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lunedì 1 maggio 2017

Fantamedicine, finte medicine.

Sono tanti i farmaci che per "tradizione" consideriamo utili ed efficaci che in realtà non fanno niente. 
Sono vere e proprie fantamedicine.

Dagli omeopatici a molti integratori ma anche sciroppi (come quelli per la tosse) e creme per il dolore, l'efficacia di tanti prodotti da farmacia è solo sulla carta, in pratica servono a poco o a nulla. Come definire d'altronde un prodotto omeopatico che contiene il 100% di zucchero? Non ha un principio attivo ma dice di curare le malattie (o di prevenirle), è una magia? No, è semplicemente una falsa medicina, anzi una fantamedicina.
Molto diffusa, le farmacie (e le parafarmacie) ne sono piene, i supermercati ormai anche, la fantamedicina non è un prodotto moderno ma esiste da sempre. In epoca antica, mancando le basi del metodo scientifico, i rimedi per la salute erano frutto letterale di fantasia che poi si andava perfezionando con il tempo e con l'esperienza, solo che quest'ultima era spesso pericolosa: per capire se un rimedio funzionasse o meno non restava che provarlo (con tutti i rischi che ne conseguivano). Erano proprio le esperienze, che poi si tramandavano, a selezionare i rimedi più validi. Il problema è che, di fronte a rimedi e farmaci veramente efficaci, il cui uso si tramandava da una persona all'altra, ne esistevano tanti che lo sembravano ma non lo erano, questo perché i nostri avi non conoscevano la statistica o gli studi in doppio cieco e spesso si andava per tentativi, persino da parte dei medici.
Così, se i nonni italiani per calmare i dolori usavano la "papagna" (un infuso di papavero, sostanza che oggi è la base di potenti antidolorifici), altri usavano le sanguisughe o i vapori di mercurio. Questo perché sembrava funzionassero. I vapori di mercurio, ad esempio, stordivano ed il fatto che una persona in preda al dolore si stordisse e smettesse quindi di lamentarsi, era considerato già un successo (ma a quale prezzo?).
Nonostante gli anni (i secoli) che ci separano da quei tempi, anche noi oggi, moderni e "scientificamente" dotati, siamo preda di vere e proprie credenze, di fantamedicina in abbondanza.

Pensiamo ad esempio alle creme per i dolori (in caso di traumi, dolori muscolari, artrite, eccetera, sono molto usate), avete presente? Bene, sembra proprio che non funzionino.
Non solo il principio attivo è in quantità bassissima ma è difficoltoso anche il suo assorbimento attraverso la pelle. Così molte creme alla fine hanno qualche piccolo effetto ma non per il principio attivo, l'effetto è dovuto agli eccipienti ed è per questo che si parla di un'efficacia molto blanda e poco costante.
Un esempio classico sono le creme omeopatiche (note quelle all'arnica) che contengono pochissima quantità o a volte nessuna traccia del principio attivo (l'arnica, appunto, un'erba con presunte proprietà anti infiammatorie ed antidolorifiche). È già difficile che l'arnica possa avere un effetto vero e proprio ma in quella quantità è praticamente impossibile. Eppure molte persone dicono che la crema un effetto lo avrebbe avuto, che avrebbe funzionato (sollievo del dolore, minore gonfiore ed altro). Com'è possibile?

La maggioranza di queste creme contengono tra gli eccipienti (sostanze aggiunte per "completare" il prodotto, come coloranti, profumi, emulsionanti) delle sostanze che evaporano ("volatili"), tipico è l'alcol ma anche altre. Queste sostanze causano una sensazione di freddo che, unito al massaggio ed alla possibile vasodilatazione (rilasciamento dei vasi sanguigni), possono procurare un sollievo (spesso momentaneo e solo "apparente") per qualche tempo. Nessun effetto terapeutico quindi, solo la "sensazione" che ci sia.
Si tratta quindi di semplici prodotti civetta, li compriamo perché convinti (dalla pubblicità) che funzionano o perché consigliati (dall'amico o dal farmacista) quando in realtà non funzionano più di una borsa di ghiaccio sulla zona.

Uno studio della Cochrane (una revisione di altri studi, 39 per l'esattezza), nota come il 60% di chi ha usato (nello studio) creme anti infiammatorie per il dolore dell'artrite abbia notato una diminuzione del dolore (dopo 6-12 settimane), parliamo di prodotti come il Ketoprofene o il diclofenac, molto diffusi, in Inghilterra sono quasi 6 milioni le confezioni prescritte nel 2014.
Non male, diremmo. Se non fosse che il 50% di coloro che hanno usato SOLO l'eccipiente di ogni prodotto ha ottenuto una buona riduzione del dolore.

Potremmo quindi concludere che usare la crema "vera" con quella senza principio attivo è solo un po' più utile. 
Questo ovviamente non solo non giustificherebbe i prezzi di vendita di questi prodotti ma nemmeno il loro uso perché si tratta di farmaci con potenziali effetti collaterali. Se le persone fossero avvertite che con mezzi molto più economici e semplici potremmo risolvere un problema, probabilmente si informerebbero meglio e qualcuno opterebbe per questi mezzi più a portata di mano (e meno pericolosi).

Curiosa e affascinante la storia dei prodotti "disintossicanti". Noi uomini abbiamo già dei "filtri" che ci "disintossicano", rimuovono dal corpo tutti i residui e gli scarti di ciò che mangiamo, respiriamo o metabolizziamo ogni giorno. Lo facciamo con molti organi, quelli più importanti sono i polmoni, i reni, il fegato.
Se questi organi non funzionassero o delle sostanze tossiche fossero in eccesso, saremmo avvelenati e quindi non avremmo possibilità di vivere in salute e probabilmente moriremmo in breve tempo. Se davvero avessimo bisogno di disintossicarci ed i nostri organi che hanno questo scopo non lo facessero più saremmo candidati ad un trapianto, a cosa possono servirci degli integratori di "carciofo" o una tisana al finocchio? Devo dirlo? Ok: a niente.

Tranne in caso di avvelenamento, non ci serve nessun prodotto disintossicante, non esiste, non ha utilità e spesso non ha nemmeno una funzione disintossicante. Se fossimo avvelenati non solo ne avvertiremmo i sintomi ma i "veleni" sarebbero rilevabili con degli esami abbastanza semplici.
I prodotti "disintossicanti" sono un business.

Non a caso, un dossier di qualche anno fa, notava che la maggioranza dei prodotti venduti come "disintossicanti" non indicava esattamente da cosa dovesse disintossicare e la spiegazione più semplice a questo fatto è che non disintossica da nulla, non ci sarebbe motivo per farlo.

