Visualizzazione post con etichetta Leggendo Shakespeare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Leggendo Shakespeare. Mostra tutti i post

mercoledì 13 maggio 2026

Un aforisma al giorno - Riflessioni sul passato e sul futuro.



La foto del numero da cui è tratto l'articolo
citato (edizione inglese - quella americana
usciva circa quattordici giorni dopo ed aveva
lo stesso contenuto dell'inglese).

C'è un'obiezione piuttosto semplice al Futuro inteso come ideale. L'obiezione è che il Futuro non esiste. Il Futuro è inesistente; pertanto il Futuro è morto. È «le Néant», come diceva Danton. Il Passato esiste, e pertanto il Passato è vivo. Chi vive negli affari del passato vive in affari vividi e vari, in affari turbolenti, controversi e democratici. Chi vive nel futuro vive in un vuoto senza caratteristiche; vive nell’impersonalità; vive nel Nirvana. Il passato è democratico, perché è un popolo. Il futuro è dispotico, perché è un capriccio. Ogni uomo è solo nella sua previsione, proprio come ogni uomo è solo in un sogno. Se volto lo sguardo al passato mi ritrovo immediatamente in presenza di Fidippide, che potrebbe superarmi nella corsa; di Cuor di Leone, che potrebbe abbattermi; di Erasmo, che potrebbe migliorare notevolmente il mio latino; di Newton, che potrebbe spiegarmi molto chiaramente cose che non riesco a capire; di Robin Hood, che potrebbe battermi in una gara di tiro con l’arco; o di William Shakespeare, che potrebbe forse superarmi in una gara di bouts-rimés. Ma quando volto lo sguardo al futuro, allora tutti si inchinano davanti a me; allora tutti si prostrano; perché lì non c’è nessuno tranne me stesso.

Gilbert Keith Chesterton, The Illustrated London News, 4 dicembre 1909 (edizione inglese), 18 dicembre 1909 (edizione americana).


mercoledì 24 agosto 2022

Un aforisma al giorno.


I poeti non si sono mai abituati alle stelle, e il loro compito è impedire che gli altri vi si abituino.

Gilbert Keith Chesterton, Leggendo Shakespeare.

sabato 18 aprile 2020

domenica 7 ottobre 2018

Leggendo Shakespeare, di GKC - Recensione di Paolo Gulisano (da Riscossa Cristiana)

