non è quello della foto però mi immagino una scena così, manca lo scatto che ritrae quest'uomo comune che deve dire ad uno degli amici di Chesterton che è dispiaciuto di aver perso anche lui un amico. La scena la immagino, sono passato vicino quella stradina di Londra.

Chancery Lane, City of London

Oggi la strada è così e si affaccia su Fleet Street, che una volta era la sede di quasi tutti i giornali inglesi che contavano, ed era il regno incontrastato di Chesterton.

Ci andai la prima volta con il mio caro amico padre Spencer Howe e ci ho portato la mia famiglia al completo ed alcuni miei coraggiosi e fortunati alunni.

Questo è l'anno del centocinquantesimo compleanno di Gilbert, e vorrei celebrarne altri cinquemila, qui e in terra viventium. Cinquemila è un numero per dire per sempre, concetto che applico a tutte le persone care e a tutti quelli di cui divento amico (per sempre), lascito involontario di Chesterton a tutti i suoi amici, qui ed in terra viventium.

Ho già detto mille volte della rilevanza della carità che fece, della speranza che elargì a piene mani e della fede che propagò e difese. Oggi vorrei che facessimo mente locale sul fatto che quella carità ci ha raggiunto per vie apparentemente casuali ma in realtà segno di un bene insostituibile che Dio vuole per noi, che quella speranza è arrivata qui e ne ha generata altra e che quella fede ce l'ha fatta amare anche lui. Per cui oggi possiamo dire questa fede, questa speranza e questa carità, qui presenti per noi, grazie a Dio e all'eroismo allegro che Gilbert ha usato.

Non mi stancherò mai di stupirmi davanti a questo portento, che ha portato alla Vera Fede gente già da quando non era convertito e che ha continuato a fare conquiste a Cristo dopo la conversione e che continua anche adesso da morto. 

Ma che morto, quale morto... È più vivo lui in terra viventium che...

Ricordo pure quest'anno che si dice che le sue ultime parole siano state queste:

«La questione ora è chiara. È tra luce e tenebre e ognuno deve scegliere la sua parte».


Fate un bel gesto: comprate su Pump Street (www.pumpstreet.it) e cominciate un bel libro di Chesterton proprio oggi e non mollatelo, e poi non mollate più Chesterton, non vi deluderà mai. Fatene un altro: pregate la preghiera che ripropongo e chiedetegli di farvi qualche bel miracolo, ad esempio di avere il suo stesso buon cuore, di vivere allo stesso suo modo l'amicizia anche con il più piccolino dei piccoli.



È il giorno più adatto per recitare questa preghiera, per tutte le nostre necessità, per gli amici, per i nemici, per la Santa Chiesa (e ricordo che abbiamo a disposizione migliaia di santini di tutti i tipi, colori e fattezze, guarda qui).


Marco Sermarini




Dio Nostro Padre,

Tu riempisti la vita del tuo servo Gilbert Keith Chesterton 

di un senso di meraviglia e gioia, 

e desti a lui una fede 

che fu il fondamento del suo incessante lavoro, 

una carità verso tutti gli uomini, in particolare verso i suoi avversari, 

e una speranza che scaturiva dalla sua gratitudine di un'intera vita per il dono della vita umana.

Possano la sua innocenza e le sue risate, 

la sua costanza nel combattere per la fede cristiana in un mondo che perde la fede, 

la sua devozione di una vita per la Beata Vergine Maria 

e il suo amore per tutti gli uomini, specialmente per i poveri, 

portare allegria ai disperati, 

convinzione e calore ai tiepidi 

e la conoscenza di Dio a chi non ha fede. 

Ti chiediamo di concedere le grazie che Ti imploriamo 

attraverso la sua intercessione (e specialmente per...) 

perché la sua santità possa essere riconosciuta da tutti 

e la Chiesa possa proclamarlo beato. 

Te lo chiediamo per Cristo Nostro Signore.

Amen.


(Ecco, caro Gesù, dacci 

questa stessa fede, 

questa stessa speranza 

e questa stessa carità, 

e daccele per intercessione di Gilbertone. 

Amen, evviva)


venerdì 15 marzo 2024

Un aforisma al giorno - Uniforme, universale, ufficiale, oppressivo. E tanto è (ancora una volta aveva visto giusto).

Il pericolo intrinseco e terribile dell'attuale tendenza è che non si tratta, nemmeno in teoria, della crescita di grandi cose; è solo la crescita di piccole cose fino a farle diventare grandi. Un potere che è, in pratica, come il potere centrale del governo, sarà dato a qualcosa che non è un governo centrale, ma solo un'impresa centralizzata. Quando esisterà, sarà esattamente come il socialismo: uniforme, universale, ufficiale, oppressivo.