Ma il termine "detox" o "disintossicante" o "depurante", ci attira, ci piace. E vende.
Si tratta di una moda, che non ha alcuna base scientifica e costa, fantamedicina.

La stessa cosa si può dire per molti prodotti sintomatici. Parliamo ad esempio della tosse.



È innegabile che non esiste una terapia (commerciale, di libera vendita, come gli sciroppi o i prodotti da banco) efficace contro la tosse.
Tutte le promesse pubblicitarie sono inevitabilmente smentite dagli studi.
Anche in questo caso però qualcuno nota come, dopo l'uso di uno sciroppo qualsiasi, l'entità del disturbo sia migliorata. Sappiamo che questo significa poco, è un'esperienza personale, le ragioni del miglioramento possono essere tante e quindi è bene basarsi su quello che ci dicono gli studi su numeri ampi, cosa ci dicono? Che non esiste sciroppo o prodotto da banco per la tosse che si possa chiamare efficace.
Ebbene, anche in questo caso, come detto, qualcuno noterà qualche miglioramento e questo non stupisce perché anche molti sciroppi per la tosse contengono eccipienti che possono avere un ruolo di sollievo (temporaneo e limitato). Alcuni contengono miele, altri propoli, altri sono diluiti in glucosio, olii balsamici o zuccheri vari. Tutti questi prodotti tendono ad idratare o "lubrificare" le alte vie aeree e quindi possono procurare la sensazione che il disturbo sia diminuito o migliorato ma, anche in questo caso, il ruolo del principio attivo è minimo o nullo, non a caso, quando non c'erano rimedi considerati "scientificamente dimostrati", la cura per la tosse era rappresentata proprio da oli essenziali, vapori caldi, sciroppi dolci e così via.

La nascita di "fantamedicine" non è esclusivamente un prodotto dell'industria farmaceutica, molte di esse derivano da tradizioni popolari, credenze, superstizioni, passaparola, nascono in epoche lontane quando di vera medicina non ce n'era ed allora ci si arrangiava come possibile, spesso addirittura con talismani e portafortuna dei quali oggi solo alcuni sono sopravvissuti.
Molti così si stupiranno del fatto che comportamenti o rimedi considerati universalmente (anche se poi si noterà che molte di queste tradizioni cambiano da una regione del mondo all'altra) efficaci o utili a curare, non hanno in realtà nessuna base scientifica e nessuna efficacia.
Ne cito solo uno per esempio.
Se vi chiedessi: i "suffumigi" (inalare vapore, aromatizzato o meno) hanno utilità nel miglioramento dei sintomi dell'influenza?
Io avrei risposto di sì, forse anche un po' per logica. Sembra invece che questi miglioramenti non siano evidenti.
Esistono in effetti pochi studi sull'argomento ma quelli che ci sono hanno notato un lieve effetto, soprattutto gli studi americani, che si riduce fino a diventare nullo negli studi europei.
Per questo si può dire che inalare vapori in caso di influenza non è un comportamento che ha un'efficacia dimostrata. Strano, vero?

La maggioranza di queste "credenze" è nata proprio a proposito dei bambini. Ovviamente in un bambino non è possibile usare qualsiasi farmaco (soprattutto in presenza di disturbi banali e passeggeri) e quindi è molto più utile, logico e scientificamente corretto attendere, seguire con attenzione ma senza imbottire il piccolo di prodotti che possono essere più dannosi che utili ma a questo punto bisogna fare i conti con i genitori e questi, davanti ai disturbi di un figlio piccolo, diventano incontrollabili e preda di ansia e stress memorabili.
Più che una terapia per il bambino, quindi, è necessaria una "finta" terapia per tranquillizzare i genitori (cari pediatri e colleghi medici di famiglia, che novità vi racconto, vero?) ed ecco che nascono pillole, vitamine, sciroppi, spray e pomate per tutto. Non mancano veri e propri talismani, come le collane di ambra per la dentizione dei lattanti ed i polsini anti nausea che premono un punto (?) nel polso.
Per lo stesso motivo nascono gli omeopatici.
Quando una mamma spende trenta euro per l'Oscillococcinum (semplici caramelle di zucchero e nessun principio attivo, puro zucchero) per l'influenza del figlio, sta comprando semplicemente un "ansiolitico" senza effetti collaterali ma non per il figlio per lei, per stare tranquilla.
Che le persone siano attirate e desiderose di "rimedi miracolosi" per ogni malanno è risaputo, altrimenti non spenderebbero tanti soldi in cose inutili e prodotti inefficaci.
Ce lo dice anche uno studio: gli italiani amano particolarmente i prodotti per la tosse (che considerano una malattia, preoccupante soprattutto nei bambini) e sono disposti a spendere anche delle cifre ragguardevoli pur di procurarsi il rimedio, inutile ma ricercato.

Se poi entrassimo nel campo delle vitamine e degli integratori, potremmo scrivere un'enciclopedia, così se entrassimo in quello dei mille dispositivi e macchinari inutili e quindi conserviamo l'argomento per qualche altra volta.

Le aziende produttrici, ovviamente, non fanno nulla per smentire queste leggende ed anzi caricano tutto con la pubblicità, spesso mescolano proclami completamente campati in aria con concetti che hanno un suono "scientifico", serio, confondono più o meno volontariamente scienza e fantascienza. A loro conviene, i genitori "fanno qualcosa", i farmacisti vendono, perché dovrebbe fermarsi il mercato delle fantamedicine?
Si tratta di un problema comune, tipico del business della salute e mediante la pubblicità ed il condizionamento sono gli stessi potenziali clienti che alimentano un mercato potenzialmente infinito.

Non per niente la stragrande maggioranza dei prodotti che acquistiamo in farmacia e che usiamo per la salute sono inutili o non hanno nessuna evidenza scientifica di funzionamento.
Non sarebbe meglio ricordarlo ed evitare spese inutili e fregature?

Alla prossima.

sabato 3 gennaio 2015

Omeopatia: provare per non credere.

Ho parlato tante volte di omeopatia e della sua assoluta inconsistenza scientifica e medica, ma, se non superficialmente, non ho mai raccontato alcuni particolari che credo sia il caso di conoscere per completare l'informazione sul tema.
Sappiamo che la teoria omeopatica, risalente all'ottocento, non è mai stata dimostrata a suo tempo ed è stata anzi smentita con gli anni, quando le leggi della fisica e della chimica hanno soppiantato i "teoremi" medioevali degli albori della medicina, sappiamo anche che l'omeopatia sostiene che diluire continuamente una sostanza, invece di renderla inoffensiva e senza effetti ne aumenterebbe le "capacità" curative e che questa vecchia superstizione, proprio grazie alle scoperte scientifiche venute negli anni, è stata smentita e relegata a memoria storica di una medicina del passato, quando la medicina...non c'era.
Chi segue il blog o chi si è interessato personalmente, saprà già di cosa si parla quando si tratta di omeopatia.

