Colonna (Italia)
| Colonna comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Città metropolitana | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Fausto Giuliani (lista civica di centro-sinistra Ora Colonna) dal 27-5-2019 (2º mandato dal 9-6-2024) |
| Data di istituzione | 1849 |
| Territorio | |
| Coordinate | 41°50′N 12°45′E |
| Altitudine | 393 m s.l.m. |
| Superficie | 3,55 km² |
| Abitanti | 4 263[1] (31-5-2026) |
| Densità | 1 200,85 ab./km² |
| Comuni confinanti | Monte Compatri, Roma, San Cesareo |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 00030 |
| Prefisso | 06 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 058035 |
| Cod. catastale | C900 |
| Targa | Roma o RM |
| Cl. sismica | zona 2B (sismicità media)[2] |
| Cl. climatica | zona D, 1 832 GG[3] |
| Nome abitanti | colonnesi |
| Patrono | san Nicola di Bari |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Colonna è un comune italiano di 4 263 abitanti[1] della città metropolitana di Roma Capitale, nel Lazio. Per estensione territoriale è il più piccolo comune dei Castelli Romani ed il secondo più piccolo di tutta la regione Lazio, subito dopo Ventotene.
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]Territori
[modifica | modifica wikitesto]Il comune di Colonna sorge su una collina di origine vulcanica. La zona dei Castelli Romani, di origine vulcanica, è soggetta a terremoti ed è classificata come zona sismica 2B ovvero a rischio medio-alto.[4]
Clima
[modifica | modifica wikitesto]Colonna è caratterizzata da un clima temperato mediterraneo. Le estati sono calde e umide con occasionali temporali. Gli inverni sono miti e piovosi, con temperature che possono scendere sotto lo zero. Nevica di rado e solo in caso di freddo intenso generalizzato, ma non sono rari casi di pioggia mista a neve o nevischio tra gennaio e febbraio. Le primavere e gli autunni sono piovosi con giornate molto confortevoli. Le precipitazioni sono discretamente abbondanti e oscillano tra gli 800 e i 1000 mm annui.
- Classificazione climatica: zona D, 1832 GR/G
Origini del nome
[modifica | modifica wikitesto]Il nome "Colonna" deriva a detta di molti fra coloro che si sono dedicati a questo studio, dai resti imponenti di qualche colonna dell'antico centro romano, ruderi certamente rimasti in piedi fino all'attribuzione di questo nome all'antica Labicum (la tradizione orale tramanda la presenza di notevoli resti di una colonna romana nel centro dell'abitato fino a tempi non troppo remoti).
L'evidenza che il nome "Colonna" non sia originato dalla omonima nobile famiglia romana è data dalla constatazione che il luogo è citato come "Columna" in documenti antecedenti la nascita della famiglia stessa (Atto dell'imperatore Enrico III del 1047 riportato nella sezione storia/medioevo di questa stessa voce), mentre è la famiglia romana che dalla località prende il nome "Colonna" nel 1101, quando Pietro, fino ad allora dei Conti di Tuscolo, riceve in eredità il territorio in oggetto e prende il nome di "Petrus de Columna", dando origine così alla nobile casata.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Età antica
[modifica | modifica wikitesto]Il territorio di Colonna è il più accreditato dagli studiosi ad aver ospitato l'antica Labicum ad Quintanas (o Labico Quintanense), città latina erede della più antica Labicum, espugnata nel 414 a.C. dai Romani guidati dal dictator Quinto Servilio Prisco. In seguito a questa espugnazione, la città venne rasa al suolo e i labicani fondarono Labicum ad Quintanas o Labici Quintanense, in prossimità della Torre detta della Pasolina presso Colonna, mentre l'esatto sito dell'antica Labici è ancora di incerta ubicazione nel territorio tra Colonna e Monte Compatri.
Medioevo
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Labicum ad Quintanas divenne sede vescovile nel IV secolo rimanendo nella sua dignità fino al 1111, secondo quanto attestato dagli atti. L'abitato iniziò a decadere fino a scomparire con la Guerra Gotico-Bizantina (535-553).
Colonna viene citata per la prima volta il 1º gennaio 1047, in un atto dell'imperatore Enrico III il Nero datato "Kalendes Januarii actum ad Columna civitatem[5]" a favore del Monastero di San Clemente di Casauria (PE). L'imperatore fu ospite del castello che aveva preso il nome da una colonna dell'antica Labicum Quintanense durante una sosta della marcia che stava effettuando con il suo esercito alla volta di Napoli lungo la sottostante Via Casilina.