Leggendo Shakespeare
Gilbert K. Chesterton
Rubbettino editore
Il compito che Gilbert Keith Chesterton, il grande saggista, romanziere e apologeta inglese che tutti ben conosciamo, si assunse nel corso della sua vita, fu in primo luogo quello di testimoniare, nel bel mezzo di una cultura liberale, tecnica e razionale che vuole appiattire tutti i misteri, la pienezza che Cristo affida alla sua Chiesa: «Avverto la difficoltà nel riconoscere il diritto dei cristiani più liberali e dalla mente aperta di scorgere nient'altro che bene in tutte le religioni e nient'altro che male nella mia» disse. Chesterton ebbe ben chiaro che il cristiano è chiamato a difendere questa pienezza calandosi nell'arena delle opinioni, provocando gli animi a una ricerca della verità: era quello che faceva quotidianamente nel suo lavoro di giornalista.
Chesterton, nato negli ultimi anni dell'Era Vittoriana e vissuto a cavallo tra due secoli, ha la consapevolezza di vivere in un tempo molto particolare, di tramonto di una civiltà, un tempo di transizione verso qualcosa di nuovo: «Il capitalismo sta andando a pezzi» . Chesterton ha la coscienza di star vivendo alla fine di una fase della modernità. Sta finendo la società capitalista, e assieme a essa si sta consumando il fondamento su cui si è costruita: la modernità basata sul concetto di uomo ridotto a individuo chiuso in sé stesso, senza relazione con il prossimo e con Dio. «E desideriamo sinceramente che si valuti con serietà se non sia possibile realizzare la transizione illuminati dalla ragione e dalla tradizione» .
Chesterton avverte questa consapevolezza di un tempo di transizione da alcuni chiari segnali, che in qualche modo rompono la solitudine e la chiusura dell'io per aprirlo all'Altro. Innanzitutto, la nascita del comunismo. Pur non condividendo la visione di uomo e la risposta economica offerta dal comunismo, Chesterton vede comunque in esso una reazione alle ingiustizie arrecate dal capitalismo individualista: «Mia cognata aveva per i comunisti una profonda simpatia, come me, e li seguiva su strade in cui non posso addentrarmi. Ma soprattutto si batteva per la privacy dei poveri, a cui nessuna privacy è stata mai concessa. Lottava soprattutto, come me, per la proprietà privata di coloro che non ne hanno» , scrisse nella sua Autobiografia, facendo riferimento ad Ada Jones, la moglie di suo fratello, che fu una valente giornalista politica. Chesterton scorge nel comunismo il tentativo di dare un'etica a un'economia appiattita sulle eccessive pretese dell'uomo concepito come individuo assoluto. In breve tempo GKC si era affermato come uno dei più noti e interessanti giornalisti d'Inghilterra, collaborando con diverse testate, dal Daily Mail all'Eye Witness, fondato dal fratello, anch'egli penna brillantissima. Chesterton era passato dalla piccola editrice Redway, della quale era diventato il responsabile dell'ufficio editoriale, alla più prestigiosa Fisher Unwin. Aveva cominciato con recensioni in campo artistico e letterario. Le sue stroncature, in particolare degli impressionisti e dei decadentisti, erano spettacolari. Si salvò dai suoi strali, tra i pochi, Oscar Wilde, nel cui anticonformismo Gilbert intuiva che c'era qualcosa di più di una posa estetica, e aveva probabilmente intravisto la drammaticità dell'arte e della vita stessa del re dei dandy londinesi, che sarebbe arrivato, dopo le esperienze tragiche del processo, della prigione e della messa al bando sociale, alla conversione al cattolicesimo che gli avrebbe dato la serenità con cui affrontare gli ultimi anni di vita e la morte precoce .
Fu dunque come giornalista in cerca di verità che Gilbert si dedicò a Shakespeare, il gigante della Letteratura inglese, l'orgoglio della cultura di Albione. Una cultura che tuttavia da quattro secoli ne tace un indicibile segreto: il Bardo di Stratford era un cattolico clandestino.
Giunge quindi opportuno nelle librerie questo testo di Gilbert edito dall'Editore Rubettino, che da molti anni segue con attenzione la produzione inedita di GKC.  Questo testo ci rivela anzitutto il rapporto personale di Chesterton con Shakespeare: Gilbert apprezzava tantissimo Shakespeare e non ne faceva un uso strettamente "culturale" (egli non fu mai contaminato da questa aberrazione di tenere separate vita e lettere, pur essendo un intellettuale, perché ebbe in dono l'idea sacramentale della realtà), ma ne traeva un beneficio spirituale, come succede con tutte le "grandi opere di genio", "perché si rivolgono certamente a tutta l'umanità, facendo risuonare quel che tutti abbiamo nel profondo e in cui tutti ci riconosciamo". Poi ne godeva, così come succedeva per Dickens (sopra tutti gli altri), Stevenson, Browning, Chaucer e così via. L'idea che la poesia e la letteratura in senso più ampio possano estrarre dall'anima dell'uomo la sua identità e la facciano risuonare (mi piace questo verbo) è molto chestertoniana; il nostro Gilbert diceva che in certe epoche sono i poeti che ci richiamano alla nostra vera natura. Com'è che diceva Chesterton da qualche parte: "Non nego che debbano esserci i preti per rammentare agli uomini che un giorno dovranno morire. Dico soltanto che, in certe epoche strane, è necessaria un'altra specie di preti, chiamati poeti, per ricordare agli uomini che ancora non sono morti". Chesterton da Shakespeare traeva insegnamento per la sua vita interiore e al tempo stesso si nutriva degli straordinari concetti da lui espressi, della profondità dei suoi drammi, della complessità delle psicologie dei personaggi, ma anche della creatività nell'uso del linguaggio, della straordinaria capacità di raccontare l'uomo all'uomo senza infingimenti. Nel presente volume sono raccolti proprio gli scritti in cui Chesterton spiega e interpreta meglio alcune delle opere di Shakespeare più note, in modo che siano perfettamente comprensibili a tutti, dandone letture tanto semplici quanto originali e profonde, che ci spingeranno con rinnovato gusto sulle pagine del "grande Bardo".
Per Chesterton – che nella sua visione riprende la teologia del card. Newman, il primo grande convertito dall'anglicanesimo al cattolicesimo in epoca moderna – la Chiesa è un corpo vivo, è il nuovo Corpo di Cristo che vive nella storia. La Chiesa, come in un seme, ha già tutta la pienezza umana e divina in sé stessa: non deve cercare la pienezza fuori di sé. È già in sé: in Cristo c'è già tutta la pienezza. In un Inghilterra che ai tempi della Riforma aveva conosciuto in Inghilterra una spaventosa persecuzione, la prima di quelle che la Modernità avrebbe scatenato contro coloro che credono fermamente in Cristo, Shakespeare rappresentò un piccolo ma lucente barlume che illuminava le tenebre, e che le illumina ancora oggi. Merito di Chesterton è stato quello di ricordarcelo attraverso questi scritti.
https://www.riscossacristiana.it/la-biblioteca-di-riscossa-cristiana-di-paolo-gulisano/