Un prodotto omeopatico diluito più di 12 volte, in linguaggio omeopatico si dice di diluizione superiore alla 12 CH (per "CH" si intende "diluizione centesimale di Hahnemann"), non contiene nessuna traccia del principio attivo iniziale. Il prodotto omeopatico quindi, si può definire, senza possibilità di smentita, semplice "zucchero" (se la "pillola" è fatta di zucchero) o "acqua" (se il prodotto è fatto di acqua). Nessuna persona al mondo potrà smentirlo, è un dato di fatto.
Un'altra credenza dell'omeopatia sostiene che per curare una malattia bisognerà farlo con una sostanza che in un uomo provoca gli stessi sintomi della malattia. Per fare un esempio: l'insonnia (il cui sintomo è il "restare svegli") si curerebbe con qualcosa che fa restare svegli (per esempio il caffè), il prurito si cura con qualcosa che provoca il prurito, la nausea con un prodotto che provoca nausea e così via e per questo l'inventore dell'omeopatia "ideò" la diluzione: la maggioranza dei prodotti da usare per il suo scopo erano tossici o letali, bisognava quindi renderli inoffensivi. Quale modo migliore se non quello di farli sparire? Così Hahnemann penso di diluirli talmente tanto da farli scomparire, di loro resta solo il "ricordo", una magia oggi insostenibile e giustificabile solo nella sua epoca, quando non si conoscevano nemmeno le basi della scienza.

Ma ecco che a questo proposito c'è un altro particolare che pochi conoscono e che qui ho raccontato solo brevemente: come si fa a capire il prodotto più adatto per ogni persona? Si chiama "proving", è la tecnica che permette di trovare la sostanza omeopatica più adatta per un determinato disturbo.
Come qualcuno saprà l'omeopatia si vanta di "personalizzare" al massimo i suoi trattamenti, non esiste "la cura per tutti i pruriti" ma la cura per "il prurito di quella persona". In teoria l'idea è pure affascinante, ma in pratica questo non succede mai.
Oltre al fatto che i prodotti omeopatici si comprano in farmacia (ed il farmacista non si mette certo a testare per settimane il prodotto sul cliente), oltre al fatto che ogni rimedio dovrebbe essere provato personalmente su ogni paziente e su ogni suo sintomo, è la stessa ipotesi che nasce in maniera davvero curiosa come del resto tutto ciò che caratterizza l'omeopatia, giustificando la definizione di stregoneria, data dai medici inglesi.


Il proving

Il proving è il metodo che consente di "testare" (provare...appunto) un rimedio omeopatico in una persona. In base alle reazioni del soggetto che "testa" il prodotto (ai sintomi che dice di provare dopo aver assunto quel rimedio), l'omeopata saprà per cosa può servire il rimedio omeopatico. Facciamo ancora un esempio.
Se voglio provare la caffeina omeopatica, la somministrerò ad una persona. Questa annoterà in un foglio ciò che prova dopo averla assunta, per esempio ansia, caldo, distrazione, senso di vuoto (esempi a caso).
L'omeopata saprà quindi che la caffeina servirà a curare quei sintomi.
Non credo servano tante parole per spiegare che quei sintomi (le reazioni alla caffeina) sono completamente soggettivi, possono dipendere da tanti fattori e soprattutto, essendo ciò che l'individuo in "proving" assume soltanto zucchero, probabilmente si tratta di reazioni casuali, non dipendenti cioè da quanto assunto (tanto da essere diversi da un individuo all'altro).
L'omeopatia fa "provare" di tutto, qualsiasi sostanza può essere oggetto di "proving" perché qualsiasi sostanza (anche ciò che non è una "sostanza", come l'elettricità o la luce) può diventare un rimedio omeopatico.
Così si assiste a prove sinceramente ridicole quando non assurde.
Questo è uno dei fattori per i quali la possibilità (esistente in qualsiasi professione) che vi siano omeopati "seri" o "meno seri" è campata in aria. Sarebbe come sostenere che esistono astrologi "seri" e "meno seri", se l'intera teoria ed ipotesi su cui si basa un mestiere è una superstizione, un fenomeno paranormale, la serietà è la prima cosa che può essere scartata con sicurezza.
Il proving così riguarderà gli elementi più comuni, la caffeina, appunto o  altre come l'arnica o il gelsomino, ma la vera natura dell'omeopatia è forse più chiara quando scopriamo che sono "testabili" e quindi somministrabili elementi che ricordano le pozioni magiche delle streghe d'altri tempi, come l'acqua, l'elettricità, la luce (si espone il soggetto alla luce e si annota ciò che prova, quelli saranno i sintomi curabili con la..."luce omeopatica"), le lacrime, il chiaro di Luna e le note musicali e si arriva a prove irragionevoli quando non rivoltanti, come il sangue di un soggetto con AIDS (naturalmente omeopatico, non c'è nessuna molecola di sangue in quell'intruglio), un preservativo, una zecca, mestruazioni o addirittura un buco nero. Sono talmente assurdi i rimedi omeopatici che, quando descrissi quelli di un prodotto omeopatico in un mio vecchio articolo, intervenne nei commenti l'addetto stampa dell'azienda offeso perché aveva scambiato il mio elenco di "ingredienti" (tra i quali ghiandole di rospo e veleno di serpente, scritto anche sulla confezione) per una "battuta ironica": non riusciva a crederci neanche lui!

Ci siamo?

Il soggetto in "proving" annota tutti i sintomi che prova assumendo il rimedio e consegna tutto all'omeopata che li usa di conseguenza, se una sostanza provoca ansia, l'omeopata lo somministrerà per l'ansia (come ho scritto prima per l'omeopatia la malattia si cura con qualcosa che provoca gli stessi disturbi) se il soggetto prova agitazione il rimedio sarà prescritto per questo disturbo.
Sappiamo che l'omeopatia è una pratica senza base scientifica, ma conoscendola meglio emergono gli aspetti che la rendono una vera e propria pratica magica, stregonesca.
In ogni caso, a prescindere dalle "stranezze" del proving, sappiamo che di quelle sostanze non assumeremo nulla, è nella stessa natura dell'omeopatia. Perché quindi compiere questi "riti"? Proprio per rendere il gioco magico più "misterioso", più "potente" ed esoterico, pensare che assumiamo i "poteri magici" di una zecca può avere il suo effetto sui soggetti più condizionabili ma nessun timore, non si assumerà nemmeno una molecola di quella zecca, grazie all'estrema diluizione dei rimedi omeopatici la pallina di "medicinale" conterrà solo zucchero, puro.
Era qui che volevo arrivare, le diluizioni.
La più comune è quella di cui si parlava all'inizio, la centesimale di Hahnemann (l'inventore dell'omeopatia) che si indica con la lettera CH (30CH significa trentesima diluizione centesimale di Hahnemann). Ne esistono altre meno diffuse, la DH (diluizione decimale di Hahnemann, ovvero il principio attivo non si diluisce in 100 parti come nella centesimale ma in 10 parti di acqua) e la "korsakoviana" (si indica con K, prende il nome dal suo inventore, il russo Semen Korsakov).