Gilbert Keith Chesterton, G.K.'s Weekly, 24 marzo 1928.



domenica 14 maggio 2023

Chesterton and Freedom by Dr. Dermot Quinn - YouTube


A conversation and staged reading with Dr. Dermot Quinn, Professor of History at Seton Hall University, a member of the Board of Advisors of the G. K. Chesterton Institute for Faith & Culture, and Associate Editor of The Chesterton Review. "The free man owns himself. He can damage himself with either eating or drinking; he can ruin himself with gambling. If he does he is certainly a damn fool, and he might possibly be a damned soul; but if he may not, he is not a free man any more than a dog." -- Broadcast talk, June 11, 1935. "Most modern freedom is at root fear. It is not so much that we are too bold to endure rules; it is rather that we are too timid to endure responsibilities." -- What's Wrong With the World. "The man of the true religious tradition understands two things: liberty and obedience. The first means knowing what you really want. The second means knowing what you really trust." -- "G.K.'s Weekly," August 18, 1928



martedì 9 maggio 2023

Un aforisma al giorno.

Senza autorità non c'è libertà. La libertà è destinata ad essere distrutta ad ogni passo, a meno che non ci sia un diritto riconosciuto alla libertà. E se ci sono diritti, c'è un'autorità a cui appellarsi per ottenerli.

Gilbert Keith Chesterton, G.K.'s Weekly, 28 aprile 1928.

mercoledì 22 marzo 2023

Aforismi in lingua originale - Quello di ieri, in inglese (che suona pure meglio).

The farmer does farm; whereas the financier does not finance. As a rule, he only induces farmers and similar people to finance him.

G.K. Chesterton, G.K.’s Weekly May 14, 1932.


Immagine

Da @Artful_Intell su Twitter

martedì 21 marzo 2023

Un aforisma al giorno, forte e chiaro.

L'agricoltore si occupa di agricoltura, mentre il finanziere non finanzia. Di norma, si limita a indurre agricoltori e persone simili a finanziarlo.

G.K. Chesterton, G.K.'s Weekly 14 maggio 1932.

Immagine

Da @Artful_Intell su Twitter

mercoledì 18 maggio 2022

What Orwell Learned From Chesterton | M. D. Aeschliman | First Things

Non ricordo se ne abbiamo mai parlato, ma George Orwell iniziò la sua carriera giornalistica sul G. K.'s Weekly. Questo articolo di First Things ne parla e analizza l'influenza di Chesterton su Orwell.

Marco Sermarini 

https://www.firstthings.com/web-exclusives/2022/05/what-orwell-learned-from-chesterton

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18 Maggio 2022 ore 23.37

Sono andato a controllare ed in effetti ne avevamo già parlato qui (è il nostro Paolo Gulisano):


e qui (abbiamo riportato un giudizio ingeneroso di Orwell su Chesterton):


qui Luca Fumagalli parla di padre Brocard Sewell che ricorda il G. K.'s Weekly e accenna a Orwell (alias Eric Blair):


Marco Sermarini

lunedì 14 febbraio 2022

La vita di Chesterton dal sito Chilterns Area of Outstanding Natural Beauty.

Anni fa avevo trovato questa breve ma colorita scheda biografica su Chesterton, ma l'avevo dimenticata. È reperibile nel sito di Chilterns Area of Outstanding Natural Beauty, una sorta di associazione di promozione locale di rilievo pubblico denominata Chilterns Conservation Board. I Chilterns sono delle colline che si trovano tra Beaconsfield e Oxford, una sorta di grande scarpata di gesso. Non ho idea di chi l'abbia scritta ma è affidabile e riporta molte notizie reperibili sulla principale biografia di Chesterton, quella di Maisie Ward, ed anche notizie di prima mano.

Mi piacevano certe annotazioni, che confermano quello che abbiamo sempre saputo, e cioè che i Chesterton erano due bravissime e buonissime persone, semplici e di buona compagnia con tutti, molto umili.

Ho pensato allora di tradurla e di condividerla con voi. Sono certo che la leggerete e la gradirete molto.

Marco Sermarini

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G.K. CHESTERTON: UNA VITA


Gilbert Keith Chesterton nacque a Kensington nel 1874, educato alla St. Paul's School e alla Slade School of Art dove si scoprì che i suoi talenti primari erano verso la scrittura. Il suo primo lavoro venne svolto nella casa di famiglia e più tardi negli uffici degli editori Redway e T Fisher Unwin, e nel trambusto di Fleet Street. Fu il suo matrimonio con Frances Blogg nel 1901 che rivolse i suoi pensieri verso una casa stabile dove avrebbe potuto continuare a scrivere e trovare un po' di tranquillità dall'intensa vita da giornalista.


