- Dalla pagina sui Loop Guru di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

I Loop Guru sono un gruppo multirazziale della Gran Bretagna capitanato da Jamuud (Dave Muddyman) e Salman Gita (Sam Dodson). Si formarono nel 1985 con l'intenzione di reagire al predominio del trio rock (chitarra, basso, batteria) e del synth-pop. Invece degli strumenti di moda, si armarono di tape loops (soprattutto per i ritmi), registrazioni di suoni naturali e di voci umane, e di strumenti esotici. Sovrapponendo i nastri e l'esecuzione dal vivo, i Loop Guru impostarono una ricerca sulla world-music nel mondo dell'alta tecnologia.

Rivelati da tre singoli di tutto rilievo, Mrabet/ The Shrine (Nation, 1992), Paradigm Shuffle/ Hope (Nation, 1993) e Sussan-Tics (Nation, 1994), si sono imposti fra le novità salienti della scena pan-etnica con l'album Duniya (Nation, 1994 - Waveform, 1995).

Incrociando world-music, musica ambientale, jazz e techno, ovvero Jon Hassell, Brian Eno, Weather Report e Moby, i Loop Guru compongono sinfonie per ipnotiche frasi dub, affollate percussioni esotiche, e loop di suoni campionati.
I gorgheggi astratti della cantante iraniana Sussan Deihim nobilitano la sarabanda di Bangdad, con un incitamento ritmico degno di Enya, il balletto incalzante di Sussan 9, con una elaborata armonia di bisbigli eterei che ricordano ancor più da vicino Enya, il "treno" techno di Under Influence, con una distesa di vocali oniriche interrotte da fremiti orgasmici e contrappuntate dall'arpa, e la comica fantasia di Aphrodite's Shoe, una sequenza di variazioni dello stesso ritornello per flauto, scacciapensieri e xilofono su una forte pulsazione dub del pianoforte.
Lo spirito del "quarto mondo" di Jon Hassell emerge in The Fine Line Between Passion And Fear e nella jazzata Jungle A, "canzoni" ipnotizzate dai vagiti "equatoriali" dei fiati e dai cicli matematici delle voci.
Ma il duo ha anche in mente di "vendere" questi suoni alle discoteche, e la trascinante orgia percussiva di Shrine Of Sringar lascia intravedere uno sbocco commerciale.
La lunga suite The Third Chamber di oltre venti minuti, ottenuta sovrapponendo rosari asiatici, suoni della natura e languida musica elettronica, è impostata su un misto di spiritualità new age e di trance psichedelica.
Tutte le composizioni fanno uso massiccio della tecnologia per allestire puzzle sonori sempre più audaci. Un arsenale di strumenti etnici aumenta la suggestione degli arrangiamenti.

Con Life Garden e Transglobal Underground, i Loop Guru sono fra i massimi esponenti della "transglobal dance", al confine fra musica techno e world-music.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il progetto di Loop Guru raggiunse un altro picco di creatività barocca con il collage estremamente complesso e sofisticato di Amrita (North South, 1995), undici miraggi di ritmi assordanti, voci fatate e produzione densa. Gli strumenti spaziano dalle campane alle arpe, dai tampura ai mellotron, dagli uccelli ai cavalli, anche se i loro suoni vengono distorti e mescolati finché ciascuno perde le sue proprietà acustiche e diventa solo una voce tra la folla.
L'obiettivo sembra trasformare gli Enigma in un'esperienza psichedelica e disco.
Inutile dire che laddove Enigma è rilassante, Loop Guru è nevrotico. La musica dance dei Loop Guru è sempre un'esperienza intensa, sia febbrile che tribale come in Yayli (con tintinnanti chitarre in stile U2), fragorosa come in Soulus (con ondate di ronzio medievale), dissonante come in Giangyar. Sheikh è un raga psichedelico aggiornato alla techno: un ritmo propulsivo inietta vita in un denso collage di voci e strumenti, con trombe acute ed epiche e lamentosi canti femminili che si elevano sulla ruggente sinfonia.
Questa è musica world-folk arrangiata come avrebbe fatto l'Incredible String Band negli anni '90 e impostata su un ritmo veloce.
Il risultato principale dell'ensemble risiede nel modo in cui incollano insieme i diversi suoni. Diwana è uno spettacolare saggio di contrappunto, che salda tromba melodica, mellotron e canto simile al muezzin in un flusso organico. Often Again è un'audace giustapposizione di canto tenorile (che potrebbe essere tratto da una canzone popolare dell'Europa orientale), ritmo meccanico sincopato e melodia distorta della tastiera. L'effetto è quello di disintegrare l'unità di tempo e spazio, di dislocare il DNA musicale. Loop Guru si diverte a inserire nel mix soprani (Sun), tenori (Epic Song) e cori gregoriani (Plane Shift, come se cercasse di fondere l'opera con la musica dance e la world music.
Il tour de force di 13 minuti di Fumi riassume i temi principali della musica di Loop Guru (etnico, gregoriano, tribale) all'interno della struttura di un concerto minimalista a un ritmo insolitamente lento (e quasi dub). Dopo tanta estasi da discoteca, l'ascoltatore viene cullato da una trance mistica.
Il mellotron di Jamuud regna sui brani più maestosi, il suo tono lisergico funziona come una chiamata alle armi o un lamento per i morti o un trapano nel subconscio.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Nel frattempo l'ensemble aveva continuato a sperimentare con i nastri. La tecnica di "collage generativi" venne consegnata a tre cassette a tiratura limitata intitolate Catalogue of Desires. Le prime due cassette verranno ristampate come The Fountains Of Paradise (Hypnotic, 1999). Il terzo volume venne pubblicato come Catalogues Of Desires Vol 3 (North Sound, 1996). La musica rinuncia sorprendentemente ai ritmi che li avevano resi celebri, ma non riesce a sostituirli con arrangiamenti elettronici altrettanto creativi. I toni etnici (in gran parte dovuti a campionamenti) sono ancora onnipresenti, ma sono diventati puri stereotipi sonori all'interno di un flusso ambientale di suono organico.