La diluizione korsakoviana, ovvero: ma ci prendete in giro?

Riassumo brevemente la diluzione classica dell'omeopatia (la centesimale Hahnemaniana).
Si parte dal principio attivo. Di questo si prende una goccia e la si versa in un bicchiere con 99 ml. di acqua (avremo quindi una soluzione composta da 99 parti di acqua e una di principio attivo, totale 100 ml., questa è la prima diluizione, 1CH). Si prende una goccia da questo bicchiere e si versa in un secondo bicchiere con 99 ml di acqua (ecco la seconda diluizione, 2CH, 99 parti di acqua ed una parte di principio attivo già diluito la prima volta) e si continua così, una goccia in un bicchiere con 99 ml di acqua e così via. La 12ma volta che compiamo questo gesto il principio attivo sarà sparito, per semplici leggi della chimica e della fisica (vedi numero di Avogadro).
Anche qui spero di essermi spiegato bene.

Ma gli omeopati non si accontentano di vendere un prodotto nel quale non è contenuto nulla, devono necessariamente esagerare. Così il dott. Korsakov pensò bene di trovare un modo più pittoresco per preparare i rimedi omeopatici.
Ripartiamo dall'inizio e stavolta diluiamo il principio attivo con il metodo "korsakoviano".

Si prende una goccia del principio attivo e si aggiunge a 99 ml. d'acqua, come nel metodo Hahnemaniano. Si svuota quel bicchiere (si svuota, tutto, si butta il contenuto del bicchiere) e si riempie di nuovo di acqua. Si svuota nuovamente e si riempie...si svuota e si riempie ancora di acqua e così via, fino al numero di "svuotamenti" necessari, 10.000 ed anche 100.000. Si chiama "diluizione korsakoviana", indicata con la lettera K (o CK). Importante sottolineare che ad ogni diluizione (di qualsiasi tipo essa sia), il bicchiere "omeopatico" va battuto cento volte sopra un libro (si diceva la Bibbia, ma oggi si usa un libro qualsiasi), alcuni non usano libri ma tappetini di gomma, altri lo fanno con delle macchine, altri manualmente, insomma, come si vuole, tanto non cambia nulla è solo parte del rito magico.
Dopo tutto questo lavoraccio di bicchieri svuotati otterremo naturalmente un bicchiere finale pieno d'acqua, senza alcun principio attivo, battuto sopra un libro o su qualsiasi altra cosa.
Una goccia di quell'acqua è spruzzata su una pallina di zucchero, l'acqua evapora e le palline di zucchero (normali caramelline da 1 grammo ciascuna) sono confezionate e messe in vendita (al prezzo di circa 1000 euro al chilo).
Uno dei rimedi omeopatici più noti, l'Oscillococcinum, è preparato così, con un bicchiere svuotato e riempito 200 volte (infatti nella confezione è indicato 200K). Troppo strano per essere vero? Eppure è così. Informarsi per credere, anzi, per non crederci più e così rompere la magia. D'altronde è lo stesso inventore dell'omeopatia a dircelo:
"Talvolta si sente dire che l’omeopatia funziona se ci si crede: questa non è una banalità, è una realtà che indica la modalità d’azione del medicinale omeopatico". Samuel Hahnemann, inventore dell'omeopatia.

Ora, se vendere un prodotto preparato in questo modo è pura furbizia commerciale, comprarlo è pura stupidità consumistica.
Il marketing delle multinazionali omeopatiche è tanto sottile ed abile che riesce a rifilarci il nulla senza che noi ce ne rendiamo conto.

Dopo queste brevi spiegazioni chi è affezionato all'omeopatia, sa cosa sta comprando (e cosa gli vogliono rifilare) e resta sempre il mio invito per i più testardi: se pensate che in un granulo omeopatico (oltre la 12CH) ci sia qualcosa oltre allo zucchero di cui è composto fatelo analizzare.
Conclusione: funziona? No, per la scienza e la logica non può funzionare, lo sappiamo perché conosciamo come funzionano le leggi che governano ciò che ci circonda: una caramella di zucchero può essere piacevole per il palato ma non serve a curare nessuna malattia e gli studi lo hanno confermato ma qualcuno dice "su di me ha avuto effetto".
Bisognerebbe prima di tutto chiedersi come abbia fatto una pallina di solo zucchero ad avere effetto curativo, ma non importa, l'importante è il risultato e soprattutto rendersi conto di aver speso soldi ed aver comprato un prodotto che non contiene nulla, fabbricato svuotando continuamente dei bicchieri d'acqua, battuto su un libro (o su quello che si vuole, a scelta), spruzzato su una caramella e che costa una fortuna.
Ora, se è corretto sostenere che l'omeopatia non funziona dal punto di vista scientifico è obbligatorio sottolineare che dal punto di vista scientifico, dire che funziona, è da stupidi.
Il resto sono chiacchiere, interessanti, affascinanti, ma chiacchiere,  non scienza.

Insomma: "La mente è come un paracadute, non serve se non si apre, ma non tanto da perdere il cervello" (doppia cit. nonsodichi).

Alla prossima.

giovedì 2 ottobre 2014

Quando l'omeopata va in pensione, l'omeopatia perde efficacia.