Nel 1074 Gregorio VII donava la metà del castellum Colupna all'abbazia di San Paolo fuori le mura di Roma.[6]
Nel 1101 Pietro dei Conti di Tuscolo, figlio di Gregorio III, ricevette come eredità il territorio ed il Castello di Colonna, con Monte Porzio, Monte Compatri ed altre terre circostanti: Pietro sarà il fondatore della casata dei Colonna, che presero il nome da questo possedimento. Nel 1298 papa Bonifacio VIII ordinò la distruzione di Colonna e del suo Castello come punizione verso la famiglia Colonna, in quanto non riconoscevano l'autorità papale. Con l'avvento di papa Clemente V (1305) la famiglia Colonna riprese il feudo con tutti i suoi territori.
Età moderna
[modifica | modifica wikitesto]Il Castrum Columnae venne venduto dai Colonna al cardinal Ludovico Ludovisi nel 1662. I Ludovisi lo rivendettero ai Rospigliosi-Pallavicini nel 1710.
I Rospigliosi-Pallavicini mantennero il dominio feudale su Colonna fino al 5 giugno 1848[7], e la Comunità si costituì il 28 dicembre 1849.
Alle 22:43 italiane del 23 giugno 2019, una forte scossa di magnitudo 3,6 ha avuto come epicentro il Comune di Colonna. Il terremoto è stato registrato dall'Ingv a 9 chilometri di profondità[8].
Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]Architetture civili
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- Il Palazzo baronale
Il Palazzo baronale venne costruito nel XVI secolo sul primitivo castrum romano dalla famiglia Colonna, è ubicato nella parte più alta della collina e costituiva un intero isolato realizzato sopra costruzioni romane e in parte sul banco tufaceo. Il fronte principale ha un grande portale bugnato mentre il fronte opposto ha un doppio ordine a cinque fornici. Una parte del palazzo principesco fu modificata nel lato sud-occidentale con la realizzazione della Chiesa di San Nicola di Bari nel secolo XVIII voluta dai Pallavicini. Negli anni fra il 1953 ed il 1956, in posizione di contiguità con quanto rimasto della corte interna del palazzo, è stato costruito un serbatoio idrico, detto amichevolmente "il dindarolo" dagli abitanti di Colonna, che rendeva caratteristica l'immagine di questo paese da qualunque strada vi si arrivasse, detto serbatoio è stato demolito nell'estate del 2017 a causa della non rispondenza all'attuale normativa antisismica.
Architetture religiose
[modifica | modifica wikitesto]La Chiesa vecchia
[modifica | modifica wikitesto]La Chiesa vecchia, come si evince dal nome, fu la prima chiesa ad essere stata costruita in ordine di tempo, ma anche la prima ad essere stata edificata all'interno delle mura del Castello baronale. Non si conoscono di preciso le sue origini, ma probabilmente la sua costruzione è da collegarsi alla formazione del primo nucleo abitato sviluppatosi intorno al Castello. I terreni in cui sorse furono forse donati proprio dal principe Ludovisi.
La chiesa non era consacrata e in essa si celebrava una sola festa, quella di San Nicola di Bari, titolare della chiesa parrocchiale e protettore del paese di Colonna. L’abside, addossata alle mura di cinta fatte costruire dal cardinale Giovanni Colonna, era decorata da pitture murali raffiguranti San Nicola di Bari e la Beata Vergine Maria.
All’interno della chiesa erano presenti quattro altari:
- Altare maggiore: non consacrato, con balaustra in legno lavorato e tabernacolo in legno dorato; ai lati dell’altare vi erano dipinti murali, a guazzo, risalenti alla fine del XV secolo. Questi raffiguravano San Francesco d’Assisi e Sant’Andrea Apostolo rispettivamente a destra e a sinistra e sono oggi conservati nell’attuale chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari.
- Altare del Santissimo Rosario: consacrato alla Madonna Santissima del Rosario, raffigurata con in braccio il Bambino insieme a Santa Caterina da Siena, San Domenico e ai misteri del Santissimo Rosario, in un dipinto su tela realizzato dall’artista Pietro Odazzi. La tela è oggi conservata nella Cappella del Santissimo Rosario dell’attuale chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari. Sui gradini dell’altare un ovato dipinto con cornice dorata e piedistallo, donato dal principe Pallavicini e oggi conservato nella cappella sopradetta, raffigurava San Vincenzo Ferreri e San Francesco Saverio. Sulle pareti dell’altare vi erano altri due dipinti raffiguranti l'uno San Francesco da Paola e l’altro San Pasquale Baylon.
- Altare del Santissimo Crocifisso: decorato e curato da una delle famiglie all’epoca più benestanti di Colonna, i Gelpi. Sui gradini dell’altare vi era un ovato dipinto con il ritratto del beato Serafino Cappuccino, donato dal principe Pallavicini e oggi conservato nella cappella del Santissimo Salvatore nella chiesa di San Nicola di Bari.