venerdì 15 giugno 2018

Il vecchio paradosso popolare - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)

Chesterton, che fin da bambino amava allestire il teatrino domestico e ritagliare le figure di carta di teste di draghi, di San Giorgio a cavallo e di principesse inermi, assisteva spesso e con molto diletto a rappresentazioni teatrali medioevali, come i “Misteri di Coventry”. Questi “Misteri” (la parola derivava dal latino medievale e significava “cerimonia”) costituivano quel genere teatrale apparso durante il cosiddetto Basso Medioevo in cui era previsto l’utilizzo del verso e della lingua volgare. Pertanto i dialoghi contenuti in quei “Misteri” erano adatti per un pubblico vasto e costituivano un ricco repertorio di storie e leggende che affascinavano le credenze popolari e suscitavano l’immaginazione. 
Uno dei soggetti preferiti di queste rappresentazioni teatrali popolari era la Passione di Cristo, oppure altri soggetti erano presi soprattutto con riferimento alle Sacre Scritture o alle vite di Santi (chiamati “Miracoli”) . Tutto questo mondo, che catturò la fantasia e l’intelligenza di Chesterton, è andato col tempo perduto, assieme alle società organizzatrici di questi allestimenti scenici, che erano spesso confraternite di artigiani. Questi spettacoli cui Chesterton assisteva, come risultava anche dai registri delle corporazioni, combinavano assieme elementi comici, seri e potenza rappresentativa. Ecco cosa registrava il grande scrittore londinese dopo aver goduto di uno di questi spettacoli: “Se affermassi di essermi molto divertito assistendo a una rappresentazione della Natività del XIV secolo, forse potrei essere frainteso. E ciò che più conta, potrebbero essere fraintesi circa mille anni di storia davvero eroica…le persone erudite sembrano davvero ignorare questo bel divertimento medievale…penso che l’arte popolare del passato fosse un po’ più allegra di quella odierna e nel vedere questo dramma di Betlemme ho avvertito la sensazione che le buone notizie si prestano a essere rappresentate in scena come quelle cattive e che probabilmente apprendere la notizia della nascita di un bambino è eccitante quanto essere informati sull’uccisione di un uomo”. 
Chesterton affermava di amare queste rappresentazioni teatrali non tanto perché appartenevano al passato e quindi spesso considerate come “vecchie”, ma proprio perché erano da lui considerate “nuove”: “Lo sono dal punto di vista immaginativo poiché è come se la prima stella ci conducesse al primo bambino”. In questo dramma della Natività cui Chesterton assistette le madri cantavano una ninnananna ai bambini prima che arrivassero i soldati di Erode a compiere quella strage degli innocenti, come rilevava lo scrittore di Beaconsfield: “Nulla potrebbe essere più completamente farsesco della scena in cui re Erode finge di aver provocato il temporale…in altre parole, quella semplicità popolare capace di considerare il potere arbitrario come una pantomima assurda che si presta a burle, è stata alterata da un processo triste perché lento e accurato. Era una specie di satira da quartieri poveri”. 
Nell’Inghilterra dei suoi tempi, oltre a queste rappresentazioni popolari che univano senso del sacro con elementi farseschi e drammatici, vi era spazio anche per giornali umoristici come ad esempio il “Punch”dove – annotava sempre Chesterton – possiamo riscontrare questo passaggio dalle burle contro il palazzo alle burle contro il pub. Le classi raffinate sono materia per la commedia raffinata e soltanto la gente comune è materia per la farsa comune. E’ corretto definire moderna questa raffinatezza…”. Si ri-presentava così il vecchio paradosso popolare laddove dinanzi al tragico crimine di Erode la sua punizione era comica: “Ha compiuto un massacro di bambini ed è stato ridicolizzato in una pantomima natalizia per il divertimento di altri bambini. Egli ha compiuto assassini tramite proclami e in risposta è stato oggetto di caricature”. Un vecchio paradosso popolare in difesa dell’antica tradizione risalente al Medioevo cristiano.