Resto sempre "un po'" perplesso quando sento di medici che praticano l'omeopatia o altre medicine alternative. Sarà sicuramente un mio limite, ma non posso credere che una persona che ha studiato per anni il funzionamento del corpo umano, la farmacologia, la fisiologia, l'anatomia, ha conosciuto la fisica e la chimica, ha imparato a comprendere termini come "recettore" o "enzima", da un giorno all'altro si lanci in ragionamenti fantascientifici quando non antiscientifici, parli di "memoria dell'acqua" e "simile cura il simile", di energie e vibrazioni, somigliando più ad un mago di altre epoche piuttosto oscure che ad un moderno ed aggiornato professionista (a proposito, ma nei corsi di aggiornamento per gli omeopati, di cosa parleranno?). Cerco anche di darmi delle spiegazioni: crisi d'identità, incompetenza o più semplicemente sete di denaro, ai tempi (ai miei tempi) dell'università si giustificava "malignamente" la scelta di un collega di occuparsi di omeopatia ma la risposta potrebbe essere più semplice: esiste una "fetta di mercato" da accontentare e quindi esiste l'offerta, un po' come giustificare l'esistenza degli oroscopi nel nostro secolo "ufficialmente" moderno e progredito. Non lo so, non sono giunto ad una conclusione certa, ma quando parlo con amici che praticano una delle tante medicine alternative (permesse dalla legge) noto sempre argomentazioni vaghe, quasi un desiderio di sfuggire al confronto, forse un senso di colpa. Una volta chiesi ad un collega omeopata, che ammetteva l'inconsistenza delle teorie omeopatiche, se non pensasse alla scelta poco etica del mentire al paziente sull'assurdità delle proprietà dei granuli di zucchero omeopatici, la sua risposta fu probabilmente la più sincera potesse darmi: "se rivelassimo ciò che somministriamo non avremmo nessun risultato".
Possibile, visto anche ciò che succede sempre più spesso nel mondo delle medicine alternative ed in questo caso dell'omeopatia.

Sono sempre di più, infatti, gli omeopati che dopo aver cessato la loro attività lavorativa hanno una sorta di "crisi" personale, sembra quasi uno sfogo dopo anni passati a difendere posizioni indifendibili (ma necessarie per...vivere). Anni fa era stato Edzard Ernst, docente di medicina complementare, oggi accanito demolitore di medicine non scientifiche, a "confessare" quanto fossero deboli le pretese dell'omeopatia, oggi è il turno di un "pezzo grosso" che anche gli omeopati più accaniti provano imbarazzo a smentire, Anthony Campbell, omeopata, agopunturista (che rifugge ogni aspetto "mistico" e tradizionale dell'agopuntura) medico oramai in pensione del Royal London Homeopathic Hospital, addirittura editor del British Homeopathic Journal (oggi Homeopathy, la rivista di omeopatia forse più nota al mondo). Campbell ha pubblicato un libro nel quale c'è più di uno sfogo nei confronti della pratica che lo ha visto protagonista per anni. Leggiamo qualche sua dichiarazione:
"it is wrong to say, as some critics do, that there is no objective evidence for homeopathy. There is, but most of it is of rather poor quality. Even at its best there is evidence for only a small effect, and when an effect is as small as this it may not be there at all. It is also disturbing that the better the quality of a trial the less likely it is to show a positive effect. I conclude that there are no firm answers to questions about the efficacy of homeopathy to be found in the research that has been done up to now".

Trad.: È sbagliato dire, come fanno alcuni critici, che non c'è nessuna prova oggettiva per l'omeopatia. C'è, ma quasi tutta di scarsa qualità. Nella migliore delle ipotesi, c'è prova solo di un piccolo effetto e quando un effetto è così piccolo potrebbe anche non esistere. È anche fastidioso notare come se gli studi sono di buona fattura vi è meno possibilità di notare un effetto positivo [dell'omeopatia].
Posso concludere che nelle ricerche fatte fino ad oggi, non esiste risposta certa sull'efficacia dell'omeopatia.

Campbell aggiunge:
Homeopathy has not been proved to work but neither has it been conclusively disproven – it is of course notoriously difficult to prove a negative. My own assessment of homeopathy is that, while it is impossible to say categorically that all the remedies are without objective effect, any effect there may be is small and unimportant. The great majority, at least, of the improvement that patients experience is due to non-specific causes.

Trad.: Non è mai stato provato che l'omeopatia possa funzionare ma non è stato provato nemmeno che non funzioni ma come si sa è notoriamente difficile provare un dato negativo. La mia opinione personale sull'omeopatia è che, se è impossibile dire con certezza che nessun rimedio sia efficace, qualsiasi effetto è piccolo e senza importanza. Almeno la grande maggioranza dei miglioramenti che riportano i pazienti, è dovuta a cause non direttamente collegate [all'omeopatia].
Per Campbell "l'omeopatia può essere considerata una forma di psicoterapia." che è quello che pensano in molti: quando non si hanno malattie da curare, ecco che la pallina magica di zucchero è il rimedio perfetto. Il problema è quando un medico propone l'omeopatia per curare malattie vere.

Devo dire che se gli omeopati ammettessero quello che ammette il loro collega sarei molto più "tenero" nei loro confronti, abbandonare tutto il rituale magico dell'omeopatia per ammetterne uno scopo "psicologico", un effetto placebo da sfruttare, un rimedio per tutte quelle persone che non riescono a fare a meno della "pillola" o che al minimo disturbo cercano il rimedio farmacologico (inutile e dannoso) potrebbe essere un terreno costruttivo di discussione. Se fossimo già arrivati su questo piano, perché siamo purtroppo ancora molto lontani da qualcosa del genere: gli omeopati (in generale) rigettano ogni considerazione logica e scientifica per lanciarsi in teorie paranormali che certo non fanno onore a chi ha una cultura scientifica e respingono con sdegno gli argomenti (scientifici) di chi mette in dubbio la loro fede ed in pratica negano secoli di conoscenze scientifiche per darsi ragione.
Ci si potrebbe quindi chiedere come mai un professionista che per 20 anni ha prescritto omeopatia, alla fine "ammetta" queste ovvietà: pentimento? Oppure non ha più bisogno di raccontare favole per vivere? Io credo semplicemente che a volte ci si stanchi di recitare una parte ed una crisi personale sia molto frequente. Ma quelle di Campbell non sono opinioni personali di un omeopata pentito, l'omeopatia è già implausibile teoricamente ed anche nella pratica non funziona più dello zucchero (infatti un granulo omeopatico oltre la 12CH altro non è che zucchero), lo ribadisce il NHMRC (Agenzia australiana per la salute e la ricerca), lo sottolinea il servizio sanitario nazionale inglese (l'omepatia non funziona in nessuna condizione clinica)...e lo fanno notare le vendite: il successo dell'omeopatia è sempre più messo in crisi dalla consapevolezza dei consumatori (il marketing delle aziende omeopatiche fa invece credere il contrario), si veda il drammatico calo delle prescrizioni di omeopatia nel Regno Unito, dove questa pratica è rimborsata dal servizio sanitario nazionale (contestualmente sono crollati i costi dei rimborsi del NHS ma le aziende omeopatiche hanno aumentato i prezzi dei loro prodotti per rifarsi delle perdite):

Il declino delle prescrizioni di omeopatia nel servizio sanitario inglese.