- Altare del Santissimo Salvatore: realizzato a seguito della visita apostolica del 1660, ospitava un dipinto raffigurante il Santissimo Salvatore attribuito all’artista Carlo Maratta. Oggi l’opera è conservata nella cappella del Santissimo Salvatore della chiesa di San Nicola di Bari.
Un elemento molto originale della Chiesa vecchia era l’acquasantiera, costituita da un'enorme valva di conchiglia, Tridacna gigas, oggi utilizzata per il medesimo uso nell’attuale chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari. Quest’ultima, conosciuta anche come Chiesa nuova, fu costruita nel 1771 e così nel 1774 la Chiesa vecchia fu ridotta ad uso profano e il complesso di edifici passò alla principessa Pallavicini. Nel corso degli anni molteplici furono gli usi che ne vennero fatti e anche i proprietari cambiarono più volte; tra questi ultimi ci fu anche il Duca di Gallese che agli inizi del XX secolo cedette la Chiesa vecchia alla Società dei Fondi Rustici. Successivamente fu trasformata in cinema-teatro e dopo la Prima guerra mondiale divenne la sede dell’Opera Nazionale Dopolavoro. Dopo la caduta del fascismo, con Decreto legislativo luogotenenziale del 27 luglio 1944, n. 159, divenne un immobile demaniale, fin quando tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta del XX secolo divenne nuovamente proprietà della comunità parrocchiale, grazie all’acquisto dell’immobile da parte della chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari. Da allora l’edificio, oggi chiamato Teatro della Chiesa vecchia, è sede di spettacoli teatrali ed eventi legati alla vita culturale e sociale della cittadina[9].
La Chiesa di San Rocco
[modifica | modifica wikitesto]Costruita nel XVI secolo fuori dalle mura per custodire un’immagine mariana e ricostruita nel Seicento dopo un periodo di abbandono, è stata consacrata nel 1665; nel tempo ha subito crolli e restauri fino al recupero completato nel 1981. Originariamente presentava tre altari con dipinti dedicati a diversi santi, e affreschi dell’altare maggiore restaurati nel 2019.
La Chiesa di San Nicola di Bari
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La chiesa parrocchiale, consacrata nel 1771, è un pregevole edificio barocco progettato dall'architetto Clemente Orlandi che si distingue per la facciata concava e per un apparato artistico che spazia dalle tele settecentesche di Carlo Ciappini alle pregevoli decorazioni novecentesche di Duilio Cambellotti.
Società
[modifica | modifica wikitesto]Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]Abitanti censiti[10]

Istituzioni, enti e associazioni
[modifica | modifica wikitesto]Università agraria
[modifica | modifica wikitesto]Il comune è sede di una università agraria, un ente di gestione e mantenimento del patrimonio della collettività, erede di istituzioni medievali di autogoverno agrario[11].
Cultura
[modifica | modifica wikitesto]Istruzione
[modifica | modifica wikitesto]Musei
[modifica | modifica wikitesto]- Ferrovia-Museo della Stazione di Colonna. Ex linea Roma-Fiuggi
L'area museale si sviluppa attorno ai fabbricati di quella che era l'originaria stazione di Colonna lungo la vecchia linea ferroviaria Roma-Fiuggi[12].
Lo spazio espositivo si articola sia all'interno, nei fabbricati interamente ristrutturati, sia all'esterno, lungo i binari. Negli spazi interni sono stati ricreati gli ambienti tipici della vita e del lavoro in stazione nel periodo della sua attività; sono infatti esposti diversi attrezzi ed oggetti ferroviari, fotografie e documenti inerenti alla Ferrovia. All'esterno sono conservati invece diversi cimeli e materiali rotabili, restaurati, provenienti dalla Roma-Fiuggi e da altre linee ferroviarie minori del Lazio (Roma-Viterbo e Roma-Lido)[13]. Lo stesso museo ricade però sulla competenza del Comune di San Cesareo (RM).
Infrastrutture e trasporti
[modifica | modifica wikitesto]Ferrovie
[modifica | modifica wikitesto]Il territorio è servito dalla stazione di Colonna Galleria della linea FL6, con un treno circa ogni ora che collega il paese alla stazione di Roma Termini in circa trenta minuti.
Per il territorio colonnese passava la linea ferroviaria Roma–Fiuggi, oggi dismessa.
Strade
[modifica | modifica wikitesto]Per il territorio colonnese passa la Via Casilina.