mercoledì 23 maggio 2018

Un aforisma al giorno

L'uomo sano di mente, che è abbastanza sano di mente da vedere chiaramente che Shakespeare scrisse Shakespeare, è l'uomo che è sano abbastanza da non preoccuparsi per niente se l'abbia fatto o meno.

Gilbert Keith Chesterton, Leggendo Shakespeare

giovedì 12 aprile 2018

Un aforisma al giorno

I sostenitori dell'idea Bacone - Shakespeare sono davvero persone coltissime: conoscono un'immensità di cose sul periodo storico di cui si occupano. Però si tratta solo di una serie di dettagli: il gusto del dettaglio fine a se stesso è segno di follia. Per definire precisamente un pazzo basti dire che è un uomo che ha estrapolato tutti dettagli dall'atmosfera reale in cui sono immersi.

Gilbert Keith Chesterton, Leggendo Shakespeare 

martedì 27 marzo 2018

A proposito dei colori di Shakespeare, così vicini per Chesterton alla pittura veneta...

Paolo Veronese, La cena in casa di Levi







Un aforisma al giorno - Parole sante

Un uomo che sa divertirsi è un uomo che ha pensieri interessanti, artistici e colmi di soddisfazione, mentre uno che si aspetta il divertimento da altri ha probabilmente pensieri brutti, sterili e aridi. La felicità di un popolo non deve essere giudicata dalla quantità di divertimento che viene per lui preparata, perché il divertimento può essere elargito come il cibo, in qualche grande negozio o da grandi attività; la felicità di un popolo è da giudicarsi in base al divertimento che egli sa creare per se stesso. In tempi più sani di questo, qualsiasi tipo di intrattenimento e di divertimento era creato dal popolo e non per il popolo.

Gilbert Keith Chesterton, Leggendo Shakespeare 

Un aforisma al giorno - “È Shakespeare che ha scritto noi...”





Gilbert Keith Chesterton, Leggendo Shakespeare 

domenica 21 gennaio 2018

Un aforisma al giorno

Il ritmo aperto e inarrestabile delle parole (della poesia di Shakespeare, ndr) sembrava pieno di significato anche quando io non lo comprendevo.

Gilbert Keith Chesterton, Leggendo Shakespeare 

Un aforisma al giorno

Amavo Shakespeare mentre mi trascinavo svogliatamente verso scuola, e lo amo adesso che potrei essere bonariamente descritto come un ricurvo e pantofolaio Pantalone.

Gilbert Keith Chesterton, Leggendo Shakespeare