Il dato ricalca quello italiano, da noi in 8 anni (dal 2005 al 2013, qui dati 2016) l'uso dell'omeopatia si è praticamente dimezzato e riguarda una minoranza della popolazione italiana (quanta di questa minoranza usi solo omeopatia per curarsi ve lo lascio immaginare), questo conferma che la leggenda dell'uso diffusissimo di questa pratica è una semplice operazione di marketing ed il fatto che si continui a battere su questa bugia nelle pubblicità omeopatiche, dimostra per l'ennesima volta come neanche gli argomenti deboli degli omeopati abbiano una base reale e che tutto ruota su abili mosse pubblicitarie: d'altronde saper vendere zucchero come medicina, è un esempio perfetto di quanto sia manipolabile il consumatore con precise scelte di marketing e quando il consumatore è consapevole di cosa acquista a peso d'oro si ribella, come ha fatto diverse volte con class action nei confronti di grosse aziende omeopatiche.
La conseguenza della consapevolezza dei consumatori, oltre al calo delle prescrizioni omeopatiche, ha causato enormi perdite alle aziende (che possono dispiacere per i lavoratori, ma chi basa il suo business sulla magia deve prevedere che qualcuno scopra il trucco) e colossi come la Heel, si ritirano da mercati enormi come quello americano.

Una brutta botta per l'industria delle caramelle magiche ma che non può che rallegrare chi si chiede che ci faccia una pratica stregonesca sugli scaffali delle farmacie, prima o poi la ragione dovrà prevalere sulle superstizioni, sarebbe anche l'ora; oppure le aziende potrebbero finalmente decidere di finirla di ingannare i consumatori ed iniziare ad essere onesti, come ha annunciato la Helios, importante azienda di omeopatia inglese: visto l'aumentare delle regole e delle norme richieste per l'approvazione di un farmaco, se necessario, sono pronti a cambiare le etichette dei loro prodotti omeopatici, presentandoli come "non medicine", "non omeopatici" ma semplicemente come dolciumi, quello che sono.
Tutto questo non avrebbe bisogno di spiegazioni e ragionamenti contorti ma spesso serve ribadirlo, nel 2014 bisogna ancora spiegare che la magia è un'antica superstizione e probabilmente dice bene il prof. Garattini quando sostiene che il ragionamento scientifico e le basi della scienza, dovrebbero essere pilastro dell'insegnamento scolastico:
Occorre anzitutto non limitarsi ai contenuti della scienza, ma approfondirne i principi e la metodologia. I giovani studenti non hanno un’idea della complessità del più semplice organismo vivente mentre dovrebbero conoscere i meccanismi che sottintendono alle funzioni biologiche. Se sapessero le difficoltà nello stabilire i rapporti di causa ed effetto forse, a differenza degli attuali adulti non crederebbero agli indovini, all’omeopatia, agli oroscopi come pure alle terapie miracolose inclusa Stamina.
Questo è ancora più importante quando servizi pubblici, pagati da tutti noi, continuano a dare spago alla vecchia credenza dello zucchero curativo.
Per chi invece nonostante tutto vuole credere allo zucchero che cura non posso che consigliare un libro sull'omeopatia uscito recentemente negli Stati Uniti che tratta proprio l'argomento. Credo sia un testo unico, attendibilissimo: il suo autore prima di diventare omeopata era ricercatore presso un'industria di lavorazione dello zucchero, più che competente quindi.  ;)

Nel frattempo, in Australia, c'è chi chiede ai farmacisti di smettere finalmente di vendere omeopatia, secondo me anche per un farmacista è frustrante vendere dolciumi spacciandoli per medicine, ma si sa, con l'Australia siamo agli antipodi, ora provate a smentirmi.
;)

Alla prossima.

Articolo aggiornato dopo la stesura iniziale.

venerdì 13 settembre 2013

Il grande fratello farmaceutico

Sapete cosa sono gli "influencer"?
Si tratta di quelle persone che hanno un'influenza sui media e quindi sull'opinione pubblica, un po' quelli che sono chiamati anche "opinion leader", ovvero persone note o meno che godendo di una certa credibilità o notorietà, hanno un'influenza (su un settore o generale) sul pubblico e sui consumatori. La figura dell'influencer assomiglia anche a quella del "testimonial", figura molto usata nel marketing: se il famoso calciatore ha al polso un orologio di una marca precisa, molti suoi ammiratori potrebbero acquistare lo stesso orologio per "assomigliare" al loro beniamino, se il noto intellettuale legge un libro, molti suoi ammiratori potrebbero essere incuriositi ed acquistare lo stesso libro, così l'importanza ed il carisma dell'influencer può decidere e cambiare i risultati commerciali di un prodotto, molto più di una "normale" campagna pubblicitaria.
Le aziende farmaceutiche utilizzano a piene mani gli influencer, fanno parte delle operazioni di marketing, mezzi sempre più moderni, sottili e spesso subdoli con i quali si spinge il cittadino ad occuparsi di un presunto problema di salute anche quando il problema non c'è, oppure ad acquistare un prodotto di cui in fondo non abbiamo bisogno...in questo modo esistono due "strategie" di marketing, la pubblicità diretta (quella televisiva ad esempio, comprate le compresse XY perché sono le più efficaci) o quella "nascosta", spesso addirittura segreta, non lampante (l'influencer dice in un contesto non pubblicitario: "io soffrivo molto ma con le compresse XY la mia vita è cambiata").

Sono figure molto in voga nei paesi anglosassoni (per esempio per una campagna pubblicitaria sull'omeopatia sono stati "arruolati" personaggi del mondo dello spettacolo che dovevano dichiarare "con indifferenza" di usare abitualmente prodotti omeopatici) da noi esistono ma non sono inquadrati ufficialmente, restando conosciuti ed utilizzati da agenzie di marketing con clienti con pretese elevate e con buone possibilità di investimento.

L'influencer, a differenza del "testimonial" famoso, non è quasi mai un personaggio noto alla massa ma ha una sua nicchia ben precisa di ascoltatori. Esisterà così un esperto di sport forse poco noto a chi si occupa di informatica ma seguitissimo a chi si occupa di gare di Formula 1, un medico che è un "mito" per le mamme preoccupate dei loro figli ma che potrebbe essere sconosciuto al mondo scientifico mondiale oppure un cuoco che non ha alcun titolo di categoria ma che in rete è un vero "guru" delle ricette e per chi segue l'argomento.
Insomma, un idolo e quello che dice il nostro idolo, si sa, è sempre vero.
Non ci crederete ma è successo anche a me di essere richiesto come "influencer subdolo" e proprio questo mi ha indotto a scrivere l'articolo che state leggendo.