I primi anni di matrimonio trascorsero a Kensington e a Overstrand Mansions a Battersea, e fu proprio da qui che un giorno partirono per un secondo viaggio di nozze a Slough da una stazione che avevano raggiunto per caso con un autobus che portava la scritta 'Hanwell'. Da Slough camminarono attraverso i boschi di faggi fino a Beaconsfield, alloggiando al White Hart Hotel e decisero "Questo è il genere di posto dove un giorno faremo la nostra casa". Ciò fu possibile nel 1909 quando affittarono Overroads, che era appena stata costruita a Grove Road.


Le loro speranze di avere figli erano ormai svanite e si dedicavano a intrattenere i figli dei loro amici. Sciarade e altri giochi del genere erano una scusa per mettere insieme mantelli e cappelli, tirare fuori spade dai portaombrelli o lenzuola dai letti. Nonostante la delusione, i bambini avevano una grande parte nella loro vita e molti bambini del posto si facevano fare dei disegni, abilmente ma frettolosamente disegnati e pieni di umorismo.


Fu presto chiaro che una casa più grande di Overroads sarebbe diventata necessaria e l'opportunità venne nel 1912 di acquistare il campo dall'altra parte della strada. Fu chiamato Top Meadow e su di esso fu costruito “the studio” con ad un'estremità un piccolo ufficio, The Green Room. Nel 1922 furono in grado di costruire l'alloggio a Top Meadow e finalmente di risiedere nella loro casa. Il palco ora serviva come sala da pranzo e le due stanze in soffitta come camere da letto per la cameriera e la cuoca, che avevano anche il loro piccolo salotto sul davanti della casa. Poco prima che Dorothy Collins entrasse a far parte della famiglia come segretaria nel 1926, fu costruita una camera da letto con finestre ad arco che si affacciava sul prato - ma anche, come è tipico dei Chesterton, sul cortile posteriore. 


La maggior parte della scrittura di Chesterton dal 1922 al 1935 fu fatta nella Green Room. GK ha voluto costruire una tipica casa inglese - con travi di quercia e con accessori in ferro battuto seguendo il modello di Overroads. Ci sono cinque piccoli battenti nella casa. “Sono lì", dice Chesterton, "per dire che l'incontro tra una delle immagini di Dio e un'altra è una questione grave e terribile da iniziare con un tuono".


Il giardino fu progettato da Frances per permetterle di uscire di casa e per dare la possibilità a Gilbert di brandire il suo bastone da spada quando si aggirava per il giardino in cerca di ispirazione. Un rametto di caprifoglio del bouquet di nozze di Frances fu piantato e questo crebbe in un enorme cespuglio. Si dice che l'unico fiore che GK conosceva fosse la violacciocca, ma molti altri sono menzionati nei suoi scritti, e in particolare quelli che dovremmo chiamare selvatici - il dente di leone, la digitale, il nontiscordardime. Uno stagno per i pesci era il centro del giardino e da questo si irradiavano sentieri di pietra di York fiancheggiati da aiuole di rose. Una parte del terreno era lasciata a prato e qui l’asino dei Chesterton, di nome Trotsky, divertiva i visitatori. Nell'orto c'era spazio per la coltivazione della prelibatezza dei Chesterton, la patata.


Si può avere l'impressione che la vita dei Chesterton a Top Meadow fosse una vita tranquilla e pacifica. Questo era ben lontano dal caso. Quando GK arrivò a Beaconsfield il suo nome era già noto come scrittore. Aveva scritto recensioni su argomenti letterari e artistici per dieci anni. Aveva pubblicato “Il Cavaliere Selvaggio e altre poesie”, “Robert Browning”, “Il Napoleone di Notting Hill”, “Eretici”, “Charles Dickens” e “Ortodossia”. Scrisse anche saggi su riviste e la rubrica Our Note Book dell'Illustrated London News, così come la rubrica del sabato mattina del Daily News.

A Top Meadow arrivarono molti amici e conoscenti dal mondo del giornalismo, della letteratura e delle arti - George Bernard Shaw, Walter de La Mare, Hilaire Belloc, Maurice Baring (corrispondente di guerra e molti altri ruoli), i Garvin (direttore del The Observer dal 1908 al 1942), "Beachcomber" del Daily Express (pseudonimo di JB Morton), e anche Padre John O'Connor, la causa di padre Brown, il detective immaginario di GK. Col passare degli anni, i Chesterton crebbero nella comunità locale e il rettore locale, il medico e il Players Club divennero visitatori regolari. G.K. apparve come Teseo in “Sogno di una notte di mezza estate” a Hall Barn e come Doctor Johnson in un carnevale locale.