Loop Bites Dog (North South, 1997) è opera schizofrenica, che tenta di superare i limiti del precedente in due direzioni, da un lato approfondendo l'estasi mistica di Don Cherry (White Light) e Terry Riley (Riley's Ants), dall'altra accentuando il melodismo del techno-funk di Peter Gabriel (Karma Marga). Nascosti nel mix sempre più intenso e poliedrico, ci sono anche esperimenti d'alta classe, come la fusione di musica psichedelica e danza gamelan tentata con Out Here.

E' possibile che il tempo annullerà la portata del loro melting pop musicale, tutto sommato una volgarizzazione delle idee di Peter Gabriel e di Enya, ma lascerà intatte le qualità delle loro canzoni più graziose, come Aphrodite's Shoe e Karma Marga.

The Third Chamber (NorthSouth, 1997) comprende cinque movimenti, fra cui quello già pubblicato su Duniya, e rappresenta il lato più contemplativo della loro arte, al confine fra musica cosmica, musica ambientale e musica etnica.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Nel 2000 Loop Guru stava lavorando a diversi progetti: un album di brani pop psichedelici, ereditando e valorizzando l'eccentrico pop inglese della fine degli anni '60; una raccolta di paesaggi sperimentali musicali concreti ed elettroacustici; un album di musica devozionale.

Il progetto parallelo Slipper, di Sam Dodson e Linda Finger, ha pubblicato l'album Invisible Movies (Rephlex, 2000), dedicato a una forma squilibrata di jazz atmosferico (sfortunatamente rovinato da frammenti di conversazioni). I collaboratori includono Rat Scabies dei Damned, Nidahl Bulbul e Liz Fletcher. Gli fece seguito l'EP Earworms (Mechanism, 2002), che definì meglio l'esperimento: Sheep è come una versione dissonante del jump blues iperattivo dei Rip Rig & Panic, Hello è una litania onirica alla Robert Wyatt, Smokin' è cool jazz per un film noir, Lala Dos inserisce ritmi paludosi, strumenti dissonanti e voci operistiche nella stessa struttura, ecc.
Zoon Sandwich (Mechanism, 2002), il secondo LP di Slipper, mostra una produzione più calma e sofisticata attraverso uno stile sempre più sognante, mescolanze pop-jazz sonnolente e anemiche come Feelin' Good, Lull e Narcissus, che sconfinano in operazioni chirurgiche postmoderne sulla musica nera (Blues And Lights, Da Force). I brani più audaci (Klaw, 2 Wah) sono per lo più "atmosfere" di canzoni; ombre. I ritmi sono diventati molto più fantasiosi, meno jazzistici e per nulla invadenti. Slipper è ora un esperimento sull'evoluzione della canzone pop verso un formato più astratto e intimo.

Nel frattempo, il progetto parallelo Thaw, Sam Dodson e Jym, ha pubblicato Holy Cat (Elsewhen, 2002), un album che fonde musica vocale sacra, elettronica e ritmo tribale. Adi, per esempio, è una traccia propulsiva che induce trance e che sovrappone ritmi swing frenetici, loop di chitarre heavy metal, cantilazioni femminili che diventano sempre più viscerali e tastiere che simulano fiati rhythm'n'blues. Uno stato d'animo più morbido à la trip-hop pervade No Separation (voci sensuali, breakbeat fluidi, linee di basso corpose, paesaggio sonoro onirico) e Simplicity (cantante jazz su poliritmi sconnessi ed effetti sonori). Jaya è un'incursione nel futuro primitivo (ritmi africani e sincope brasiliana, basso jazz, flauto indiano, correnti sotterranee orchestrali). La canzone più ipnotica è I Bow Down, che fonde il ritmo martellante della techno, la ripetizione vocale della liturgia buddista e gli svolazzi elettronici della disco-music di Moroder. Closer The Universal World Prayer è una canzone semplice che impiega pizzicate neoclassiche ed elettronica spaziale su un ritmo ottimista, per sigillare l'album con un messaggio spirituale. Sfortunatamente il duo espande le idee peggiori e abbozza a malapena quelle migliori.

Bathtime (Hypnotic, 2003), il primo album di Loop Guru in cinque anni, mostra la consueta eleganza (e destrezza con i dispositivi da studio). La trance dub etnica e/o il pop etereo di Today, Spring Promenade Sentimentale e Marble One è bilanciata dalle due fantasie di otto minuti, Devotion No.1 dal suono indiano e Devotion No.4, orientata al dancefloor, e dai due numeri che lasciano la quiete rassicurante dello stile tradizionale di Loop Guru, la nervosa e complessa Truffaut's Hat Bathtime.


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