In cinque anni di blogging ho ricevuto molte offerte di "endorsement" (sponsorizzazione) e visto che non cito chi sono gli autori vi racconto come mi hanno avvicinato e cosa mi hanno proposto. Pensate cosa potrebbe succedere se scrivessi che la "compressa pinco pallino", composta da zucchero ed una vitamina sta dimostrando effetti incredibilmente efficaci su una malattia (scegliete a caso quale), è l'obiettivo di chi cerca di "influenzare" il navigatore di internet in tema di salute.
Non che sia fondamentale ma può servire a capire come le aziende possono approcciare qualcuno che ha una certa influenza sulla rete.

Cominciamo dagli alternativi, di cui vi racconterò due "offerte".
La prima è relativa ad un'azienda italiana di prodotti sanitari. In particolare la proposta era quella di scrivere un articolo che descrivesse le mirabolanti proprietà di "collari" e "cinture" (vendute da quell'azienda) che producono calore e che quindi avrebbero dato beneficio a chi soffre di dolori articolari, alle vertebre cervicali, alla colonna vertebrale. In cambio di un articolo che doveva illustrarne i benefici (mai dimostrati) ed i miglioramenti ottenuti sul dolore (mai dimostrati), l'azienda mi avrebbe assicurato una fornitura di 1 cintura cervicale o 5 cinture assortite ma "usa e getta". Non ho nemmeno risposto ma i messaggi continuavano ad arrivare con insistenza, così ho dovuto rifiutare con fermezza (almeno per salvaguardare la mia casella di posta elettronica).
Una seconda è relativa ad un medico (regolarmente iscritto all'albo professionale) che somministrava un "protocollo" di sua invenzione per guarire svariate malattie (un ciarlatano, in parole povere). Mi ha contattato un suo fantomatico ufficio stampa (addirittura) che mi ha proposto di scrivere dei risultati di questo medico (illustrati in un sito internet ma rigorosamente taroccati), illustrandoli come reali ed interessanti. Chi mi ha contattato mi ha proposto "benefit da concordare" in cambio del mio "servizio".
Non ho (naturalmente) accettato ed ho anzi scritto sulla stessa persona un articolo ben poco "pubblicitario" dove ho illustrato le sue capacità di bravo ciarlatano (non metto il link per non fare collegare le due cose). Neanche a farlo apposta, dopo pochi giorni, il simpatico collega (che si firmava "professore" ma che del professore non aveva né i titoli né le competenze) è stato arrestato dalle forze dell'ordine per la sua attività "extra medica". Queste sono richieste di "sponsorizzazione" abbastanza banali ed ingenue, ma me ne sono arrivate altre, molto più "sottili".

A volte non si capisce se chi scrive vuole fare il furbo o sia proprio distaccato dalla realtà.
L'addetta stampa di una società che gestisce una catena di cliniche private (molto note e diffusa in tutta Italia), mi scrive un messaggio che inizia con complimenti, felicitazioni, ammirazione per il mio lavoro di "divulgazione e diffusione della scienza e della medicina", a quel punto la proposta "vantaggiosa": per ringraziarmi del mio impegno sul web, la società mi avrebbe regalato un video della durata di 2 (!) ore, nel quale il loro addetto commerciale spiegava tutte le caratteristiche dell'azienda, l'organigramma, la situazione finanziaria, i loro interessi ed i loro progetti.
In pratica avrei dovuto pubblicare una noiosissima pubblicità gratuita alla loro azienda per...boh, non so nemmeno per quale motivo perché in realtà non mi offrivano neanche qualcosa in cambio (non che lo avrei fatto in quel caso, ma almeno avrebbero fatto una figura migliore). C'è stato anche chi mi ha chiesto di abbandonare questo blog per scrivere nel suo portale di medicina (molto noto e seguito) ed al mio rifiuto ha fatto una di quelle offerte che non si possono rifiutare: mi avrebbe pagato 1 euro ad articolo e si è pure arrabbiato quando ho declinato l'invito (sempre cordialmente, ci mancherebbe).

Ci sono però anche quelli molto più subdoli: aziende farmaceutiche che mi inviano report di loro prodotti affermando che si tratta di grandissime innovazioni e che un articolo su questo o quel farmaco sicuramente interesserà tantissimo chi mi legge, quelli che dopo avermi illustrato il loro nuovo prodotto concludono scrivendo che "naturalmente" qualsiasi mia richiesta che potesse favorire un mio interessamento al prodotto sarà soddisfatta dalla direzione dell'azienda...per finire con quelli che mi propongono una collaborazione per diffondere notizie mediche nelle quali non apparirà mai il nome di un farmaco o di un'azienda ma chi legge non avrà altra scelta che rivolgersi a quel farmaco di quell'azienda.
Insomma, da mettersi le mani ai capelli ed in fondo così capisco come possano esistere nel mondo squallidi episodi di corruzione o semplice "partigianeria", basta incontrare la persona giusta o quella "predisposta" ed il gioco è fatto.
Infine una "proposta" nel mio caso "indecente" alla quale però ho risposto come si deve. L'addetto stampa di un'azienda omeopatica mi invita (coraggiosamente) al pranzo pubblicitario offerto dalla stessa azienda per illustrare l'ennesimo prodotto (omeopatico) bufala. Un pranzo con gli omeopati?
Ho risposto così: "Gentile dott. XXXXX, viste le caratteristiche della vostra azienda, sono molto preoccupato per le quantità di cibo distribuito al pranzo al quale mi invitate. Prima di decidere se partecipare mi consiglia di portare qualche panino non omeopatico per non restare affamato? Cordiali saluti."


Non mi ha risposto.

Questo può succedere ad un medico ritenuto "influente" sul web e succede proprio perché le aziende setacciano internet alla ricerca dei "luoghi" più frequentati dai pazienti, dai medici, da chi cerca risposte, i lettori (ed i pazienti) appunto: sono "immuni" da questo tipo di influenze e condizionamenti?
No...per niente.
Anzi, il plagio pubblicitario nei confronti dei consumatori (in medicina, quindi spesso persone con problemi di salute) riesce ad essere ancora più subdolo e sottile.