Amministrazione
[modifica | modifica wikitesto]Gemellaggi
[modifica | modifica wikitesto]Altre informazioni amministrative
[modifica | modifica wikitesto]- Fa parte della Comunità montana Castelli Romani e Prenestini.
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]Colonna è tra i comuni decorati della seguente onorificenza:
— Roma, 12 maggio 2021[14]
Sport
[modifica | modifica wikitesto]Calcio
[modifica | modifica wikitesto]• S.s.d. Colonna, militante nel campionato di Promozione.
Pallacanestro
[modifica | modifica wikitesto]- A.S.D. Colonna che nel 2019-2020 milita nel campionato maschile di Promozione.[15]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
- ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
- ↑ Parco Regionale dei Castelli Romani :: sito ufficiale, su parcocastelliromani.it. URL consultato il 2 luglio 2019 (archiviato dall'url originale il 2 luglio 2019).
- ↑ Redatto il 1º gennaio nella città di Colonna.
- ↑ Cornelio Margarini, Bullarium Casinense, vol. II. p. 108; Franco Lazzari, Il privilegio di Gregorio VII del 14 marzo 1081 ovvero il recupero delle proprietà ecclesiastiche in vario modo alienate, 2013.
- ↑ Nonostante il motu proprio di papa Pio VII del 1816 che rendeva meno vantaggiosa la feudalità.
- ↑ Terremoto a Roma: scossa di 3.6 a Colonna. Lesioni ad una chiesa, verifiche al Colosseo - Cronaca, su Agenzia ANSA, 23 giugno 2019. URL consultato il 2 luglio 2019.
- ↑ Paolo Di Re, La storia di Colonna, pp. 129-144.
- ↑ Dati tratti da:
- Popolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (PDF), su ebiblio.istat.it, ISTAT.
- Popolazione residente per territorio – serie storica, su esploradati.censimentopopolazione.istat.it.
Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
- ↑ AUTONOMIE LOCALI-UNIVERSITA' AGRARIE, su Regione Lazio. URL consultato il 26 aprile 2026.
- ↑ Piero Muscolino, Breve storia della ferrovia Roma-Fiuggi-Frosinone, su ferroviamuseo-colonna.it. URL consultato l'8 ottobre 2020.
- ↑ Ferrovia Museo della Stazione di Colonna - San Cesareo, su museumgrandtour.org. URL consultato l'8 ottobre 2020 (archiviato dall'url originale il 4 agosto 2020).
- ↑ esercito.difesa.it, https://www.esercito.difesa.it/comunicazione/Pagine/Prima-guerra-mondiale-consegnata-onorificenza-al-Comune-di-Colonna210513.aspx.
- ↑ Il campionato regionale sul sito della FIP, su fip.it.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Giuseppe Tomassetti, La Campagna Romana, Roma, 1908
- Paolo Di Re, La storia di Colonna, Roma, 1982
- Poesie e brevi racconti nei dialetti di Colonna, Frascati, Grottaferrata, Monte Compatri, Rocca Priora, Edizioni Controluce, 1996
- Antonietta Chiariello, Le verità diverse. La gioventù rubata dalla violenza della guerra nel racconto degli "ultimi testimoni", Firenze, 2005
- Fausto Giuliani, Riecco Colonna, Bannò editore, 2006
- Giuseppe Strabioli, I Colonna nell'Ottocento fra Pio X e Vittorio Emanuele II, Colonna, 2007
- Lucia Calzona, Percorsi della spiritualità: guida al patrimonio religioso dei Castelli Romani e Prenestini, De Luca Editori d’Arte, Roma, 2008
- Colonna Dicembre 1849 - Dicembre 2009 - 160 anni da Libero Comune, Colonna, 2009
- Antonietta Chiariello, Parrocchia di S. Nicola di Bari - 1609-2009 440º anniversario della Confraternita del Santissimo Sacramento delle Cinque Piaghe del Signore, Colonna, 2009
- Giuseppe Arena, Un piacevole viaggio, E.S.S., 2009
- Cesare Panepuccia, I Colonna di Colonna, Palestrina, 2010
- Fausto Giuliani, C900 Nascere a Colonna, Edizioni Controluce, 2014
- Jessica Papi, Gli interventi pittorici di Duilio Cambellotti nella Chiesa di San Nicola di Bari a Colonna - Tesi di laurea in Storia dell'arte contemporanea, Roma, 2015
- Matteo Curiale, U' ddindarolu. Tradizione ed innovazione in un poeta dialettale di Colonna - Tesi di Laurea in Storia della Lingua Italiana, Roma, 2019
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Colonna
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su comune.colonna.roma.it.
- Scheda del Palazzo Baronale, su castelli.com. URL consultato il 16 maggio 2010 (archiviato dall'url originale il 19 maggio 2010).