Le famiglie di molte delle case di Beaconsfield erano frequentatrici regolari, e sappiamo che le vicende di queste famiglie hanno fornito una buona quantità di materiale per il volume biografico di Maisie Ward del 1944. In quel libro, i barbieri di Beaconsfield hanno un posto d'onore. Chesterton usava il negozio del barbiere John Harding a London End. Era riluttante a parlare quando gli altri erano nel salone, "ma se eri da solo", dice uno dei barbieri, "ed eri interessato ad argomenti diversi come la guerra o la storia del vetro, ti avrebbe raccontato la storia fino in fondo". Quando GK era malato, il signor Springell, anche lui barbiere, lo trovò "sdraiato nel letto come un enorme elefante". Non era imbarazzato dai suoi centoventisette chilogrammi di peso, il suo aspetto e il suo umorismo erano il tema dei ricordi dell’uomo da parte di molte persone - vestito con un mantello nero che camminava per la città. Ecco come avrebbe voluto che lo ricordassero. “Quando mi siedo sul ciglio della strada", disse "gli abitanti del villaggio mi guardano e mi prendono per una delle due cose: lo scemo del villaggio o uno dei furgoni delle consegne di Harrods”.


Le locande locali erano spesso miniere per la penna di GK; “L’Osteria Volante” pubblicato nel 1914 si riferisce specificamente a The Saracens Head. Dello stesso periodo è “The Rolling English Road”. Le Four Ends di Beaconsfield si trovano in rime improvvisate, così come Candlemas Pond e il Cricket Club.


La prima guerra mondiale portò un cambiamento nella vita di Chesterton. Nel 1915 soffrì di una grave malattia, dopo la quale suo fratello Cecil partì per la guerra, lasciando Gilbert a curare "The New Witness", un settimanale sociale e politico fondato nel 1911, per propagandare le opinioni della Lega Distributista, secondo cui la proprietà delle imprese dovrebbe essere diffusa il più ampiamente possibile tra la popolazione comune, piuttosto che essere centralizzata sotto il controllo di pochi burocrati statali (socialismo) o ricchi individui privati (capitalismo). Per il resto della vita di Gilbert questo, e il suo successore "GK's Weekly", occuparono la maggior parte del suo tempo - secondo Frances, in un periodo, quattro giorni alla settimana. Tuttavia, durante questi ultimi venti anni, lui e Frances viaggiarono due volte negli Stati Uniti, a Roma, Gerusalemme, Spagna e Polonia.


L'anno 1922 segnò l’ingresso di Gilbert nella Chiesa Cattolica Romana in un edificio adiacente al pub Earl of Beaconsfield. Le influenze cristiane nella sua vita risalgono all'infanzia, ma il suo matrimonio con Frances Blogg, una devota anglo-cattolica, lo portò in contatto con la Christian Social Union e Henry Scott-Holland, e da quel momento è abbastanza chiaro che il cristianesimo, e in particolare la risposta del cristianesimo all'enigma dell'universo dal lato sociale, costituì la molla principale della vita e del pensiero di Chesterton. La decisione del 1922 non era inaspettata, e Frances lo avrebbe seguito quattro anni dopo. Questi, gli anni in cui G.K. aveva cinquant'anni, videro la pubblicazione del “San Francesco d’Assisi”, “L’Uomo Eterno”, una biografia di Chaucer, molti altri racconti di Padre Brown, articoli per giornali cattolici e, nel 1932, la sua prima trasmissione radiofonica per la BBC.


Quando Gilbert e Frances raggiunsero la tarda età, ricevettero un grande sostegno da Dorothy Collins che non solo si occupò della segreteria di Gilbert, ma li accompagnò in auto in Inghilterra e all'estero. Nel 1935 la loro casa ricevette la sua ultima estensione - lo studio fu ampliato, il bovindo in cui G.K. scriveva fu incorporato nella nuova stanza. Qui, dice Dorothy, Gilbert non riusciva a trovare molte delle sue carte perché c'erano diciassette armadi di quercia, molti provvisti di scaffali a piccioniera per un'archiviazione ordinata!


Nel maggio 1936 GK parlò ad una festa per l'apertura della nuova casa di cura St. Joseph, che aveva iniziato prima in una casa nel terreno. Questa fu la sua ultima apparizione pubblica. Il 14 giugno 1936, dieci giorni dopo essere tornato da una breve vacanza in Francia, e dopo aver cantato Gilbert e Sullivan sulla via del ritorno dalla costa, Gilbert Chesterton morì a Top Meadow. Fu sepolto nel cimitero di Shepherds Lane e la tomba fu indicata da una lapide scolpita da Eric Gill.