Si scoprirà così che agenzie di marketing acquistano domini internet (sono i "nomi" dei siti internet) ben precisi, che richiamano problemi di salute o intere classi di pazienti: acquistare domini internet riguardanti il colesterolo, l'osteoporosi, l'ipertensione, può essere un buon affare, visto che poi si potrà costruire un sito sicuramente visitatissimo (chi naviga sui motori di ricerca per avere informazioni sul proprio problema di salute prima o poi finirà nel sito www.nomedellamalattia.org), se qualcuno vuole provare, cerchi alcune parole chiave legate alle malattie...e controlli a chi appartiene il dominio, si tratterà spesso di agenzie di pubblicità. Le aziende farmaceutiche possono ottenere così un risultato incredibile: non sono loro che vanno a cercare i pazienti ma sono questi che cercano l'azienda ed il loro prodotto ed il costo di questa operazione è bassissimo (soprattutto se confrontato con quelli della pubblicità classica).
Già, perché in quel sito non ci sarà pubblicità evidente o richiami che facciano capire dove si è finiti, ci saranno normali articoli informativi, illustrazioni, interviste, si tratterà di un interessante sito di medicina che illustrerà le proprietà di vari farmaci ma quale sarà il migliore? Naturalmente quello dell'azienda che gestisce il sito.
Per lo stesso motivo le agenzie pubblicitarie sguinzagliano i propri dipendenti in forum e gruppi di discussione che trattano argomenti precisi, non li indicherò qui ma esistono diversi forum apparentemente gestiti da pazienti di un determinato campo medico che sono invece gestiti da responsabili di agenzie pubblicitarie e, strano ma vero, esistono "finti utenti" che consigliano e guidano chi si iscrive al sito verso informazioni e prodotti che hanno un solo marchio, quello dell'azienda per la quale lavorano, una sorta di "grande fratello medico".
Riflettiamoci: è la stessa identica cosa che fanno i ciarlatani quando cercano ingenui ai quali svuotare il portafogli.

Si può essere ancora più subdoli: vuoi conoscere il tuo rischio di malattia cardiovascolare? L'aspettativa di vita? Vuoi sapere quanti chili dovresti perdere e quale sarebbe il tuo peso forma?
Compila le voci di un "test on line", poche domande, età, sesso, altezza, malattie in corso, farmaci assunti, abitudini di vita ed ecco...che un'azienda ha ottenuto in maniera semplice, veloce e soprattutto gratis, tutta una serie di informazioni che non potrebbero essere ottenute in nessun altro modo ed il bello che gli abbiamo raccontato tutto noi, senza alcuna remora, esattamente come quando cerchiamo informazioni su una malattia in un motore di ricerca. Egli (il grande fratello farmaceutico) saprà cosa abbiamo cercato e quando e di conseguenza saprà cosa proporci, che pubblicità farci vedere e che siti consigliarci quando cerchiamo su Google. Un fenomeno simile allo "spam", la spazzatura elettronica: esistono siti che vendono migliaia di indirizzi mail lasciati in giro da utonti (cioè utenti tonti) ad aziende che così possono bombardare con la loro pubblicità altrettante persone, meglio di un volantinaggio.

In questa maniera qualcuno, dall'altra parte del PC, saprà che in provincia di Taranto ci sono più diabetici che a Milano o che a Venezia il farmaco "vattelapesca" non vende quasi nulla. Può potenziare una regione o trascurarne un'altra. L'azienda saprà anche il quartiere in cui un farmaco è più venduto rispetto ad un altro ed arriva tranquillamente a sapere (anche grazie a report creati apposta) se un medico prescrive più di un altro un certo prodotto e quindi concentrare le sue operazioni di marketing su chi è più restìo o "premiare" chi è più "generoso".
Insomma, una vera e propria armata pubblicitaria.
Altri mezzi subdoli di pubblicità sanitaria sono le "finte divulgazioni". Una trasmissione televisiva, un video su internet, gli ospiti parlano di medicina lodando un prodotto o un altro (senza fare nomi commerciali, chiaramente) ed il pubblico è per forza condizionato da quelle parole.
Questo aspetto del marketing farmaceutico è molto pericoloso.
L'idea del consumatore è che schiere di informatori del farmaco (sono i rappresentanti scientifici di un'azienda farmaceutica) offrano denaro, premi, vacanze, riconoscimenti ai medici che li "accontentano". Questa sarebbe corruzione vera e propria, non solo perché deontologicamente scorretta ma anche perché proibita espressamente per legge. Le aziende non possono regalare nulla al medico che vada oltre ad un certo valore (irrilevante) e quindi non può offrire premi di nessun tipo che abbiano un reale valore "condizionante" (regalare una penna di plastica è permesso, ma un medico che prescrivesse farmaci in cambio di penne di plastica sarebbe da compatire più che da condannare...).

Gli episodi di corruzione esistono ed esisteranno sempre, questo è certo, ma si tratta di episodi singoli, che riguardano vere e proprie organizzazioni criminali pronte a tutto (anche a danneggiare il proprio paziente) in cambio di favori personali e soprattutto il costo è esorbitante: spendere decine di migliaia di euro per favoritismi da parte di un solo medico non porterà mai i risultati che porta lo sviluppo di un'applicazione per smartphone o un portale dedicato ai medici che sarà consultato da migliaia di essi, ricco di informazioni interessanti ed apparentemente "neutrali" e disinteressate ma in realtà coordinate e decise da chi ha un cliente da accontentare (l'azienda che commissiona i servizi dell'agenzia di marketing) e così anche il medico crede di informarsi quando invece sta semplicemente leggendo della pubblicità. La stessa identica cosa che succede quando un medico partecipa ad un incontro presentato come di "aggiornamento" e formazione ma in realtà nasconde un vero e proprio meeting pubblicitario. In questi casi il professionista ha alcuni mezzi per distinguere la pubblicità dalla reale formazione, ad esempio controllare l'elenco dei relatori, gli sponsor del convegno (che possono esserci ma non dovrebbero mai invadere l'area dedicata al confronto medico), l'importanza dell'argomento e la reale utilità dell'incontro.
Il problema è internazionale ed è stato sollevato diverse volte, anche in riviste scientifiche prestigiose.
Se la legge quindi punisce chi corrompe e chi si fa corrompere, non può punire il cittadino (o il professionista) che sceglie liberamente e quale miglior modo di condizionarlo se non quello di fargli credere di essere "libero"?

C'è un modo per difendersi?
Vale anche in questi casi quello che si dice per le cure non scientifiche: internet è un mezzo, interessante e veloce ma non deve sostituire il medico personale, non può farlo e quando qualcuno preferisce internet al medico commette un errore gravissimo.
Esiste poi un'autorità, l'antitrust (AGCM) che sorveglia proprio eventuali comportamenti scorretti in campo commerciale ed è proprio questa che punisce (come già accaduto) messaggi ingannevoli, pubblicità illegale ed affermazioni non corrispondenti a realtà. Per i medici c'è un modo semplice e sicuro per non essere anch'essi vittime di pubblicità ed inganno: la letteratura scientifica e l'aggiornamento continuo. Un medico che per aggiornarsi usa "i siti internet" sbaglia, quelli possono essere un'occasione di rilassamento, né più né meno del leggere una rivista generica, il bravo medico sa benissimo che internet è un mezzo, niente altro.
Come sempre quindi, occhi aperti e stavolta lo dico anche ai miei colleghi medici.

Alla prossima.